Il Museo Abatellis, tramite un allestimento creato per l’ occasione, ha permesso di rendere visibile, nella città di Palermo, I Musici, un’ importante tela di Michelangelo Merisi da Caravaggio, passato alla memoria della Storia dell’Arte con il semplice nome di Caravaggio. dopo la tragica morte avvenuta a Porto Sant’ Ercole, in seguito ad una fuga sofferta da Roma che lo condusse a Malta ed in Sicilia. (continua…)
Passati il Giorno di Ognissanti e la Festa dei Morti, la Sicilia, terra dove tradizione, religione e folklore vivono sempre insieme, a Novembre, mese di passaggio che conduce ai rigori invernali e mese in cui si effettua la svinatura, feste e sagre luculliane non mancano mai.
Festività ritenuta molto importante dai siciliani, è quella in onore di San Martino, nella cosiddetta Estate di san Martino, celebrata l’11 Novembre.
Era considerato in passato un giorno particolarmente importante perché quel giorno si facevano iniziare tutte le attività pubbliche e private di rilievo come quella dei tribunali, delle scuole, il pagamento dei fitti e delle locazioni. Insomma nessuna occasione era migliore per festeggiare l’importante ricorrenza con l’assaggio del prodotto più tipico della stagione: il vino.
Secondo un antico proverbio contadino “a San Martino ogni mustu diventa vinu“. Nel periodo di San Martino infatti, il mosto ha finito di fermentare e quindi può essere assaggiato per la prima volta, magari accompagnato a qualcuno dei piatti tradizionali dell’autunno.
La festa oggi è ancora molto sentita a Palermo tanto che per l’occasione le industrie vinicole della provincia aprono le porte delle loro cantine per far degustare il vino novello. San Martino è definito infatti, il patrono degli ubriaconi, che affollavano le varie ”taverne” della città mangiando verdure cotte come ”cardoni” (cardi), ”vruocculi” (broccoli) e uova sode. (continua…)
Essere cristiani osservanti non serve, aver fede non serve, ma è inevitabile rimanere attoniti, con tante parole che affollano la mente, con lo sguardo fisso nel suo sguardo che inevitabilmente ti trova, ti cattura e si racconta con tutto se stesso con tutta la sua bellezza, con tutta la sua luce. Un universo intero dove convivono sacro – profano e gioioso, artisticamente parlando, e ti entra dentro.
E’ il volto radioso del Cristo della Cappella Palatina, severo della Martorana e di Monreale, dolce di Cefalù. Unione tutti di un’unica simbologia, quella del Pantocrator ” signore di tutte le cose” o più semplicemente “Onnipotente”, raffigurato nei ricchi mosaici dorati che decorano le più grandi chiese del palermitano. Sintesi teologica straordinaria, non solo da leggere ma soprattutto da contemplare. Il volto radioso del Cristo-Luce del racconto della Trasfigurazione, Il volto del Salvatore insieme maestoso e dolce. (continua…)
Solo stupore davanti a tanta magnificenza, unito ad un incontrollabile senso di vertigine assalì Reinhold Wurth, magnate tedesco col cuore d’artista, che nel 2000, entrando all’interno di questa gemma dell’architettura normanna di sicilia, che è la Cappella Palatina, rimase senza fiato confermando le parole di Guy de Maupassant: “La più bella che esista al mondo, il più incredibile gioiello religioso che sia stato immaginato dall’animo umano ed eseguito da mano d’artista”. Quella di Wurth è la storia di un innamoramento e quando nel settembre del 2002 sentì, dai media di tutto il mondo, dei danni che la Cappella aveva subito in seguito al terremoto, non esitò e nel 2003 s’impegnò a pagare i costosi lavori di restauro. Da un anno i lavori si sono conclusi ed è meraviglioso vederla attraverso gli occhi dei turisti che conduco; vederli tutti con le teste per aria, smarriti davanti a tanto tanto splendore, e sentire dalle loro voci che mai avevano visto una chiesa di tale bellezza. Da palermitano riconosco la malia che ogni giorno si ripete per tutti quelli che visitano la Cappella Palatina e sento il dovere di ringraziare colui che ha reso possibile questa magia regalandola al mondo. Da BlogSicilia.eu grazie Reinhold Wurth. (continua…)
Nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968 un violento sisma, di magnitudo 6.0 Richter e con effetti all’epicentro del IX° Mercalli, colpisce una vasta area della Sicilia occidentale compresa tra le province di Palermo, Agrigento e Trapani. Tra i quattordici centri colpiti alcuni risultano completamente distrutti: Gibellina, Poggioreale, Salaparuta, Montevago…, troppe voci, tutte in una notte, si alzarono verso il cielo, ma le cronache dei fatti dell’Abruzzo ci possono dare un chiaro esempio di quello che è successo quella notte. Il sindaco di Gibellina di allora, Ludovico Corrao, oltre a chiedere per i suoi cittadini tutto quello che necessitavano, chiamò a raccolta Pietro Consagra, Carlo Accardi, Arnaldo Pomodoro, Mimmo Paladino, Vittorio Gregotti e tanti altri…, chiamò a raccolta L’ARTE per combattere il senso di morte che si respirava nella sua città. Sicuramente bene Ludovico Corrao aveva imparato la lezione dalla storia, di come un medesimo cataclisma nel 1693 mortifico la Val di Noto, e di come dalle ceneri di città, risorse attraverso l’arte la vita in quel Tardo-Barocco dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’umanità. Fu chiamato anche Alberto Burri, ma solo lui non volle che la sua opera fosse realizzata nella nuova città che si andava definendo. (continua…)
I Quattro Canti o Piazza Vigliena sono i quattro prospetti architettonici che rappresentano il cuore di Palermo, all’incrocio fra i due principali assi viari della città: la via Maqueda, a metà della sua lunghezza, e il Cassaro, la più antica strada di Palermo, anch’esso a metà del suo tragitto.
Si tratta di prospetti barocchi realizzati tra il 1609 e il 1620 e costituiti da quattro ordini, sormontati dagli stemmi reali, senatorio e viceregio scolpiti in marmo bianco e decorati secondo un principio di ascensione dalla Natura al Cielo.
Nell’ordine superiore sono raffigurate le quattro sante palermitane, Agata, Ninfa, Oliva e Cristina, patrone della città prima dell’avvento di Santa Rosalia. L’ordine inferiore, in stile ionico, ospita le statue di Carlo V, Filippo II, Filippo III e Filippo IV. Un ordine in stile dorico decorato dalle stagioni (rappresentate da Eolo, Venere, Cerere e Bacco) sovrasta infine il piano inferiore dalle fontane, che rappresentano i quattro fiumi della città antica: Oreto, Kemonia, Pannaria e Papireto.
Nelle foto che seguono alcuni particolari delle quattro fontane, così come appaiono a chi vi passa davanti. Quattro facce che esprimono emozioni molto diverse tra loro. (continua…)
Nel video, realizzato da un amatore e caricato in questo canale youtube, vedete la parte finale dei giochi pirotecnici per la festa di Santa Rosalia. Il gran finale dei fuochi d’artificio è conosciuto a Palermo come la “masculiata“.
La festa è una delle più antiche e partecipate del Mediterraneo, celebre per il suo fasto in tutta Europa, raccontata dai grandi viaggiatori del ’700 e dell’800. Una festa che ricorda la morte e la rinascita di Palermo attraverso il racconto della terribile epidemia di peste del 1624, debellata per intercessione della fanciulla eremita sul Monte Pellegrino, e che le valse eterna riconoscenza da parte della città, che la scelse come patrona, dedicandole “u fistinu”, che si celebra dall’10 al 15 Luglio.
La notte del 14 luglio la festa giunge all’apice, con una solenne processione dal Palazzo dei Normanni, lungo l’antico asse viario del Cassaro fino al mare, passando attraverso Porta Felice, secondo un itinerario ideale dalla morte (la peste) alla vita (la luce dei fuochi d’artificio in riva al mare).
La processione, composta da un carro trionfale con la statua della santa, trainato da buoi, e da carri allegorici, si ferma davanti alla Cattedrale, ai quattro canti (momento in cui, tradizionalmente, il sindaco in carica depone dei fiori ai piedi della statua della Santa gridando “Viva Palermo e Santa Rosalia!“) e alla Marina, dove ha luogo un grande spettacolo pirotecnico (10.000 tubi di lancio nel 2005) accompagnato da musica sinfonica eseguita dal vivo. (continua…)
A Palermo siamo davvero preoccupati. Da anni abbiamo dato mandato ai nostri governanti di trasformare la città in una cloaca e, adesso che ci sono riusciti, rischiamo che la notizia rimanga confinata nel perimetro dell’Isola. Tra qualche mese le strade saranno invase dalla spazzatura ancor più di quanto non si vede in questo video. Succede infatti che, come si sapeva già da almeno un triennio, il sito dove viene trasportata la spazzatura prodotta in città ed in alcuni paesi limitrofi, dovrà essere chiuso per saturazione.
Nel frattempo i responsabili del servizio di smaltimento dei rifiuti non si può dire che siano stati con le mani in mano. Hanno aperto una sede in Dubai (per farci cosa non l’ha ancora capito nessuno) ed hanno lavorato alacremente per assicurarsi che la responsabilità del cataclisma che si annuncia possa essere addebitato a qualcun altro.
Secondo la tradizione orale raccolta dal Marchese di Villabianca nei suoi “Opuscoli Palermitani”, i Beati Paoli erano una società segreta nata con l’obiettivo di riparare ai torti subiti dalla povera gente a causa dello strapotere dei nobili.
In realtà si sa ben poco sulla reale natura di tale misteriosa consorteria, attiva nella città di Palermo tra la fine del XV e la metà del XVI secolo. Ciononostante, il mito dei Beati Paoli è ben radicato nell’immaginario collettivo dei palermitani, complice il ritrovamento del suggestivo antro che si suppone abbia ospitato le assemblee notturne degli appartenenti alla setta.
Il cosiddetto covo dei Beati Paoli è una cavità sotteranea nel rione Capo, sede di uno dei mercati storici un tempo più fiorenti della città. Di recente è stata riportata alla luce ad opera del geologo Pietro Todaro su commissione del comune di Palermo.
Spettacolo “Viva Palermo e Santa Rosalia” di Ciprì&Maresco con Mimmo Cuticchio e Franco Scaldati. Musica di Salvatore Bonafede & Enrico Rava Bologna. Spettacolo del 30 maggio 2005
U Sfinciuni, alcuni storpiano anche in spinciuni, ma se vogliamo proprio italianizzarlo diventa sfincione. Cibo da strada tipico di Palermo, ma diffuso con diverse varianti in tutta la Sicilia occidentale. L’invenzione pare si debba attribuire alle suore del monastero di San Vito di Palermo, che racconti narrano di come le monache usavano farcirlo, per renderlo più appetitoso e sostanzioso, con polpa di maiale e salsiccia. Nell’agrigentino, invece, si prepara con le patate, pomodoro, olive nere, cipolle e pecorino. A Trapani la ricetta è più simile a quella della capitale isolana; solo farina di frumento per la pasta, mentre per il condimento, cipolle affettate finemente e fatte appassire a fuoco lento in padella con acqua, poi si aggiunge pomodoro fresco, acciughe, caciocavallo e cotto per 40 minuti. A Palermo invece, (continua…)
Intervistato mentre rendeva omaggio al povero Enzo Fragalà, il presidente del Senato Renato Schifani ha detto che questa non era la sua Palermo, la Palermo gentile che lui conosceva. Vorremmo che questa Palermo egli ce la raccontasse con più dettagli; la sua Palermo pulita, ordinata, laboriosa, liberata dal pizzo e dalla corruzione, dove chi prova soltanto a prevaricare sugli altri viene immediatamente isolato e punito. Sembrava di rileggere “Davanti a San Guido” di Giosuè Carducci, la mirabile composizione nella quale il poeta rivive con nostalgia i momenti spensierati della sua infanzia. Soltanto che, a meno che il senatore non sia ultracentenario ed abbia ricordi di tempi nei quali noi non c’eravamo e dei quali non possiamo portare testimonianza, la Palermo da lui evocata esiste soltanto nella sua immaginazione o nei suoi sogni. Dalla seconda carica dello Stato, peraltro cittadino palermitano, c’era da attendersi qualcosa di meglio che un pò di trita retorica.
Edoardo Bennato canta che “Chi è normale non ha molta fantasia”. Egli forse non lo sa, ma questo pensiero proietta i governanti della città di Palermo nell’empireo degli uomini di fantasia sconfinata. Risolto il problema della spazzatura nel senso che la città ne è inondata, ma i cittadini si stanno abituando e quindi basterà attendere qualche giorno ancora perchè il problema possa considerarsi risolto, adesso questi solerti governanti si trovano di fronte alla questione delle polveri sottili che obbligano ad un intervento sul traffico automobilistico. Così ogni giorno un’ipotesi nuova. Targhe alterne senza eccezione alcuna dalle 8 del mattino fino alle 20 della sera. No, meglio escludere dalle restrizioni le auto Euro 4. Altro ripensamento: non dalle 8, ma dalle 9 del mattino con pausa pranzo dalle 13 alle 15. Un’altra ipotesi ancora: iniziamo il 15 marzo e non il primo marzo, vediamo che succede e poi si vedrà. Ogni giorno i quotidiani locali riportano l’ultima novità. La bella città di Palermo, tra le più ricche di storia al mondo, meritava tali governanti? La città di certo no, ma i cittadini si, visto che sono stati proprio loro a eleggerli.
I principali mercati storici di Palermo sono il Ballarò, Il Capo e la Vucciria. Anche se ormai marginali, la Vucciria ormai non esiste quasi più, resistono ancora alle logiche di mercato della grande distribuzione, facendo di Palermo una città atipica rispetto ad altre città europee dove i piccoli esercizi sono stati quasi del tutto sostituiti dai centri commerciali.
Per i mercati storici tra tavole di marmo con pescespada in bella mostra e cassette di prodotti ortofrutticoli di ogni genere si sentono le abbanniate (l’attu d’annunziari lu bannu) le grida cioè dei venditori, che sfidandosi a colpi di decibel, fanno a gara per attirare l’attenzione dei passanti sui propri banchi.
Allegro, vitale, caleidoscopio di colori e voci urlanti. Descrivere Ballarò non è facile, bisogna viverlo, e se si viene a Palermo farsi fagocitare è d’obbligo. Solo così si riesce a comprendere una parte dell’anima della città. Situato nel cuore dell’Albergheria, nei pressi della stazione centrale, si allarga dal Corso Tukory fino a Casa Professa, con un uso di origine araba di inondare la strada di mercanzia: le innumerevoli cassette di legno contengono frutta, verdura, carne, pesce, spezie e tanto altro, merce che viene continuamente abbanniata (in siciliano gridata) in cantilene dalle cadenze orientali, per lodare la buona qualità del prodotto. La gente si accalca in un groviglio di braccia che si tendono verso i banchi stracolmi e di gambe che si affrettano negli acquisti, il tutto risulta un crogiuolo dal sapore di tanti secoli addietro. (continua…)
Dorme o almeno da questa impressione la piccola Rosalia Lombardo. Viso d’angelo, capelli biondi, zigomi paffuti, uno splendido nasino all’insù, un fiocco giallo tra i capelli. “Grande merito, dicono gli studiosi, è l’aver rivolto attenzione all’aspetto estetico per dare l’impressione non di un cadavere ma di un dormiente. Dario Piombino, che lavora a un programma mondiale di ricerche e test con Albert Zink, sul fenomeno della mummificazione, da tempo ricercava la formula segreta di Alfredo Salafia, tassidermista e imbalsamatore palermitano che aveva mantenuto intatto il corpicino di Rosalia Lombardo, morta il 6 dicembre 1920 ad appena due anni. La nipote del Salafia, Anna, gli ha consegnato un manoscritto, in una carpetta blu, dove era contenuta la misteriosa formula, scomparsa con la morte per ictus del Salafia. Una miscela di formalina, glicerina, Sali di zinco, alcool e acido salicilico. Quasi tutti questi ingredienti si usano ancora oggi e a essi si poteva aggiungere un trattamento del volto con paraffina disciolta in etere, giusto per mantenere un aspetto vivo e tondeggiante. Il Salafia con questa formula rivoluzionava le tecniche per immersione adoperate fino allora per avviare il processo di mummificazione. Questa tecnica messa a punto è uno dei primi esempi dell’uso della formaldeide per l’imbalsamazione umana. E’ stato radiografato il corpo con difficoltà perché la bara è circondata dal piombo, sono ben visibili il fegato, il cervello e un polmone. (continua…)
Una visita assolutamente da consigliare, per comprendere meglio l’idea di morte che i siciliani, ed in questo caso i palermitani, atavicamente si tramandano, e per capire quale concetto i nobili e il clero panormiti avevano di se stessi e del loro destino. La visita presso “le Catacombe dei Cappuccini” a Palermo, inizialmente risulta un pugno nello stomaco; non è facile trovarsi faccia a faccia con la morte, ed in questo luogo non è un eufemismo, ma poi la nostra anima viene rapita da quel mondo di volti putrefatti e spontaneamente siamo portati a riflettere sull’aldilà ma anche a sorridere della morte. In effetti assumiamo delle facce buffe da trapassati. Ridere però non è consigliabile in questo luogo, il Cimitero sotterraneo dei Cappuccini impropriamente chiamato “ Catacombe “ ancora oggi viene custodito dai frati francescani (continua…)