Quando si dice che il vero catanese è di marca Elefante! Nella città etnea, il suo simbolo viene ripetuto molte volte e giustamente il popolo ne va fiero. U Liotru, questo è il nome con cui amorevolmente la gente di Catania chiama il suo Elefante, da bella mostra di sè nella splendida piazza duomo, straordinariamente inserito da Giovan Battista Vaccarini nella fontana che porta il suo nome. Ma spulciando su internet mi imbatto in un curioso video, al limite tra realtà e mistero, ve lo ripropongo così anche voi darete la vostra opinione. Una cosa so di certo, che molto spesso gli antichi davano molto più peso ai simboli, di quanto noi oggi facciamo. Guardate: (continua…)
Solo il ricordo resta di quello che erano un tempo gli sceneggiati televisivi; vere opere d’arte a cui la Rai dava molto spazio e dove la qualità era evidente, sia nella scelta del cast di attori, che in tutto il resto della produzione. Non sono nato in quell’epoca, ma per fortuna oggi i modi per recuperare questi gioielli della televisione pubblica non sono difficili. Tutt’altro si può dire di quello che oggi prende il nome di Fiction. Negli sceneggiati financo la sigla era di altissima qualità, quella che vi propongo ha un cantante d’eccezione. L’amaro caso della baronessa di Carini è uno sceneggiato tv del 1975, diretto da Daniele D’Anza e scritto da Daniele D’Anza e Lucio Mandarà, ebbe un tale successo che solo quando il nome di Carini viene menzionato, tutti ricordano di averlo visto, certo risulta più frequente nelle persone meno giovani. Lo sceneggiato si ispira ad una ballata popolare siciliana che narra di un delitto avvenuto nel ’500: il 4 dicembre 1563 la baronessa di Carini, Donna Laura Lanza, moglie di Don Vincenzo La Grua – Talamanca, venne uccisa per motivi di onore dal padre, Don Cesare Lanza. La Ballata di Carini, su testo tratto da una delle innumerevoli versioni del poemetto anonimo giunte fino a noi, è musicata da Romolo Grano e cantata, in lingua siciliana, da un giovane ma già grande attore Gigi Proietti: (continua…)
Lungo la via Roma si apre, a un certo punto, Piazza San Domenico con l’omonima chiesa, conosciuta un tempo come Piano Imperiale e in seguito trasformata. Durante le grandi opere di rifacimento Barocche della piazza e della chiesa a cominciare dal 1640, l’impianto che noi oggi siamo abituati a vedere è frutto del grosso stravolgimento, che con il taglio di via Roma nell’ottocento, cambiò nella versione odierna la piazza che da spazio chiuso si trovo in piazza di passaggio, con conseguente e inevitabile aumento di traffico automobilistico pressi il monumento. (continua…)