
Affacciatevi dal belvedere di piazza Sant’Antonio, un moto di intesa vertigine mista ad euforia vi assalirà, simile ad un volo di uccello avvertirete che il vostro sguardo corre lontano e spazia dallo Stretto, all’Aspromonte Calabro, all’Etna, più il là Catania fino ai monti di Siracusa. Tutto solo da un piccolo paesino, Castelmola, che sorge alle spalle di Taormina sulla cima del monte Mola per l’appunto e dall’alto dei suoi 500 metri sul livello del mare sembra di poter planare sospinti dai dolci venti che solo la ammaliante calura estiva siciliana sa dare o di galleggiare quando le nuvole avvolgono le case trasformando tutto l’intorno della materia dei sogni. Castelmola è il paese dei panorami, il villaggio felice del buon ritiro, lontana ma non troppo dalla mondana e affollata Taormina. (continua…)
Recita l’iscrizione che corre sull’arco del secondo accesso al maniero: quod Siculis placuit sola Sperlinga negavit (ciò che ai Siculi piacque, solo Sperlinga negò), un motto diventato un modo per indicare chi discorda dal volere comune. Una “reazionaria” del Medioevo, Sperlinga, l’unica rocca a schierarsi dalla parte dei Francesi durante la guerra del Vespro, mentre i nobili siciliani già offrivano la corona agli Aragonesi. Quando il 31 marzo 1282 la rivolta contro gli Angioini di Carlo I deflagrò da Palermo su tutta l’isola, a Sperlinga, in quel castello dell’Ennese arroccato nel cuore della Sicilia, i Francesi capeggiati da Pietro Lemanno si asserragliarono respingendo il nemico. L’assedio della roccaforte durò per almeno un anno e la sopravvivenza dei Francesi dovette necessariamente essere garantita dall’appoggio dei baroni locali. La visione del castello da l’idea di un vascello di pietra ancorato al cielo: da una monolitica rupe di tufo grigio alta circa 70 metri si levano cortine murarie e torri, incagliate in mastodontici costoni di roccia. Avvicinarsi incute un certo timore, unito alla scoperta che, letteralmente, incastrate nella roccia, sopravvivono alcune case di pietra a vista. Abitazioni ancora più arcaiche sono quelle che occhieggiano dai fianchi della rupe: il nome stesso della località pare deriva da spelunca, perché disseminata di grotte abitate dalle più antiche genti ma utilizzate come ricovero per animali e sepolture. Una stretta piazza cinta da una cortina continua di abitazioni, costruite probabilmente su vecchie fortificazioni, apre al castello. Una rampa di scale conduce a un portale ogivale un tempo diviso da un ponte levatoio. Si superano due ambienti voltati, dai quali si esce attraverso l’arco con la celebre iscrizi0ne posteriore (1597) ai fatti del Vespro. Le due sale Baronali concedono sguardi al borgo (continua…)
La Sicilia è un’ isola di sette giornate di cammino in lunghezza sopra quattro di larghezza; essa è coperta di monti e castelli, e di fortezze, abitata e coltivata dovunque. Palermo, la città più popolosa e più rinomata di quest’isola, è altresì sua metropoli. Situata sulle sponde del mare dal lato settentrionale, Palermo di divide in cinque quartieri distinti fra loro, quantunque poco lungi l’uno dall’altro. Il primo è la città circondata da un muro di pietra elevato e formidabile. La pianta oggi presenta un rettangolo situato sulla spiaggia del mare; in tempi assai remoti, il mare penetrava in questo luogo per mezzo di una laguna divisa in due rami (Fiumi Papireto e Kemonia). La città greco-fenicia fu fabbricata sulla lingua di terra compresa tra i due rami, il margine che rimaneva verso scirocco offri il sito ad un novello quartiere, ch’esisteva di già al tempo della prima guerra punica, la Khalessah o la Kalsa o Gausa d’oggidì. (continua…)
Sul piano della Cattedrale di Palermo si trova anche il Palazzo Arcivescovile. Posiamo il nostro sguardo sul portale principale e precisamente osserviamo l’anta destra del portone: a circa tre metri di altezza, si trova l’elsa di una spada. E’ quanto rimane dell’arma con cui Matteo Bonello, signore di Caccamo, uccise il primo ministro del Re Guglielmo I, Maione di Bari.Come mai l’arcivescovo sentì il bisogno di inchiodare la spada di Bonello sulla porta del suo palazzo?
Facciamo un salto indietro nella storia: Guglielmo I, tutto preso dai suoi piaceri dell’harem e della tavola, regnava con lo sfarzo e il distacco di un sovrano orientale; il governo effettivo era nelle mani del pugliese ammiraglio Maione, che doveva fronteggiare la pericolosa irrequietezza dei nobili e dell’alto clero. (continua…)

Ancora oggi si vedono in Sicilia i fichi asciugati al sole e infilati in lunghi fili di spago o “incannati”, cioè infilzati in spiedi di canne. Parte di questi serviranno in inverno per fare i buccellati, dolci natalizi che, ancora oggi, contrastano il passo con onore ai nordici panettoni e pandoro. Il “cucciddatu” ha un’origine antica e un sicuro antenato nel “panificatus”dei romani. Il suo nome deriva dal tardo latino buccellatum, cioè pane da trasformare in buccelli, ossia bocconi, per la sua morbidezza.
Diverse sono le varianti per forme e misure: nel palermitano gli “ammara-panza” sono tipi scadenti di buccellati che servono a riempire lo stomaco. Si tratta di un impasto di pasta frolla farcito di un ripieno tutt’altro che dietetico..La farcia, infatti,può essere di mandorle oppure di fichi ,costituita da un impasto di mandorle pelate, zuccata (zucca candita) e gocce di cioccolato.
Il ripieno di fichi, più tradizionale, è invece costituito da un impasto di fichi secchi, frutta candita e pezzetti di cioccolato.
Il buccellato “casereccio” viene solitamente ricoperto di glassa, quello prodotto in pasticceria è ricoperto di zucchero a velo o di frutta candita.
Cotto al forno, il buccellato si conserva a lungo e, sempre presente nelle tavole natalizie, viene consumato nell’intero periodo festivo.
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Erice è la meta ideale per le gite pomeridiane dei trapanesi che, dopo una mattinata al mare, vogliono godersi un pomeriggio fresco e rilassante.
Erice è anche la residenza estiva di una numerosa schiera di affezionati che vi si reca in vacanza, andando ad abitare le sue case caratteristiche, per i cortili fioriti e per l’architettura medievale.
I cortili, che sono dei patii privati in cui si svolgeva la vita di una volta, permettevano di vivere all’aperto senza essere visti dalla strada. Oggi invece gli abitanti preferiscono rinunziare alla privacy e tenere gli accessi aperti per mostrare a tutti la bellezza delle scalette e dei muretti in pietra viva ornati di piante rampicanti e vasi di fiori variopinti. (continua…)

(Copyright della foto: Martin Liebermann / zeitspuren)
Partiti dal porto di Trapani, volgiamo lo sguardo verso l’ultima delle Isole Egadi, la più lontana, la più selvaggia. Ad accoglierci a Marettimo una natura dirompente e selvaggia, una montagna dai fianchi scoscesi che sorge dal mare. Mettendovi piede subito ci si rende conto di trovarsi in un luogo veramente particolare, carico di fascino che il turismo non è riuscito a scalfire. Dal porto alla piazza del paese la strada non è molta e li trovare un appartamentino in affitto non è difficile, basta chiedere un pò in giro, la gente è cordiale ed ospitale. Qui le lancette sembrano essersi fermate; nessuna automobile in giro, per l’unico vigile urbano in servizio sull’isola poche preoccupazioni! (continua…)
Case colorate che sembrano avvolgersi su se stesse e rotolare verso l’acqua, per formare un tutt’uno con il porto e le barche ammassate contro il molo. Sciacca, vista dal mare, sembra una grande costruzione in Lego fatta da un bambino creativo. Non priva di un’intrigante armonia cromatica, questa cittadina in provincia di Agrigento affaccia a mezzogiorno a guardare l’Africa, non nasconde le sue radici arabeggianti. Più che il singolo monumento, più che le spiagge vicine, è proprio tutta la città nel suo insieme a incantare. Il brulicare di vita peschereccia (la sua flotta è seconda solo a quella di Mazara del Vallo) e di attività connesse soprattutto al pesce azzurro, (continua…)
Se mi chiedeste un solo motivo, uno solo per andare a Savoca, risponderei senza esitare: per le granite della signorina Maria. Ma sarebbe riduttivo. Del resto il noto appellativo “Savoca, sette facce”, riferito alla grande varietà di paesaggi e scenari che si pongono davanti al visitatore, un senso lo dovrà avere. Lasciata la Statale 114, all’altezza di Santa Teresa Riva, si prende a risalire a destra, la valletta del T. Porto Salvo, fra agrumeti in direzione Savoca che si raggiunge dopo 4,5 chilometri. Il Bar Vitelli, a piazza Fossia, è la prima cosa che vi accoglie quando arrivate in paese. Oltre a gustare la famosa granita, che nei giorni di calura estiva soddisfa corpo e palato, al solo gusto di limone, vi troverete dopo qualche istante immersi nel fascinoso mondo del cinema. Qui, infatti, Francis Ford Coppola girò alcune scene del suo primo Padrino. (continua…)
Partendo da Menfi in direzione bivio Misilbesi, percorrendo la strada provinciale per circa 2 chilometri, fino ad arrivare nei pressi del vallone San Vincenzo, zona sottoposta a vincolo paesaggistico per le sue bellezze naturali e per la presenza di una ricca fauna e flora spontanea, dove si possono osservare gli arbusti tipici della macchia mediterranea: il terebinto, l’erica, il ginestrone, la fillirea. Interessante anche la presenza di specie vegetali della macchia bassa quali diverse qualità di orchidee selvatiche, la Ruta, l’Asfodelo, il Giaggiolo selvatico, l’Anemone dei fiorai, il Croco, l’Asparago pungente ed altre specie di minor pregio. Ripercorrere la provinciale in direzione Misilbesi, seguendo le indicazioni lago Arancio – Sambuca di Sicilia ed immettersi sulla strada consortile indicata dalla segnaletica, fino a raggiungere il lago, meta di numerose specie di uccelli migratori. (continua…)
Domina paesaggi ventosi non distogliendo mai lo sguardo al mare. Caltabellotta, fiera dalla sua rupe, veglia sulla valle del Platani, e come un presepe rimane adagiata sui monti Sicani. Da Sciacca distante una ventina di chilometri percorrendo la provinciale 76, si giunge al borgo che domina tre colli: il Monte San Pellegrino, il Monte Castello e il Monte Gogàla. Un’atmosfera di pace regala il piccolo paese, e vagando per le sue strade, tra scorci d’incanto, insediamenti preistorici testimoniano l’antichità del sito; secondo gli studiosi da queste parti fu fondata la cittadina greca di Triocala di cui fu vescovo San Pellegrino che liberò il territorio dalla presenza in un drago. (continua…)
Massicci montuosi dal cuore di pietra, boschi, valli, paesi arroccati. Le montagna della Sicilia sono poco conosciute, ma incredibilmente belle. Come le Madonie, affacciate sul Tirreno. Un territorio di circa 40 mila ettari divenuto dal 1989 Parco Naturale Regionale dove, da tre anni, l’Engea (Ente Nazionale Guide Equastri Ambientali) organizza tour a cavallo e gastronomici. Si parte da Castellana Sicula, dove ha sede il centro equituristico, in sella a un Sanfratellano, a un Indigeno Siciliano o a un Purosangue Orientale, razze equine locali, e si sale subito alla vetta più alta, monte San Salvatore, 1912 metri. Qui ci si ferma per un bivacco: la salita è stata faticosa e un pò di riposo non guasta. (continua…)
Dal 2002 Sutera, pittoresco borgo medievale in provincia di Caltanissetta, è una delle 162 località insignite della Bandiera Arancione, il marchio di qualità assegnato dal Touring Club Italiano nella’ambito del progetto Sviluppo Italia. L’iniziativa intende valorizzare i centri minori dell’entroterra che promuovono il turismo nel rispetto dell’ambiente e di chi ci abita. Situata nella valle del fiume Platani, in un suggestivo contesto paesaggistico, Sutera si è contraddistinta per la tipicità del territorio, la bellezza dei suoi antichi quartieri e la sua storia, segnata dal passaggio di Greci, Romani, Bizantini, Mussulmani Normanni. (continua…)
I nuovi faraoni
Sulla opportunità di realizzare il Ponte sullo stretto di Messina i siciliani sono stati sempre in profondo disaccordo. Lo sono stati e lo sono indipendentemente dalla specifica militanza politica.
In modo molto schematico i favorevoli sostengono che il ponte sarebbe un’opera di attrazione straordinaria che porterebbe in Sicilia un gran numero di turisti, velocizzerebbe la mobilità tra la Sicilia e il continente, oltre ovviamente a dare una boccata di ossigeno all’economia locale per gli investimenti necessari alla sua realizzazione.
Coloro che sono contrari sostengono a loro volta che le risorse necessarie possono essere utilizzare meglio per potenziare le infrastrutture per la mobilità della Calabria e della Sicilia e per opere di riqualificazione del territorio indispensabili per arginare disastri come, ad esempio, quello di Giampilieri.
La materia è troppo complessa per liquidarla con poche battute da Bar dello sport.
Tuttavia senza sposare nè l’una tesi nè l’altra ci sembra doveroso proporre qualche elemento di riflessione generale. (continua…)
4° giorno Ragusa Ibla – Castello di Donnafugata – Punta Secca:
La più meridionale delle province italiane se ne sta appollaiata dolcemente sui Monti Iblei. Città divisa in due: il nucleo di maggiore interesse, vero centro storico, è la collina di Ibla, fondata e abitata fin dal tempo dei Siculi ma che il terremoto de 1693 rase interamente al suolo. Venne ricostruita dalla cittadinanza che contava, sullo stesso impianto urbanistico medievale, apportando delle sostanziali modifiche di gusto barocco. Tocco sopraffino quello di Rosario Gagliardi che nella maestosità di Piazza Duomo con appunto il Duomo di San Giorgio raggiunge vette di incredibile maestria ed eleganza nel rendere tutto l’insieme uno dei massimi esempi del barocco siciliano.
Ma l’intera collina offre angoli di grande effetto, la Chiesa di San Giuseppe, di San Domenico e San Giacomo, Palazzo Arezzo e Palazzo La Rocca, il Circolo di Conversazione e verso la parte bassa il superbo portale gotico di San Giorgio, superstite del terremoto; figlio dello stesso, invece, il delizioso Giardino Ibleo. Perdetevi anche nelle golose granite che i bar sapranno servirvi e non mancate di assaggiare i formaggi locali che tanta eco stanno avendo nel mondo. (continua…)
Un giorno tra Modica e Scicli

Come una melagrana spaccata, così Gesualdo Bufalino descriveva Modica. All’interno di uno profondo vallone, divisa ancora oggi tra parte Bassa, adagiata sul letto di un torrente prosciugato, e una Alta, aggrappata sui pendii di un ripido sperone. La bella cittadina, un tempo ricchissima contea, offre grandi suggestioni. Dappertutto sorgono chiese e palazzi barocchi, sempre patrimonio dell’umanità Unesco. Su tutti, dai suoi 250 gradini partendo da corso Umberto, sovrasta il magnifico Duomo di San Giorgio, ma degna di nota a Modica alta anche San Giovanni Evangelista. Nella Bassa, il Duomo di San Pietro e Santa Maria di Betlemme. Notevoli anche il Castello dei Conti, il Teatro Garibaldi sulla cui volta uno splendido affresco di Guccione. Edifici nobili che hanno fatto la storia della cittadina, sul corso Palazzo Tedeschi, Palazzo Tomasi-Rosso in corso Crispi, Palazzo Mercedari in via Mercè ed altri. Importante prima di lasciare la città rendere omaggio al più illustre dei modicani, il poeta Salvatore Quasimodo premio nobel per la letteratura nel 1959, che in Via Posterla ha la sua casa-museo e assaggiare l’impareggiabile cioccolata, che non ha niente di eguagliabile in Italia. (continua…)
Un giorno a Siracusa
Siracusa, città che ha avuto un passato tanto glorioso da rivaleggiare con Atene, Cartagine e Roma stessa. Signora della Sicilia Greca, fondata dai Corinzi nel VIII sec a. C. per cinque secoli fu potente e temuta nel mondo occidentale. Il suo apogeo tra il V e IV sec a. C, tra i tiranni Gelone I, vincitore della battaglia di Imera e Dionisio I il Vecchio o meglio il GRANDE, uno tra i più geniali strateghi della storia. Fulgido centro commerciale e culturale ospitò poeti come Eschilo e Pindaro, filosofi come Platone e diede i natali ad genio di Archimede. (continua…)
Partire è sempre una gioia. La scoperta del nuovo ci entusiasma, ci spinge alla conoscenza di posti sempre più approfondita, ma spesso l’ottimizzazione del tempo è quello che ci manca, allora ecco un valido aiuto, il primo di una lunga serie che verranno realizzati, che vi torneranno utili. Un itinerario di quattro giorni da passare nelle province di Siracusa e Ragusa, per vedere i punti di interesse maggiore, ed avere una primo assaggio per poi tornare ed approfondire i luoghi. I nostri vogliono essere degli input, è così ve li proponiamo:
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Un gioiello dell’architettura fatimida
Il Castello o anche Palazzo della Zisa oggi inteso semplicemente la Zisa, prese il nome dall’arabo al-ʿAzīza, ovvero “la splendida”.
Il Castello della Zisa è l’esempio più rappresentativo di architettura fatimida di età Normanna.
La costruzione dell’edificio fu iniziata nel 1165 da Guglielmo I detto “il Malo” e fu portata a termine dal figlio Guglielmo II detto “il Buono” intorno al 1175.
Scrive Michele Amari nella sua Storia dei musulmani in Sicilia: “Guglielmo … rivaleggiando col padre … si mosse a fabbricare tal palagio che fosse più splendido e sontuoso di que’ lasciatigli da Ruggiero. Il nuovo edifizio fu murato in brevissimo tempo con grande spesa e postogli il nome di al-ʿAzîz, che in bocche italiane diventò «la Zisa» e così diciamo fin oggi” (continua…)
La dimora di Donnafugata, impropriamente definita “castello”, fu, nella volontà e per decisione dei suoi realizzatori, una splendida casa di villeggiatura. Caratterizzato da un’architettura eclettica è il risultato della successione e della sovrapposizione di interventi voluti dai diversi proprietari. Agli inizi del XIX secolo Don Francesco Maria Arezzo, barone di Donnafugata cominciò ad accrescere il patrimonio abitativo all’interno del feudo. 
Ecco come prese corpo il sontuoso edificio che nel sogno del figlio Corrado, figlio di Francesco Maria, nato a Ragusa Ibla nel 1824, uomo di grande prestigio che seppe interpretare in modo esaltante il ruolo che la società e la storia gli assegnavano: politico, poeta, letterato, collezionista d’arte, imprenditore coraggioso e creativo (si direbbe “un attento innovatore”), si materializzò nell’edificio come ancora sopravvive. (continua…)