La leggenda vuole che i palermitani (esiste la stessa storia ambientata a Siracusa nel 1646 ), nel corso di una tremenda carestia che li stava decimando, nel giorno di Santa Lucia, 13 dicembre di un lontano e non precisato anno, videro arrivare in porto un vascello pieno di grano, che fu immediatamente distribuito alla popolazione. Era tanta la fame che tormentava la città che il popolo non perdette tempo a macinare il grano per confezionare pane e pasta ma bolli il cereale e lo mangiò così come usciva dalla pentola. Negli anni successivi i palermitani festeggiarono questo insperato salvataggio consumando il 13 dicembre un piatto di grano cotto. (continua…)
È dal 1204 che Siracusa aspetta il ritorno della sua Santa; In quella data il corpo di Lucia venne trafugato dai Bizantini ( in fuga per l’arrivo dei mussulmani) e condotto a Costantinopoli. Secoli dopo ,indetta da Papa Innocenzo III la quarta crociata, i veneziani ,che componevano la spedizione, invece di raggiungere la terra santa preferirono assediare e depredare la capitale Bizantina, portando innumerevoli tesori nella città dei dogi e tra questi vi erano le sacre reliquie di Lucia.
Custodite nella chiesa di Geremia e Lucia a Venezia, ancora oggi i cittadini fratelli di Archimede chiedono a gran voce il suo ritorno, ma fatta eccezione per qualche piccola reliquia, chi di dovere non ha ancora esaudito la giusta richiesta dei siracusani, che desiderano ardentemente di ricondurre le spoglie della loro patrona nell’originale sepolcro che si trova in un tempietto barocco di forma ottagonale costruito nel 1629.
Ugualmente a Siracusa, il 13 dicembre, giorno del suo martirio, vengono indette grandi celebrazioni. Tutto il popolo partecipa ed aspetta con fervore l’uscita, dalla meravigliosa cattedrale, del simulacro argenteo di Lucia, che portato a spalla da 60 fedeli viene condotto attraverso le vie della città, proprio nel luogo del suo sepolcro, ove rimane per otto giorni esposto alla venerazione dei devoti. (continua…)
È il 2 novembre, nessuna meraviglia se in ogni città o paesino della Sicilia si faccia paradossalmente gran festa: scuole chiuse per almeno due giorni, grandi luminarie, bancarelle ovunque stracolme di giocattoli e, in qualche caso come a Palermo e a Catania, una grandiosa “Fiera dei morti” piazzata al centro della città. Lo scopo della fiera è quello di comprare i giocattoli e dolci ai bambini.
L’origine e il significato di quest’usanza ci portano molto indietro nel tempo, si collega certamente a culti greco-romani ed al banchetto funebre un tempo comune a tutti i popoli del bacino del Mediterraneo, in cui si ha ancora un ricordo nel “consulo o cunsulato” siciliano. (continua…)
Affacciatevi dal belvedere di piazza Sant’Antonio, un moto di intesa vertigine mista ad euforia vi assalirà, simile ad un volo di uccello avvertirete che il vostro sguardo corre lontano e spazia dallo Stretto, all’Aspromonte Calabro, all’Etna, più il là Catania fino ai monti di Siracusa. Tutto solo da un piccolo paesino, Castelmola, che sorge alle spalle di Taormina sulla cima del monte Mola per l’appunto e dall’alto dei suoi 500 metri sul livello del mare sembra di poter planare sospinti dai dolci venti che solo la ammaliante calura estiva siciliana sa dare o di galleggiare quando le nuvole avvolgono le case trasformando tutto l’intorno della materia dei sogni. Castelmola è il paese dei panorami, il villaggio felice del buon ritiro, lontana ma non troppo dalla mondana e affollata Taormina. (continua…)
La spiaggia di tindari è famosa per la spettacolare zona sabbiosa che si estende ai piedi del promontorio sul quale si trova il santuario della miracolosa Madonna Nera.
Dal belvedere lo sguardo abbraccia un vasto panorama sul golfo di Patti fino a Capo Milazzo. Le correnti marine hanno modellato una lunga striscia di sabbia che racchiude tre laghi salati nei quali si può fare il bagno o avventurarsi in canoa.
Alla base del promontorio si trova una zona sabbiosa con una serie di piccoli specchi d’acqua, la cui conformazione si modifica in seguito ai movimenti della sabbia, spinta dalle mareggiate. La spiaggia è conosciuta con il nome di Marinello o “il mare secco” e vi sono legate diverse leggende.
Secondo una di esse la spiaggia si sarebbe formata miracolosamente in seguito alla caduta di una bimba dalla terrazza del santuario, ritrovata poi sana e salva sulla spiaggia appena creatasi per il ritiro del mare. La madre della bambina, una pellegrina giunta da lontano, in seguito al miracolo, si sarebbe ricreduta sulla vera natura miracolosa della scultura, della quale aveva dubitato a causa dell’incarnato scuro della Vergine.
La spiaggia di Tindari prese forma di una donna, la Madonna (parte di sabbia in alto a sinistra), che regge tra le mani la piccola (parte di sabbia verso la costa).
Sul piano della Cattedrale di Palermo si trova anche il Palazzo Arcivescovile. Posiamo il nostro sguardo sul portale principale e precisamente osserviamo l’anta destra del portone: a circa tre metri di altezza, si trova l’elsa di una spada. E’ quanto rimane dell’arma con cui Matteo Bonello, signore di Caccamo, uccise il primo ministro del Re Guglielmo I, Maione di Bari.Come mai l’arcivescovo sentì il bisogno di inchiodare la spada di Bonello sulla porta del suo palazzo?
Facciamo un salto indietro nella storia: Guglielmo I, tutto preso dai suoi piaceri dell’harem e della tavola, regnava con lo sfarzo e il distacco di un sovrano orientale; il governo effettivo era nelle mani del pugliese ammiraglio Maione, che doveva fronteggiare la pericolosa irrequietezza dei nobili e dell’alto clero. (continua…)
Nel V secolo c’è chi vuole Sebastiano, soldato e martire, oriundo di Narbona in Francia; altri ne assicurano invece l’origine spagnola. Educato comunque a Milano, è assai caro all’imperatore Diocleziano che gli affida il comando della prima coorte. Quando Diocleziano che aveva un profondo odio verso i fedeli a Cristo, scoprì che Sebastiano era cristiano esclamò: “Io ti ho sempre tenuto fra i maggiorenti del mio palazzo e tu hai operato nell’ombra contro di me.”; fu quindi da lui condannato a morte, trafitto da frecce. Sempre secondo la leggenda, dopo questo martirio fu abbandonato perché i carnefici lo credettero morto, ma non lo era, e fu amorevolmente curato e riuscì a guarire. (continua…)
Passati il Giorno di Ognissanti e la Festa dei Morti, la Sicilia, terra dove tradizione, religione e folklore vivono sempre insieme, a Novembre, mese di passaggio che conduce ai rigori invernali e mese in cui si effettua la svinatura, feste e sagre luculliane non mancano mai.
Festività ritenuta molto importante dai siciliani, è quella in onore di San Martino, nella cosiddetta Estate di san Martino, celebrata l’11 Novembre.
Era considerato in passato un giorno particolarmente importante perché quel giorno si facevano iniziare tutte le attività pubbliche e private di rilievo come quella dei tribunali, delle scuole, il pagamento dei fitti e delle locazioni. Insomma nessuna occasione era migliore per festeggiare l’importante ricorrenza con l’assaggio del prodotto più tipico della stagione: il vino.
Secondo un antico proverbio contadino “a San Martino ogni mustu diventa vinu“. Nel periodo di San Martino infatti, il mosto ha finito di fermentare e quindi può essere assaggiato per la prima volta, magari accompagnato a qualcuno dei piatti tradizionali dell’autunno.
La festa oggi è ancora molto sentita a Palermo tanto che per l’occasione le industrie vinicole della provincia aprono le porte delle loro cantine per far degustare il vino novello. San Martino è definito infatti, il patrono degli ubriaconi, che affollavano le varie ”taverne” della città mangiando verdure cotte come ”cardoni” (cardi), ”vruocculi” (broccoli) e uova sode. (continua…)
Giunti a Castelvetrano, subito un grande cartello marrone ne indica il nome SELINUNTE. Seguiamo le indicazioni e scopriamo meravigliosi uliveti coltivati con grande maestria dalla gente del luogo. Lavorano la Nocellara del Belice che ornai da anni si è aggiudicata un posto di grande rispetto nell’enogastronomia italiana. La visione piacevole dei campi ci conduce verso la regina caduta, che ancora oggi non smette di dispensare bellezza e sapere, Selinunte.
Parco archeologico tra i più vasti d’Europa, l’antica città sorgeva lungo una costa frastagliata e piatta, l’acropoli dominava il paesaggio e grandiosi templi davano mostra della potenza acquisita, però poco distante la minaccia incombeva; (continua…)
Nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968 un violento sisma, di magnitudo 6.0 Richter e con effetti all’epicentro del IX° Mercalli, colpisce una vasta area della Sicilia occidentale compresa tra le province di Palermo, Agrigento e Trapani. Tra i quattordici centri colpiti alcuni risultano completamente distrutti: Gibellina, Poggioreale, Salaparuta, Montevago…, troppe voci, tutte in una notte, si alzarono verso il cielo, ma le cronache dei fatti dell’Abruzzo ci possono dare un chiaro esempio di quello che è successo quella notte. Il sindaco di Gibellina di allora, Ludovico Corrao, oltre a chiedere per i suoi cittadini tutto quello che necessitavano, chiamò a raccolta Pietro Consagra, Carlo Accardi, Arnaldo Pomodoro, Mimmo Paladino, Vittorio Gregotti e tanti altri…, chiamò a raccolta L’ARTE per combattere il senso di morte che si respirava nella sua città. Sicuramente bene Ludovico Corrao aveva imparato la lezione dalla storia, di come un medesimo cataclisma nel 1693 mortifico la Val di Noto, e di come dalle ceneri di città, risorse attraverso l’arte la vita in quel Tardo-Barocco dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’umanità. Fu chiamato anche Alberto Burri, ma solo lui non volle che la sua opera fosse realizzata nella nuova città che si andava definendo. (continua…)
La festa è una delle più antiche e partecipate del Mediterraneo, celebre per il suo fasto in tutta Europa, raccontata dai grandi viaggiatori del ’700 e dell’800. Una festa che ricorda la morte e la rinascita di Palermo attraverso il racconto della terribile epidemia di peste del 1624, debellata per intercessione della fanciulla eremita sul Monte Pellegrino, e che le valse eterna riconoscenza da parte della città, che la scelse come patrona, dedicandole “u fistinu”, che si celebra dall’10 al 15 Luglio.
La notte del 14 luglio la festa giunge all’apice, con una solenne processione dal Palazzo dei Normanni, lungo l’antico asse viario del Cassaro fino al mare, passando attraverso Porta Felice, secondo un itinerario ideale dalla morte (la peste) alla vita (la luce dei fuochi d’artificio in riva al mare).
La processione, composta da un carro trionfale con la statua della santa, trainato da buoi, e da carri allegorici, si ferma davanti alla Cattedrale, ai quattro canti (momento in cui, tradizionalmente, il sindaco in carica depone dei fiori ai piedi della statua della Santa gridando “Viva Palermo e Santa Rosalia!“) e alla Marina, dove ha luogo un grande spettacolo pirotecnico (10.000 tubi di lancio nel 2005) accompagnato da musica sinfonica eseguita dal vivo. (continua…)
Quando si dice che il vero catanese è di marca Elefante! Nella città etnea, il suo simbolo viene ripetuto molte volte e giustamente il popolo ne va fiero. U Liotru, questo è il nome con cui amorevolmente la gente di Catania chiama il suo Elefante, da bella mostra di sè nella splendida piazza duomo, straordinariamente inserito da Giovan Battista Vaccarini nella fontana che porta il suo nome. Ma spulciando su internet mi imbatto in un curioso video, al limite tra realtà e mistero, ve lo ripropongo così anche voi darete la vostra opinione. Una cosa so di certo, che molto spesso gli antichi davano molto più peso ai simboli, di quanto noi oggi facciamo. Guardate: (continua…)
Poeta lirico del VII-VI secolo a.C. contemporaneo di Saffo e Alceo. Il suo vero nome è Tisia, Stesicoro è il sopranome che gli fu assegnato e che vuol dire ordinatore di cori.
E’ considerato da molti il padre della poesia corale. Visse quasi tutta la sua lunga vita a Imera, forse la sua città natale ed è una delle più importanti figure della lirica greca; gli ultimi anni di vita li trascorse, pare, a Catania in esilio.
La sua attività poetica fu accompagnata da un forte impegno sociale e politico.
Secondo una leggenda tramandata da Aristotele, Stesicoro si trovava a Imera quando i suoi concittadini pensarono di affidare la difesa della propria città a Falaride, tiranno di Agrigento; per illustrare i pericoli di quella scelta, Stesicoro raccontò di un cavallo che, per mettersi al sicuro contro il cervo, suo tradizionale nemico, invocò l’aiuto dell’uomo; l’uomo lo protesse dal cervo, ma alla fine lo addomesticò e ne divenne padrone.
Della sua vastissima produzione di 26 libri, nella raccolta alessandrina ci sono rimasti solo pochi frammenti.
A ME NON DA QUIETE
Poi che raramente la Musa
allieta soltanto, ma rievoca
ogni cosa distrutta:
a me non dà quiete il dolce
sonante flauto dalle molte voci
quando comincia soavissimi canti.
(Trad. di Salvatore Quasimodo, Mondadori, 1965)
Secondo la tradizione orale raccolta dal Marchese di Villabianca nei suoi “Opuscoli Palermitani”, i Beati Paoli erano una società segreta nata con l’obiettivo di riparare ai torti subiti dalla povera gente a causa dello strapotere dei nobili.
In realtà si sa ben poco sulla reale natura di tale misteriosa consorteria, attiva nella città di Palermo tra la fine del XV e la metà del XVI secolo. Ciononostante, il mito dei Beati Paoli è ben radicato nell’immaginario collettivo dei palermitani, complice il ritrovamento del suggestivo antro che si suppone abbia ospitato le assemblee notturne degli appartenenti alla setta.
Il cosiddetto covo dei Beati Paoli è una cavità sotteranea nel rione Capo, sede di uno dei mercati storici un tempo più fiorenti della città. Di recente è stata riportata alla luce ad opera del geologo Pietro Todaro su commissione del comune di Palermo.
Case colorate che sembrano avvolgersi su se stesse e rotolare verso l’acqua, per formare un tutt’uno con il porto e le barche ammassate contro il molo. Sciacca, vista dal mare, sembra una grande costruzione in Lego fatta da un bambino creativo. Non priva di un’intrigante armonia cromatica, questa cittadina in provincia di Agrigento affaccia a mezzogiorno a guardare l’Africa, non nasconde le sue radici arabeggianti. Più che il singolo monumento, più che le spiagge vicine, è proprio tutta la città nel suo insieme a incantare. Il brulicare di vita peschereccia (la sua flotta è seconda solo a quella di Mazara del Vallo) e di attività connesse soprattutto al pesce azzurro, (continua…)
È una delle donne più belle del nostro Paese. Incanta con il suo sorriso e la semplicità dello sguardo. Anna Valle nata a Lentini, antica Leontinoi, una delle prime colonie greche di Sicilia, che conserva notevoli resti archeologici. Classe 1975, da questa città muove i primi passi nel mondo dello spettacolo, con il teatro classico, partecipando ad una Lisistrata di Aristofane, al teatro greco di Siracusa. Fare l’avvocato non era il suo sogno, ma si iscrive ugualmente alla facoltà di giurisprudenza di Catania, ma nel 1995 decidendo di prendere parte al concorso di bellezza più importante d’Italia, ai tribunali non restava che sognare la bellezza di Anna aggirarsi per i palazzi di giustizia. Proprio quell’anno vince la fascia di Miss Italia. Comincia per Anna Valle la carriera di modella ma soprattutto attrice, suo unico vero sogno. Già nel 1996 partecipa al cortometraggio Le due bambole rosse di Alessandro Ingargiola, passando poi a ruoli minori in pellicole come il suo film di debutto Le faremo tanto male (1998) di Pino Quartullo, con Stefania Sandrelli, Ricky Memphis, Rocco Barbaro, Nathalie Caldonazzo e Venantino Venantini.
Vuole diventare attrice, (continua…)
Molti pensano che l’economia della Sicilia si avvicini più a quella del terzo mondo che a quella europea. Le vicende della chiusura dell’inefficiente stabilimento industriale di Termini non fanno che avvalorare questa idea molto diffusa. Eppure esistono delle eccellenze che dimostrano come il progresso e la modernità siano compatibili con questa meravigliosa terra. Secondo una classifica stilata circa un anno fà da esperti tecnologi, tra le cinque città più tecnologica del mondo c’è Catania. Prima in Europa, davanti a lei solo Dubai, Tokyo, Bangalore e Mountain View, la patria di Google, un’azienda nata 10 anni fa dall’idea di due geniali studenti squattrinati, oggi il motore di ricerca più importante che decide le regole della pubblicità in internet fatturando miliardi di dollari all’anno.
Non ve lo aspettavate, dite la verità! Nel profondo sud italico esiste un centro industriale chiamato Etna Valley, dove hanno sede aziende del calibro di Nokia, IBM, Nortel, Alcatel… ma soprattutto ST Microelectronics. Probabilmente non l’avete mai sentita nominare, ma è una delle più importanti società del mondo nella produzione di microchip. I suoi componenti sono praticamente ovunque!
I principali mercati storici di Palermo sono il Ballarò, Il Capo e la Vucciria. Anche se ormai marginali, la Vucciria ormai non esiste quasi più, resistono ancora alle logiche di mercato della grande distribuzione, facendo di Palermo una città atipica rispetto ad altre città europee dove i piccoli esercizi sono stati quasi del tutto sostituiti dai centri commerciali.
Per i mercati storici tra tavole di marmo con pescespada in bella mostra e cassette di prodotti ortofrutticoli di ogni genere si sentono le abbanniate (l’attu d’annunziari lu bannu) le grida cioè dei venditori, che sfidandosi a colpi di decibel, fanno a gara per attirare l’attenzione dei passanti sui propri banchi.
A proteggere l’isola dalla furia rovinosa del suo splendido vulcano, l’Etna, fermando le sue lave che tutto ingoiano, per secoli si è frapposta Sant’Agata, che vigila e preserva Catania e tutti i paesi ad essa vicina. Ma non solo, Agata si fa carico e protegge i suoi fedeli anche da terremoti, pestilenze, inondazioni, o più semplicemente il seno di quelle donne che in lei trovano consolazione. Tutti i catanesi dal 3 al 5 di febbraio mostrano una venerazione ed una fede straordinaria ed incrollabile verso la loro santa patrona, ed a lei tributano una festa che trova una enorme partecipazione popolare e una grande devozione. Sono giorni da non perdere se si ci trova a passare per la città etnea, per partecipare ad un evento sacro tra i più belli della Sicilia. Secondo la Passio sanctae Agatae, Agata apparteneva ad una nobile famiglia catanese, di lei si innamora il proconsole Quinziano, a quei tempi prefetto in Sicilia. La giovane donna rifiuta le lusinghe del togato e ne scatena le ire. (continua…)
Fino a pochi mesi fa c’erano soltanto piccole aree della Sicilia orientale coperte da Street View, il servizio di Google integrato in Google Maps che permette di fare delle passeggiate virtuali per le vie di molte città, osservando le strade a 360°, esplorando le principali attrazioni e i punti di interesse, ma anche negozi, ristoranti, hotel e altro ancora.
Il servizio di Google copre oggi ampie aree della Sicilia, e questo permetterà a tutti gli innamorati della nostra terra di visitare virtualmente dal proprio computer o smartphone molti luoghi e monumenti siciliani.
Se non hai dimestichezza con Street View, guarda il video che abbiamo riportato in questa pagina e tutto sarà più chiaro.