A un uomo che dovesse passare un solo giorno in Sicilia e chiedesse: “Cosa bisogna vedere?”, risponderei senza esitare “Taormina”. È solamente un paesaggio, ma un paesaggio che possiede tutto quel che sulla terra serve per sedurre gli occhi, la fantasia, la mente. Il villaggio è sospeso su una larga montagna, come fosse rotolato dalla cima. Pur possedendo bei resti del passato ci limitiamo a traversarlo, per vedere il teatro greco e assistere al tramonto. Quello di Taormina è così superbamente posto che non può esistere nel mondo intero un altro luogo a esso assimilabile. Una volta entrati nel muro di cinta, si visita la scena, la sola che sia pervenuta fino a noi in buono stato, si salgono le gradinate, franate e ricoperte d’erba, un tempo destinate al pubblico, (continua…)
Solo stupore davanti a tanta magnificenza, unito ad un incontrollabile senso di vertigine assalì Reinhold Wurth, magnate tedesco col cuore d’artista, che nel 2000, entrando all’interno di questa gemma dell’architettura normanna di sicilia, che è la Cappella Palatina, rimase senza fiato confermando le parole di Guy de Maupassant: “La più bella che esista al mondo, il più incredibile gioiello religioso che sia stato immaginato dall’animo umano ed eseguito da mano d’artista”. Quella di Wurth è la storia di un innamoramento e quando nel settembre del 2002 sentì, dai media di tutto il mondo, dei danni che la Cappella aveva subito in seguito al terremoto, non esitò e nel 2003 s’impegnò a pagare i costosi lavori di restauro. Da un anno i lavori si sono conclusi ed è meraviglioso vederla attraverso gli occhi dei turisti che conduco; vederli tutti con le teste per aria, smarriti davanti a tanto tanto splendore, e sentire dalle loro voci che mai avevano visto una chiesa di tale bellezza. Da palermitano riconosco la malia che ogni giorno si ripete per tutti quelli che visitano la Cappella Palatina e sento il dovere di ringraziare colui che ha reso possibile questa magia regalandola al mondo. Da BlogSicilia.eu grazie Reinhold Wurth. (continua…)
Isolato, solitario, miracolosamente intatto, il Tempio Dorico di Segesta era celebrato dai viaggiatori romantici per la sua posizione elevata su uno dei colli del Monte Barbaro. Visibile da lontano, in piena armonia con la natura tra agavi e spinosi cespugli, sulla collina che ne accentua la grandiosità, il nostro sguardo spazia senza elementi di disturbo: era l’immagine perfetta dell’ideale greco inseguito dai viaggiatori dell’Ottocento che si lanciavano nell’avventura del GRAND TOUR, per ammirare le vestigia del passato. Gli studiosi discutono ancora sulla funzione del tempio e sul perché appaia incompleto; unico edificio a struttura aperta conosciuto nel mondo antico. È certo che venne costruito alla fine del V secolo a.C., da un abile architetto ateniese, esempio aulico e purissimo di stile dorico per un tempio che sottolineo in stile greco. Gioco sottile di parole il mio, che lascia intendere una delle ipotesi avanzate. (continua…)
Chissà se all’epoca degli Arabi, cui si deve la particolare denominazione : “maclubi = rovescio, vomito, cosa inversa”, posando il loro sguardo sulla circolare landa cinerea dalla quale si elevano coni di fango del tutto simili a piccoli vulcanelli, non vi abbiano al fine visto un’immagine riflessa della luna. Incastonata in un peculiare contesto faunistico, tipico di quell’entroterra siciliano che con l’alternarsi delle stagioni muta d’aspetto e di colori mantenendo però sempre intatto il suo incredibile fascino. Situata 4 km a SO di Aragona e 15 km a N di Agrigento la Collina delle Macalube appare infatti agli occhi del suo visitatore perfettamente somigliante ad un suggestivo paesaggio lunare. (continua…)
Partì dagli inizi del 1700 questa moda che si diffonde in tutta Europa la pratica del Grand Tour, cioè il viaggio istruttivo che ogni giovane, ma anche chi era meno giovane, intraprendeva per completare il proprio grado di istruzione e formazione umanistica. Dopo aver letto i classici dell’antichità, come Omero, Esiodo, Virgilio etc… combinando opere di Architettura e della nascente Archeologia, insieme a trattati naturalistici, i nostri viaggiatori trovarono soddisfatte tutte le loro richieste di sapere visivo in Sicilia, contribuendo loro stessi a crearne il Mito.
Non tutti attraversavano l’isola con lo stesso spirito, chi ricerca lo spettacolo della natura, altri romanticamente cercano una terra selvaggia e inesplorata, altri ancora i frammenti di un lontano passato che l’archeologia appena nata cominciava dare i primi passi. (continua…)