Un lungo applauso ha accolto a Palermo, il debutto siciliano di “Malavoglia” di Pasquale Scimeca, che aveva già ottenuto quindici minuti di entusiasmo a settembre alla Mostra di Venezia. Il regista siciliano ha annunciato ieri (17 dicembre) alla platea di “Il Vento del Nord” – che si conclude oggi con un incontro con Crialese e la masterclass di Beppe Fiorello – l’uscita in sala in gennaio con Cinecittà Luce, dopo il lungo tour nei principali festival internazionali e il lavoro capillare con le scuole di tutt’Italia. «Da Tromso in Norvegia Festival di Washington passando per Los Angeles e Pusan, Malavoglia ha girato il mondo: siamo appena rientrati da Pechino» ha detto Scimeca. A Palermo il regista e i protagonisti del film, con il musicista Alfio Antico (che ha regalato al pubblico anche una performance alle percussioni) sono arrivati da Gela, una città senza sale cinematografiche, dove “Malavoglia” è stato applaudito dagli studenti e dai professori dei licei. «Nelle scuole abbiamo abbinato un concorso sul tema “Dal film al romanzo, dal romanzo (continua…)
Passati il Giorno di Ognissanti e la Festa dei Morti, la Sicilia, terra dove tradizione, religione e folklore vivono sempre insieme, a Novembre, mese di passaggio che conduce ai rigori invernali e mese in cui si effettua la svinatura, feste e sagre luculliane non mancano mai.
Festività ritenuta molto importante dai siciliani, è quella in onore di San Martino, nella cosiddetta Estate di san Martino, celebrata l’11 Novembre.
Era considerato in passato un giorno particolarmente importante perché quel giorno si facevano iniziare tutte le attività pubbliche e private di rilievo come quella dei tribunali, delle scuole, il pagamento dei fitti e delle locazioni. Insomma nessuna occasione era migliore per festeggiare l’importante ricorrenza con l’assaggio del prodotto più tipico della stagione: il vino.
Secondo un antico proverbio contadino “a San Martino ogni mustu diventa vinu“. Nel periodo di San Martino infatti, il mosto ha finito di fermentare e quindi può essere assaggiato per la prima volta, magari accompagnato a qualcuno dei piatti tradizionali dell’autunno.
La festa oggi è ancora molto sentita a Palermo tanto che per l’occasione le industrie vinicole della provincia aprono le porte delle loro cantine per far degustare il vino novello. San Martino è definito infatti, il patrono degli ubriaconi, che affollavano le varie ”taverne” della città mangiando verdure cotte come ”cardoni” (cardi), ”vruocculi” (broccoli) e uova sode. (continua…)
Scrittore e saggista, nasce a Racalmuto il 1921- muore a Palermo nel 1989.
La crescente fama letteraria e un’intensa attività pubblicistica lo hanno trasformato ben presto da insegnante elementare a protagonista del dibattito ideologico e politico.
La carriera letteraria di Sciascia comincia nel 1950 con un libretto, favole della dittatura, e prosegue con saggi vari e poesie fino ad approdare alla narrativa con Le parrocchie di Regalpietra (1956).
Da qui inizia la sua prolifica produzione letteraria fatta di racconti e romanzi spesso brevi centrati su temi di grande attualità e molto significativi. L’opera più nota “Il giorno della civetta” è del 1961 seguito dal “Consiglio d’Egitto“ del 1963, “Morte dell‘ìnquisitore” del 1964. Con “A ciascuno il suo” del 1966 ritorna al romanzo siciliano sulla mafia e negli anni settanta e ottanta da le sue prove migliori con “Il contesto” e ”Todo modo” optando per il genere narrativo del romanzo giallo a sfondo politico.
Tutti gli interventi saggistici della sua opera confermano in Sciascia l’intellettuale più acuto e inquietante di quei decenni. Riportiamo alcuni stralci tratti da suoi libri.
Proverbio, regola: il morto è morto diamo aiuto al vivo. Se lei dice questo proverbio a uno del Nord, gli fa immaginare la scena di un incidente in cui c’è un morto e c’è un ferito: ed è ragionevole lasciare lì il morto e preoccuparsi di salvare il ferito. Un siciliano invece vede il morto ammazzato e l’assassino: e il vivo da aiutare è appunto l’assassino[...] Io non sono siciliano fino a questo punto: non ho mai avuto inclinazione per aiutare i vivi, cioè gli assassini, e ho sempre pensato che le carceri siano un più concreto purgatorio.
dal libro “A ciascuno il suo”
Ad un certo punto della mia vita ho fatto dei calcoli precisi: che se io esco di casa per trovare la compagnia di una persona intelligente, di una persona onesta, mi trovo ad affrontare, in media, il rischio di incontrare dodici ladri e sette imbecilli che stanno lì, pronti a comunicarmi le loro opinioni sull’umanità, sul governo, sull’amministrazione municipale, su Moravia.
dal libro “A ciascuno il suo”
“Il popolo” sogghignò il vecchio “il popolo… Il popolo cornuto era e cornuto resta: la differenza è che il fascismo appendeva una bandiera sola alle corna del popolo e la democrazia lascia che ognuno se l’appenda da sé, del colore che gli piace, alle proprie corna…”
I ragazzi della Panaria, come i ragazzi di vai Panisperna. Un manipolo di pionieri sospinti da un’idea o piuttosto da un sogno: portare il Cinema in Sicilia, fare della Sicilia non solo uno scenario di riprese cinematografiche ma anche luogo di produzione. Il sogno si realizzò con la Panaria Film (con sede a Palermo in via Bandiera 11) ma ebbe breve durata. Di quel periodo compreso fra la metà degli anni Quaranta e la metà degli anni Cinquanta è rimasta una produzione che oggi ha il pregio di ciò che è a pieno titolo cultura: non vale solo per la terra d’origine ma anche e soprattutto perché documenta una stagione che non c’è più. (continua…)
Biagio Izzo nella parte dello stereotipo siciliano; stalcio della pellicola “Le Barzellette ” somma del pensiero Vanziniano, opera quasi riassuntiva di un genere (la commedia) del quale il cineasta è uno degli grandi manovratori. Il film è un collage di storielle divertenti dove i personaggi della vita vera si incrociano con i protagonisti delle barzellette della tradizione comica italiana.
È una delle donne più belle del nostro Paese. Incanta con il suo sorriso e la semplicità dello sguardo. Anna Valle nata a Lentini, antica Leontinoi, una delle prime colonie greche di Sicilia, che conserva notevoli resti archeologici. Classe 1975, da questa città muove i primi passi nel mondo dello spettacolo, con il teatro classico, partecipando ad una Lisistrata di Aristofane, al teatro greco di Siracusa. Fare l’avvocato non era il suo sogno, ma si iscrive ugualmente alla facoltà di giurisprudenza di Catania, ma nel 1995 decidendo di prendere parte al concorso di bellezza più importante d’Italia, ai tribunali non restava che sognare la bellezza di Anna aggirarsi per i palazzi di giustizia. Proprio quell’anno vince la fascia di Miss Italia. Comincia per Anna Valle la carriera di modella ma soprattutto attrice, suo unico vero sogno. Già nel 1996 partecipa al cortometraggio Le due bambole rosse di Alessandro Ingargiola, passando poi a ruoli minori in pellicole come il suo film di debutto Le faremo tanto male (1998) di Pino Quartullo, con Stefania Sandrelli, Ricky Memphis, Rocco Barbaro, Nathalie Caldonazzo e Venantino Venantini.
Vuole diventare attrice, (continua…)
In questo video una delle scene principali del Gattopardo di Visconti, dove il protagonista parla della natura della Sicilia e dei suoi abitanti. L’aspirazione individuale a crescere e migliorarsi può essere soddisfatta solo trasferendosi in altri luoghi, in un altro ambiente. La storia millenaria dell’isola racconta di grandi civiltà, ma queste vennero tutte da fuori facendo dell’isola un’eterna colonia. Secondo il principe di Salina il problema è nella natura di chi vive nell’isola. “I siciliani non vorrano mai migliorare, perchè si credono perfetti. La vanità in loro è più forte della miseria”.
Purtroppo i siciliani non sono perfetti, ed è facile rendersene conto quando si vive a contatto con gente di altri posti.
Molte cose sono cambiate dai tempi dei gattopardi e ormai il mondo è diventato piccolo. L’isolamento geografico non può più essere un alibi in una realtà liquida dove l’economia digitale ha un ruolo sempre più importante. Esistono molti casi di imprese nate dal nulla e che si sono affermate con la forza di idee innovative e ovviamente di tanto lavoro. Bisogna comunque ricordare che uno dei poli tecnologici più importanti del mondo è alle pendici dell’Etna e che moltissima gente preparata è costretta a emigrare per arricchire l’economia del nord e di altri paesi.
Io credo che le risorse per migliorarsi esistano e che trincerarsi ancora dietro al fatalismo sarebbe solo un segno di ostinata stupidità. Le nuove generazioni siciliane saranno in grado di interpretare il proprio tempo meglio di chi li ha preceduti?
“Corpi umani che diventano rovine” queste le visioni di Daniele Ciprì e Franco Maresco – scoperti da Enrico Ghezzi e inseriti all’interno del programma televisivo Blob, in onda su Rai3, si presentano come una variante delle teorie del Trash del momento, comparendo con i loro sketch grotteschi e crudi.
Il loro lavoro, sotto una visione di insieme, apre una finestra verso un mondo artistico, un mondo sub-umano, un mondo a parte, un mondo trascurato, dimenticato, fatto di segni, fatto di brutti, di sporchi e cattivi. Cipri e Maresco non sanno si ripetere all’infinito sempre la stessa cosa: divorare-digerire-espellere. I selvaggi, unicamente uomini, che popolano i film dei due palermitani, portano alle estreme conseguenze quel corteggiamento della morte che è cosi radicata alla cultura isolana e incarnano quella “pena di vivere” che un grande scrittore siciliano come Pirandello(continua…)
Spiaggia dei palermitani, Mondello gode di un clima tipicamente mediterraneo: caldo e secco in estate e piovoso e fresco in inverno. Si raggiunge velocemente anche con i mezzi pubblici e si rimane sorpresi nello scoprire che vicino ad una grande città si trova un incredibile golfo sabbioso dai colori tropicali. La zona è inoltre rinomata per le sue numerose ville in stile liberty. Ricordiamo la spiaggia, attraverso uno stralcio del film Ragazzi Fuori di Marco Risi che nel 1990 vinse due David di Donatello.
Si paga il biglietto di ingresso per il Palazzo dei Normanni. Ma subito entrando dall’unico accesso consentito a noi che non siamo deputati regionali, percorrendo soltanto pochi gradini, la nostra attenzione viene subito rapita da una meravigliosa carrozza barocca posizionata e avvolta dal grande scalone d’onore d’accesso ai piani di rappresentanza del palazzo e che poche guide locali della città degnano di almeno di due parole.
La vettura che merita l’appellativo di “Carrozza d’Oro” apparteneva al Principe di Butera.
Il nobile aveva una vera passione per questo mezzo e ne possedeva parecchie; quando però si trasferì a Napoli con l’intera famiglia alcune le portò con sé, altre ne lasciò presso le scuderie del palazzo palermitano. Fra queste la Carrozza d’Oro. (continua…)
Affacciatevi dal belvedere di piazza Sant’Antonio, un moto di intesa vertigine mista ad euforia vi assalirà, simile ad un volo di uccello avvertirete che il vostro sguardo corre lontano e spazia dallo Stretto, all’Aspromonte Calabro, all’Etna, più il là Catania fino ai monti di Siracusa. Tutto solo da un piccolo paesino, Castelmola, che sorge alle spalle di Taormina sulla cima del monte Mola per l’appunto e dall’alto dei suoi 500 metri sul livello del mare sembra di poter planare sospinti dai dolci venti che solo la ammaliante calura estiva siciliana sa dare o di galleggiare quando le nuvole avvolgono le case trasformando tutto l’intorno della materia dei sogni. Castelmola è il paese dei panorami, il villaggio felice del buon ritiro, lontana ma non troppo dalla mondana e affollata Taormina. (continua…)
Fotografo di fama internazionale, Finn ha una vita affascinante ma anche molto caotica.
Va avanti con poche ore di sonno al giorno, il suo telefono cellulare non tace mai, e la musica in cuffia è la più fedele compagna delle sue giornate.
Ma la sua vita inizia a trascendere il suo controllo quando, giunto da Düsseldorf a Palermo, inizia ad essere perseguitato da un misterioso individuo armato in cerca di vendetta.
Il 1960 è un anno speciale della recente storia italiana.
Preciso che non faccio una ricostruzione storica di alcuni eventi di quell’anno per la quale rimando a testimonianze più autorevoli di cui trovate il link ad articoli scritti da importanti protagonisti di quegli eventi.
Voglio raccontare un fatto, per certi aspetti marginale, ma, che visto nel contesto storico-politico in cui si è verificato, assume uno speciale significato simbolico.
La città è Palermo e la storia è quella della Bacheca di piazza Castelnuovo, piazza che i palermitani chiamano piazza Politeama dal nome dell’omonimo teatro.
Piazza Politeama è la più grande e centrale piazza della città. Era ed è la sede naturale per manifestazioni e comizi per i quali si intuisce una partecipazione massiccia, era ed è tuttora il luogo dove ci si da appuntamento per andare a fare shopping in via Ruggero Settimo o una passeggiata in via Libertà.
Su uno dei marciapiedi della piazza, precisamente quello che ospita la fermata degli autobus che si dirigono verso la Stazione Centrale, a pochi metri dalla storica tabaccheria “Ribaudo”, si ergeva una struttura metallica sollevata circa due metri da terra e delle dimensioni approssimative di due metri e mezzo per un metro e ottanta. Il riquadro, protetto da vetri, esponeva da entrambe le parti fotografie di eventi di attualità, quali l’inaugurazione della stagione lirica del Teatro Massimo, o qualche immagine significativa dell’ultima partita della squadra di calcio del Palermo o di altri fatti di cronaca nazionale e cittadina. (continua…)
La dimora di Donnafugata, impropriamente definita “castello”, fu, nella volontà e per decisione dei suoi realizzatori, una splendida casa di villeggiatura. Caratterizzato da un’architettura eclettica è il risultato della successione e della sovrapposizione di interventi voluti dai diversi proprietari. Agli inizi del XIX secolo Don Francesco Maria Arezzo, barone di Donnafugata cominciò ad accrescere il patrimonio abitativo all’interno del feudo.
Ecco come prese corpo il sontuoso edificio che nel sogno del figlio Corrado, figlio di Francesco Maria, nato a Ragusa Ibla nel 1824, uomo di grande prestigio che seppe interpretare in modo esaltante il ruolo che la società e la storia gli assegnavano: politico, poeta, letterato, collezionista d’arte, imprenditore coraggioso e creativo (si direbbe “un attento innovatore”), si materializzò nell’edificio come ancora sopravvive. (continua…)