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La Sicilia e la fabbrica di precari

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Succede che nei momenti di difficoltà qualcuno riesca a dare il meglio di sè; un meglio talora neppure sospettato, ma che l’istinto di sopravvivenza, come per miracolo, riesce a fare emergere. Dal governo della regione siciliana ci aspettavamo un colpo d’ala per affrontare il problema della disoccupazione giovanile. La Sicilia è una terra così ricca di risorse e di opportunità che soltanto l’incapacità congenita della sua classe politica la confina a terra di degrado e di disperazione.
L’ultima invenzione del governo della Regione è stata quella di proporre la formazione di quasi diecimila nuovi precari con un sistema inedito. Il metodo precede il finanziamento di stage ad associazioni onlus per giovani che attraverso questa esperienza dovrebbero apprendere un mestiere da spendere sul mercato del lavoro. A parte la contraddizione di pagare una prestazione che per sua natura dovrebbe essere erogata in forma volontaria il risultato dell’operazione, se dovesse andare in porto, sarebbe questa.
Questi quasi diecimila giovani si convincerebbero ben presto di essere indispensabili perché la onlus, laica o confessionale che sia, possa continuare ad esistere; la onlus da parte sua li sosterrebbe in questa richiesta, con il che il gioco è fatto. Ecco altri precari in aggiunta alle decine di migliaia senza arte nè parte che già affollano uffici pubblici che non sanno cosa farsene.
Il vero dramma è che malgrado ciò i siciliani, che sono i primi complici del degrado della loro terra, continueranno a votare sempre le stesse persone.

Leonardo Sciascia, intellettuale contro la mafia

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Una penna chiara e impietosa

Scrittore e saggista, nasce a Racalmuto il 1921- muore a Palermo nel 1989.
La crescente fama letteraria e un’intensa attività pubblicistica lo hanno trasformato ben presto da insegnante elementare a protagonista del dibattito ideologico e politico.

La carriera letteraria di Sciascia comincia nel 1950 con un libretto, favole della dittatura, e prosegue con saggi vari e poesie fino ad approdare alla narrativa con Le parrocchie di Regalpietra (1956).

Da qui inizia la sua prolifica produzione letteraria fatta di racconti e romanzi spesso brevi centrati su temi di grande attualità e molto significativi. L’opera più nota “Il giorno della civetta” è del 1961 seguito dal “Consiglio d’Egitto“ del 1963, “Morte dell‘ìnquisitore” del 1964. Con “A ciascuno il suo” del 1966 ritorna al romanzo siciliano sulla mafia e negli anni settanta e ottanta da le sue prove migliori con “Il contesto” e ”Todo modo” optando per il genere narrativo del romanzo giallo a sfondo politico.

Tutti gli interventi saggistici della sua opera confermano in Sciascia l’intellettuale più acuto e inquietante di quei decenni. Riportiamo alcuni stralci tratti da suoi libri.

Proverbio, regola: il morto è morto diamo aiuto al vivo. Se lei dice questo proverbio a uno del Nord, gli fa immaginare la scena di un incidente in cui c’è un morto e c’è un ferito: ed è ragionevole lasciare lì il morto e preoccuparsi di salvare il ferito. Un siciliano invece vede il morto ammazzato e l’assassino: e il vivo da aiutare è appunto l’assassino[...] Io non sono siciliano fino a questo punto: non ho mai avuto inclinazione per aiutare i vivi, cioè gli assassini, e ho sempre pensato che le carceri siano un più concreto purgatorio.

dal libro “A ciascuno il suo”

Ad un certo punto della mia vita ho fatto dei calcoli precisi: che se io esco di casa per trovare la compagnia di una persona intelligente, di una persona onesta, mi trovo ad affrontare, in media, il rischio di incontrare dodici ladri e sette imbecilli che stanno lì, pronti a comunicarmi le loro opinioni sull’umanità, sul governo, sull’amministrazione municipale, su Moravia.

dal libro “A ciascuno il suo”

“Il popolo” sogghignò il vecchio “il popolo… Il popolo cornuto era e cornuto resta: la differenza è che il fascismo appendeva una bandiera sola alle corna del popolo e la democrazia lascia che ognuno se l’appenda da sé, del colore che gli piace, alle proprie corna…”

dal libro “Il giorno della Civetta” (continua…)

La politica siciliana e la storia dei carciofi

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All’inizio degli anni ’80 fui invitato ad una riunione nella quale doveva essere presentato il nuovo responsabile del Partito Comunista Italiano per l’area delle Madonie.

Come sede fu scelta la sede di un’associazione di artigiani.

L’economia del paese poggiava in prevalenza sulla coltivazione del carciofo.

L’introduzione del responsabile locale dell’associazione e gli interventi successivi ruotarono tutti attorno alla crisi che colpiva il settore. Non è detto in effetti che la crisi ci fosse davvero in quanto in Sicilia, e forse non solo in Sicilia, gli agricoltori si lamentano sempre.

La discussione andava avanti con il predestinato a rappresentare il PCI che dimostrava sempre più segni di insofferenza.

Quando per lui la misura fu colma, sbottò: “Compagni, io sono venuto per parlare di politica, non di carciofi”.

Ho voluto ricordare questo episodio perchè proprio in quel periodo cominciavano a manifestarsi con chiarezza i segni del distacco della politica dai biosgni della gente. Una vera mutazione che invertiva il processo “dai carciofi alla politica” nel processo “dalla politica ai carciofi”. La politica tendeva a diventare una categoria autonoma e indipendente dai bisogni della gente. Si spegneva la capacità di ascolto. (continua…)

Una brillante soluzione al problema dei servizi inefficienti a Palermo

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Riportiamo uno stralcio dell’intervista rilasciata dall’Assessore al Bilancio del Comune di Palermo al quotidiano Giornale di Sicilia in edicola l’8 luglio 2010.
In grassetto le domande del giornalista che si firma Gi.Ma., in carattere normale le risposte dell’Assessore.
Un breve commento, alla fine dell’intervista.
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Perché i servizi pubblici sono la vera palla al piede di città come Palermo?
Viviamo un momento in cui nessuno è contento. L’utente paga e vorrebbe servizi migliori altrimenti si sente derubato, il politico non riesce più a mediare i bisogni della gente, gli imprenditori chiedono più efficienza. (continua…)

Politica e creatività. In Sicilia Lombardo inventa il governo dei competenti

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Se non ci fossero di mezzo 5 milioni di siciliani a subirne le conseguenze, quest’ultima trovata del Governo dei competenti su cui la politica siciliana dibatte animatamente da qualche settimana, ci sarebbe da sganasciarsi dalle risate. Il Presidente Raffaele Lombardo, eletto con un plebiscito, in poco meno di due anni ha cambiato non si sa più quanti governi. La maggioranza che lo ha eletto si è sfaldata il giorno dopo del voto e Lombardo ne ha composte una dopo l’altra secondo necessità e disponibilità. Le disponibilità a fare da stampella sono state facili trovarle perché, si sa, l’uomo è capace di proporre una lettura nobile anche delle più grandi ignobiltà. Così Lombardo è riuscito a rompere tutto: il Pdl si è diviso in due tronconi e quel poco di PD che ancora si trova in Sicilia si è diviso in tre. Nei partiti minori forti fibrillazioni.

Questa idea del Governo dei competenti ci sembra una specie di auting, cioè la dichiarazione esplicita da parte di chi ha governato fino ad oggi di non avere le competenze per farlo. Che Lombardo e soci fossero pressapochisti e incompetenti lo sapevamo già, ora abbiamo anche una conferma da parte loro! (continua…)

Rifiuti a Palermo. Tutta colpa del destino!

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A Palermo siamo davvero preoccupati. Da anni abbiamo dato mandato ai nostri governanti di trasformare la città in una cloaca e, adesso che ci sono riusciti, rischiamo che la notizia rimanga confinata nel perimetro dell’Isola. Tra qualche mese le strade saranno invase dalla spazzatura ancor più di quanto non si vede in questo video. Succede infatti che, come si sapeva già da almeno un triennio, il sito dove viene trasportata la spazzatura prodotta in città ed in alcuni paesi limitrofi, dovrà essere chiuso per saturazione.

Nel frattempo i responsabili del servizio di smaltimento dei rifiuti non si può dire che siano stati con le mani in mano. Hanno aperto una sede in Dubai (per farci cosa non l’ha ancora capito nessuno) ed hanno lavorato alacremente per assicurarsi che la responsabilità del cataclisma che si annuncia possa essere addebitato a qualcun altro.

(continua…)

Abolire la provincia di Enna? Ma non è possibile

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Per fortuna i politici non possiedono la virtù della coerenza e quindi si guardano bene di dare corso alle intenzioni che dichiarano. Con molta enfasi avevano annunciato l’abolizione delle province (solo quelle con meno di 220 mila abitanti) allo scopo di alleggerire i costi della politica, ma per fortuna ci hanno ripensato immediatamente e le province resteranno tutte al loro posto. L’intenzione ci aveva spiazzati perché tra le province da eliminare ricadeva anche quella di Enna, una delle nove province siciliane. La provincia di Enna comprende 20 comuni per un totale di 173 mila abitanti.
Enna è una provincia economicamente povera pur se ricca di richiami turistici e naturalistici di grande rilievo. Uno per tutti la Villa del Casale di Piazza Armerina.
Enna di recente è diventata la sede della quarta università siciliana dopo quelle di Palermo, Catania e Messina e la provincia è stata uno degli sponsor principali. Abolire la provincia di Enna avrebbe comportato il rischio di vedere sfumare questo polo universitario che qualche mala lingua dice molto generoso nel conferire titoli di studio.
In aggiunta a questi motivi ne abbiamo trovato uno per il quale l’abolizione di questa provincia sarebbe stata una iattura di carattere nazionale. Oggi coloro che si dilettano a riempire i cruciverba quando incontrano la definizione “il capoluogo più alto d’Italia” sanno che la risposta è Enna. (continua…)

“The Economist” declassa il meridione a “Bordello”

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The Economist, prestigiosa rivista economica, ridisegna scherzosamente la cartina dell’Europa sulla base dell’andamento economico dei paesi del vecchio continente, in questi giorni finito sotto l’attacco di speculazioni finanziarie che hanno puntato a indebolirne la moneta unica.

Dietro all’unità monetaria, c’è di fatto un continente che manca di unità politica, e si presenta come un collage variegato di stati e nazioni che vengono spostati dalla posizione originaria per occuparne una più consona alla situazione attuale.

Così l’Inghilterra che attraversa una fase di difficiltà viene sposta a sud e il meridione d’italia con tutta Roma viene separato nettamente dal centro nord e trasformato in un’isola alla deriva.

Secondo The Economis il settentrione d’Italia potrebbe venire unito in una nuova alleanza tra le regioni del centro nord, degna di essere chiamata “Italia”, e idealmente gestita da un Doge a Venezia, mentre il resto d’Italia, da Roma in giù, dovrebbe essere separato e unire la Sicilia per formare un nuovo paese, chiamato ufficialmente il Regno delle Due Sicilie (ma soprannominato Bordello). Si potrebbe formare così un’unione monetaria con la Grecia, ma nessun altro.

L’associazione con la Grecia non va ovviamente presa come un complimento, visto che è attualmente la palla al piede dell’europa, avendo messo a dura prova nelle ultime settimane la stabilità dell’euro. Anche noi meridionali dobbiamo dunque ritenerci declassati dal “The Economist”. (continua…)

EXIT FILES – LEGHISMO ALLA SICILIANA

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Puntata di EXIT FILES del 7 maggio, un’inchiesta, firmata da Claudia Di Pasquale e Teresa Paoli intitolata “Leghismo alla siciliana”, che documenta un’incredibile serie di sprechi che hanno causato il deficit finanziario accumulato negli anni dalla regione Sicilia, per capire cosa potrà accadere quando il federalismo leghista dalle parole passerà ai fatti.

Il servizio presenta una descrizione dei fatti intorno al vero nodo della politica meridionale, il lavoro e il consenso.

(continua…)

Discorso di Paolo Borsellino sui rapporti tra mafia e politica

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L’equivoco su cui spesso si gioca è questo: si dice quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato, quindi quel politico è un uomo onesto. E no! Questo discorso non va, perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire: beh! Ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi, ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest’uomo è mafioso. Però, siccome dalle indagini sono emersi tanti fatti del genere, altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia, dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perché ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza: questo tizio non è mai stato condannato, quindi è un uomo onesto. Ma dimmi un poco, ma tu non ne conosci di gente che è disonesta, che non è stata mai condannata perché non ci sono le prove per condannarla, però c’è il grosso sospetto che dovrebbe, quantomeno, indurre soprattutto i partiti politici a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti, facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti, anche se non costituenti reati.

Paolo Borsellino

Le Figaro: «Dipendenti pubblici in Sicilia? Che felicità»

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lombardo_raffaele1Il report fatto dal quotidiano francesce “Le Figaro” nei primi giorni di questo mese sull’incremento di alcuni incomprensibili privilegi di cui gode l’amministrazione di una regione afflitta da frane, povertà e emigrazione.

Il quotidiano francese: «Stipendi aumentati del 38% mentre il governo aveva imposto la crescita zero»
MILANO – «Stipendi record, boom degli effettivi, balletto di dirigenti a spese del contribuente: la regione siciliana ha uno strano modo di interpretare la crisi nella gestione dei propri funzionari»: lo si legge in un commento in prima pagina del quotidiano francese Le Figaro a proposito della notizia lanciata dal Corriere della Sera del 30 gennaio sui compensi record percepiti dai lavoratori pubblici nell’isola. «Fra il 2004 e il 2008, secondo l’ultimo rapporto della Corte dei Conti – racconta il giornale francese – gli stipendi sono aumentati del 38% mentre il governo aveva imposto la crescita zero nelle remunerazioni del settore pubblico. Questi stipendi raggiungono in media 42,756 euro all’anno, cioè più del 40% di quello che guadagna un dipendente di ministero».

LE ACCUSE – Dopo aver illustrato l’aumento degli effettivi nella Regione, Le Figaro scrive che «nel corso del solo 2009, l’attuale governatore Raffaele Lombardo ha proceduto a due ondate successive di assunzioni di una ventina di dirigenti, pagati ognuno 150.000 euro l’anno, senza contare la macchina di servizio con autista. Tuttavia è al suo predecessore Salvatore Cuffaro, oggi accusato di connivenza con la mafia, che va soprattutto la censura dei magistrati. Gli ci sono voluti otto anni per far applicare la riforma che adegua le pensioni ai versamenti e non agli stipendi. Per sua fortuna, la Sicilia, regione a statuto autonomo, non deve rendere conti a Roma».

Fonte: (corriere della sera)

Che dire? I politici a tutte le latitudini tendono a aumentare i propri privilegi e interpretano il proprio ruolo di amministratori come quello di gestori di clientele, visto che la cittadinanza accetta questo stato di cose e preferisce farsi sistemare da un politico invece di investire sulle proprie competenze e capacità.
Per il fatto di essere riusciti a finire sotto l’osservazione scandalizzata di un quotidiano straniero a causa di politiche così dissonanti dal contesto economico globale, bisognerebbe fare ai nostri amministratori dei complimenti speciali.

Al Ponte sullo stretto arriva il no della Regione Calabria

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Stretto di MessinaLa Regione Calabria ufficializza il proprio “no” al ponte sullo Stretto. Ad annunciarlo con poche,  secche parole il presidente Agazio Loiero. “La decisione -comunica Loiero- è stata presa dalla Giunta durante la riunione di del 14 dicembre”. Punto. Nessun’altra dichiarazione per spiegare le ragioni di un gesto così clamoroso, che crea una frattura insanabile con la Regione Sicilia, visto che il presidente Raffaele Lombardo è sempre stato invece uno strenuo difensore del ponte tanto da arrivare, lui catanese doc, ad organizzare personalmente in passato una manifestazione pro ponte a Messina. Durante la riunione della Giunta guidata da Loiero si è parlato anche della realizzazione dell’infrastruttura, che dovrebbe costare 6 miliardi e 300 milioni di euro. La decisione finale è stata quella di cedere la propria quota azionaria della società Ponte sullo Stretto (il 12,25 per cento) e di ritirare dal consiglio di amministrazione Rodolfo De Dominicis, che fino ad oggi ha rappresentato l’amministrazione regionale calabrese. (continua…)

Per Mario Draghi la criminalità infiltrata nelle Pubbliche Amministrazioni impedisce lo sviluppo del Mezzogiorno d’Italia

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Italia a due velocità: il nord è l’area più ricca e il sud l’area più povera della comunità europea.

Mentre la nostra inadeguata classe dirigente si dedica ad attività che hanno a che fare con tutto tranne che con gli interessi dei cittadini, il divario socio economico tra nord e sud continua a essere sempre più marcato. Già, perchè oltre al divario economico che umilia il mezzogiorno d’Italia, rimane il fatto che in questo paese vi sono cittadini di serie a e di serie b.

Se a un giovane, non figlio di un potente, che ha investito sul suo futuro e conseguito un’alta scolarizzazione, non rimane altra possibilità che quella di emigrare per potere aspirare a una vita dignitosa, evidentemente in questo paese esiste una profonda ingiustizia sociale non dichiarata.

Secondo il governatore della banca d’Italia Mario Draghi il mezzogiorno d’Italia è tenuto sotto scacco dalla criminalità organizzata, infiltrata in buona parte delle pubbliche amministrazioni. La classe dirigente del Mezzogiorno è insomma inadeguata ad affrontarne i problemi di sviluppo. Se nonostante tutti gli aiuti al Sud, il divario con il nord non si è ridotto negli ultimi trent’anni è evidente che esiste una volontà precisa a mantenere questo stato di cose.

Non si possono immaginare dei progressi se non con l’applicazione di politiche nazionali, che passino attraverso la lotta alla criminalità. Su questo punto ogni cittadino può fare certamente molto, ognuno nel proprio piccolo, per migliorare l’ambiente in cui vive. Una società dove prevalgono valori positivi, non può che produrre giustizia e sviluppo socio economico. Ciascuno di noi dovrebbe interrogare la propria coscienza e capire cosa di ciò che può fare non ha ancora fatto, prima di puntare il dito su fattori esterni.

(continua…)

In Sicilia i politici fanno ridere più dei cabarettisti

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300px-Palermo-Castle-bjs-1La politica come cabaret

Sdrammatizzare serve anche a sopravvivere. Senza una certa dose di senso dell’humor, la vita potrebbe diventare assolutamente invivibile.

I comici assolvono a questa necessità. I loro paradossi servono a trasformare la tragedia in farsa mettendone in luce gli aspetti più grotteschi.
Provate ad ascoltare il monologo di Giovanni Cacioppo “Il lavoro in Sicilia” oppure quello di Teresa Mannino “I siciliani e i milanesi” o ancora la gag del Gruppetto sul “Dramma della famiglia Lo Cicero per le ambizioni insane della figlia” e scoprirete con che gusto ed inventiva il dramma diventa ilarità. (continua…)

Antonino Zichichi – ad Erice L’Università del Terzo Millennio

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zichichiAntonino Zichichi racconta il connubio indissolubile tra Sicilia e Scienza: la Sicilia è la terra che ha dato al mondo un gigante del pensiero scientifico, tecnologico e matematico: Archimede. Fu il grande Siracusano, e non Eistein, a inventare il primo esperimento di pensiero: « Datemi un punto d’appoggio e solleverò il mondo ». Archimede scoprì perché una nave non affonda e dimostro che il numero di granelli di sabbia non è infinito come insegnavano i pitagorici. Quel calcolo lo portò a scoprire i numeri esponenziali. Poi venne quel barbaro-guerriero romano che lo uccise, causando un disastro che avrebbe bloccato per quasi duemila anni il progresso delle nostre conoscenze sulle Leggi Fondamentali della Natura. E infatti, da Archimede a Galileo Galilei c’è il vuoto assoluto nel progresso scientifico e tecnologico. L’ansia del sapere, che ebbe in Sicilia , con Archimede, un esempio tra i più grandi, trova una continuità di pensiero nel Centro Ettore Majorana a Erice. (continua…)

La Sicilia e il drammatico problema dell’istruzione

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insegnante2Un problema antico

Lo stato comatoso del sistema formativo accomuna l’intera Italia. Solo qualche giorno addietro è stata diffusa la graduatoria delle migliori 400 università del mondo. Il primo ateneo italiano che figura nella classifica è quello di Bologna al posto 174, il secondo Roma La Sapienza oltre il 200° posto. Entro la posizione 400 si trovano ancora 3 o 4 atenei italiani, tra i quali nessuno è siciliano.

In un settore come quello della valutazione della qualità degli atenei le classifiche sono sempre opinabili e non vanno prese come oro colato. La materia tuttavia non può essere neppure trattata con superficialità ribaltando sui criteri a base delle elaborazioni, i soli motivi di questi giudizi poco gratificanti. (continua…)

Il Ponte sullo stretto di Messina sarebbe una priorità?

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pontestretto2I nuovi faraoni

Sulla opportunità di realizzare il Ponte sullo stretto di Messina i siciliani sono stati sempre in profondo disaccordo. Lo sono stati e lo sono indipendentemente dalla specifica militanza politica.

In modo molto schematico i favorevoli sostengono che il ponte sarebbe un’opera di attrazione straordinaria che porterebbe in Sicilia un gran numero di turisti, velocizzerebbe la mobilità tra la Sicilia e il continente, oltre ovviamente a dare una boccata di ossigeno all’economia locale per gli investimenti necessari alla sua realizzazione.

Coloro che sono contrari sostengono a loro volta che le risorse necessarie possono essere utilizzare meglio per potenziare le infrastrutture per la mobilità della Calabria e della Sicilia e per opere di riqualificazione del territorio indispensabili per arginare disastri come, ad esempio, quello di Giampilieri.

La materia è troppo complessa per liquidarla con poche battute da Bar dello sport.

Tuttavia senza sposare nè l’una tesi nè l’altra ci sembra doveroso proporre qualche elemento di riflessione generale. (continua…)

La catastrofe di Giampilieri, il consenso elettorale e gli artifici contabili

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GiampilieriSperando nella bontà di Dio

Tra le notizie che ci hanno dato in occasione di questa ennesima calamità c’è quella che la Regione Sicilia aveva stanziato 11 milioni di euro per interventi di consolidamento dell’area a monte di Giampilieri. Di questi 11 milioni fino ad oggi ne sarebbe stato spesi soltanto uno.

Verrebbe da gridare all’inefficienza di una macchina amministrativa incapace di eseguire lavori urgenti in un’area che solo 2 anni fa aveva dimostrato di essere quanto mai fragile. (continua…)

In piazza con un veliero di legno per chiedere le dimissioni del sindaco Cammarata

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Un migliaio di palermitani ieri hanno chiesto le dimissioni del sindaco Cammarata portando davanti alla sede del Comune un veliero di legno lungo più di un metro e mezzo. Ma cosa volevano questi palermitani?Lui la sua verità l’ha già detta. Il primo cittadino di Palermo era totalmente all’oscuro che il custode della sua barca si assentasse dal lavoro, e aggiunge che l’iniziativa di darla in affitto era certamente del collaboratore e lui non ne sapeva proprio niente. Che quindi la si finisca di gettare discredito su di lui che tanto bene amministra una città che negli ultimi tempi balza all’onore della cronaca perchè in dissesto finanziario e sommersa prima dalla spazzatura, poi dall’acqua e ora anche dal fango.
Ma volendo credere alla verità della sua giustificazione, l’ipotetica sincerità del sindaco apre però un altro problema. Se è sincero, è anche uno sprovveduto. Se invece fosse tutto vero ciò che è emerso dal servizio di Striscia la Notizia allora pensa che i suoi concittadini siano dei polli. A questo punto sarebbe bene che riempia gli scatoloni con i suoi effetti personali e torni ad occuparsi dei fatti propri e solo di quelli.

Lavoro in Sicilia: investire su intelligenza e creatività

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Una bella lezione

In occasione dell’apertura del millesimo negozio monomarca della Geox a Taormina, il fondatore Mario Moretti Polegato ha rilasciato una lunga intervista al giornalista Nino Sunseri del Giornale di Sicilia pubblicata nel numero di lunedì 7 settembre 2009.
Abbiamo letto questa intervista con vero piacere anche perché essa contiene molti dei concetti che abbiamo già espresso in questo blog tutte le volte che abbiamo trattato il tema del lavoro e dello sviluppo della Sicilia. Le parole di Moretti Polegato sono, in più rispetto alle nostre, valorizzate dai risultati ottenuti dall’imprenditore trevigiano che in soli 14 anni ha creato un’azienda che nel settore è la prima in Italia e la seconda al mondo.
Sostiene il Polegato che il primo fattore per il successo di un’impresa è l’idea che la sostiene. Ed aggiunge, facendo riferimento ai suoi collaboratori siciliani tra i quali cita espressamente la ragazza trapanese Eleonora Salamanca, che i siciliani sono ben capaci di produrre idee.
La barriera numero uno da abbattere è la sfiducia e la rassegnazione, una sorta di male sottile che porta il siciliano a ritenere che ci sia un destino ineluttabile che ha deciso il suo presente e ipotecato il suo futuro. (continua…)