Trapani e il rito dei Misteri del Venerdì Santo
Città legata al mare, il nome di Trapani evoca ancora oggi memorie di maestri orafi e corallai, rinvia a fortune di pirati e tonnaroti, oggi anche alla vela, ma forse nessun altra sembra aver costruito un indissolubile legame con la città ed il suo popolo come i riti dei Misteri del Venerdì Santo. L’analisi di questa festa offre una chiave di lettura che dilata le sue maglie attraverso vicende storiche, economiche, sociali, in un palinsesto di simbolismi e riti. Per i Trapanesi la festa è per antonomasia la ricorrenza dei Misteri e la processione che si dispiega, il lento procedere dei gruppi statuari, è il collante naturale che ogni anno convoca tutta la città sotto il segno della fede. L’origine della processione è da farsi risalire molto probabilmente alla casazze genovesi, che nel cinquecento erano sacre rappresentazioni di carattere penitenziale già attestate a Palermo da un diarista citato dal Pitrè. Il tutto prende spunto sicuramente
dall’intenso traffico di uomini e merci che si svolgevano tra la Sicilia e la Liguria in quagli anni. I genovesi avevano a Trapani la loro Loggia già nel XII secolo e non è escluso che siano stati loro a promuovere queste usanze. L’influsso degli spagnoli risulta invece riconoscibile solamente dai fasti, dallo sfarzo e dalla spettacolarizzazione del sacro che ancora oggi si offre alla seduzione dello sguardo di un gusto sapientemente barocco. Furono i padri Gesuiti, giunti a Trapani nel 1581, a fondare la Confraternita del Preziosissimo Sangue di Cristo, che fusasi con quella di San Michele diede vita alla processione del Venerdì Santo così come oggi la conosciamo. Prima di allora era animata da cortei di battitori penitenti e da dialoghi recitanti sul tema della Passione. L’introduzione dei gruppi statuari sistemati su
fercoli, in sostituzione dei personaggi viventi interpreti di scene ed episodi liberamente ispirati ai testi tradizionali della drammaturgia popolare religiosa, rispondeva all’esigenza della Chiesa di tradurre la sacra rappresentazione nelle forme di una processione figurata su cui poter esercitare un più stretto controllo. Quando i più famosi scultori del ‘600 diedero mano alla realizzazione delle statue raffiguranti i momenti dei Misteri dolorosi della vita di Cristo e queste ultime furono ufficialmente affidate con atto notarile alla custodia delle singole maestranze, ebbe inizio la storia dei Misteri di Trapani. Sullo spirito competitivo delle maestranze e sui latenti e durevoli attriti tra le autorità ecclesiastiche e le confraternite, si è sviluppato un articolato cerimoniale, che nella celebrazione della morte di Cristo declina quattrocento anni di cronaca cittadina. In origine undici, presto i gruppi statuari divennero venti e ciascuno di essi ha legato la propria sorte a quella del ceto assegnatario. Nel linguaggio popolare i singoli simulacri sono indicati con il ceto piuttosto che con il soggetto sacro rappresentato: i Misteri dei pescatori, dei salinari, dei
pastai, degli orefici, ecc… su ognuno di essi la categoria investe onore e prestigio in una sfrenata gara di fiori, di luci e di suoni che caricano il fercolo di ambizione e velleità scenografiche. A questa sfida partecipano con il loro fascino e raffinatezza artistica i venti gruppi statuari, raffiguranti personaggi a grandezza quasi naturale. Opere tra le più peculiari e raffinate dell’arte Trapanese. Realizzate i legno di cipresso, sughero, tela e colla. La tragedia del Golgota, uscita dalla sapiente mano della bottega del Matera e dei suoi allievi, e invasa da elmi, corazze e pennacchi tipicamente spagnoli, come anche l’espressionismo drammatico a tratti eccessivo dei corpi torturati, della ferocia dei soldati e dei carnefici. Traghettati fino ai nostri giorni, anche se i secoli e le guerre, specialmente l’ultimo conflitto mondiale, li hanno più volte danneggiati, le vare dei Misteri sono l’eredità di una
innegabile arte sacra popolare. Folle di turisti vengono attirati in questi giorni, per assistere attoniti ad un meraviglioso rito che eleva l’intera città. Il complesso cerimoniale dei Misteri del Venerdì Santo è la storia stessa di Trapani, il suo antico rapporto con il mare, i processi di osmosi culturale correlati alle vicende dei fiorenti traffici commerciali, nonché il suo illustre passato di splendida dimora di rinomate botteghe artigiane. Tutto questo la festa lo lascia intravedere in gesti e immagini, nelle parole e negli atti, negli oggetti e nei simboli che del rito sostengono la complessità architettonica. Sfilano le vare, e veniamo rapiti da Cristi, Madonne, giudei e centurioni, fagocitati dall’intensa malia di stuggenti musiche e da un incedere lento tra le vie strette dello spettacolare centro storico che rapisce l’anima, forgiando a fuoco un’esperienza indimenticabile.










Lascia un commento