La Tauromenion dei Greci, la Tabermin o Almoezia degli Arabi, la Taurominium dei Normanni e la Tavormina degli Spagnoli e Borboni. Tutte esistite, tutte esistono ancora oggi in Taormina, nella sua struttura urbanistica, dove ogni nuovo invasore per secoli la assedia, la distrugge e ricostruisce ogni edificio meglio di prima, aggiungendo qualcosa di bello ed attraente.
Il Monte Tauro interrompe la continuità del litorale tra Messina e Catania e appare come una terrazza naturale, protetta alle spalle dalla rocca di Castelmola e di fronte il mare azzurro. Tutto a Taormina induce all’amore, per essere questo un luogo di struggente bellezza, da qualunque parte ci s’affacci o si contempla. Vigile e onnipresente la osserva compiaciuta, come la più bella delle sue figlie, l’Etna. (continua…)
Un periodico brasiliano, Terra Magazine, riporta la storia di Antonio Presti, un siciliano che con le sue iniziative fa dell’arte e della bellezza lo strumento di lotta contro la mafia. In seguito la traduzione italiana.
Da trent’anni Antonio Presti, un siciliano di 53 anni, ha trovato un modo originale per combattere il sistema mafioso che domina la sua isola. Per la sua lotta usa le iniziative culturali come arma principale.
Antonio spiega la sua filosofia:
“Regalo cultura e bellezza senza chiedere nulla in cambio. Fa parte della mia natura. Ma in Sicilia un comportamento di questo genere è sovversivo. Quando non chiedi nulla in cambio i porci mafiosi non possono eliminarti, i politici non possono censurarti e la Chiesa non può controllarti”.
Antonio parla mentre scende dalla magica piramide di acciaio costruita dal suo amico Mauro Stacciol in cima ad una montagna dalla quale si apre un paesaggio sensazionale con vista sul mar Tirreno e sulle isole Eolie. Racconta la sua storia con parole semplici senza entusiasmo. Con la tranquillità di chi sa che ha già vinto il campionato.
Nel 1982 Antonio Presti decise di investire la fortuna che ereditò dal padre per combattere il sistema mafioso dell’isola italiana. Inventò un modo semplice: investire nella cultura. La sua prima opera fu la Fiumara d’arte. Antonio ingaggiò artisti italiani e stranieri per realizzare sculture che ha poi donato ai Comuni della sua terra natale. (continua…)
Adagiata sul versante meridionale dell’Etna, in posizione baricentrica tra il mare e la montagna, Nicolosi rappresenta storicamente la porta di accesso al vulcano più alto d’Europa. Dall’alto il paese domina il golfo di Catania, e la sua posizione consente di raggiungere facilmente le altre importanti mete turistiche della Sicilia orientale. Il suo territorio ricade all’interno dell’Ente Parco dell’Etna, dai 700 metri del centro urbano ai 3350 della cima dell’Etna ed offre alla vista del turista un paesaggio unico, per la vegetazione rigogliosa, per i suoi colori che variano dal nero delle colate laviche al verde intenso dei boschi o al giallo oro delle ginestre. Dal punto di vista storico il nucleo del paese si costituì attorno al monastero benedettino di San Nicolò l’Arena agli inizi del XII secolo, ma venne più volte distrutto, nel corso dei secoli da imponenti colate laviche, oggi in parte coperte da boschi rigogliosi. Nicolosi offre inoltre un importante patrimonio artistico e culturale, soprattutto a carattere religioso. Passeggiando lungo le vie del centro cittadino non si può fare a meno di osservare quanto di bello è custodito nelle sue chiese, tra le quali spiccano la settecentesca Chiesa Madre, con un pregevole campanile costruito in pietra lavica in stile barocco, la Chiesa di San Giuseppe a quella delle Anime del Purgatorio. (continua…)
Affascinanti viuzze che si dispiegano in un dedalo inestricabile, dove ogni porta è una bottega, dove ogni porta offre mercanzia esposta. Scendere le poche scale che si trovano dietro la fontana dell’Amenano in piazza Duomo a Catania, e subito vieni catapultato in un grandioso spettacolo da circo, con tanto di acrobati della verdura fresca e giocolieri del pesce. Tutto questo, e le parole non bastano, è la Pescheria, in siciliano “a Pischiria”. In piazza Pardo, cuore pulsante del mercato etneo, tutto è a portata di mano, in mirabili scenografie; carni fresche, polli, tacchini, agnelli, maiali, spezie di svariato tipo, ortaggi, verdure, ed anche lo struzzo. (continua…)
Case colorate che sembrano avvolgersi su se stesse e rotolare verso l’acqua, per formare un tutt’uno con il porto e le barche ammassate contro il molo. Sciacca, vista dal mare, sembra una grande costruzione in Lego fatta da un bambino creativo. Non priva di un’intrigante armonia cromatica, questa cittadina in provincia di Agrigento affaccia a mezzogiorno a guardare l’Africa, non nasconde le sue radici arabeggianti. Più che il singolo monumento, più che le spiagge vicine, è proprio tutta la città nel suo insieme a incantare. Il brulicare di vita peschereccia (la sua flotta è seconda solo a quella di Mazara del Vallo) e di attività connesse soprattutto al pesce azzurro, (continua…)
Se mi chiedeste un solo motivo, uno solo per andare a Savoca, risponderei senza esitare: per le granite della signorina Maria. Ma sarebbe riduttivo. Del resto il noto appellativo “Savoca, sette facce”, riferito alla grande varietà di paesaggi e scenari che si pongono davanti al visitatore, un senso lo dovrà avere. Lasciata la Statale 114, all’altezza di Santa Teresa Riva, si prende a risalire a destra, la valletta del T. Porto Salvo, fra agrumeti in direzione Savoca che si raggiunge dopo 4,5 chilometri. Il Bar Vitelli, a piazza Fossia, è la prima cosa che vi accoglie quando arrivate in paese. Oltre a gustare la famosa granita, che nei giorni di calura estiva soddisfa corpo e palato, al solo gusto di limone, vi troverete dopo qualche istante immersi nel fascinoso mondo del cinema. Qui, infatti, Francis Ford Coppola girò alcune scene del suo primo Padrino. (continua…)
Domina paesaggi ventosi non distogliendo mai lo sguardo al mare. Caltabellotta, fiera dalla sua rupe, veglia sulla valle del Platani, e come un presepe rimane adagiata sui monti Sicani. Da Sciacca distante una ventina di chilometri percorrendo la provinciale 76, si giunge al borgo che domina tre colli: il Monte San Pellegrino, il Monte Castello e il Monte Gogàla. Un’atmosfera di pace regala il piccolo paese, e vagando per le sue strade, tra scorci d’incanto, insediamenti preistorici testimoniano l’antichità del sito; secondo gli studiosi da queste parti fu fondata la cittadina greca di Triocala di cui fu vescovo San Pellegrino che liberò il territorio dalla presenza in un drago. (continua…)
Assolata e sonnecchiante, Trapani è una città che sorprende, dove lo Scirocco profuma di sale e rilassa i sensi. Scorci pittoreschi, vie nobili e spiaggie molto frequentate animano la vita di questa piccola provincia. Fondata da Erice come approdo portuale, ancora oggi è la sua più importante caratteristica. Tutto a Trapani sa di mare, la sua economia ruota attorno al cantiere navale, alla pesca, alla lavorazione del tonno e un tempo anche del corallo. Una città tutta da scoprire e il modo migliore è a piedi. Via Garibaldi e Via Vittorio Emanuele sono le arterie principali e cuore del centro storico. La vita pulsa attorno la Cattedrale di San Lorenzo, la chiesa del Purgatorio, la chiesa del Collegio dei Gesuiti, ma ancora il pittoresco mercato del pesce, la Torre di Ligny, innumerevoli palazzi Nobiliari di diverse epoche. Nella parte moderna è collocato il Santuario dell’Annunziata dove è custodita la statua trecentesca della Madonna di Trapani. Nell’adiacente ex convento ha sede il Museo Regionale Conte Agostino Pepoli che possiede un splendida collezione. Trapani saprà incantarvi gia al primo respiro. (continua…)
Dal 2002 Sutera, pittoresco borgo medievale in provincia di Caltanissetta, è una delle 162 località insignite della Bandiera Arancione, il marchio di qualità assegnato dal Touring Club Italiano nella’ambito del progetto Sviluppo Italia. L’iniziativa intende valorizzare i centri minori dell’entroterra che promuovono il turismo nel rispetto dell’ambiente e di chi ci abita. Situata nella valle del fiume Platani, in un suggestivo contesto paesaggistico, Sutera si è contraddistinta per la tipicità del territorio, la bellezza dei suoi antichi quartieri e la sua storia, segnata dal passaggio di Greci, Romani, Bizantini, Mussulmani Normanni. (continua…)
Il pittoresco intreccio medievale di strade e vicoli che caratterizzano Vizzini, in provincia di Catania e situato in zona collinare (600m), venne in parte mantenuto anche dopo il terribile terremoto del 1693, poiché perfettamente si adattava alla morfologia del luogo: il paese è, infatti, situato sul declivio di due colli contigui, in prossimità delle sorgenti del fiume Dirillo, a pochi chilometri da Grammichele. Le ricostruzioni in stile barocco si sono innestate sul preesistente tessuto architettonico. Di grande suggestione il centro storico: cuore cittadino è piazza Umberto I, sede di Palazzo Verga e del Palazzo Municipale. A fianco parte la Salita Marineo, una scalinata ornata da maioliche con motivi geometrici e floreali. In cima, la chiesa Madre, intitolata a San Gregorio Magno, in stile gotico-catalano, che nella navata sinistra ospita una cappella tardobarocca con un pregevole soffitto ligneo progettato da Natale Bonaiuto, architetto e scultore siracusano. (continua…)
Le incisioni della Grotta dell’Addaura sono uno dei più significativi esempi di arte rupestre paleo-mesolitica. La grotta è situata sul Monte Pellegrino a Palermo e il ritrovamento dei graffiti è recente ed è stato del tutto casuale. Le tre grotte che costituiscono il complesso dell’Addaura nel massiccio del Monte Pellegrino erano già state studiate dai paletnologi dato che in esse era stato ritrovato lo scheletro di un elefante nano. Fu dopo lo sbarco in Sicilia e l’arrivo a Palermo nel 1943 che gli alleati, in cerca di un sito idoneo, avevano destinato le grotte a deposito di munizioni ed esplosivi. Lo scoppio accidentale dell’arsenale a fine guerra provocò lo sgretolamento delle pareti della grotta principale e il crollo di un diaframma di roccia portando alla luce i graffiti fino ad allora coperti dalla patina del tempo. I graffiti vennero studiati accuratamente dalla professoressa Jole Bovio Marconi i cui studi furono pubblicati nel 1953. Per la prima volta compaiono figure umane, in mezzo ad una moltitudine di bovidi, cavalli selvatici e cervi, rappresentate in una specie di danza rituale, segno tangibile che in quella comunità esisteva una forma di religiosità. La scena mostra un cerchio di nove figure essenziali che sottolineano le movenze del corpo, mentre i volti sono appena abbozzati e sembrano coperti da maschere che raffigurano uccelli. (continua…)

SELINUNTE METOPA TEMPIO E
C’era un tempo in cui gli uomini non abitavano ancora la terra e gli Dei dell’Olimpo furono sfidati per la supremazia del mondo. I Giganti, nati da Gea (la Terra) fecondata dal sangue di Urano precipitato al suolo quando il figlio Crono evirò il padre, ingaggiarono una battaglia furibonda. Aizzati dalla madre misero tre montagne una sopra l’altra per raggiungere l’Olimpo. Tutti i Giganti stavano prendendo il sopravvento sugli dei, solo Zeus, Poseidon, Athena e Artemide resistevano agli attacchi fino a quando in loro soccorso arrivo un semi dio, Eracle, figlio di Zeus e di una mortale, che con la sua forza prodigiosa riuscì a dare il colpo di grazia ai ribelli, ribaltando la situazione, sconfitti i giganti furono relegati nelle profondità del sottosuolo.
Ma dell’avvincente Gigantomachia noi voliamo raccontare dello scontro tra la dea Athena ed il gigante Encelado.
Costui era terribile, altissimo, con lunghi capelli inanellati e lunga barba e coda di serpente a coprire i piedi. Stava per raggiungere la vetta della dimora celeste, ma la dea Athena, indossata la sua armatura, lei dea di giustizia, temperanza e sapienza, scaglia la dea Nike (vittoria) al suo servizio contro il gigante, Encelado tentò di fuggire così la dea brandisce lo scudo della giustizia, che tante volte nella raffigurazioni viene appoggiato alla gamba sinistra della dea, e lo scaglia contro il gigante. (continua…)

Affacciatevi dal belvedere di piazza Sant’Antonio, un moto di intesa vertigine mista ad euforia vi assalirà, simile ad un volo di uccello avvertirete che il vostro sguardo corre lontano e spazia dallo Stretto, all’Aspromonte Calabro, all’Etna, più il là Catania fino ai monti di Siracusa. Tutto solo da un piccolo paesino, Castelmola, che sorge alle spalle di Taormina sulla cima del monte Mola per l’appunto e dall’alto dei suoi 500 metri sul livello del mare sembra di poter planare sospinti dai dolci venti che solo la ammaliante calura estiva siciliana sa dare o di galleggiare quando le nuvole avvolgono le case trasformando tutto l’intorno della materia dei sogni. Castelmola è il paese dei panorami, il villaggio felice del buon ritiro, lontana ma non troppo dalla mondana e affollata Taormina. (continua…)