Aspettando il completamento dei restauri della Villa Romana di Piazza Armerina la provincia di Enna annovera dei bellissimi esempi dell’arte antica, custoditi nel piccolo museo di Aidone-Morgantina, restituiti in diverse fasi e dopo diverse peripezie e lotte da tre Musei Statunitensi. 
I primi a tornare nel 2009 furono gli Acroliti di Demetra e Kore, dee legate alla fertilità della terra, molto venerate a Morgantina ed in tutto il territorio ennese. Gli Acroliti sono una serie di elementi di sculture in marmo – due teste con alcune mani e piedi – ritenuti gli esemplari più antichi finora conosciuti di statue eseguite nella tecnica acrolitica, cioé con le estremità in marmo ed il corpo in terracotta o legno. Sarebbero state trovate da scavatori clandestini in contrada S. Francesco Bisconti e dopo essere state trafugate e importate illegalmente negli Stati Uniti, passarono da diverse mani, tra New York e Los Angeles, fino ad arrivare nelle mani di un collezionista, ancora oggi anonimo, che donò le sculture alla Bayly Art Museum dell’Università della Virginia. All’inizio del 2008, decorso il periodo imposto dal donatore, l’Università della Virginia, dopo il primo e unico convegno dedicato alla presentazione delle sculture, ne ha curato la restituzione all’Italia. Oggi le Divinità dai volti enigmatici, siedono elegantemente vestite dalla stilista siciliana Marella Ferrera. (continua…)

Nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968 un violento sisma, di magnitudo 6.0 Richter e con effetti all’epicentro del IX° Mercalli, colpisce una vasta area della Sicilia occidentale compresa tra le province di Palermo, Agrigento e Trapani. Tra i quattordici centri colpiti alcuni risultano completamente distrutti: Gibellina, Poggioreale, Salaparuta, Montevago…, troppe voci, tutte in una notte, si alzarono verso il cielo, ma le cronache dei fatti dell’Abruzzo ci possono dare un chiaro esempio di quello che è successo quella notte. Il sindaco di Gibellina di allora, Ludovico Corrao, oltre a chiedere per i suoi cittadini tutto quello che necessitavano, chiamò a raccolta Pietro Consagra, Carlo Accardi, Arnaldo Pomodoro, Mimmo Paladino, Vittorio Gregotti e tanti altri…, chiamò a raccolta L’ARTE per combattere il senso di morte che si respirava nella sua città. Sicuramente bene Ludovico Corrao aveva imparato la lezione dalla storia, di come un medesimo cataclisma nel 1693 mortifico la Val di Noto, e di come dalle ceneri di città, risorse attraverso l’arte la vita in quel Tardo-Barocco dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’umanità. Fu chiamato anche Alberto Burri, ma solo lui non volle che la sua opera fosse realizzata nella nuova città che si andava definendo. (continua…)
Pathos e fede religiosa si fondono in una processione liturgica commovente proprio a Pietraperzia, comune della provincia di Enna, dove la notte del Venerdì Santo si svolge la processione del “U SIGNURI DI LI FASCI” (il Cristo delle Fasce). Organizzata dall’antica Confraternita di Maria Santissima del Soccorso e degli Agonizzanti, consiste nel portare, attraverso gesti ritualizzati, in processione Cristo posizionato sulla sommità di un lungo palo, portato a spalla da 100 persone e mantenuto in equilibrio da circa 300 fasce bianche da altrettanta gente. L’asta rappresenta il simbolo all’unisono dell’albero della vita e del legno della croce, allegorie attraverso cui si rigenerano il cosmo e la fede nell’ente supremo. Festa religiosa importane per la provincia di Enna, ma densa di significato per gli spettatori che avranno l’opportunità di parteciparvi. (continua…)
Nel cuore della Sicilia, in provincia di Enna, nascerà la prima centrale a biomassa dell’Isola, che utilizza legno di eucalipto proveniente dalla regione e sarà in grado di illuminare una vasta area, con energia pulita, rinnovabile ed ecologica. La centrale sarà realizzata e collegata alla Rete Elettrica Nazionale in 25 mesi: 22 mesi per il completamento della progettazione esecutiva, l’acquisto delle apparecchiature e la costruzione, 3 mesi per la “messa a punto” dell’impianto ed i collaudi. Subito dopo sarà pronta per la produzione industriale di energia elettrica immessa nella rete nazionale. La biomassa che verrà utilizzata dalla Centrale è costituita intermente da cippato di eucalipto provenienti dai boschi di proprietà dell’Afor, Azienda Regionale Foreste Demaniali delle province di Enna e Caltanissetta. L’8 febbraio prossimo ci sarà la posa della prima pietra nella Valle del Dittaino. La progettazione e la realizzazione della Centrale è stata affidata alla IG, Infrastrutture e Gestioni SpA., società di ingegneria con sede legale a Roma, azionista di maggioranza della Sper. Tutte le operazioni di taglio, cippatura e trasporto della biomassa saranno eseguite dalla Biomasse Sicilia S.p.A. (BMS). (continua…)
Slow Food è il movimento per la tutela e il diritto al piacere.
Slow Food promuove, comunica e studia la cultura del cibo in tutti i suoi aspetti.
La sua mission è:
• EDUCARE al gusto, all’alimentazione, alle scienze gastronomiche.
• SALVAGUARDARE la biodiversità e le produzioni alimentari tradizionali ad essa collegate: le culture del cibo che rispettano gli ecosistemi, il piacere del cibo e la qualità della vita per gli uomini.
• PROMUOVERE un nuovo modello alimentare, rispettoso dell’ambiente, delle tradizioni e delle identità culturali, capace di avvicinare i consumatori al mondo della produzione, creando una rete virtuosa di relazioni internazionali e una maggior condivisione di saperi.
La filosofia di Slow Food parte dalla riscoperta del piacere attraverso la cultura materiale. Il piacere è quello alimentare, dotto, sensibile, condiviso e responsabile. Dire piacere alimentare significa ricercare le produzioni lente, ricche di tradizione e in armonia con gli ecosistemi; significa difendere i saperi lenti, che scompaiono insieme alle culture del cibo; significa lavorare per la sostenibilità delle produzioni alimentari e quindi per la salute della Terra e la felicità delle persone.
Vi presentiamo le eccellenze siciliane messe in evidenza da questa importante associazione:
• Ape nera sicula – In tutta la regione – Un’ape scurissima, quasi nera, che ha popolato per
millenni la Sicilia ma che si trova in questo momento a forte rischio di estinzione. E’ molto
produttiva, lavora anche a temperature elevate, quando le altre api si bloccano e sopporta bene
gli sbalzi di temperatura.
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Pistacchi di Bronte, limone Interdonato, cipolla di Giarratana, Cuddrireddra di Delia, lenticchia di Ustica o ancora il mandarino tardivo di Ciaculli. Sono solo alcuni dei 28 presidi Slow food in Sicilia, circa il 15% di quelli sostenuti dall’associazione in tutta Italia, che anche quest’anno sono presenti all’appuntamento con il Salone del gusto di Torino. Un made in Sicily d’eccellenza fatto di piccole produzioni che rischiano di scomparire ma che hanno un importante ruolo nel valorizzare i territori di provenienza, recuperare i mestieri e le tecniche di lavorazione tradizionali e salvare dall’estinzione razze autoctone e antiche varietà di ortaggi e frutta. Così la manna delle Madonne, ottenuta incidendo la corteccia dei frassini che si trovano a Castelbuono e Pollina nella provincia di Palermo, diventa la dolce ambasciatrice di una tradizione e di un paesaggio suggestivo. (continua…)
Colore del sole, dell’oro, del grano della sua provincia, il Piacentinu Ennese rimane in una nicchia di eccellenza fra i formaggi italiani. La sua storia leggendaria appartiene ai Normanni. Correva l’anno 1090, quando il Conte Ruggero, preoccupato per le condizioni di salute della moglie, chiese ai casari del luogo di produrre un formaggio con proprietà terapeutiche. Da qui sarebbe nata l’idea di aggiungere al latte una manciata di zafferano, una spezia già nota nell’antichità per le sue virtù antidepressive. Alcuni riferimenti storici accreditano l’ipotesi che le origini del Piacentinu siano più remote e che risalgano a circa due secoli prima, epoca in cui la Sicilia era sotto il dominio Arabo. Furono infatti i berberi a introdurre per primi l’uso dello zafferano in cucina. L’area di produzione è circoscritta alla Provincia di Enna. (continua…)
I nuovi faraoni
Sulla opportunità di realizzare il Ponte sullo stretto di Messina i siciliani sono stati sempre in profondo disaccordo. Lo sono stati e lo sono indipendentemente dalla specifica militanza politica.
In modo molto schematico i favorevoli sostengono che il ponte sarebbe un’opera di attrazione straordinaria che porterebbe in Sicilia un gran numero di turisti, velocizzerebbe la mobilità tra la Sicilia e il continente, oltre ovviamente a dare una boccata di ossigeno all’economia locale per gli investimenti necessari alla sua realizzazione.
Coloro che sono contrari sostengono a loro volta che le risorse necessarie possono essere utilizzare meglio per potenziare le infrastrutture per la mobilità della Calabria e della Sicilia e per opere di riqualificazione del territorio indispensabili per arginare disastri come, ad esempio, quello di Giampilieri.
La materia è troppo complessa per liquidarla con poche battute da Bar dello sport.
Tuttavia senza sposare nè l’una tesi nè l’altra ci sembra doveroso proporre qualche elemento di riflessione generale. (continua…)

SELINUNTE METOPA TEMPIO E
C’era un tempo in cui gli uomini non abitavano ancora la terra e gli Dei dell’Olimpo furono sfidati per la supremazia del mondo. I Giganti, nati da Gea (la Terra) fecondata dal sangue di Urano precipitato al suolo quando il figlio Crono evirò il padre, ingaggiarono una battaglia furibonda. Aizzati dalla madre misero tre montagne una sopra l’altra per raggiungere l’Olimpo. Tutti i Giganti stavano prendendo il sopravvento sugli dei, solo Zeus, Poseidon, Athena e Artemide resistevano agli attacchi fino a quando in loro soccorso arrivo un semi dio, Eracle, figlio di Zeus e di una mortale, che con la sua forza prodigiosa riuscì a dare il colpo di grazia ai ribelli, ribaltando la situazione, sconfitti i giganti furono relegati nelle profondità del sottosuolo.
Ma dell’avvincente Gigantomachia noi voliamo raccontare dello scontro tra la dea Athena ed il gigante Encelado.
Costui era terribile, altissimo, con lunghi capelli inanellati e lunga barba e coda di serpente a coprire i piedi. Stava per raggiungere la vetta della dimora celeste, ma la dea Athena, indossata la sua armatura, lei dea di giustizia, temperanza e sapienza, scaglia la dea Nike (vittoria) al suo servizio contro il gigante, Encelado tentò di fuggire così la dea brandisce lo scudo della giustizia, che tante volte nella raffigurazioni viene appoggiato alla gamba sinistra della dea, e lo scaglia contro il gigante. (continua…)
Un giorno tra Modica e Scicli

Come una melagrana spaccata, così Gesualdo Bufalino descriveva Modica. All’interno di uno profondo vallone, divisa ancora oggi tra parte Bassa, adagiata sul letto di un torrente prosciugato, e una Alta, aggrappata sui pendii di un ripido sperone. La bella cittadina, un tempo ricchissima contea, offre grandi suggestioni. Dappertutto sorgono chiese e palazzi barocchi, sempre patrimonio dell’umanità Unesco. Su tutti, dai suoi 250 gradini partendo da corso Umberto, sovrasta il magnifico Duomo di San Giorgio, ma degna di nota a Modica alta anche San Giovanni Evangelista. Nella Bassa, il Duomo di San Pietro e Santa Maria di Betlemme. Notevoli anche il Castello dei Conti, il Teatro Garibaldi sulla cui volta uno splendido affresco di Guccione. Edifici nobili che hanno fatto la storia della cittadina, sul corso Palazzo Tedeschi, Palazzo Tomasi-Rosso in corso Crispi, Palazzo Mercedari in via Mercè ed altri. Importante prima di lasciare la città rendere omaggio al più illustre dei modicani, il poeta Salvatore Quasimodo premio nobel per la letteratura nel 1959, che in Via Posterla ha la sua casa-museo e assaggiare l’impareggiabile cioccolata, che non ha niente di eguagliabile in Italia. (continua…)
“Il pistacchio di Bronte adesso è dop. I nostri prodotti sono unici e meritano di essere valorizzati”. Lo afferma con convinzione Giuseppe Cartillone, uno dei proprietari de “L’agricola Cartillone”, azienda che si è tramandata di padre in figlio per più generazioni e vanta una lunga esperienza nella produzione del pistacchio. Oggi l’azienda investe persino sulla grande distribuzione e vende i suoi prodotti nel Carrefour di Etnapolis. “Sono prodotti di nicchia, questo è ovvio” aggiunge “ma hanno un prezzo adeguato alla loro qualità”.
L’imprenditore spiega che la raccolta del pistacchio brontese è biennale, viene fatta negli anni dispari, tra la fine di agosto e gli inizi di settembre. Ogni pianta produce da 5 a 15 chilogrammi di Tignosella (così viene chiamato il frutto senza mallo e già asciugato) con punte massime di 20 – 30 chili Negli anni di non raccolta si procede alla così detta potatura verde (le gemme vengono tolte a mano).
Dopo la raccolta il frutto, mediante sfregamento meccanico, viene “sgrollato” (separato dal mallo, l’involucro coriaceo che lo ricopre) ed asciugato per 3-4 giorni al sole in larghi spazi davanti alle case agricole. Si ottiene così il pistacchio in guscio, localmente chiamato “Tignosella”, conservato dai produttori, in ambienti bui e asciutti, in attesa di venderlo.
All’ipermercato francese Cartillone vende pistacchio al naturale, sgusciato e polvere di pistacchio, “ottima per pasta e secondi” aggiunge, ma sul mercato c’è anche il pesto di pistacchio, la crema di pistacchio e il preparato per gelato. “Il pistacchio verde di Bronte” prosegue Cartillone “per il suo aroma e le qualità organolettiche è sempre stato il principe della pasticceria. Oggi si fanno sempre più strada anche il pesto che è un prodotto di nuova invenzione a base di solo pistacchio e olio e la crema che è un preparato dolce da spalmare sul pane o da utilizzare per guarnire dolci”.
Il pistacchio verde di Bronte ha ottenuto il decreto transitorio dal Ministero delle Politiche agricole e Forestali ed è in attesa del regolamento comunitario che ne ufficializzi il marchio. Il pistacchio ha un’area di produzione circoscritta ai soli comuni di Adrano, Bronte, Biancavilla e Ragalna, nei quali viene coltivato quasi il 100% del pistacchio italiano. Vengono coltivati, infatti, circa 3.000 ettari con una produzione di oltre 2mila tonnellate”.
Da economiasicilia.it
Città policentrica Palazzolo Acreide, nell’entroterra Siracusano, che si è modellata nel tempo attorno a due fuochi, intorno alla chiesa di S. Paolo ed intorno alla chiesa di S. Sebastiano, restando periferica ma non indifferente l’antica Akcrai, della cui commovente bellezza facciamo voto di parlarne in altro momento.
E’ il terremoto del 1693 che, distruggendo più di 40 città della Sicilia sud orientale con un numero non calcolato di vittime, determina una nuova distribuzione urbanistica. Il nucleo aristocratico e dell’alto clero intorno alla chiesa di S. Sebastiano, il martire ucciso dalle frecce, in cui era anche venerata la Madonna Odigitria, antica ed unica patrona della paese e la nascente borghesia agricola con i ceti popolari attorno alla chiesa di S. Paolo, posta, per ovvi motivi, più in basso della precedente ma il cui culto molto antico del santo finalmente dopo anni potè avere la sua collocazione.
Ancora oggi tra Sampaulisie i Sammastianisi ‘è una profonda rivalità ma tutto viene messo a tacere dal modo in cui le due fazioni in gioioso spiritodi competizione, cercano di superare la parte avversa nell’unico modo oggi ammissibile, organizzare la festa più bella. (continua…)