È dal 1204 che Siracusa aspetta il ritorno della sua Santa; In quella data il corpo di Lucia venne trafugato dai Bizantini ( in fuga per l’arrivo dei mussulmani) e condotto a Costantinopoli. Secoli dopo ,indetta da Papa Innocenzo III la quarta crociata, i veneziani ,che componevano la spedizione, invece di raggiungere la terra santa preferirono assediare e depredare la capitale Bizantina, portando innumerevoli tesori nella città dei dogi e tra questi vi erano le sacre reliquie di Lucia.
Custodite nella chiesa di Geremia e Lucia a Venezia, ancora oggi i cittadini fratelli di Archimede chiedono a gran voce il suo ritorno, ma fatta eccezione per qualche piccola reliquia, chi di dovere non ha ancora esaudito la giusta richiesta dei siracusani, che desiderano ardentemente di ricondurre le spoglie della loro patrona nell’originale sepolcro che si trova in un tempietto barocco di forma ottagonale costruito nel 1629.
Ugualmente a Siracusa, il 13 dicembre, giorno del suo martirio, vengono indette grandi celebrazioni. Tutto il popolo partecipa ed aspetta con fervore l’uscita, dalla meravigliosa cattedrale, del simulacro argenteo di Lucia, che portato a spalla da 60 fedeli viene condotto attraverso le vie della città, proprio nel luogo del suo sepolcro, ove rimane per otto giorni esposto alla venerazione dei devoti. (continua…)
È il 2 novembre, nessuna meraviglia se in ogni città o paesino della Sicilia si faccia paradossalmente gran festa: scuole chiuse per almeno due giorni, grandi luminarie, bancarelle ovunque stracolme di giocattoli e, in qualche caso come a Palermo e a Catania, una grandiosa “Fiera dei morti” piazzata al centro della città. Lo scopo della fiera è quello di comprare i giocattoli e dolci ai bambini.
L’origine e il significato di quest’usanza ci portano molto indietro nel tempo, si collega certamente a culti greco-romani ed al banchetto funebre un tempo comune a tutti i popoli del bacino del Mediterraneo, in cui si ha ancora un ricordo nel “consulo o cunsulato” siciliano. (continua…)
Il 2 Novembre, giorno dedicato alla commemorazione dei nostri defunti, per i siciliani, ma in particolare per i bambini e fanciulli, diventa la Festa dei Morti. Si narra che anticamente nella notte tra l’1 ed il 2 novembre i defunti visitassero i cari ancora in vita portando ai bambini dei doni.
Come vuole la tradizione siciliana, la sera prima i genitori, mettendo a letto i bimbi ricordano loro che se sono stati bravi e hanno recitato le preghiere riceveranno tanti regali, e loro vanno a letto con la speranza d’essere ricordati da nonni e familiari trapassati. Sul tardi i genitori preparano “u cannistru” (le ceste) con i dolci tipici e nascondono i giocattoli nei punti più reconditi dell’abitazione. (continua…)
Ogni occasione è buona! Questo direbbe qualunque persona nell’apprendere che per i siciliani tutte le opportunità, specialmente quelle sacre, sono favorevoli per produrre, ma soprattutto per consumare, dolci. Di certo, alle menti creative e golose isolane non sfugge l’opportunità di onorare il generoso santo di Tours che dona il suo mantello.
Una curiosità: la tradizione prevede un San Martino dei ricchi, che è quello dell’11 Novembre, e uno dei poveri, che per festeggiare attendevano la prima Domenica successiva al giorno 11, forse per ragioni economiche legate alla scadenza della paga settimanale. Il San Martino dei poveri veniva festeggiato a Palermo, con il rito del biscotto di San Martino “abbagnatu nn’u muscatu”, cioè di un particolare biscotto chiamato sammartinello, inzuppato nel vino moscato. (continua…)
Passati il Giorno di Ognissanti e la Festa dei Morti, la Sicilia, terra dove tradizione, religione e folklore vivono sempre insieme, a Novembre, mese di passaggio che conduce ai rigori invernali e mese in cui si effettua la svinatura, feste e sagre luculliane non mancano mai.
Festività ritenuta molto importante dai siciliani, è quella in onore di San Martino, nella cosiddetta Estate di san Martino, celebrata l’11 Novembre.
Era considerato in passato un giorno particolarmente importante perché quel giorno si facevano iniziare tutte le attività pubbliche e private di rilievo come quella dei tribunali, delle scuole, il pagamento dei fitti e delle locazioni. Insomma nessuna occasione era migliore per festeggiare l’importante ricorrenza con l’assaggio del prodotto più tipico della stagione: il vino.
Secondo un antico proverbio contadino “a San Martino ogni mustu diventa vinu“. Nel periodo di San Martino infatti, il mosto ha finito di fermentare e quindi può essere assaggiato per la prima volta, magari accompagnato a qualcuno dei piatti tradizionali dell’autunno.
La festa oggi è ancora molto sentita a Palermo tanto che per l’occasione le industrie vinicole della provincia aprono le porte delle loro cantine per far degustare il vino novello. San Martino è definito infatti, il patrono degli ubriaconi, che affollavano le varie ”taverne” della città mangiando verdure cotte come ”cardoni” (cardi), ”vruocculi” (broccoli) e uova sode. (continua…)
La festa è una delle più antiche e partecipate del Mediterraneo, celebre per il suo fasto in tutta Europa, raccontata dai grandi viaggiatori del ’700 e dell’800. Una festa che ricorda la morte e la rinascita di Palermo attraverso il racconto della terribile epidemia di peste del 1624, debellata per intercessione della fanciulla eremita sul Monte Pellegrino, e che le valse eterna riconoscenza da parte della città, che la scelse come patrona, dedicandole “u fistinu”, che si celebra dall’10 al 15 Luglio.
La notte del 14 luglio la festa giunge all’apice, con una solenne processione dal Palazzo dei Normanni, lungo l’antico asse viario del Cassaro fino al mare, passando attraverso Porta Felice, secondo un itinerario ideale dalla morte (la peste) alla vita (la luce dei fuochi d’artificio in riva al mare).
La processione, composta da un carro trionfale con la statua della santa, trainato da buoi, e da carri allegorici, si ferma davanti alla Cattedrale, ai quattro canti (momento in cui, tradizionalmente, il sindaco in carica depone dei fiori ai piedi della statua della Santa gridando “Viva Palermo e Santa Rosalia!“) e alla Marina, dove ha luogo un grande spettacolo pirotecnico (10.000 tubi di lancio nel 2005) accompagnato da musica sinfonica eseguita dal vivo. (continua…)
La festa RE QUAGGHIE si svolge la prima domenica di maggio, a mezzogiorno in punto, con il simulacro di Santa Lucia che viene esposto ai fedeli nel centro di piazza Duomo e viene condotto nella Badia di Santa Lucia, sulla stessa piazza, finita di restaurare quest’anno, dove resta per una settimana, e prima di raggiungere la chiesetta attigua alla cattedrale, vengono liberate delle colombe (quagghie in siracusano) come segno di ringraziamento. Ricordiamo che da quest’anno all’interno della stessa chiesa è stata posta la magnifica tela del Caravaggio, Il Seppellimento di Santa Lucia. La domenica successiva, il fercolo viene portato in giro per il centro storico, soprattutto verso il lungomare dove accadde il miracolo. Questa grande festa cittadina fu istituita nel 1646 in seguito ad un evento prodigioso attribuito all’intercessione di Santa Lucia: in quell’anno la città era stata colpita da una grave e drammatica carestia e si temeva per la sopravvivenza della popolazione. Il vescovo di Siracusa del tempo promosse pubbliche preghiere nel duomo della città per implorare un miracolo dalla patrona Lucia. Il 13 maggio il popolo orante era attorno al simulacro-reliquiario argenteo della Santa, realizzato pochi anni prima, quando una colomba bianca entrò nel tempio e si posò sul soglio episcopale, attirando l’attenzione di tutti. In quel momento giunse una notizia sorprendente: un bastimento carico di grano era entrato nel porto di Siracusa e poteva finalmente sfamare la cittadinanza. (continua…)
Ricorda lontanamente un torrone, ma era una festa quando a casa si spandeva l’odore dello zucchero e miele che fondevano sui fornelli e la mia mamma intenta a mescolare. Infine una cascata di sesamo nella pentola, due girate e via! Scaravoltare l’intero composto sul ripiano di marmo, spianare e poi prima che si raffreddi totalmente, tagliare il tutto in pezzi romboidali. Era una delle tante gioie di bambino. Parlo della Cubbaita o Giuggiulena – il nome varia tra oriente e occidente dell’isola -, dolce tipico della tradizione natalizia, ma che viene preparato anche per la Festa dei Morti. (continua…)
Il Cous Cous Fest è l’occasione più ghiotta per scoprire San Vito lo Capo e la sua zona attraverso un piatto storico. Il couscous, importato in Sicilia durante l’occupazione araba, è rimasto principalmente nel trapanese, dove viene preparato con il pesce in una zuppa a cui partecipano zafferano, cannella, noce moscata, cipolla, aglio, alloro e prezzemolo. Il Fest – giunto quest’anno alla dodicesima edizione, che si svolgerà dal 22 al 27 Settembre 2009 – è un’occasione di scambio culturale tra i paesi del Mediterraneo. L’appuntamento sottolinea ogni anno l’importanza del dialogo tra i popoli della regione. (continua…)
Un giorno tra Palazzolo Acreide e Noto
A circa 40 chilometri da Siracusa, Palazzolo Acreide, piccola gemma dei monti Iblei. Integro il suo tessuto urbano tardo barocco, Tra le superbe chiese di San Sebastiano e San Paolo, a cui la popolazione tributa grandi onori in feste multicolore con gli immancabili inzareddi (strisce di carta colorate che inseriti all’interno di rudimentali cannoncini, vengono sparati al momento dell’uscita del Santo). Diversi palazzi barocchi di grande effetto non mancano ma sicuramente tappa imperdibile sono gli scavi archeologici della colonia greca di Acrai. Sulla parte più alta dell’abitato il sito è di grande suggestione. Acrai fu chiamata la sentinella di Siracusa, è da lei stessa fondata. (continua…)
“Queste tutte cose sono antiche memorie della città, della Vergine Madre di Dio nostra Signora et Protettrice , e primieramente di Cam e della moglie Rea nostri progenitori, e della vittoria del conte Ruggieri, il quale, forzati i Mori, entrò trionfalmente in Messina…” così nel 1606 Giuseppe Bonfiglio parla della festa di mezza Estate nella sua Messina. Fantastica processione in onore dell’Assunta, dove due enormi Giganti, la leggenda li chiama Cam e Rea oppure Grifone e Mata, mitici fondatori della città sullo stretto, passeggiano nei giorni 13 e 14 Agosto aspettando anche loro la Vara del 15. Macchina prodigiosa, che il popolo riteneva dotata di volontà propria e libertà di movimento, come narra il Bonfiglio, fu inventata da un certo Radese. La Vara, che come alcune fonti narrano, non nacque per celebrare la Vergine, ma per onorare l’incredibile vittoria militare che Carlo V riporta a Tunisi contro i mori. Solo successivamente le figure vennero sostituite in quelle ancora oggi in uso per celebrare la Madonna che fino ad allora veniva portata in trionfo unicamente su un cavallo bianco. La macchina fu di cosi grande effetto che i Messinesi la vollero adottare per sempre per la loro patrona. Questa alta circa 15 metri e pesante otto tonnellate, è popolata da statue di Apostoli, Angeli (circa 70), nuvole bianche e d’argento, Sole e Luna e sulla sommità nostro Signore che porge Maria verso il cielo. (continua…)