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Il Duomo di Cefalù

Cefalu04(js)Per chi arriva da Palermo, la superba cattedrale che sembra adagiata sui tetti delle case dell’antico borgo, e l’imponente rupe che incombe alle sue spalle, sono il biglietto da visita di Cefalù.

Che derivi da greco Kephaloidion (latinizzato Cephaleodium) o dal fenicio Kefa, il nome è connesso alla caratteristica forma di TESTA del promontorio. Ai piedi della rocca la cittadina, dal medioevo in poi, si sviluppò attorno al suo monumento più importante, il Duomo, una delle più belle chiese Normanne di Sicilia.

Prima dell’edificazione del duomo, Cefalù aveva già secoli di storia alle sue spalle. Il primo nucleo urbano viene fatto risalire al V secolo a.C. . Alcune tracce sono riscontrabili sia sul monte, che all’interno dell’abitato. Vicino al duomo sono state trovate due interessanti strade, una ellenistica, l’altra romana del I secolo a.C.. Nella chiesa di Santa Maria della Catena, la parte inferiore di una torre di fortificazione è inglobata al campanile; nei pressi di via Porpora vi è l’unica torre quasi totalmente conservata, e vi si trova anche una postierla. Continue Reading

Bamminiddari tradizione di natale in Sicilia

gesu_bambinoCon i piedi e le mani per aria, addormentato su un cuscino, seduto con il cuore rosso in mano, sdraiato in mezzo a ghirlande di fiori e frutta, nudo o vestito con abiti ricchissimi, di seta e ricami, tra oro e coralli, molto spesso dentro campane di vetro ma il luogo dove tutti noi lo vogliamo sempre vedere è all’interno della mangiatoia tra Maria, Giuseppe, il bue e l’asinello. Ecco un presepe dove naturalmente Gesuzzu Bamminu cioè il Bambinello Gesù è il cardine attorno al quale ruota tutto un mondo agro pastorale che per la prima volta San Francesco D’Assisi realizzò nel 1223. In Sicilia il piccolo Gesù fin dal medioevo era spesso in cera, eseguito con il gusto per i più minuti particolari, la cui produzione si è andata perdendo nel tempo, rappresentano oggi dei veri e propri pezzi da collezione. Custodi di quest’arte sopraffina i cosiddetti “Bamminiddari” e “Ceraiuli“. La tradizione di lavorare la cera – la ceroplastica, parte dal medioevo ed era particolarmente diffusa in Sicilia, da Palermo a Trapani e nella regione Iblea. Attività esercitata prevalentemente nei conventi e nei monasteri, dalla seconda metà del ‘600 divenne una vera e propria arte eseguita da artigiani conosciuti e richiesti in tutta Europa. Continue Reading

Descrizione della campagna palermitana del 977 d.C.

MandariniLa pianura intorno a Palermo è conosciuta come la Conca d’oro, per via delle colorazioni tipiche degli agrumi che un tempo dominavano il paesaggio.

Nel 977 d.C. Ibn Hawqal, viaggiatore musulmano, descrive in questo modo la campagna intorno al capoluogo siciliano.

“Palermo è circondata da numerosi corsi d’acqua che scendono da ovest ad est; la loro corrente è capace di far girare dei mulini che sono infatti attivi in diverse località. Lungo i corsi d’acqua, dalla sorgente fino alla foce, si stendono terreni paludosi coperti da cespugli, dove cresce la canna di Persia, ed esistono giardini da frutta e campi di zucche. In questi terreni si raccoglie soprattutto il papiro, con il quale si fabbricano i rotoli dove scrivere.

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Attorno all’abitato vi sono delle sorgenti meno conosciute, dalle quali si trae grande utilità, come quella del Qadus, a sud, e la Grande Fontana e la Piccola Fontana, situate all’angolo della montagna che incombe sulla città. Esse sono la più grande sorgente del paese. Tutte queste acque sono utilizzate per l’irrigazione dei giardini.

La maggior parte dei corsi d’acqua nei terreni a nord della città sono usate per l’irrigazione dei giardini, a mezzo di norie. Gli abitanti vi possiedono un gran numero di giardini, di grande capacità produttiva; essi sono posti ad una certa distanza dall’acqua e non sono quindi irrigati naturalmente come accade in Siria.”

San Martino – l’11 novembre l’estate ritorna

San Martino di ToursPassati il Giorno di Ognissanti e la Festa dei Morti, la Sicilia, terra dove tradizione, religione e folklore vivono sempre insieme, a Novembre, mese di passaggio che conduce ai rigori invernali e mese in cui si effettua la svinatura, feste e sagre luculliane non mancano mai.
Festività ritenuta molto importante dai siciliani, è quella in onore di San Martino, nella cosiddetta Estate di san Martino, celebrata l’11 Novembre.
Era considerato in passato un giorno particolarmente importante perché quel giorno si facevano iniziare tutte le attività pubbliche e private di rilievo come quella dei tribunali, delle scuole, il pagamento dei fitti e delle locazioni. Insomma nessuna occasione era migliore per festeggiare l’importante ricorrenza  con l’assaggio del prodotto più tipico della stagione: il vino.
Secondo un antico proverbio contadino “a San Martino ogni mustu diventa vinu“. Nel periodo di San Martino infatti, il mosto ha finito di fermentare e quindi può essere assaggiato per la prima volta, magari accompagnato a qualcuno dei piatti tradizionali dell’autunno.
La festa oggi è ancora molto sentita a Palermo tanto che per l’occasione le industrie vinicole della provincia aprono le porte delle loro cantine per far degustare il vino novello. San Martino è definito infatti, il patrono degli ubriaconi, che affollavano le varie ”taverne” della città mangiando verdure cotte come ”cardoni” (cardi), ”vruocculi” (broccoli) e uova sode. Continue Reading

“Ecclesia Munita” la Cattedrale di Palermo, chiesa-fortezza – Itinerario Sabato 22 febbraio

cattedrale-3La Cattedrale di Palermo,”summa” della cultura palermitana, edificio simbolo della memoria storica della città, nel suo carattere di “ecclesia munita”, si caratterizza per i suoi corpi di fabbrica stereometrici e per il suo ricco decorativismo guglielmino.

Voluta da Gualtiero Offamilio arcivescovo di Palermo dal 1169 al 1190, fu consacrata nel 1185, come risulta da un’iscrizione, riferita anche dal Mongitore, in dodici versi elegiaci e abianchi caratteri gotici in campo azzurro, che correva sull’imposta della volta lignea dell’antitutulo e il cui valore decorativosi ricollegava all’ornamentazione epigrafica dell’arte islamica.

Nelle descrizioni dei viaggiatori arabi, la fabbrica è ancora raccontata come chiesa-moschea all’interno della quale era contenuta anche la precedente chiesa premusulmana.
Quivi è la moschea gami che fu un tempo chiesa dei Rum; nella quale si vede un gran santuario. Ho inteso dire da un certo logico che il filosofo dei Greci antichi, ossia Aristotile, giaccia entro una cassa di legno sospesa in codesto santuario che i musulmani hanno mutato in moschea” 977 Ibn Hawqal

Nel medesimo sorge la moschea gami che un tempo fu chiesa cristiana e in oggi è ritornata al quale la dedicarono gli antichi. Mal potrebbe immaginarsi quanto è bello in oggi questo monumento, pei capricci dell’arte, i peregrini lavori, le rarità e le nuovissime specie di figure, dorature, colori ed ornati calligrafici” 1072 Al Idrisi

Dalle fondamenta ai tetti, attraverseremo luoghi di grande suggestione che hanno attraversato i tempi e la storia.
Dal piano antistante, ciò che resta della fabbrica gualtieriana accoglierà i viaggiatori attraverso il portico meridionale del Gambara che, sul modello di antichi codici miniati, si snoda in un percorso iniziatico altamente emozionante.