All’inizio degli anni ’80 fui invitato ad una riunione nella quale doveva essere presentato il nuovo responsabile del Partito Comunista Italiano per l’area delle Madonie.
Come sede fu scelta la sede di un’associazione di artigiani.
L’economia del paese poggiava in prevalenza sulla coltivazione del carciofo.
L’introduzione del responsabile locale dell’associazione e gli interventi successivi ruotarono tutti attorno alla crisi che colpiva il settore. Non è detto in effetti che la crisi ci fosse davvero in quanto in Sicilia, e forse non solo in Sicilia, gli agricoltori si lamentano sempre.
La discussione andava avanti con il predestinato a rappresentare il PCI che dimostrava sempre più segni di insofferenza.
Quando per lui la misura fu colma, sbottò: “Compagni, io sono venuto per parlare di politica, non di carciofi”.
Ho voluto ricordare questo episodio perchè proprio in quel periodo cominciavano a manifestarsi con chiarezza i segni del distacco della politica dai biosgni della gente. Una vera mutazione che invertiva il processo “dai carciofi alla politica” nel processo “dalla politica ai carciofi”. La politica tendeva a diventare una categoria autonoma e indipendente dai bisogni della gente. Si spegneva la capacità di ascolto. (continua…)
“La Banca del Sud non sara’ un carrozzone ma uno strumento che deve stare sul territorio dove ci sono le Pmi per fare credito”. Lo assicura il ministro dell’EconomiaGiulio Tremonti, presentando a Roma, alla presenza del premier Silvio Berlusconi e del ministro alle Attivita’ Produttive Claudio Scajola, il comitato promotore della Banca del Mezzogiorno. Concetto ribadito anche dal presidente del Consiglio, che sottolinea come “questa banca non sta in piedi con i soldi dei contribuenti e quindi non sara’ – ricorda Berlusconi – un carrozzone pubblico. La partecipazione dello Stato durera’ solo 5 anni, e ai soci garantisco che il Governo sara’ vicino per tutto quello che e’ possibile fare contro la burocrazia”. (continua…)
In questo video una delle scene principali del Gattopardo di Visconti, dove il protagonista parla della natura della Sicilia e dei suoi abitanti. L’aspirazione individuale a crescere e migliorarsi può essere soddisfatta solo trasferendosi in altri luoghi, in un altro ambiente. La storia millenaria dell’isola racconta di grandi civiltà, ma queste vennero tutte da fuori facendo dell’isola un’eterna colonia. Secondo il principe di Salina il problema è nella natura di chi vive nell’isola. “I siciliani non vorrano mai migliorare, perchè si credono perfetti. La vanità in loro è più forte della miseria”.
Purtroppo i siciliani non sono perfetti, ed è facile rendersene conto quando si vive a contatto con gente di altri posti.
Molte cose sono cambiate dai tempi dei gattopardi e ormai il mondo è diventato piccolo. L’isolamento geografico non può più essere un alibi in una realtà liquida dove l’economia digitale ha un ruolo sempre più importante. Esistono molti casi di imprese nate dal nulla e che si sono affermate con la forza di idee innovative e ovviamente di tanto lavoro. Bisogna comunque ricordare che uno dei poli tecnologici più importanti del mondo è alle pendici dell’Etna e che moltissima gente preparata è costretta a emigrare per arricchire l’economia del nord e di altri paesi.
Io credo che le risorse per migliorarsi esistano e che trincerarsi ancora dietro al fatalismo sarebbe solo un segno di ostinata stupidità. Le nuove generazioni siciliane saranno in grado di interpretare il proprio tempo meglio di chi li ha preceduti?
Renzino Barbera, scomparso da meno di un anno, era discendente di una famiglia di industriali palermitani che producevano e imbottigliavano olio d’oliva fin dalla fine dell’800. La storia degli Oleifici Barbera fin dalle origini è la storia di un’industria a conduzione familiare. Renzino, all’anagrafe Lorenzo, che apparteva alla terza generazione della storia industriale della famiglia, era un ragazzo geniale ed irrequieto; chi lo ha conosciuto aggiunge anche spigoloso. Egli venne presto in conflitto con il padre e scelse la strada a lui più congeniale, quella dell’arte. Fu poeta e cabarettista di successo, non allontanandosi però del tutto dall’azienda di famiglia, al cui sviluppo contribuì con lungimiranti scelte nel marketing e nella comunicazione. (continua…)
I principali mercati storici di Palermo sono il Ballarò, Il Capo e la Vucciria. Anche se ormai marginali, la Vucciria ormai non esiste quasi più, resistono ancora alle logiche di mercato della grande distribuzione, facendo di Palermo una città atipica rispetto ad altre città europee dove i piccoli esercizi sono stati quasi del tutto sostituiti dai centri commerciali.
Per i mercati storici tra tavole di marmo con pescespada in bella mostra e cassette di prodotti ortofrutticoli di ogni genere si sentono le abbanniate (l’attu d’annunziari lu bannu) le grida cioè dei venditori, che sfidandosi a colpi di decibel, fanno a gara per attirare l’attenzione dei passanti sui propri banchi.
Italia a due velocità: il nord è l’area più ricca e il sud l’area più povera della comunità europea.
Mentre la nostra inadeguata classe dirigente si dedica ad attività che hanno a che fare con tutto tranne che con gli interessi dei cittadini, il divario socio economico tra nord e sud continua a essere sempre più marcato. Già, perchè oltre al divario economico che umilia il mezzogiorno d’Italia, rimane il fatto che in questo paese vi sono cittadini di serie a e di serie b.
Se a un giovane, non figlio di un potente, che ha investito sul suo futuro e conseguito un’alta scolarizzazione, non rimane altra possibilità che quella di emigrare per potere aspirare a una vita dignitosa, evidentemente in questo paese esiste una profonda ingiustizia sociale non dichiarata.
Secondo il governatore della banca d’Italia Mario Draghi il mezzogiorno d’Italia è tenuto sotto scacco dalla criminalità organizzata, infiltrata in buona parte delle pubbliche amministrazioni. La classe dirigente del Mezzogiorno è insomma inadeguata ad affrontarne i problemi di sviluppo. Se nonostante tutti gli aiuti al Sud, il divario con il nord non si è ridotto negli ultimi trent’anni è evidente che esiste una volontà precisa a mantenere questo stato di cose.
Non si possono immaginare dei progressi se non con l’applicazione di politiche nazionali, che passino attraverso la lotta alla criminalità. Su questo punto ogni cittadino può fare certamente molto, ognuno nel proprio piccolo, per migliorare l’ambiente in cui vive. Una società dove prevalgono valori positivi, non può che produrre giustizia e sviluppo socio economico. Ciascuno di noi dovrebbe interrogare la propria coscienza e capire cosa di ciò che può fare non ha ancora fatto, prima di puntare il dito su fattori esterni.
Parlare per metafore, gesti, suoni e suggestioni è tipico dell’espressività siciliana. Elencarli tutti è impossibile, ma più che scriverli è meglio ascoltarli dalla viva voce di chi con lo slang isolano si rapporta nel fare di tutti i giorni. Un vero spasso prestargli orecchio. Fatemi sepere e segliete il vostro preferito, per i non siciliani, chiedetemi pure una traduzione o spiegazioni dei modi di dire. Raisi.
Nei mesi di aprile e maggio scorsi, Rai1 ha mandato in onda il talent show “Ti lascio una canzone”, protagonisti bambini e ragazzini, maschi e femmine, di ogni regione d’Italia. Provenienti dalla Sicilia 5 su 39 partecipanti: Piero Barone di Naro, Ignazio Boschetto di Marsala, Viola Cristina di Caltagirone, Luigi Fronte di Ragusa e Mario Scuccess di Vittoria.
Dopo appena un mese dalla conclusione della trasmissione, sempre Rai 1 ha mandato in onda “Miss Italia nel mondo” per selezionare la più bella tra le ragazze italiane che vivono all’estero. Per questa occasione ha incluso nel cast sette tra i ragazzi che avevano partecipato al talent show; tra questi sette c’erano tutti e cinque i ragazzi siciliani, a riprova che la loro partecipazione a “Ti lascio una canzone” era stata motivata dalle loro effettive qualità piuttosto che da opportunità geo-politiche.
Questo dato lo riferiamo non per sciovinismo, quanto piuttosto perché esso dovrebbe fare riflettere e molto i governanti della regione i quali sanno considerare risorse locali soltanto le poltrone da spartirsi; e l’esempio offerto in questi ultimi mesi è tra i peggiori se non il peggiore dell’intera storia politica dell’isola. (continua…)
La teoria del comico sul problema del mezzogiorno. Dietro alle battute divertenti di Cacioppo si nascondono verità che spiegano il sottosviluppo della regione. L’indolenza della cittadinanza che non permette di sfruttare le immense risorse della regione e creare benessere.
Dall’altra parte sembra che la Sicilia abbia convinto i suoi abitanti e molti dei suoi visitatori che tutto sommato dalla vita non si può desiderare niente di meglio che godere delle bellezze di questa terra. Il video è molto divertente, buona visione.