Altrove lo chiamerebbero Street Food o Finger Food. È la splendida tradizione del Cibo di Strada, viva come in nessun altra parte d’Italia. Una gastronomia da passeggio che qui mantiene solido il suo legame con la cucina casalinga e si sostanzia in un boccone veloce che nasce però in alcuni casi anche con lunghi procedimenti. Un mix, dunque, tra lo slow e il fast che si ritrova anche nelle reintepretazioni degli chef più bravi d’Europa. Fiorisce soprattutto nei mercati, luoghi autentici come la Vucciria, il Capo, Ballarò e il Borgo Vecchio a Palermo, per continuare a Catania con la Pescheria (detta anche la “Fera”). Ma sono i carretti vocianti che animano giornalmente le strade di Palermo urlando: “è bellu cavuru, è bellu vieru, chi cianuro! (continua…)
La parola macco (licenza gratuita italianizzata della parola siciliana Maccu) vuol dire denso, in pratica una sorta di minestra che cocendo molto diventa più corposa, per l’appunto “maccusa”, in altre parole ribadiamo densa. Il macco, per antonomasia nella cucina isolana, è quello con le fave, anche se ne esistono versioni fatte con altri legumi, a casa mia u maccu era sulu chi fave.
Piatto della tradizione contadina, si gusta sia in estate che inverno, anche perché le fave che si utilizzano sono quelle secche e sgusciate facili da trovare in qualsiasi stagione. (continua…)
Della vera origine del nome di questo piatto non sono bene informato, cercherò in seguito di scoprirne con precisione il significato. So per certo che esiste un piatto di fegato fritto impanato e condito con salsa agrodolce di aceto, zucchero e aglio soffritto. So che Sette Cannoli è un’antica borgata di Palermo. Si può dedurre, come è capitato per altri piatti della tradizione, che si è voluto, da parte dei poveri, imitare le prelibatezze dei nobili. Però visto il popolo a volte a stento campava, figuriamoci se potevano permettersi di comprare il fegato, allora imitano la ricetta sostituendo il fegato con un qualcosa che gli somiglia molto nell’aspetto: eccoti la zucca rossa. Questo è quello che posso supporre. D’altronde sono cose dell’epoca dei miei nonni, ricordi ormai caduti nell’oblio.
Puntiamo pertanto alla ricetta e non pensiamoci più. (continua…)
Luce che ti avvolge e ancor di più ti abbaglia. Tre chilometri di spiaggia fine e bianchissima, delimitata ai lati da una costa che si alza e si frange in calette di ghiaia sassosa ed angoli romanticamente di roccia selvaggia. Il mare semplicemente a San Vito lo Capo resta protagonista dell’abitato con il turchese tropicale delle sue acque cristalline, indescrivibilmente trasparenti (solo le foto riescono ad aiutarmi dove le parole non arrivano), caraibico scenario in terra siciliana; e la sabbia che dolcemente degrada verso il largo, passerelle in legno, torrette di avvistamento, con assistenti bagnanti che garantiscono una nuotata sicura. (continua…)
Noi siciliani, nella nostra natura di isolani, siamo legati a doppia mandata con tutto quello che il mondo del grande blu, del mare, ci offre. Il mare che ci divide ma nello stesso tempo ci unisce e ci rende confinanti con tutti i popoli che al mare sono legati. Il mare che si ha reso forti, il mare che ha temprato le nostre anime, il mare che in Sicilia non si sa dove inizia, non si sa dove finisce.
Il mare che per tutti i siciliani è una passione senza rivali e di passione per il mare, e perdonatemi se l’ho ripetuto così tante volte, voglio parlare; in particolare un modo di vivere il mare che miei amici trapanesi, vogliono far conoscere e diffondere anche ad altri che come loro vogliono accostarsi in maniera sportiva alla vita sul pelo d’acqua. Propongono il mare visto da un Kayak, antico mezzo di trasporto dei popoli Inuit, e per questo hanno creato il Gruppo Polisportivo Dilettantistico “Azzurro Sea Kayak”, allo scopo di diffondere la cultura sportiva del kayak da mare, intesa come mezzo ecologicamente valido ad esprimere il proprio amore per le meravigliose distese blu del nostro pianeta. (continua…)
Il tonno è un pesce molto amato dai siciliani che ne praticano la pesca da tempi lontanissimi. Di tonnare siciliane si può leggere già in Omero.
Il tonno veniva pescato tra i mesi di aprile e maggio e quindi se ne rendeva necessaria la conservazione nella quale i siciliani sono maestri. Le tonnare si accompagnavano perciò di frequente a industrie per la conservazione.
Il tonno può essere cucinato in svariati modi. Ai due illustrati in questo blog, il tonno alla griglia e il tonno al ragù potete aggiungere la ruota di tonno, seguendo la procedura descritta per la ruota di pesce spada.
Preparazione
Acquistate un pezzo di tonno del peso di almeno 800 grammi. Fatelo cuocere completamente immerso in salsa di pomodoro a fiamma il più bassa possibile per almeno 2 ore. Ricordate sempre che in cucina non si deve mai avere fretta.
La salsa potrete usarla per condire la pasta. Mangiate il tonno accompagnato con pane di semola di grano duro cotto nel forno a legna.
La storia della pesca del tonno si perde nella notte dei tempi, se già Omero e Plinio scrivono di tonnare in Sicilia.
La Sicilia appunto e segnatamente le coste del trapanese hanno tradizione millenaria nella pesca del tonno mediante impianti chiamati “tonnare“.
Negli ultimi anni questo tipo di pesca è venuta sempre meno, ma è rimasta la maestria dei siciliani nell’arte di conservare e di cucinare il tonno.
In questo blog riportiamo due ricette, il tonno alla griglia e il tonno al ragù: il primo va bene anche per coloro che hanno lo stomaco cosiddetto delicato, il secondo è consigliato soltanto a chi non ha problemi di digestione.
Qui illustriamo la prima delle 2 ricette, il tonno alla griglia. (continua…)
La cucina siciliana fa parte di una cultura gastronomica regionale complessa ed articolata, che mostra tracce e contributi di tutte le culture che si sono stabilite nell’isola nel corso della sua storia. Dalle abitudini alimentari della Magna Grecia alle prelibatezze dei “Monsù“, i cuochi francesi delle famiglie nobiliari, passando dai dolci arabi e dalle frattaglie cucinate per strada alla maniera ebraica, tutto contribuisce a rendere varia la cucina siciliana.
Nei piatti della cucina siciliana si usa esclusivamente l’olio extravergine d’oliva, sia per cucinare che per condire. Il burro è ben poco usato, la sugna viene utilizzata solo per ammorbidire l’impasto di alcuni dolci.
Gli ingredienti principali sono soprattutto vegetali o marini (pesce, e molluschi). La carne è utilizzata di rado, e per lo più in forma di frattaglie. Il pesce è tradizionalmente molto presente nelle tavole dei siciliani, servito fresco, aromatizzato con olio, aglio o con olive e capperi, pangrattato e arancia.
Il sale è soprattutto marino, e i piatti sono impreziositi dalle erbe aromatiche che crescono in abbondanza: basilico, prezzemolo, menta, alloro, origano, rosmarino, salvia, cipolle selvatiche , semi di finocchio e finocchietto selvatico, insieme a gelsomino, pinoli, uva passa, pangrattato tostato (“muddica“), scorza d’arancia, succo di limone, etc. Capperi, aglio e cipolla sono altresì spesso presenti nelle preparazioni.