È il 2 novembre, nessuna meraviglia se in ogni città o paesino della Sicilia si faccia paradossalmente gran festa: scuole chiuse per almeno due giorni, grandi luminarie, bancarelle ovunque stracolme di giocattoli e, in qualche caso come a Palermo e a Catania, una grandiosa “Fiera dei morti” piazzata al centro della città. Lo scopo della fiera è quello di comprare i giocattoli e dolci ai bambini.
L’origine e il significato di quest’usanza ci portano molto indietro nel tempo, si collega certamente a culti greco-romani ed al banchetto funebre un tempo comune a tutti i popoli del bacino del Mediterraneo, in cui si ha ancora un ricordo nel “consulo o cunsulato” siciliano. (continua…)

La Pasqua in Sicilia è una festa religiosa molto sentita e per questo, sopratutto nella settimana che precede la Pasqua,si celebrano riti il cui simbolismo religioso parla di rinnovamento e più propriamente di passaggio (Pasqua in ebraico significa “passaggio”) dalla morte verso la vita. Poichè la Settimana Santa cade tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera,il rinnovamento religioso celebrato dalla Pasqua è accompagnato dal risveglio della natura che in Sicilia è sempre spettacolare. La Settimana Santa comincia con la Domenica delle Palme e si conclude il giorno di Pasqua; durante questo periodo ogni rito si svolge secondo la tradizione cristiana in una commistione di elementi folkloristici e liturgici ufficiali dove sempre il “Bene” trionfa sul “Male”, “l’Angelo sconfigge il “Diavolo “e la “Morte viene sconfitta dalla” Vita”. La commemorazione della Passione e la Resurrezione di Gesù avviene attraverso forme di drammatizzazione antiche . Così la Sicilia diventa un immenso teatro appassionato in cui il dolore per la crocifisssione e la gioia per la resurrezione di Gesù vengono vissuti con grande partecipazione popolare.
La manifestazione più conosciuta del Venerdi Santo è la processione dei Misteri che si svolge a Trapani; il Giovedi Santo si ricordano la rappresentazione dei Misteri di Erice e Marsala.La Domenica delle Palme a Ganci si commemora l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, il Mercoledì a Caltanissetta si svolge il rituale della “Real Maestranza”, a Prizzi e San Fratello il ” Ballo dei Diavoli ” che vengono cacciati via durante una caratteristica lotta tra le forze del bene e del male. Il Giovedì Santo si visitano i Sepolcri, rito caro a tutta la cristianità, ma in alcune Chiese Siciliane le istallazioni sono delle vere opere d’arte.
La Settimana Santa è sicuramente il momento più ricco di manifestazioni in Sicilia: la passione di Cristo e la sua resurrezione sono testimoniate, in modi diversi e a volte singolari, da tradizioni popolari e riti sacri che attirano la curiosità di tanta gente A volte questi riti hanno un sapore pagano: A San Fratello, piccolo comune della provincia di Messina adagiato tra le alture dei Nebrodi si rinnova ogni anno il rito pasquale della Festa dei Giudei . A questa manifestazione partecipano tutti i cittadini: all’alba del Mercoledì Santo fino al venerdì, suggestivi personaggi con costumi variopinti detti ”Giudei”, invadono le vie con suoni e balli, che in verità ricordano più il carnevale che la Pasqua.
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Sul piano della Cattedrale di Palermo si trova anche il Palazzo Arcivescovile. Posiamo il nostro sguardo sul portale principale e precisamente osserviamo l’anta destra del portone: a circa tre metri di altezza, si trova l’elsa di una spada. E’ quanto rimane dell’arma con cui Matteo Bonello, signore di Caccamo, uccise il primo ministro del Re Guglielmo I, Maione di Bari.Come mai l’arcivescovo sentì il bisogno di inchiodare la spada di Bonello sulla porta del suo palazzo?
Facciamo un salto indietro nella storia: Guglielmo I, tutto preso dai suoi piaceri dell’harem e della tavola, regnava con lo sfarzo e il distacco di un sovrano orientale; il governo effettivo era nelle mani del pugliese ammiraglio Maione, che doveva fronteggiare la pericolosa irrequietezza dei nobili e dell’alto clero. (continua…)
Nel V secolo c’è chi vuole Sebastiano, soldato e martire, oriundo di Narbona in Francia; altri ne assicurano invece l’origine spagnola. Educato comunque a Milano, è assai caro all’imperatore Diocleziano che gli affida il comando della prima coorte. Quando Diocleziano che aveva un profondo odio verso i fedeli a Cristo, scoprì che Sebastiano era cristiano esclamò: “Io ti ho sempre tenuto fra i maggiorenti del mio palazzo e tu hai operato nell’ombra contro di me.”; fu quindi da lui condannato a morte, trafitto da frecce. Sempre secondo la leggenda, dopo questo martirio fu abbandonato perché i carnefici lo credettero morto, ma non lo era, e fu amorevolmente curato e riuscì a guarire. (continua…)
La straordinaria suggestione delle immagini, nate dalla creatività, dalla compostezza, dal pathos interpretativo dei personaggi, hanno reso il Presepe Vivente di Custonaci tra i più famosi in Italia . Infatti durante le festività natalizie , per molti fedeli e non , recarsi a visitare il presepe vivente è un appuntmento a cui non si può mancare. Tutto si svolge a qualche chilometro dall piccolo centro trapanese chiamato Custonaci e più precisamente all’interno della spettacolare grotta Mangiapane di Scurati. L’iniziativa nasce solo nel 1983 ma da allora si è ripetuta ogni anno richiamando turisti da tutta la Sicilia e non solo. (continua…)
Salvatore Quasimodo (Modica, 20 agosto 1901 – Napoli, 14 giugno 1968), ormai stabilitosi a Milano, ricorda la sua cara Sicilia. Sono anni in cui l’antica “questione meridionale”, mai risolta, si ripropone con urgenza.
Quasimodo premio Nobel per la letteratura, vive una condizione comune a tutti gli emigranti: egli sente un legame profondo con la sua terra d’origine ma sa che ritornare a viverci vorrebbe dire fare i conti con la disonestà e la miseria.
Lamento per il Sud
La luna rossa, il vento, il tuo colore
di donna del Nord, la distesa di neve…
Il mio cuore è ormai su queste praterie,
in queste acque annuvolate dalle nebbie. (continua…)

Nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968 un violento sisma, di magnitudo 6.0 Richter e con effetti all’epicentro del IX° Mercalli, colpisce una vasta area della Sicilia occidentale compresa tra le province di Palermo, Agrigento e Trapani. Tra i quattordici centri colpiti alcuni risultano completamente distrutti: Gibellina, Poggioreale, Salaparuta, Montevago…, troppe voci, tutte in una notte, si alzarono verso il cielo, ma le cronache dei fatti dell’Abruzzo ci possono dare un chiaro esempio di quello che è successo quella notte. Il sindaco di Gibellina di allora, Ludovico Corrao, oltre a chiedere per i suoi cittadini tutto quello che necessitavano, chiamò a raccolta Pietro Consagra, Carlo Accardi, Arnaldo Pomodoro, Mimmo Paladino, Vittorio Gregotti e tanti altri…, chiamò a raccolta L’ARTE per combattere il senso di morte che si respirava nella sua città. Sicuramente bene Ludovico Corrao aveva imparato la lezione dalla storia, di come un medesimo cataclisma nel 1693 mortifico la Val di Noto, e di come dalle ceneri di città, risorse attraverso l’arte la vita in quel Tardo-Barocco dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’umanità. Fu chiamato anche Alberto Burri, ma solo lui non volle che la sua opera fosse realizzata nella nuova città che si andava definendo. (continua…)
La festa è una delle più antiche e partecipate del Mediterraneo, celebre per il suo fasto in tutta Europa, raccontata dai grandi viaggiatori del ’700 e dell’800. Una festa che ricorda la morte e la rinascita di Palermo attraverso il racconto della terribile epidemia di peste del 1624, debellata per intercessione della fanciulla eremita sul Monte Pellegrino, e che le valse eterna riconoscenza da parte della città, che la scelse come patrona, dedicandole “u fistinu”, che si celebra dall’10 al 15 Luglio.
La notte del 14 luglio la festa giunge all’apice, con una solenne processione dal Palazzo dei Normanni, lungo l’antico asse viario del Cassaro fino al mare, passando attraverso Porta Felice, secondo un itinerario ideale dalla morte (la peste) alla vita (la luce dei fuochi d’artificio in riva al mare).
La processione, composta da un carro trionfale con la statua della santa, trainato da buoi, e da carri allegorici, si ferma davanti alla Cattedrale, ai quattro canti (momento in cui, tradizionalmente, il sindaco in carica depone dei fiori ai piedi della statua della Santa gridando “Viva Palermo e Santa Rosalia!“) e alla Marina, dove ha luogo un grande spettacolo pirotecnico (10.000 tubi di lancio nel 2005) accompagnato da musica sinfonica eseguita dal vivo. (continua…)
Nel 1959 Salvatore Quasimodo fu insignito del premio Nobel per la letteratura con la motivazione:Per la sua poetica lirica, che con ardente classicità esprime le tragiche esperienze della vita dei nostri tempi. Quasimodo nacque a Modica nella parte meridionale della Sicilia. Girovagò molto al seguito del padre ferroviere rimanendo sempre legato alla terra d’origine come è possibile ricavare da molte sue composizioni. Per conoscere di più su Quasimodo clicca su questo link.
La sua Lettera alla madre è una composizione di raro lirismo. Non usa mai la parola mamma, bensì madre come a nobilitarne il significato sottraendolo alle smancerie che spesso si associano alla parola mamma. prima parla di sè stesso e della vita di stenti che vive a Milano; poi la ringrazia per averlo dotato di quel senso dell’ironia che aiuta ad affrontare gli stenti fino a salvare da pianti e da dolori.
«Mater dolcissima, ora scendono le nebbie,
il Naviglio urta confusamente sulle dighe,
gli alberi si gonfiano d’acqua, bruciano di neve;
non sono triste nel Nord: non sono
in pace con me, ma non aspetto
perdono da nessuno, molti mi devono lacrime
da uomo a uomo. (continua…)
Città legata al mare, il nome di Trapani evoca ancora oggi memorie di maestri orafi e corallai, rinvia a fortune di pirati e tonnaroti, oggi anche alla vela, ma forse nessun altra sembra aver costruito un indissolubile legame con la città ed il suo popolo come i riti dei Misteri del Venerdì Santo. L’analisi di questa festa offre una chiave di lettura che dilata le sue maglie attraverso vicende storiche, economiche, sociali, in un palinsesto di simbolismi e riti. Per i Trapanesi la festa è per antonomasia la ricorrenza dei Misteri e la processione che si dispiega, il lento procedere dei gruppi statuari, è il collante naturale che ogni anno convoca tutta la città sotto il segno della fede. L’origine della processione è da farsi risalire molto probabilmente alla casazze genovesi, che nel cinquecento erano sacre rappresentazioni di carattere penitenziale già attestate a Palermo da un diarista citato dal Pitrè. (continua…)
Continuando il racconto precedente su Empedocle di Agrigento, iniziato in questo post, qui riassumo brevemente il pensiero del filosofo Empedocle e riporto alcuni dei suoi versi poetici, già molto apprezzati nell’antichità da Cicerone. Con Parmenide Empedocle ammette che l’essere, nella sua perfezione non ha nascita e morte, ma ammette anche una dinamica interna nella realtà determinata dalla lotta tra due forze cosmiche in contrapposizione: philìa a e neikos, cioè amore, unione, costruzione da un lato e odio, contesa, distruzione dall’altro. Dove predomina philìa prevale mescolanza, composizione e unione, mentre neikos agisce per rompere l’unione e portare discordia e separazione. Empedocle inoltre interpretò la realtà fisica come originata non da un solo elemento, come i filosofi che l’avevano preceduto, ma dai quattro elementi fondamentali acqua, aria, terra e fuoco. Oggi sappiamo moltissime cose in più sulla nostra realtà fisica. Sappiamo bene che il fuoco non è un elemento e che i mattoncini della fisica, gli atomi, ordinati sulla tavola periodica di Mendeleev in base alle loro proprietà interne, sono oltre cento. L’agrigentino Empedocle fu tra i primi a intuire che il mondo fisico potesse risultare dalla mescolanza di più elementi diversi, anche in questo sta la sua grandezza. (continua…)
Degli insegnamenti che ho ricevuto da Leonardo Sciascia, essere parco nell’uso degli aggettivi e degli avverbi resta uno dei più decisivi. Mi è perciò difficile parlare dell’uomo e della sua opera, impedito in certo modo nell’uso di aggettivi pur necessari. È il limite che si pone a chi, sollecitato dall’urgenza degli affetti e dei ricordi, di aggettivi non riesce a fare a meno. Non ne ha saputo fare a meno un altro grande scrittore siciliano e suo amico, Enzo Consolo, che nel ricordarlo ha parlato di un uomo e di un intellettuale non solo cristallino, onesto, generoso, ma anche coscienziale. Ecco, Consolo ha saputo trovare l’aggettivo che da solo contiene le parole essenziali per esprimere l’impegno umano e intellettuale di Sciascia. Sono parole come “verità”, “ironia”, “pietà”: parole che noi usiamo e dispensiamo nella banalità de quotidiano, e che solo Sciascia sapeva ricaricare di senso, praticandole non solo con lucida intelligenza, ma anche e soprattutto con alta coscienza morale. (continua…)
Leonardo Sciascia (1921 – 1989), lo scrittore siciliano che descrisse i siciliani e la loro particolare condizione di “sicilitudine”, in alcune sue citazioni:
- Ce ne ricorderemo, di questo pianeta.
- È una cosa talmente semplice fare all’amore… È come aver sete e bere. Non c’è niente di più semplice che aver sete e bere; essere soddisfatti nel bere e nell’aver bevuto; non aver più sete. Semplicissimo. (da Todo modo)
- Il cretino di sinistra ha una spiccata tendenza verso tutto ciò che è difficile. Crede che la difficoltà sia profondità. (citato in Sergio Ricossa, Straborghese, Editoriale Nuova, Milano 1980)
- La sicurezza del potere si fonda sull’insicurezza dei cittadini. (da Il cavaliere e la morte)
- Poiché nulla di sé e del mondo sa la generalità degli uomini, se la letteratura non glielo apprende. (da La strega e il capitano, Adelphi)
- Ad un certo punto della vita non è la speranza l’ultima a morire, ma il morire è l’ultima speranza. (da Una storia semplice, Adelphi)
A proteggere l’isola dalla furia rovinosa del suo splendido vulcano, l’Etna, fermando le sue lave che tutto ingoiano, per secoli si è frapposta Sant’Agata, che vigila e preserva Catania e tutti i paesi ad essa vicina. Ma non solo, Agata si fa carico e protegge i suoi fedeli anche da terremoti, pestilenze, inondazioni, o più semplicemente il seno di quelle donne che in lei trovano consolazione. Tutti i catanesi dal 3 al 5 di febbraio mostrano una venerazione ed una fede straordinaria ed incrollabile verso la loro santa patrona, ed a lei tributano una festa che trova una enorme partecipazione popolare e una grande devozione. Sono giorni da non perdere se si ci trova a passare per la città etnea, per partecipare ad un evento sacro tra i più belli della Sicilia. Secondo la Passio sanctae Agatae, Agata apparteneva ad una nobile famiglia catanese, di lei si innamora il proconsole Quinziano, a quei tempi prefetto in Sicilia. La giovane donna rifiuta le lusinghe del togato e ne scatena le ire. (continua…)

Platone in Sicilia
Altro che “viaggi estremi”, come si direbbe oggi. Né la tratta in schiavitù, né la prigione, né il rischio della condanna a morte fermarono Platone dal ritornare in Sicilia, più precisamente a Siracusa al tempo della tirannide di Dionisio prima e di Dionisio il giovane dopo.
Il filosofo non fu mosso tanto dalla ricerca dell’avventura quanto piuttosto dai nobili sentimenti della curiosità scientifica e dell’amicizia per i quali corse consapevolmente i rischi più gravi. In qualche maniera ci ricorda Ulisse. Ma è necessaria una premessa.
Il grande filosofo ateniese pensava, o meglio s’illudeva, che potesse esistere uno Stato perfetto nel quale i cittadini fossero soddisfatti nei loro bisogni primari e nessuno si arricchisse a scapito degli altri. I duemila e passa anni successivi al tempo in cui è vissuto Platone hanno dimostrato che ancora questo Stato dev’essere inventato. Platone fondava la sua tesi sul convincimento che la corruzione dei governanti nasce dall’importanza che essi danno alle ricchezze materiali. E quindi ecco la soluzione. Assegnare le responsabilità di governo a chi attribuisce poca importanza al denaro. Queste persone esistono, egli sosteneva, e sono i filosofi. Bastava quindi che il governo fosse assegnato ai filosofi o che si trasformassero in filosofi quelli che già stavano al governo, ed ecco che il gioco era fatto. Ma Platone non si limitava a filosofare. Egli voleva anche una realizzazione concreta delle sue idee. (continua…)
Dorme o almeno da questa impressione la piccola Rosalia Lombardo. Viso d’angelo, capelli biondi, zigomi paffuti, uno splendido nasino all’insù, un fiocco giallo tra i capelli. “Grande merito, dicono gli studiosi, è l’aver rivolto attenzione all’aspetto estetico per dare l’impressione non di un cadavere ma di un dormiente. Dario Piombino, che lavora a un programma mondiale di ricerche e test con Albert Zink, sul fenomeno della mummificazione, da tempo ricercava la formula segreta di Alfredo Salafia, tassidermista e imbalsamatore palermitano che aveva mantenuto intatto il corpicino di Rosalia Lombardo, morta il 6 dicembre 1920 ad appena due anni. La nipote del Salafia, Anna, gli ha consegnato un manoscritto, in una carpetta blu, dove era contenuta la misteriosa formula, scomparsa con la morte per ictus del Salafia. Una miscela di formalina, glicerina, Sali di zinco, alcool e acido salicilico. Quasi tutti questi ingredienti si usano ancora oggi e a essi si poteva aggiungere un trattamento del volto con paraffina disciolta in etere, giusto per mantenere un aspetto vivo e tondeggiante. Il Salafia con questa formula rivoluzionava le tecniche per immersione adoperate fino allora per avviare il processo di mummificazione. Questa tecnica messa a punto è uno dei primi esempi dell’uso della formaldeide per l’imbalsamazione umana. E’ stato radiografato il corpo con difficoltà perché la bara è circondata dal piombo, sono ben visibili il fegato, il cervello e un polmone. (continua…)
Una visita assolutamente da consigliare, per comprendere meglio l’idea di morte che i siciliani, ed in questo caso i palermitani, atavicamente si tramandano, e per capire quale concetto i nobili e il clero panormiti avevano di se stessi e del loro destino. La visita presso “le Catacombe dei Cappuccini” a Palermo, inizialmente risulta un pugno nello stomaco; non è facile trovarsi faccia a faccia con la morte, ed in questo luogo non è un eufemismo, ma poi la nostra anima viene rapita da quel mondo di volti putrefatti e spontaneamente siamo portati a riflettere sull’aldilà ma anche a sorridere della morte. In effetti assumiamo delle facce buffe da trapassati. Ridere però non è consigliabile in questo luogo, il Cimitero sotterraneo dei Cappuccini impropriamente chiamato “ Catacombe “ ancora oggi viene custodito dai frati francescani (continua…)
“Corpi umani che diventano rovine” queste le visioni di Daniele Ciprì e Franco Maresco – scoperti da Enrico Ghezzi e inseriti all’interno del programma televisivo Blob, in onda su Rai3, si presentano come una variante delle teorie del Trash del momento, comparendo con i loro sketch grotteschi e crudi.
Il loro lavoro, sotto una visione di insieme, apre una finestra verso un mondo artistico, un mondo sub-umano, un mondo a parte, un mondo trascurato, dimenticato, fatto di segni, fatto di brutti, di sporchi e cattivi. Cipri e Maresco non sanno si ripetere all’infinito sempre la stessa cosa: divorare-digerire-espellere. I selvaggi, unicamente uomini, che popolano i film dei due palermitani, portano alle estreme conseguenze quel corteggiamento della morte che è cosi radicata alla cultura isolana e incarnano quella “pena di vivere” che un grande scrittore siciliano come Pirandello (continua…)