Il 5 novembre alle 10.30 presso il Kursaal Tonnara (via Bordonaro 9, Palermo) siete tutti invitati a partecipare all’evento di lancio di un nuovo progetto: Addiopizzo Travel, il primo operatore turistico che propone turismo etico a sostegno di chi ha detto no alla mafia.
PRESENTAZIONE DI ADDIOPIZZO TRAVEL
TURISMO ETICO A SOSTEGNO DI CHI HA DETTO NO ALLA MAFIA!
Il turismo pizzo-free è lo strumento di partecipazione del viaggiatore responsabile, di colui che, pur non vivendo in Sicilia, vuole dare un contributo concreto ad un circuito di economia pulita.
Si tratta di una particolare forma di turismo etico che valorizza le imprese che hanno detto no alla mafia. I nostri ospiti soggiorneranno e consumeranno i pasti presso strutture ricettive e ristoranti che non pagano il pizzo, utilizzeranno i servizi delle ditte iscritte alla lista di Addiopizzo, visiteranno le aziende sorte su terreni confiscati alla mafia. I nostri ospiti avranno la possibilità di vivere da protagonisti un entusiasmante percorso di riconquista del territorio e di sviluppo economico nella legalità.
AddiopizzoTravel assicura loro una vacanza RIVOLUZIONARIA, facendo godere della straordinaria bellezza della Sicilia contribuendo alla lotta per lo sradicamento del fenomeno mafioso.
L’idea è semplice: anche il viaggiatore di passaggio in Sicilia può trasformarsi in un “consumatore critico Addiopizzo“.
È tempo che la Sicilia doni il suo frutto più dolce, il suo frutto più caldo, il suo frutto più gioioso. Siano bionde o rosse, dolci o amare, invernali o tardive, solo le ARANCE, imbibite di tramonti, sanno rendere festanti le nostre case. Un mito Sumero, vecchio di cinque millenni, narra: il giardino primordiale è un albero da frutto chiuso in un recinto. A realizzarlo fu la dea Ishtar, signora dei cieli e della terra, stella del mattino e della sera, con l’albero che aveva raccolto lungo le sponde dell’Eufrate. La pianta sacra sarà coltivata, irrigata e difesa da un muro di pietre contro gli attacchi del vento del deserto, dal morso del bestiame, dai furti e dagli sguardi indiscreti degli uomini fino a quando non porterà a maturazione i frutti. L’albero è simbolo della vita e il giardino lo è del grembo.
I giardini Sumeri come archetipi si sono evoluti, ma come non ricordare “u jardinu” che numerosi ancora oggi fanno bella mostra sull’isola di Pantelleria. Torri di pietra simili a nuraghi, conservano dietro una porta, un solo albero di agrumi, spesso un arancio. (continua…)
Il Cous Cous Fest è l’occasione più ghiotta per scoprire San Vito lo Capo e la sua zona attraverso un piatto storico. Il couscous, importato in Sicilia durante l’occupazione araba, è rimasto principalmente nel trapanese, dove viene preparato con il pesce in una zuppa a cui partecipano zafferano, cannella, noce moscata, cipolla, aglio, alloro e prezzemolo. Il Fest – giunto quest’anno alla dodicesima edizione, che si svolgerà dal 22 al 27 Settembre 2009 – è un’occasione di scambio culturale tra i paesi del Mediterraneo. L’appuntamento sottolinea ogni anno l’importanza del dialogo tra i popoli della regione. (continua…)
Oggi voglio proporre l’esperienza e le impressioni dello scrittore francese A. Dry che nel 1903 varcando la soglia del piccola cappella che Re Ruggero II volle edificare e consacrare alla onnipotenza di Dio, ma al Dio non solo dei cristiani, perdonate questo mio sottile pensiero, e che nel 1143 dona al mondo intero. Desidero che siamo per adesso altri a parlare, forse oggi non mi sento ancora pronto, o forse a volte i siciliani sono troppo abituati a convivere con tanta bellezza, che servono le parole e gli occhi degli altri per farci comprendere che quello che viviamo giornalmente non sono solo semplici opere d’arte ma uno scrigno inesauribile di esperienze, vita e amore che accompagna le nostre anime a sperare in quel Dio signore e creatore di tutte le cose. (continua…)
Mamà chi tempu fa a lu paisi (Mamma che tempo fa in paese). è rimasto indedito fino al 2007, anno in cui è stato pubblicato, insieme ad altri brani della Balistreri, nel cd “Rosa canta e cunta” curato dalla casa discografica palermitana Teatro del Sole. La storia di questa raccolta di rari e inediti è davvero interessante: i brani furono infatti eseguiti in via del tutto informale a Udine, dove la Balistreri era ospite di amici, e registrati quasi in modo amatoriale da Vittorio Vella. Quindi sono stati da questi amorevolmente custoditi fino al recupero che ne ha permesso la stampa dopo oltre venti anni.
Nel video che vi proponiamo Rosa Balistreri, accompagnata alle chitarre da Mimmo La Mantia e Tobia Vaccaro, dedica questo canto di emigrazione a tutti coloro che per sopravvivere hanno dovuto abbandonare la propria terra. Si tratta di un documento di straordinaria bellezza e intensità che ho scelto perchè ritrae la Balistreri “in movimento”: non solo voce, non solo immagini che scorrono una dietro l’altra. Rosa ride, scherza con i musicisti che l’accompagnano, ammette di non saper “suonare il re minore”. E’ schietta e sincera. E’ vera. E’ la voce della Sicilia.
“Ci sono luoghi per la storia, dove il tempo ha segnato la sua voce, la verità il suo enigma, nel cuore del mediterraneo, a Piazza Armerina nella dolce valle del casale, maestranze, ispirate scrissero, con la pietra, il testamento di tutta l’umanità classica mentre il vento del tempo, seppelliva le sue spoglie, apparì sulle tessere dei mosaici un racconto musivo, che aveva cucito l’eco di infiniti giorni per comporre le sembianze di memoria e cantare ai posteri, di Ulisse, di Ambrosia, della caccia e della vendemmia, dei giganti e quello dell’Impero di Roma, senza dimenticare mai il destino umano, che nelle sue opere più significative rimane un mistero….” cosi lessi in una prefazione di Iside Castagnoli sulla Villa Romano-Imperiale detta del Casale.
Io aggiungo per sdrammatizzare, che la villa per numero di ambienti, comfort e lusso, nulla avrebbe oggi da invidiare alle ville di Beverly Hills. Più di 3500 metri quadri di superficie mosaicata con più di 60 ambienti, dove le stanze di rappresentanza e gli appartamenti privati dei signori della casa presentano tappeti musivi policromi figurati di eccezionale fattura ma anche le stanze meno importanti e di pertinenza della servitù presentano mosaici, in questo caso geometrici ma non meno pregiati. Dalla fattura e dalla finezza dei disegni gli archeologi sono concordi nell’attribuire a maestranze africane la realizzazione, ma sicuramente la mente e il committente di tali meraviglie certamente doveva appartenere all’alta aristocrazia colta e raffinata dell’Impero Romano. (continua…)
Una signora della borghesia medio-alta di Palermo, superstiziosa fino al midollo, includeva tra gli agenti porta sfortuna le composizioni di fiori secchi.
Tornando a casa dopo la notte di Natale nella quale si era scambiata i regali tra parenti e amici, avendo ricevuto tra le altre cose anche una composizione di fiori secchi, non appena posteggiata l’automobile vicino ad un cassonetto della spazzatura, si premurò a buttarvela dentro.
Durante la notte il cassonetto prese fuoco e con esso anche l’automobile della signora; la quale più che dispiaciuta della perdita dell’auto fu sollevata per la verifica delle sue convinzioni.
La superstizione in Sicilia è molto diffusa. Ben pochi ammettono di essere superstiziosi, ma i maghi e le fattucchiere di varia natura fanno affari d’oro anche in periodi di crisi economica. (continua…)
Dall’esterno la chiesa di Sant’Egidio del 1424 ricorda come tutto in Sicilia è contaminazione. Chiesetta dai moduli architettonici rinascimentali fusi mirabilmente ad una cupola sferica di rara finezza islamica.
Ma quello che in essa è custodito risulta per me difficile da spiegare, le parole non bastano a descrivere l’emozione che mi pervade davanti ad una delle più belle opera che la mia terra possiede e vanto per l’arte italiana “IL SATIRO DANZANTE”. (continua…)
Due cose ricorderò sempre della mia città natale …i tramonti infuocati sul mare che potevo osservare dalla terrazza di casa mia ed i “viaggi” alla Madonna di Trapani!
Ogni sabato mia madre aveva la devozione di recarsi al Santuario dell’Annunziata, (cosa che fanno da secoli i devoti Trapanesi) e mi costringeva a seguirla in questo breve pellegrinaggio che sconvolgeva i miei programmi pomeridiani.
Dapprima riluttante, ma in seguito consenziente, mi recavo con la mamma presso il Santuario dell’Annunziata, in via Pepoli, un po’ oltre il bivio con via Fardella.
Si narra che il Santuario fu eretto tra il 1315 ed il 1332 per volontà della Madonna stessa. Infatti in quel tempo sul piano del porto si trovava da tempo una cassa di legno, arrivata non si sa da dove, che veniva utilizzata come sedile: uno storpio che si era seduto aveva riacquistato l’uso delle gambe ed un cieco era tornato a vedere. Aperta la cassa si era scoperto che conteneva la statua marmorea di una Madonna col bambino. (continua…)
Palermo è veramente sempre bella! Se c’e il sole tutto splende, se piove è bella lo stesso perché l’aria acquista un nitore che rende i contorni delle cose più vivi ed evidenti.
Una mattina di un luglio caldo e polveroso di qualche anno fa ero andata con i miei figli, allora piccoli, a visitare il centro storico dove avevo vissuto da ragazza. Giravamo in macchina attraversando molte strade: alcune strette e un po’ malconce. Raccontavo ai miei bambini storie sui luoghi che percorrevamo: via Maqueda, il Cassaro, i mercati rionali e la loro origine.
Credo che si annoiassero un po’. Tutto sommato erano ancora piccoli ma io desideravo che imparassero a conoscere e ad amare la loro città. Andiamo a prendere il gelato al bar dell’università?
Siiiiiiii! Gridarono e…….. con il cono in mano ci dirigemmo verso Casa Professa. Rimasero incantati…..e timorosi per tanto fasto e bellezza, e vollero sapere tutto quello che conoscevo della Chiesa. Raccontai loro che la Chiesa risaliva al tardo cinquecento, che per costruirla c’erano voluti moltissimi anni, che le decorazioni che tanto li colpivano erano intarsi marmorei in stile barocco opera di artisti molto importanti.
Poche notizie alla loro portata che suscitarono una serie di domande che mi trovarono impreparata.
Da allora, prima di portarli a visitare qualche chiesa o monumento, mi sono sempre preoccupata di dare una rinfrescatina alle mie conoscenze in merito. I bambini sanno essere esigenti!
Vincenzo Salvatore Carmelo Francesco Bellini (Catania, 3 novembre 1801 – Puteaux, 23 settembre 1835) è stato un compositore italiano, tra i più celebri operisti dell’Ottocento.
Dotato di una prodigiosa vena melodica, Bellini dedicò la sua breve vita alla composizione. Il suo talento nel cesellare melodie della più limpida bellezza, conserva ancora oggi un’aura di magia, mentre la sua personalità artistica si lascia difficilmente inquadrare entro le categorie storiografiche.
Legato ad una concezione musicale antica, basata sul primato del canto, sia esso vocale o strumentale, il siciliano Bellini portò prima a Milano e poi a Parigi un’eco di quella cultura mediterranea che l’Europa romantica aveva idealizzato nel mito della classicità. Il giovane Wagner ne fu tanto abbagliato da ambientare proprio in Sicilia la sua seconda opera, Il divieto d’amare, additando la chiarezza del canto belliniano a modello per gli operisti tedeschi e tentando di seguirlo a sua volta.
In questi video la scena finale della Norma. La sacerdotessa Norma, figlia del capo dei Druidi Oroveso, è stata l’amante segreta del proconsole Pollione dal quale ha avuto due figli. Quando Pollione decide di abbandonarla per la sacerdotessa Adalgisa, accecata dal dolore tenta di vendicarsi, ma infine decide di sacrificare sè stessa, e lasciare che Pollione e Adalgisa crescano insieme i suoi due figli. Pollione resta colpito dalla grandezza di Norma e decide di morire insieme a lei.
Città policentrica Palazzolo Acreide, nell’entroterra Siracusano, che si è modellata nel tempo attorno a due fuochi, intorno alla chiesa di S. Paolo ed intorno alla chiesa di S. Sebastiano, restando periferica ma non indifferente l’antica Akcrai, della cui commovente bellezza facciamo voto di parlarne in altro momento.
E’ il terremoto del 1693 che, distruggendo più di 40 città della Sicilia sud orientale con un numero non calcolato di vittime, determina una nuova distribuzione urbanistica. Il nucleo aristocratico e dell’alto clero intorno alla chiesa di S. Sebastiano, il martire ucciso dalle frecce, in cui era anche venerata la Madonna Odigitria, antica ed unica patrona della paese e la nascente borghesia agricola con i ceti popolari attorno alla chiesa di S. Paolo, posta, per ovvi motivi, più in basso della precedente ma il cui culto molto antico del santo finalmente dopo anni potè avere la sua collocazione.
Ancora oggi tra Sampaulisie i Sammastianisi ‘è una profonda rivalità ma tutto viene messo a tacere dal modo in cui le due fazioni in gioioso spiritodi competizione, cercano di superare la parte avversa nell’unico modo oggi ammissibile, organizzare la festa più bella. (continua…)