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Teatro Massimo di Palermo e “la frase enigmatica”

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Parlando con la gente di Palermo tutti conoscono il Teatro Massimo.

Sanno dove è ubicato e financo chi lo ha fatto costruire. Non della storia del monumento intendiamo trattare ma di un enigma.

Chiediamo sempre ai palermitani se sono a conoscenza di una frase che è scolpita sul frontone del teatro. Senza indugio molti ce la recitano: “L’ARTE RINNOVA I POPOLI E NE RIVELA LA VITA. VANO DELLE SCENE IL DILETTO OVE NON MIRI A PREPARAR L’AVVENIRE“.

Bene siamo contenti ma… chiediamo ancora. Chi l’ha scritta ?

E’ qui che nasce l’enigna. Ne abbiamo sentite di cotte e di crude.

Pirandello risulta il più gettonato, poi Verga, Giuseppe Verdi (a cui invece è dedicata la piazza), qualcuno ha risposto Camilleri, che pur avendo una certa età non crediamo possibile che fosse presente all’epoca.

Altri la attribuiscono all’ultimo costruttore, Ernesto Basile oppure un Anonimo. Ma!!! L’arcano rimane.

Ci viene in soccorso Rosario La Duca che sciolse il rompicapo in un articolo del 29 aprile 1976. (continua…)

Bamminiddari tradizione di natale in Sicilia

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gesu_bambinoCon i piedi e le mani per aria, addormentato su un cuscino, seduto con il cuore rosso in mano, sdraiato in mezzo a ghirlande di fiori e frutta, nudo o vestito con abiti ricchissimi, di seta e ricami, tra oro e coralli, molto spesso dentro campane di vetro ma il luogo dove tutti noi lo vogliamo sempre vedere è all’interno della mangiatoia tra Maria, Giuseppe, il bue e l’asinello. Ecco un presepe dove naturalmente Gesuzzu Bamminu cioè il Bambinello Gesù è il cardine attorno al quale ruota tutto un mondo agro pastorale che per la prima volta San Francesco D’Assisi realizzò nel 1223. In Sicilia il piccolo Gesù fin dal medioevo era spesso in cera, eseguito con il gusto per i più minuti particolari, la cui produzione si è andata perdendo nel tempo, rappresentano oggi dei veri e propri pezzi da collezione. Custodi di quest’arte sopraffina i cosiddetti “Bamminiddari” e “Ceraiuli“. La tradizione di lavorare la cera – la ceroplastica, parte dal medioevo ed era particolarmente diffusa in Sicilia, da Palermo a Trapani e nella regione Iblea. Attività esercitata prevalentemente nei conventi e nei monasteri, dalla seconda metà del ’600 divenne una vera e propria arte eseguita da artigiani conosciuti e richiesti in tutta Europa. (continua…)

A Siracusa gli occhi sono solo per Santa Lucia

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Lucia 1È dal 1204 che Siracusa aspetta il ritorno della sua Santa; In quella data il corpo di Lucia  venne trafugato  dai Bizantini ( in fuga per l’arrivo dei mussulmani)  e condotto a Costantinopoli. Secoli dopo ,indetta da Papa Innocenzo III la quarta crociata, i veneziani ,che componevano la spedizione, invece di raggiungere la terra santa preferirono assediare e depredare la capitale Bizantina, portando innumerevoli tesori nella città dei dogi  e tra questi vi erano  le sacre reliquie di Lucia.
Custodite nella chiesa di Geremia e Lucia a Venezia, ancora oggi i cittadini fratelli di Archimede chiedono a gran voce il suo ritorno, ma fatta eccezione  per qualche piccola reliquia, chi di dovere non ha ancora esaudito la giusta richiesta dei siracusani, che desiderano ardentemente di  ricondurre le spoglie della loro patrona  nell’originale sepolcro che si trova in  un tempietto barocco di forma ottagonale costruito nel 1629.
Ugualmente a Siracusa, il 13 dicembre, giorno del suo martirio, vengono indette grandi celebrazioni. Tutto il popolo partecipa ed aspetta con fervore l’uscita, dalla meravigliosa cattedrale, del simulacro argenteo di Lucia, che portato a spalla da 60 fedeli viene condotto attraverso le vie della città, proprio nel luogo del suo sepolcro, ove rimane per otto giorni esposto alla venerazione dei devoti. (continua…)

DOLCI DEI MORTI

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mortiÈ il 2 novembre, nessuna meraviglia se in ogni città o paesino della Sicilia si faccia paradossalmente gran festa: scuole chiuse per almeno due giorni, grandi luminarie, bancarelle ovunque stracolme di giocattoli e, in qualche caso come a Palermo e a Catania, una grandiosa “Fiera dei morti” piazzata al centro della città. Lo scopo della fiera è quello di comprare i giocattoli e dolci ai bambini.
L’origine e il significato di quest’usanza ci portano molto indietro nel tempo, si collega certamente a culti greco-romani ed al banchetto funebre un tempo comune a tutti i popoli del bacino del Mediterraneo, in cui si ha ancora un ricordo nel “consulo o cunsulato” siciliano. (continua…)

Palermo Araba di Ibn-Haucal, luogo di delizie.

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documento araboLa Sicilia è un’ isola di sette giornate di cammino in lunghezza sopra quattro di larghezza; essa è coperta di monti e castelli, e di fortezze, abitata e coltivata dovunque. Palermo, la città più popolosa e più rinomata di quest’isola, è altresì sua metropoli. Situata sulle sponde del mare dal lato settentrionale, Palermo di divide in cinque quartieri distinti fra loro, quantunque poco lungi l’uno dall’altro. Il primo è la città circondata da un muro di pietra elevato e formidabile. La pianta oggi presenta un rettangolo situato sulla spiaggia del mare; in tempi assai remoti, il mare penetrava in questo luogo per mezzo di una laguna divisa in due rami (Fiumi Papireto e Kemonia). La città greco-fenicia fu fabbricata sulla lingua di terra compresa tra i due rami, il margine che rimaneva verso scirocco offri il sito ad un novello quartiere, ch’esisteva di già al tempo della prima guerra punica, la Khalessah o la Kalsa o Gausa d’oggidì. (continua…)

Ad ACIREALE il 20 gennaio, tutti di corsa per San Sebastiano

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San Sebastiano AcirealeNel V secolo c’è chi vuole Sebastiano, soldato e martire, oriundo di Narbona in Francia; altri ne assicurano invece l’origine spagnola. Educato comunque a Milano, è assai caro all’imperatore Diocleziano che gli affida il comando della prima coorte. Quando Diocleziano che aveva un  profondo odio verso i fedeli a Cristo, scoprì che Sebastiano era cristiano esclamò: “Io ti ho sempre tenuto fra i maggiorenti del mio palazzo e tu hai operato nell’ombra contro di me.”; fu quindi da lui condannato a morte, trafitto da frecce. Sempre secondo la leggenda, dopo questo martirio fu abbandonato perché i carnefici lo credettero morto, ma non lo era, e fu amorevolmente curato e riuscì a guarire. (continua…)

La Cappela Palatina risplende grazie a Reinhold Wurth

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Cappella Palatina

Solo stupore davanti a tanta magnificenza, unito ad un incontrollabile senso di vertigine assalì Reinhold Wurth, magnate tedesco col cuore d’artista, che nel 2000, entrando all’interno di questa gemma dell’architettura normanna di sicilia, che è la Cappella Palatina, rimase senza fiato confermando le parole di Guy de Maupassant: “La più bella che esista al mondo, il più incredibile gioiello religioso che sia stato immaginato dall’animo umano ed eseguito da mano d’artista”. Quella di Wurth è la storia di un innamoramento e quando nel settembre del 2002 sentì, dai media di tutto il mondo, dei danni che la Cappella aveva subito in seguito al terremoto, non esitò e nel 2003 s’impegnò a pagare i costosi lavori di restauro. Da un anno i lavori si sono conclusi ed è meraviglioso vederla attraverso gli occhi dei turisti che conduco; vederli tutti con le teste per aria, smarriti davanti a tanto tanto splendore, e sentire dalle loro voci che mai avevano visto una chiesa di tale bellezza. Da palermitano riconosco la magia che ogni giorno si ripete per tutti quelli che visitano la Cappella Palatina e sento il dovere di ringraziare colui che ha reso possibile questa magia regalandola al mondo. Da BlogSicilia.eu grazie Reinhold Wurth. (continua…)

Erice, perla siciliana

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Erice è la meta ideale per le gite pomeridiane dei trapanesi che, dopo una mattinata al mare, vogliono godersi un pomeriggio fresco e rilassante.

Erice è anche la residenza estiva di una numerosa schiera di affezionati che vi si reca in vacanza, andando ad abitare le sue case caratteristiche, per i cortili fioriti e per l’architettura medievale.

I cortili, che sono dei patii privati in cui si svolgeva la vita di una volta, permettevano di vivere all’aperto senza essere visti dalla strada. Oggi invece gli abitanti preferiscono rinunziare alla privacy e tenere gli accessi aperti per mostrare a tutti la bellezza delle scalette e dei muretti in pietra viva ornati di piante rampicanti e vasi di fiori variopinti. (continua…)

Arrivano i governanti leghisti anche al Sud?

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In questi ultimi tempi, non è chiaro se per gioco o sul serio si ipotizza di fare amministrare le città del Sud da sindaci del Nord, in particolare da sindaci provenienti dal partito della Lega Nord. Se ciò bastasse per cambiare la qualità economico-sociale di città come Napoli o Palermo, io che sono del Sud direi immediatamente “che siano i benvenuti”! Soltanto che le cose non sono purtroppo così semplici.

Nel maggio del 1982 il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, dopo l’omicidio del segretario regionale del PCI Pio La Torre, fu nominato Prefetto di Palermo con l’incarico di combattere lo strapotere mafioso. Dopo appena quattro mesi fu vittima di un attentato in cui perse la vita insieme alla moglie. Dalla Chiesa, che aveva sconfitto le Brigate Rosse, contro la mafia resistette solo il tempo necessario che questa gli “prendesse le misure”.

Questo richiamo alla storia recente non serve a teorizzare che il Sud è irredimibile, ma che il suo processo di redenzione è molto ma molto più complicato di quanto non si pensi.

Il problema meridionale è di portata così grande che la prima condizione per affrontarlo con un minimo di serietà sarebbe il recupero di una classe politica minimamente decente. Cosa che oggi non è e non sembra neppure profilarsi all’orizzonte. Possiamo confidare nel Federalismo fiscale, se si farà. (continua…)

L’Arte contro cosa nostra

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Un periodico brasiliano, Terra Magazine, riporta la storia di Antonio Presti, un siciliano che con le sue iniziative fa dell’arte e della bellezza lo strumento di lotta contro la mafia. In seguito la traduzione italiana.

Da trent’anni Antonio Presti, un siciliano di 53 anni, ha trovato un modo originale per combattere il sistema mafioso che domina la sua isola. Per la sua lotta usa le iniziative culturali come arma principale.

Antonio spiega la sua filosofia:
“Regalo cultura e bellezza senza chiedere nulla in cambio. Fa parte della mia natura. Ma in Sicilia un comportamento di questo genere è sovversivo. Quando non chiedi nulla in cambio i porci mafiosi non possono eliminarti, i politici non possono censurarti e la Chiesa non può controllarti”.

Antonio parla mentre scende dalla magica piramide di acciaio costruita dal suo amico Mauro Stacciol in cima ad una montagna dalla quale si apre un paesaggio sensazionale con vista sul mar Tirreno e sulle isole Eolie. Racconta la sua storia con parole semplici senza entusiasmo. Con la tranquillità di chi sa che ha già vinto il campionato.

Nel 1982 Antonio Presti decise di investire la fortuna che ereditò dal padre per combattere il sistema mafioso dell’isola italiana. Inventò un modo semplice: investire nella cultura. La sua prima opera fu la Fiumara d’arte. Antonio ingaggiò artisti italiani e stranieri per realizzare sculture che ha poi donato ai Comuni della sua terra natale. (continua…)

Nicolosi, porta dell’Etna

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Adagiata sul versante meridionale dell’Etna, in posizione baricentrica tra il mare e la montagna, Nicolosi rappresenta storicamente la porta di accesso al vulcano più alto d’Europa. Dall’alto il paese domina il golfo di Catania, e la sua posizione consente di raggiungere facilmente le altre importanti mete turistiche della Sicilia orientale. Il suo territorio ricade all’interno dell’Ente Parco dell’Etna, dai 700 metri del centro urbano ai 3350 della cima dell’Etna ed offre alla vista del turista un paesaggio unico, per la vegetazione rigogliosa, per i suoi colori che variano dal nero delle colate laviche al verde intenso dei boschi o al giallo oro delle ginestre. Dal punto di vista storico il nucleo del paese si costituì attorno al monastero benedettino di San Nicolò l’Arena agli inizi del XII secolo, ma venne più volte distrutto, nel corso dei secoli da imponenti colate laviche, oggi in parte coperte da boschi rigogliosi. Nicolosi offre inoltre un importante patrimonio artistico e culturale, soprattutto a carattere religioso. Passeggiando lungo le vie del centro cittadino non si può fare a meno di osservare quanto di bello è custodito nelle sue chiese, tra le quali spiccano la settecentesca Chiesa Madre, con un pregevole campanile costruito in pietra lavica in stile barocco, la Chiesa di San Giuseppe a quella delle Anime del Purgatorio. (continua…)

Trapani e il rito dei Misteri del Venerdì Santo

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Città legata al mare, il nome di Trapani evoca ancora oggi memorie di maestri orafi e corallai, rinvia a fortune di pirati e tonnaroti, oggi anche alla vela, ma forse nessun altra sembra aver costruito un indissolubile legame con la città ed il suo popolo come i riti dei Misteri del Venerdì Santo. L’analisi di questa festa offre una chiave di lettura che dilata le sue maglie attraverso vicende storiche, economiche, sociali, in un palinsesto di simbolismi e riti. Per i Trapanesi la festa è per antonomasia la ricorrenza dei Misteri e la processione che si dispiega, il lento procedere dei gruppi statuari, è il collante naturale che ogni anno convoca tutta la città sotto il segno della fede. L’origine della processione è da farsi risalire molto probabilmente alla casazze genovesi, che nel cinquecento erano sacre rappresentazioni di carattere penitenziale già attestate a Palermo da un diarista citato dal Pitrè. (continua…)

SCIACCA, abbracciata al mare africano

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sciacca2Case colorate che sembrano avvolgersi su se stesse e rotolare verso l’acqua, per formare un tutt’uno con il porto e le barche ammassate contro il molo. Sciacca, vista dal mare, sembra una grande costruzione in Lego fatta da un bambino creativo. Non priva di un’intrigante armonia cromatica, questa cittadina in provincia di Agrigento affaccia a mezzogiorno a guardare l’Africa, non nasconde le sue radici arabeggianti. Più che il singolo monumento, più che le spiagge vicine, è proprio tutta la città nel suo insieme a incantare. Il brulicare di vita peschereccia (la sua flotta è seconda solo a quella di Mazara del Vallo) e di attività connesse soprattutto al pesce azzurro, (continua…)

SAVOCA, sette facce

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Savoca 4Se mi chiedeste un solo motivo, uno solo per andare a Savoca, risponderei senza esitare: per le granite della signorina Maria. Ma sarebbe riduttivo. Del resto il noto appellativo “Savoca, sette facce”, riferito alla grande varietà di paesaggi e scenari che si pongono davanti al visitatore, un senso lo dovrà avere. Lasciata la Statale 114, all’altezza di Santa Teresa Riva, si prende a risalire a destra, la valletta del T. Porto Salvo, fra agrumeti in direzione Savoca che si raggiunge dopo 4,5 chilometri. Il Bar Vitelli, a piazza Fossia, è la prima cosa che vi accoglie quando arrivate in paese. Oltre a gustare la famosa granita, che nei giorni di calura estiva soddisfa corpo e palato, al solo gusto di limone, vi troverete dopo qualche istante immersi nel fascinoso mondo del cinema. Qui, infatti, Francis Ford Coppola girò alcune scene del suo primo Padrino. (continua…)

Presepi nella provincia di Catania, una tradizione

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presepe CaltagironeCatania e la sua provincia offrono la possibilità di ammirare numerosi presepi di notevole interesse. Fra essi, spicca il presepe di origine settecentesca, di proprietà del Barone Scammacca. I personaggi che lo compongono sono realizzati con un particolare impasto, “la pastiglia”, e rifiniti con coloranti resinosi. Altro esempio suggestivo della Natività è il presepe Settecentesco di Acireale, costituito da una trentina di elementi a grandezza naturale, con volti realizzati in cera e costumi curati nei minimi dettagli. Tale rappresentazione è accolta in un ingrottamento lavico, al quale è legata una vicenda particolare: in un giorno di fini estate del 1741, il sacerdote Don Mariano Valerio, di ritorno da un pellegrinaggio, fu costretto a ripararsi in un anfratto lavico a causa di un violento temporale. Qui ebbe l’idea di realizzare nello stesso luogo una grotta simile a quella presente a Betlemme. A distanza di circa dieci anni esattamente per la notte della vigilia del 1752, si poteva ammirare il tempio “Sancta Maria ad Praesepe”. Anche la città di Caltagirone è coinvolta a pieno titolo nelle manifestazioni natalizie. (continua…)

Terre Sicane: itinerario da Menfi, Lago Arancio, Sambuca di Sicilia alle rovine archeologiche di Adranone

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lago ArancioPartendo da Menfi in direzione bivio Misilbesi, percorrendo la strada provinciale per circa 2 chilometri, fino ad arrivare nei pressi del vallone San Vincenzo, zona sottoposta a vincolo paesaggistico per le sue bellezze naturali e per la presenza di una ricca fauna e flora spontanea, dove si possono osservare gli arbusti tipici della macchia mediterranea: il terebinto, l’erica, il ginestrone, la fillirea. Interessante anche la presenza di specie vegetali della macchia bassa quali diverse qualità di orchidee selvatiche, la Ruta, l’Asfodelo, il Giaggiolo selvatico, l’Anemone dei fiorai, il Croco, l’Asparago pungente ed altre specie di minor pregio. Ripercorrere la provinciale in direzione Misilbesi, seguendo le indicazioni lago ArancioSambuca di Sicilia ed immettersi sulla strada consortile indicata dalla segnaletica, fino a raggiungere il lago, meta di numerose specie di uccelli migratori. (continua…)

CALTABELLOTTA, tra rupi silenziose un presepe

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Caltabellotta tramontoDomina paesaggi ventosi non distogliendo mai lo sguardo al mare. Caltabellotta, fiera dalla sua rupe, veglia sulla valle del Platani, e come un presepe rimane adagiata sui monti Sicani. Da Sciacca distante una ventina di chilometri percorrendo la provinciale 76, si giunge al borgo che domina tre colli: il Monte San Pellegrino, il Monte Castello e il Monte Gogàla. Un’atmosfera di pace regala il piccolo paese, e vagando per le sue strade, tra scorci d’incanto, insediamenti preistorici testimoniano l’antichità del sito; secondo gli studiosi da queste parti fu fondata la cittadina greca di Triocala di cui fu vescovo San Pellegrino che liberò il territorio dalla presenza in un drago. (continua…)

Parco delle Madonie – Percorsi a cavallo

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Parco delle MadonieMassicci montuosi dal cuore di pietra, boschi, valli, paesi arroccati. Le montagna della Sicilia sono poco conosciute, ma incredibilmente belle. Come le Madonie, affacciate sul Tirreno. Un territorio di circa 40 mila ettari divenuto dal 1989 Parco Naturale Regionale dove, da tre anni, l’Engea (Ente Nazionale Guide Equastri Ambientali) organizza tour a cavallo e gastronomici. Si parte da Castellana Sicula, dove ha sede il centro equituristico, in sella a un Sanfratellano, a un Indigeno Siciliano o a un Purosangue Orientale, razze equine locali, e si sale subito alla vetta più alta, monte San Salvatore, 1912 metri. Qui ci si ferma per un bivacco: la salita è stata faticosa e un pò di riposo non guasta. (continua…)

TRAPANI – Panoramica e Mappa della città

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TrapaniAssolata e sonnecchiante, Trapani è una città che sorprende, dove lo Scirocco profuma di sale e rilassa i sensi. Scorci pittoreschi, vie nobili e spiaggie molto frequentate animano la vita di questa piccola provincia. Fondata da Erice come approdo portuale, ancora oggi è la sua più importante caratteristica. Tutto a Trapani sa di mare, la sua economia ruota attorno al cantiere navale, alla pesca, alla lavorazione del tonno e un tempo anche del corallo. Una città tutta da scoprire e il modo migliore è a piedi. Via Garibaldi e Via Vittorio Emanuele sono le arterie principali e cuore del centro storico. La vita pulsa attorno la Cattedrale di San Lorenzo, la chiesa del Purgatorio, la chiesa del Collegio dei Gesuiti, ma ancora il pittoresco mercato del pesce, la Torre di Ligny, innumerevoli palazzi Nobiliari di diverse epoche. Nella parte moderna è collocato il Santuario dell’Annunziata dove è custodita la statua trecentesca della Madonna di Trapani. Nell’adiacente ex convento ha sede il Museo Regionale Conte Agostino Pepoli che possiede un splendida collezione. Trapani saprà incantarvi gia al primo respiro. (continua…)

Santa Lucia delle quaglie

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Santa-Lucia-GLa festa RE QUAGGHIE si svolge la prima domenica di maggio, a mezzogiorno in punto, con il simulacro di Santa Lucia che viene esposto ai fedeli nel centro di piazza Duomo e viene condotto nella Badia di Santa Lucia, sulla stessa piazza, finita di restaurare quest’anno, dove resta per una settimana, e prima di raggiungere la chiesetta attigua alla cattedrale, vengono liberate delle colombe (quagghie in siracusano) come segno di ringraziamento. Ricordiamo che da quest’anno all’interno della stessa chiesa è stata posta la magnifica tela del Caravaggio, Il Seppellimento di Santa Lucia. La domenica successiva, il fercolo viene portato in giro per il centro storico, soprattutto verso il lungomare dove accadde il miracolo. Questa grande festa cittadina fu istituita nel 1646 in seguito ad un evento prodigioso attribuito all’intercessione di Santa Lucia: in quell’anno la città era stata colpita da una grave e drammatica carestia e si temeva per la sopravvivenza della popolazione. Il vescovo di Siracusa del tempo promosse pubbliche preghiere nel duomo della città per implorare un miracolo dalla patrona Lucia. Il 13 maggio il popolo orante era attorno al simulacro-reliquiario argenteo della Santa, realizzato pochi anni prima, quando una colomba bianca entrò nel tempio e si posò sul soglio episcopale, attirando l’attenzione di tutti. In quel momento giunse una notizia sorprendente: un bastimento carico di grano era entrato nel porto di Siracusa e poteva finalmente sfamare la cittadinanza. (continua…)