Taormina nell’800 raccontata da Guy de Maupassant
A un uomo che dovesse passare un solo giorno in Sicilia e chiedesse: “Cosa bisogna vedere?”, risponderei senza esitare “Taormina”. È solamente un paesaggio, ma un paesaggio che possiede tutto quel che sulla terra serve per sedurre gli occhi, la fantasia, la mente. Il villaggio è sospeso su una larga montagna, come fosse rotolato dalla cima. Pur possedendo bei resti del passato ci limitiamo a traversarlo, per vedere il teatro greco e assistere al tramonto. Quello di Taormina è così superbamente posto che non può esistere nel mondo intero un altro luogo a esso assimilabile. Una volta entrati nel muro di cinta, si visita la scena, la sola che sia pervenuta fino a noi in buono stato, si salgono le gradinate, franate e ricoperte d’erba, un tempo destinate al pubblico,

GUY de MAUPASSANT
e che poteva contenere 35.000 spettatori, e da li si osservava. Si vedono dapprima le rovine, tristi e superbe, ove restano in piedi ancora bianche, fascinose colonne di marmo coi loro capitelli; poi, oltre le mura, scorgiamo in basso, a perdita d’occhio, il mare, la riva che s’allarga fino all’orizzonte, cosparsa di rocce enormi, orlata da sabbie dorate e popolata di villaggi bianchi; poi a destra, domina tutto, occupando con la sua massa la metà del cielo, L’Etna nevoso e fumigante,
Oggi, esistono popoli capaci di fare cose simili? Esistono uomini in grado di edificare, per il piacere dei loro simili, opere come queste?
Gli uomini d’un tempo avevano occhi e anima differenti dai nostri, giacché nelle loro vene, col sangue, scorreva qualcosa che non esiste più: l’amore e la devozione per il bello.

Parole queste che oggi hanno ancora più forza e veemenza che in passato. Fermatevi un attimo con me ed osservate quello che noi uomini del presente stiamo lasciando. Leggendo questa bellissima pagina regalatemi un pensiero. Raisi.














