Empedocle di Agrigento fu uno dei principali filosofi presocratici. Per Empedocle l’essere è perfetto e si manifesta in una dinamica interna che è risultato della lotta tra due forze contrapposte: philìa a e neikos, cioè amore, unione da un lato e odio, contesa, distruzione dall’altro. Dove predomina philìa prevale mescolanza, composizione e unione, mentre neikos agisce per rompere l’unione e portare discordia e separazione.
Empedocle non fu solamente un filosofo, ma anche fisico, scienzato, mistico e scrittore di poemi. Alcuni frammenti della sua opera:
“Questo [conflitto fra le due forze] è ben visibile nella massa delle membra mortali;
una volta stringendosi per l’Amicizia nell’uno tutte
le membra, che formano il corpo, al sommo della vita fiorente;
altre volte invece separate dalle infauste contese
vagano ciascuna separatamente alla sponda della vita.
E così egualmente per gli arbusti e per i pesci che abitano le onde
per le belve che abitano i monti e per gli smerghi che volano”
Teocrito è con ogni probabilità il maggiore poeta dell’età ellenistica, vero erede del genere bucolico creato da Stesicoro, ma anche poeta di versi amorosi e leggeri nella descrizione della società del suo tempo.
Contro l’amore non c’è
Rimedio alcuno, Nicia,
né unguento né polvere – io credo – lieve,
dolce farmaco.
Da te, persino l’anima mi farei bruciare, persino
L’occhio, che amo
Più di tutto
Mi tufferei da te, ti bacerei la mano
E bianchi gigli ti porterei
E il fragile papavero
Dai petali scarlatti.
Imparerò a nuotare
Così saprò perché
Vi è dolce abitare negli abissi.
Nel 1959 Salvatore Quasimodo fu insignito del premio Nobel per la letteratura con la motivazione:Per la sua poetica lirica, che con ardente classicità esprime le tragiche esperienze della vita dei nostri tempi. Quasimodo nacque a Modica nella parte meridionale della Sicilia. Girovagò molto al seguito del padre ferroviere rimanendo sempre legato alla terra d’origine come è possibile ricavare da molte sue composizioni. Per conoscere di più su Quasimodo clicca su questo link.
La sua Lettera alla madre è una composizione di raro lirismo. Non usa mai la parola mamma, bensì madre come a nobilitarne il significato sottraendolo alle smancerie che spesso si associano alla parola mamma. prima parla di sè stesso e della vita di stenti che vive a Milano; poi la ringrazia per averlo dotato di quel senso dell’ironia che aiuta ad affrontare gli stenti fino a salvare da pianti e da dolori.
«Mater dolcissima, ora scendono le nebbie,
il Naviglio urta confusamente sulle dighe,
gli alberi si gonfiano d’acqua, bruciano di neve;
non sono triste nel Nord: non sono
in pace con me, ma non aspetto
perdono da nessuno, molti mi devono lacrime
da uomo a uomo. (continua…)
Non cesserete dall’uccisione che ha un’eco funesta? Non vedete
che vi divorate reciprocamente per la cecità della mente?
Il padre sollevato l’amato figlio, che ha mutato aspetto, lo
immola pregando, grande stolto! e sono in imbarazzo coloro che
sacrificano l’implorante; ma quello, sordo ai clamori dopo averlo
immolato prepara l’infausto banchetto nella casa.
E allo stesso modo il figlio prendendo il padre e i fanciulli e
la madre, dopo averne strappata la vita, mangiano le loro carni.
Come quando taluno pensando al suo cammino si apparecchia lume,
nella notte tempestosa, splendore di ardente fuoco,
adattando la lucerna che tutte le aure trattiene
e disperde il soffio dei venti impetuosi,
e la luce che fuori ne balza, quanto più è sottile,
rifulge nella casa con infaticabili raggi:
così allora il fuoco primevo costretto in membrane
e in tuniche sottili si appiattò nella rotonda pupilla;
ed esse erano traforate da meravigliosi canali
che il gorgo trattenevano dell’acqua intorno fluente,
ma fuori lasciavano passare il fuoco quanto più era sottile.
Teoria del filosofo Manlio Sgalambro sulla Sicilia e i siciliani
Teoria del fisosofo siciliano, noto anche per le sue collaborazioni con Franco Battiato.
“Là dove domina l’elemento insulare è impossibile salvarsi. Ogni isola attende impaziente di inabissarsi. Una teoria dell’isola è segnata da questa certezza. Un’isola può sempre sparire. Entità talattica, essa si sorregge sui flutti, sull’instabile. Per ogni isola vale la metafora della nave: vi incombe il naufragio. Il sentimento insulare è un oscuro impulso verso l’estinzione. L’angoscia dello stare in un’isola come modo di vivere rivela l’impossibilità di sfuggirvi come sentimento primordiale. La volontà di sparire è l’essenza esoterica della Sicilia. Poiché ogni isolano non avrebbe voluto nascere, egli vive come chi non vorrebbe vivere: la storia gli passa accanto con i suoi odiosi rumori ma dietro il tumulto dell’apparenza si cela una quiete profonda. Vanità delle vanità è ogni storia. La presenza della catastrofe nell’anima siciliana si esprime nei suoi ideali vegetali, nel suo taedium storico, fattispecie del nirvana. La Sicilia esiste solo come fenomeno estetico. Solo nel momento felice dell’arte questisola è vera.”