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La Sicilia e la fabbrica di precari

Succede che nei momenti di difficoltà qualcuno riesca a dare il meglio di sè; un meglio talora neppure sospettato, ma che l’istinto di sopravvivenza, come per miracolo, riesce a fare emergere. Dal governo della regione siciliana ci aspettavamo un colpo d’ala per affrontare il problema della disoccupazione giovanile. La Sicilia è una terra così ricca di risorse e di opportunità che soltanto l’incapacità congenita della sua classe politica la confina a terra di degrado e di disperazione.
L’ultima invenzione del governo della Regione è stata quella di proporre la formazione di quasi diecimila nuovi precari con un sistema inedito. Il metodo precede il finanziamento di stage ad associazioni onlus per giovani che attraverso questa esperienza dovrebbero apprendere un mestiere da spendere sul mercato del lavoro. A parte la contraddizione di pagare una prestazione che per sua natura dovrebbe essere erogata in forma volontaria il risultato dell’operazione, se dovesse andare in porto, sarebbe questa.
Questi quasi diecimila giovani si convincerebbero ben presto di essere indispensabili perché la onlus, laica o confessionale che sia, possa continuare ad esistere; la onlus da parte sua li sosterrebbe in questa richiesta, con il che il gioco è fatto. Ecco altri precari in aggiunta alle decine di migliaia senza arte nè parte che già affollano uffici pubblici che non sanno cosa farsene.
Il vero dramma è che malgrado ciò i siciliani, che sono i primi complici del degrado della loro terra, continueranno a votare sempre le stesse persone.

Leonardo Sciascia, intellettuale contro la mafia

Una penna chiara e impietosa

Scrittore e saggista, nasce a Racalmuto il 1921- muore a Palermo nel 1989.
La crescente fama letteraria e un’intensa attività pubblicistica lo hanno trasformato ben presto da insegnante elementare a protagonista del dibattito ideologico e politico.

La carriera letteraria di Sciascia comincia nel 1950 con un libretto, favole della dittatura, e prosegue con saggi vari e poesie fino ad approdare alla narrativa con Le parrocchie di Regalpietra (1956).

Da qui inizia la sua prolifica produzione letteraria fatta di racconti e romanzi spesso brevi centrati su temi di grande attualità e molto significativi. L’opera più nota “Il giorno della civetta” è del 1961 seguito dal “Consiglio d’Egitto“ del 1963, “Morte dell‘ìnquisitore” del 1964. Con “A ciascuno il suo” del 1966 ritorna al romanzo siciliano sulla mafia e negli anni settanta e ottanta da le sue prove migliori con “Il contesto” e ”Todo modo” optando per il genere narrativo del romanzo giallo a sfondo politico.

Tutti gli interventi saggistici della sua opera confermano in Sciascia l’intellettuale più acuto e inquietante di quei decenni. Riportiamo alcuni stralci tratti da suoi libri.

Proverbio, regola: il morto è morto diamo aiuto al vivo. Se lei dice questo proverbio a uno del Nord, gli fa immaginare la scena di un incidente in cui c’è un morto e c’è un ferito: ed è ragionevole lasciare lì il morto e preoccuparsi di salvare il ferito. Un siciliano invece vede il morto ammazzato e l’assassino: e il vivo da aiutare è appunto l’assassino[…] Io non sono siciliano fino a questo punto: non ho mai avuto inclinazione per aiutare i vivi, cioè gli assassini, e ho sempre pensato che le carceri siano un più concreto purgatorio.

dal libro “A ciascuno il suo”

Ad un certo punto della mia vita ho fatto dei calcoli precisi: che se io esco di casa per trovare la compagnia di una persona intelligente, di una persona onesta, mi trovo ad affrontare, in media, il rischio di incontrare dodici ladri e sette imbecilli che stanno lì, pronti a comunicarmi le loro opinioni sull’umanità, sul governo, sull’amministrazione municipale, su Moravia.

dal libro “A ciascuno il suo”

“Il popolo” sogghignò il vecchio “il popolo… Il popolo cornuto era e cornuto resta: la differenza è che il fascismo appendeva una bandiera sola alle corna del popolo e la democrazia lascia che ognuno se l’appenda da sé, del colore che gli piace, alle proprie corna…”

dal libro “Il giorno della Civetta” Continue Reading

La politica siciliana e la storia dei carciofi

All’inizio degli anni ’80 fui invitato ad una riunione nella quale doveva essere presentato il nuovo responsabile del Partito Comunista Italiano per l’area delle Madonie.

Come sede fu scelta la sede di un’associazione di artigiani.

L’economia del paese poggiava in prevalenza sulla coltivazione del carciofo.

L’introduzione del responsabile locale dell’associazione e gli interventi successivi ruotarono tutti attorno alla crisi che colpiva il settore. Non è detto in effetti che la crisi ci fosse davvero in quanto in Sicilia, e forse non solo in Sicilia, gli agricoltori si lamentano sempre.

La discussione andava avanti con il predestinato a rappresentare il PCI che dimostrava sempre più segni di insofferenza.

Quando per lui la misura fu colma, sbottò: “Compagni, io sono venuto per parlare di politica, non di carciofi”.

Ho voluto ricordare questo episodio perchè proprio in quel periodo cominciavano a manifestarsi con chiarezza i segni del distacco della politica dai biosgni della gente. Una vera mutazione che invertiva il processo “dai carciofi alla politica” nel processo “dalla politica ai carciofi”. La politica tendeva a diventare una categoria autonoma e indipendente dai bisogni della gente. Si spegneva la capacità di ascolto. Continue Reading

Una brillante soluzione al problema dei servizi inefficienti a Palermo

Riportiamo uno stralcio dell’intervista rilasciata dall’Assessore al Bilancio del Comune di Palermo al quotidiano Giornale di Sicilia in edicola l’8 luglio 2010.
In grassetto le domande del giornalista che si firma Gi.Ma., in carattere normale le risposte dell’Assessore.
Un breve commento, alla fine dell’intervista.
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Perché i servizi pubblici sono la vera palla al piede di città come Palermo?
Viviamo un momento in cui nessuno è contento. L’utente paga e vorrebbe servizi migliori altrimenti si sente derubato, il politico non riesce più a mediare i bisogni della gente, gli imprenditori chiedono più efficienza. Continue Reading

Politica e creatività. In Sicilia Lombardo inventa il governo dei competenti

Se non ci fossero di mezzo 5 milioni di siciliani a subirne le conseguenze, quest’ultima trovata del Governo dei competenti su cui la politica siciliana dibatte animatamente da qualche settimana, ci sarebbe da sganasciarsi dalle risate. Il Presidente Raffaele Lombardo, eletto con un plebiscito, in poco meno di due anni ha cambiato non si sa più quanti governi. La maggioranza che lo ha eletto si è sfaldata il giorno dopo del voto e Lombardo ne ha composte una dopo l’altra secondo necessità e disponibilità. Le disponibilità a fare da stampella sono state facili trovarle perché, si sa, l’uomo è capace di proporre una lettura nobile anche delle più grandi ignobiltà. Così Lombardo è riuscito a rompere tutto: il Pdl si è diviso in due tronconi e quel poco di PD che ancora si trova in Sicilia si è diviso in tre. Nei partiti minori forti fibrillazioni.

Questa idea del Governo dei competenti ci sembra una specie di auting, cioè la dichiarazione esplicita da parte di chi ha governato fino ad oggi di non avere le competenze per farlo. Che Lombardo e soci fossero pressapochisti e incompetenti lo sapevamo già, ora abbiamo anche una conferma da parte loro! Continue Reading