Il comune di Catania conta quasi 300.000 abitanti, ed è il secondo comune della Sicilia per popolazione e per densità abitativa. Catania è la più popolata delle città italiane che non sono capoluogo di regione e l’agglomerato urbano comprende una popolazione di circa 580.000 abitanti, mentre l’area metropolitana ne conta circa 750.000.
Catania è stata distrutta più volte da eruzioni vulcaniche (la più imponente, in epoca storica, è quella del 1669) e da terremoti (i più catastrofici ricordati sono stati quelli del 1169 e del 1693).
Il suo centro storico è stato dichiarato patrimonio dell’umanità, assieme ai sette comuni del Val di Noto, nel 2002.
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Come la trama di una storia lo sfilato siciliano racconta di un tempo passato, quando le nostre nonne ancora fanciulle praticavano l’arte del ricamo. In ogni casa si trovavano aghi, fili e telai, in ogni famiglia le donne si tramandavano la cultura del ricamo; così alla sera quando l’aria diventava più fresca ci si riuniva in cortile o davanti la porta di casa per sfilare e tessere in compagnia di altre donne, delle vicine, forse piuttosto per chiacchierare del più e del meno, di quello o di quell’altra, di notizie che non si trovavano nei quotidiani, ma nella bocca della gente. Tra una parola e l’altra si decoravano tende, copriletti e servizi da tavola per la propria casa, ma soprattutto per la dote della figlia che prima o poi avrebbe dovuto maritarsi.
Da ogni telaio veniva fuori una rete d’intrecci che, giorno per giorno, si definivano sempre di più, fino a mostrarne il disegno nella sua completezza: puttini, vasi fiorati e ornamenti barocchi.
Oggi quest’arte non è più diffusa come un tempo, sono poche le donne che ancora la praticano, forse perché la nostra società va verso un mondo che tende alla globalizzazione, forse perché il cortile non è più un luogo di chiacchera; ma basta vedere una di queste opere per percepirne il valore artistico e storico, basta uno sguardo per cogliere la pregiata armonia del disegno e la minuziosità del lavoro.
Bisogna allora recuperare questa pratica per far conoscere il patrimonio di una storia che è parte della Sicilia di oggi, parte dell’artigianato che vive nei vicoli di paese e nelle borgate cittadine, in cui possiamo ancora ritrovare il particolare, elemento essenziale della storia del mondo. (continua…)
La dimora di Donnafugata, impropriamente definita “castello”, fu, nella volontà e per decisione dei suoi realizzatori, una splendida casa di villeggiatura. Caratterizzato da un’architettura eclettica è il risultato della successione e della sovrapposizione di interventi voluti dai diversi proprietari. Agli inizi del XIX secolo Don Francesco Maria Arezzo, barone di Donnafugata cominciò ad accrescere il patrimonio abitativo all’interno del feudo.
Ecco come prese corpo il sontuoso edificio che nel sogno del figlio Corrado, figlio di Francesco Maria, nato a Ragusa Ibla nel 1824, uomo di grande prestigio che seppe interpretare in modo esaltante il ruolo che la società e la storia gli assegnavano: politico, poeta, letterato, collezionista d’arte, imprenditore coraggioso e creativo (si direbbe “un attento innovatore”), si materializzò nell’edificio come ancora sopravvive. (continua…)
La Valle dei Templi è un sito archeologico risalente al periodo della Magna Grecia, ubicato nei pressi di Agrigento, in Sicilia. Dal 1997 è stata inserita nella lista dei luoghi Patrimonio mondiale dell’umanità, redatta dall’UNESCO.
La Valle dei Templi è considerata un’ambita meta turistica, oltre alla più elevata fonte di turismo per l’intera città di Agrigento e una delle principali di tutta la Sicilia.
Mappa della Valle dei Templi
La Valle dei Templi è caratterizzata dai resti di ben sette templi in stile dorico: le loro denominazioni e relative identificazioni, tranne quella dell’Olympeion, si presumono essere pure speculazioni umanistiche, che sono però rimaste nell’uso comune.
Il Tempio di Hera Lacinia, dedicato all’omonima dea greca, fu costruito nel V secolo a.C. e incendiato nel 406 dai cartaginesi. Era il tempio in cui di solito si celebravano le nozze.
Il Tempio della Concordia, il cui nome deriva da un’iscrizione latina ritrovata nelle vicinanze dello stesso tempio, costruito anch’esso nel V secolo. Attualmente è con ogni probabilità quello meglio conservato. Fu trasformato in tempio sacro nel VI secolo d.C.
Il Tempio di Eracle, il più antico, era dedicato alla venerazione del dio Eracle (o Ercole), uno dei più rispettati dagli abitanti dell’antica Akragas. Distrutto da un terremoto, è oggi formato da appena otto colonne.
Il Tempio di Zeus Olimpico (Giove), edificato per onorare l’omonimo dio dopo la vittoria del 480 a.C. sui cartaginesi, è caratterizzato dalla presenza dei cosiddetti telamoni, statue di notevoli dimensioni con sembianze umane.
Il Tempio dei Dioscuri (o di Castore e Polluce) fu costruito per onorare i due gemelli figli di Sparta e Giove. Restano appena quattro colonne. È il simbolo della città di Agrigento.
Il Tempio di Vulcano, anch’esso risalente al V secolo, che si pensa essere una delle costruzione più imponenti della valle, è però uno dei templi più danneggiati dal tempo e dai fenomeni naturali.
Il Tempio di Esculapio, costruito lontano dalle mura delle città, era luogo di pellegrinaggio dei malati in ricerca di guarigione.
La valle dei Templi inoltre ospita la tomba di Terone, un monumento di tufo di notevoli dimensioni a forma di piramide, che si pensa eretto per ricordare i caduti della Seconda guerra punica.
Si può proprio dire: i palermitani nulla imparano dalla storia!
La sempiterna morsa della MUNNIZZA non è affatto una novità per la città: appunto il problema in questi giorni riemerge più che mai, sia olfattivamente, sia visivamente. Certo è notoriamente diffuso pensare per i miei concittadini a cassonetti e cestini solamente come optional decorativi stradali! A cosa è riconducibile tutto ciò? Alla grascia dei palermitani? O, come diciano noialtri, ” il pesce fete sempre dalla testa” e quindi ai loro amministratori? La verità si trova sempre nel mezzo.
Solo un caso risulta documentabile sulla annosa vicenda dei rifiuti in cui i nostri governanti abbiano veramente tentato di risolvere il problema della spazzatura per le vie.