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Racconta la tua storia nel blog

Questo Blog si propone di valorizzare le bellezze della Sicilia attraverso un racconto al quale vorremmo che partecipassi anche tu.

Ci interessa conoscere le esperienze di tutti, perché rappresentano alcuni degli innumerevoli punti di vista sulla nostra terra.

Se hai un’attività commerciale puoi parlare di ciò che fai, di qualcosa in cui sei bravo e che ti appassiona.

Se sei un artigiano, hai un’azienda agroalimentare o una struttura turistica, siamo sicuri che hai molto da dire sulle tradizioni del tuo paese, sul tuo metodo di lavoro e su tanto altro.

Parlando della tua attività, potrai beneficiare della visibilità del blog, farti conoscere da nuove persone e creare nuovi contatti. Devi solo investire un pò del tuo tempo per parlare di te. Possiamo aiutarti a valorizzare la tua attività, dandoti dei consigli e aggiungendo delle mappe con dei servizi ai tuoi articoli.

Hai delle buone ragioni per partecipare. Inviaci il tuo racconto.

“MAMMA LI TURCHI” – detto ancora diffuso

Nell’estate del 1799 approda nel porto di Palermo, la flotta turca, fiore all’occhiello del potente impero Ottomano, che dominavano il Mediterraneo dal Bosforo alle colonne d’Ercole. Durante la sosta nel porto di Palermo, le navi turche furono oggetto di visite di molte famiglie nobili palermitane. La più visitata era la nave ammiraglia, dove gli aristocratici visitatori, furono ricevuti con molta cortesia e disponibilità dall’Ammiraglio ottomano, che li ospita offrendo loro dolci e rinfreschi. Uno di questi nobili visitatori, il barone Miccichè, colpito da grande cortesia e signorilità dell’Ammiraglio, volle ricambiare la cortesia, invitandolo a palazzo Comitini, ossia il suo palazzo di città, sito in via Maqueda. L’Ammiraglio turco con gli alti ufficiali, giunsero al palazzo Comitini all’ora di pranzo. Dopo i convenevoli di rito e le presentazioni di tutta la famiglia, gli ospiti e invitati, passarono nel grande salone per il banchetto. Mentre i commensali, mangiavano e bevevano di gusto, nel salone arrivo l’eco di grida di aiuto, provenienti, dagli appartamenti interni del palazzo. Dopo pochi secondi di sbigottimento, quasi tutti i commensali si levarono dalla tavola, per accorrere verso la camera, da dove provenivano le grida. Giunti, nella stanza, che era adibita alla servitù, sorpresero un marinaio turco al seguito dell’Ammiraglio che cercava di usare violenza a una giovane serva di casa Miccichè, che non godendo di ottima salute, quel giorno era stata lasciata a riposo. Continue Reading

Il viaggio di Enea lungo le coste della Sicilia

enea_viaggio1“Giace de la Sicania al golfo avanti un’isoletta che a Plemmirio ondoso è posta incontro, e dagli antichi è detta per nome Ortigia. A quest’isola è fama che per vie sotto al mare il greco Alfeo vien da Dòride intatto, infin d’Arcadia per bocca d’Aretusa a mescolarsi con l’onde di Sicilia. E qui del loco venerammo i gran numi; indi varcammo del paludoso Eloro i campi opimi. Rademmo di Pachino i sassi alpestri, scoprimmo Camarina, e ‘l fato udimmo, che mal per lei fôra il suo stagno asciutto.

La pianura passammo de’ Geloi, di cui Gela è la terra, e Gela il fiume. Molto da lunge il gran monte Agragante vedemmo, e le sue torri e le sue spiagge che di razze fur già madri famose.

Col vento stesso indietro ne lasciammo la palmosa Seline; e ‘n su la punta giunti di Lilibeo, tosto girammo le sue cieche seccagne, e ‘l porto alfine del mal veduto Drepano afferrammo.”

Eneide, Libro III – Virgilio (70-19 a.C.)

Storie di pedate miracolose del Signore, del diavolo, dell’asinello e altre

La fervida fantasia popolare siciliana ha prodotto nei secoli numerosissime storie e leggende che hanno dato anima a sorgenti, fiumi, mari e perfino alle pietre. Tra le tante storie raccolte dal celebre studioso di tradizioni siciliane Giuseppe Pitrè, ve ne sono alcune che parlano di impronte miracolose lasciate su massi di lava. Eccone una.

“In mezzo al torrente Giacona, quasi a metà di quel tratto che unisce Aci Platani ed Aci Catena e che serve comunemente di strada, si nota un grande masso di lava, sul quale sono visibili alcuni incavi, più o meno grandi e più o meno profondi.

Uno di questi, che rassomiglia all’orma di un piede con contorni regolari, è detto la pedata del Signore; ed un altro più rozzo e che i fanciulli sformano di continuo a colpi di pietra, è invece ritenuto la pedata del diavolo.

Ma la fantasia popolare ha dato nome non a questi due soli incavi ha dato dei nomi: anche gli altri che stanno attorno ad essi ha battezzato, tanto che dice la pedata dell’asinello, una fossetta arrotondata sulla stessa pietra, e poi la pedata del bue, la pedata dell’agnello e la pedata del cavallo, altre tre che sono in un masso vicinissimo al primo.” Continue Reading

Publica quies, secura tranquillitas

“Publica quies, secura tranquillitas”. Così si leggeva la mattina del 21 ottobre -1773 su lunghe strisce di carta appicciate alle mura di Piazza Vigliena a Palermo.  Nella monumentale piazza ottagonale regnava effettivamente la tranquillità suprema: la morte. Per volontà del principe di Cutò, Girolamo Filangieri, l’animoso giudice Bottari aveva condannato a pene varie, ma sempre gravi, molti partecipanti o presunti partecipanti alle rivolte dei mesi precedenti. Tre di loro erano stati condannati a morte e la sentenza era stata eseguita quella mattina prima del sorgere del sole. Nei precedenti tumulti guidati dal popolano Francesco Maurigi, che aveva aizzata la folla tenendo levato in alto un pane confitto ad una lunga pertica nera, la plebe aveva presa la mano ai popolani desiderosi soltanto del bene pubblico, ed aveva fatto saccheggi di negozi e di case patrizie, era venuta a sanguinoso e tumultuoso lungo conflitto con il presidio della città composto di numerosi soldati svizzeri che erano usciti in ordine di battaglia dal forte Castellammare, aveva occupate gli spalti dei bastioni della città ed infine ottenuto l’allontanamento del viceré Fogliani. Ora, tornata la calma, molti arrestati erano stati condannati severamente e con ferocia. Continue Reading