Ilda Boccassini, in un’intervista a La Repubblica del maggio 2002 in occasione dell’affissione di targa in memoria di Giovanni Falcone al ministero della Giustizia: « Né il Paese né la magistratura né il potere, quale ne sia il segno politico, hanno saputo accettare le idee di Falcone, in vita, e più che comprenderle, in morte, se ne appropriano a piene mani, deformandole secondo la convenienza del momento.[...] Non c’è stato uomo la cui fiducia e amicizia è stata tradita con più determinazione e malignità. Eppure le cattedrali e i convegni, anno dopo anno, sono sempre affollati di “amici” che magari, con Falcone vivo, sono stati i burattinai o i burattini di qualche indegna campagna di calunnie e insinuazioni che lo ha colpito » (continua…)
Martedì 11 maggio gli studenti delle scuole di Palermo incontrano
al “Bellini” il Procuratore Capo Francesco Messineo
L’iniziativa a Palermo per il decennale del Teatro dei Due Mari
Palermo. Il teatro sposa la legalità: un binomio importante per le nuove generazioni che nella rilettura dei classici trovano spunti per riflettere su temi scottanti di cronaca e di attualità.
«Lo scontro Stato – mafia nella Grecia classica» è il titolo della giornata di studi che si svolgerà martedì 11 maggio a Palermo. Gli studenti delle scuole palermitane affronteranno il tema con un ospite d’eccezione: il Procuratore Capo della Repubblica di Palermo, Francesco Messineo. L’appuntamento, promosso dall’Associazione Teatro dei due Mari, con la collaborazione del Teatro Biondo di Palermo, è alle 11.15 al teatro Bellini di Palermo.
L’iniziativa rientra nel calendario di eventi organizzati dal Teatro dei Due Mari, in occasione del decennale e in vista della stagione di spettacoli classici che prenderà il via al Teatro Antico di Tindari. In scena «Orestea/Atridi», prodotta insieme ad «Argot Produzioni» e all’«Associazione Teatrale Pistoiese». La trilogia di Eschilo è affiancata da una «Medea» di Euripide, insieme alla quale si replicherà dal 22 maggio al 6 giugno. (continua…)
L’equivoco su cui spesso si gioca è questo: si dice quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato, quindi quel politico è un uomo onesto. E no! Questo discorso non va, perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire: beh! Ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi, ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest’uomo è mafioso. Però, siccome dalle indagini sono emersi tanti fatti del genere, altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia, dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perché ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza: questo tizio non è mai stato condannato, quindi è un uomo onesto. Ma dimmi un poco, ma tu non ne conosci di gente che è disonesta, che non è stata mai condannata perché non ci sono le prove per condannarla, però c’è il grosso sospetto che dovrebbe, quantomeno, indurre soprattutto i partiti politici a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti, facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti, anche se non costituenti reati.
Paolo Borsellino
Un periodico brasiliano, Terra Magazine, riporta la storia di Antonio Presti, un siciliano che con le sue iniziative fa dell’arte e della bellezza lo strumento di lotta contro la mafia. In seguito la traduzione italiana.
Da trent’anni Antonio Presti, un siciliano di 53 anni, ha trovato un modo originale per combattere il sistema mafioso che domina la sua isola. Per la sua lotta usa le iniziative culturali come arma principale.
Antonio spiega la sua filosofia:
“Regalo cultura e bellezza senza chiedere nulla in cambio. Fa parte della mia natura. Ma in Sicilia un comportamento di questo genere è sovversivo. Quando non chiedi nulla in cambio i porci mafiosi non possono eliminarti, i politici non possono censurarti e la Chiesa non può controllarti”.
Antonio parla mentre scende dalla magica piramide di acciaio costruita dal suo amico Mauro Stacciol in cima ad una montagna dalla quale si apre un paesaggio sensazionale con vista sul mar Tirreno e sulle isole Eolie. Racconta la sua storia con parole semplici senza entusiasmo. Con la tranquillità di chi sa che ha già vinto il campionato.
Nel 1982 Antonio Presti decise di investire la fortuna che ereditò dal padre per combattere il sistema mafioso dell’isola italiana. Inventò un modo semplice: investire nella cultura. La sua prima opera fu la Fiumara d’arte. Antonio ingaggiò artisti italiani e stranieri per realizzare sculture che ha poi donato ai Comuni della sua terra natale. (continua…)