La Settimana Santa è sicuramente il momento più ricco di manifestazioni in Sicilia: la passione di Cristo e la sua resurrezione sono testimoniate, in modi diversi e a volte singolari, da tradizioni popolari e riti sacri che attirano la curiosità di tanta gente A volte questi riti hanno un sapore pagano: A San Fratello, piccolo comune della provincia di Messina adagiato tra le alture dei Nebrodi si rinnova ogni anno il rito pasquale della Festa dei Giudei . A questa manifestazione partecipano tutti i cittadini: all’alba del Mercoledì Santo fino al venerdì, suggestivi personaggi con costumi variopinti detti ”Giudei”, invadono le vie con suoni e balli, che in verità ricordano più il carnevale che la Pasqua.
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Nel V secolo c’è chi vuole Sebastiano, soldato e martire, oriundo di Narbona in Francia; altri ne assicurano invece l’origine spagnola. Educato comunque a Milano, è assai caro all’imperatore Diocleziano che gli affida il comando della prima coorte. Quando Diocleziano che aveva un profondo odio verso i fedeli a Cristo, scoprì che Sebastiano era cristiano esclamò: “Io ti ho sempre tenuto fra i maggiorenti del mio palazzo e tu hai operato nell’ombra contro di me.”; fu quindi da lui condannato a morte, trafitto da frecce. Sempre secondo la leggenda, dopo questo martirio fu abbandonato perché i carnefici lo credettero morto, ma non lo era, e fu amorevolmente curato e riuscì a guarire. (continua…)
La festa è una delle più antiche e partecipate del Mediterraneo, celebre per il suo fasto in tutta Europa, raccontata dai grandi viaggiatori del ’700 e dell’800. Una festa che ricorda la morte e la rinascita di Palermo attraverso il racconto della terribile epidemia di peste del 1624, debellata per intercessione della fanciulla eremita sul Monte Pellegrino, e che le valse eterna riconoscenza da parte della città, che la scelse come patrona, dedicandole “u fistinu”, che si celebra dall’10 al 15 Luglio.
La notte del 14 luglio la festa giunge all’apice, con una solenne processione dal Palazzo dei Normanni, lungo l’antico asse viario del Cassaro fino al mare, passando attraverso Porta Felice, secondo un itinerario ideale dalla morte (la peste) alla vita (la luce dei fuochi d’artificio in riva al mare).
La processione, composta da un carro trionfale con la statua della santa, trainato da buoi, e da carri allegorici, si ferma davanti alla Cattedrale, ai quattro canti (momento in cui, tradizionalmente, il sindaco in carica depone dei fiori ai piedi della statua della Santa gridando “Viva Palermo e Santa Rosalia!“) e alla Marina, dove ha luogo un grande spettacolo pirotecnico (10.000 tubi di lancio nel 2005) accompagnato da musica sinfonica eseguita dal vivo. (continua…)
Città legata al mare, il nome di Trapani evoca ancora oggi memorie di maestri orafi e corallai, rinvia a fortune di pirati e tonnaroti, oggi anche alla vela, ma forse nessun altra sembra aver costruito un indissolubile legame con la città ed il suo popolo come i riti dei Misteri del Venerdì Santo. L’analisi di questa festa offre una chiave di lettura che dilata le sue maglie attraverso vicende storiche, economiche, sociali, in un palinsesto di simbolismi e riti. Per i Trapanesi la festa è per antonomasia la ricorrenza dei Misteri e la processione che si dispiega, il lento procedere dei gruppi statuari, è il collante naturale che ogni anno convoca tutta la città sotto il segno della fede. L’origine della processione è da farsi risalire molto probabilmente alla casazze genovesi, che nel cinquecento erano sacre rappresentazioni di carattere penitenziale già attestate a Palermo da un diarista citato dal Pitrè. (continua…)
Pathos e fede religiosa si fondono in una processione liturgica commovente proprio a Pietraperzia, comune della provincia di Enna, dove la notte del Venerdì Santo si svolge la processione del “U SIGNURI DI LI FASCI” (il Cristo delle Fasce). Organizzata dall’antica Confraternita di Maria Santissima del Soccorso e degli Agonizzanti, consiste nel portare, attraverso gesti ritualizzati, in processione Cristo posizionato sulla sommità di un lungo palo, portato a spalla da 100 persone e mantenuto in equilibrio da circa 300 fasce bianche da altrettanta gente. L’asta rappresenta il simbolo all’unisono dell’albero della vita e del legno della croce, allegorie attraverso cui si rigenerano il cosmo e la fede nell’ente supremo. Festa religiosa importane per la provincia di Enna, ma densa di significato per gli spettatori che avranno l’opportunità di parteciparvi. (continua…)
A proteggere l’isola dalla furia rovinosa del suo splendido vulcano, l’Etna, fermando le sue lave che tutto ingoiano, per secoli si è frapposta Sant’Agata, che vigila e preserva Catania e tutti i paesi ad essa vicina. Ma non solo, Agata si fa carico e protegge i suoi fedeli anche da terremoti, pestilenze, inondazioni, o più semplicemente il seno di quelle donne che in lei trovano consolazione. Tutti i catanesi dal 3 al 5 di febbraio mostrano una venerazione ed una fede straordinaria ed incrollabile verso la loro santa patrona, ed a lei tributano una festa che trova una enorme partecipazione popolare e una grande devozione. Sono giorni da non perdere se si ci trova a passare per la città etnea, per partecipare ad un evento sacro tra i più belli della Sicilia. Secondo la Passio sanctae Agatae, Agata apparteneva ad una nobile famiglia catanese, di lei si innamora il proconsole Quinziano, a quei tempi prefetto in Sicilia. La giovane donna rifiuta le lusinghe del togato e ne scatena le ire. (continua…)
Vengono ancora tramandati di madre in figlia e conservati gelosamente per essere indossati il giorno delle nozze, durante la Settimana Santa ed in altre poche cerimonie religiose e festive. Sono gli abiti delle donne di Piana degli Albanesi, parte integrante delle tradizioni locali: magistrali capolavori di ricamo, declinati in tante versioni. L’abito della festa si compone di una gonna di seta rossa arricchita in vita, proposta in due versioni: ncilona, ricamata diffusamente in oro con motivi floreali, e adornata a partire dall’orlo delle fasce d’oro o d’argento lavorate a fusello. Altre componenti sono: il grembiule nero o blu di pizzo; il busto; la camicia di lino bianco a maniche lunghe e ampie; il corpetto rosso ricamato in oro senza maniche o il giubbino, xhipuni; il merletto che ricopre la parte superiore del seno; la mantellina di seta azzurra con l’orlo ricamato in oro; la cintura in argento con placca frontale, brezi, i cui, nella maggior parte dei casi, viene raffigurato San Giorgio che uccide il drago. Infine la keza, copricapo di colore rosso, verde o viola, ricoperta di una rete d’oro lavorata a tombolo. (continua…)