4° giorno Ragusa Ibla – Castello di Donnafugata – Punta Secca:
La più meridionale delle province italiane se ne sta appollaiata dolcemente sui Monti Iblei. Città divisa in due: il nucleo di maggiore interesse, vero centro storico, è la collina di Ibla, fondata e abitata fin dal tempo dei Siculi ma che il terremoto de 1693 rase interamente al suolo. Venne ricostruita dalla cittadinanza che contava, sullo stesso impianto urbanistico medievale, apportando delle sostanziali modifiche di gusto barocco. Tocco sopraffino quello di Rosario Gagliardi che nella maestosità di Piazza Duomo con appunto il Duomo di San Giorgio raggiunge vette di incredibile maestria ed eleganza nel rendere tutto l’insieme uno dei massimi esempi del barocco siciliano.
Ma l’intera collina offre angoli di grande effetto, la Chiesa di San Giuseppe, di San Domenico e San Giacomo, Palazzo Arezzo e Palazzo La Rocca, il Circolo di Conversazione e verso la parte bassa il superbo portale gotico di San Giorgio, superstite del terremoto; figlio dello stesso, invece, il delizioso Giardino Ibleo. Perdetevi anche nelle golose granite che i bar sapranno servirvi e non mancate di assaggiare i formaggi locali che tanta eco stanno avendo nel mondo. (continua…)
Una signora della borghesia medio-alta di Palermo, superstiziosa fino al midollo, includeva tra gli agenti porta sfortuna le composizioni di fiori secchi.
Tornando a casa dopo la notte di Natale nella quale si era scambiata i regali tra parenti e amici, avendo ricevuto tra le altre cose anche una composizione di fiori secchi, non appena posteggiata l’automobile vicino ad un cassonetto della spazzatura, si premurò a buttarvela dentro.
Durante la notte il cassonetto prese fuoco e con esso anche l’automobile della signora; la quale più che dispiaciuta della perdita dell’auto fu sollevata per la verifica delle sue convinzioni.
La superstizione in Sicilia è molto diffusa. Ben pochi ammettono di essere superstiziosi, ma i maghi e le fattucchiere di varia natura fanno affari d’oro anche in periodi di crisi economica. (continua…)
Affacciatevi dal belvedere di piazza Sant’Antonio, un moto di intesa vertigine mista ad euforia vi assalirà, simile ad un volo di uccello avvertirete che il vostro sguardo corre lontano e spazia dallo Stretto, all’Aspromonte Calabro, all’Etna, più il là Catania fino ai monti di Siracusa. Tutto solo da un piccolo paesino, Castelmola, che sorge alle spalle di Taormina sulla cima del monte Mola per l’appunto e dall’alto dei suoi 500 metri sul livello del mare sembra di poter planare sospinti dai dolci venti che solo la ammaliante calura estiva siciliana sa dare o di galleggiare quando le nuvole avvolgono le case trasformando tutto l’intorno della materia dei sogni. Castelmola è il paese dei panorami, il villaggio felice del buon ritiro, lontana ma non troppo dalla mondana e affollata Taormina. (continua…)
Due cose ricorderò sempre della mia città natale …i tramonti infuocati sul mare che potevo osservare dalla terrazza di casa mia ed i “viaggi” alla Madonna di Trapani!
Ogni sabato mia madre aveva la devozione di recarsi al Santuario dell’Annunziata, (cosa che fanno da secoli i devoti Trapanesi) e mi costringeva a seguirla in questo breve pellegrinaggio che sconvolgeva i miei programmi pomeridiani.
Dapprima riluttante, ma in seguito consenziente, mi recavo con la mamma presso il Santuario dell’Annunziata, in via Pepoli, un po’ oltre il bivio con via Fardella.
Si narra che il Santuario fu eretto tra il 1315 ed il 1332 per volontà della Madonna stessa. Infatti in quel tempo sul piano del porto si trovava da tempo una cassa di legno, arrivata non si sa da dove, che veniva utilizzata come sedile: uno storpio che si era seduto aveva riacquistato l’uso delle gambe ed un cieco era tornato a vedere. Aperta la cassa si era scoperto che conteneva la statua marmorea di una Madonna col bambino. (continua…)
Meravigliosa canzone d’amore cantata da Franco Battiato insieme a Carmen Consoli. “Tutto l’universo obbedisce all’amore” è un brano che fa parte di Fleurs2, l’ultimo disco del cantautore siciliano uscito nel novembre 2008.
Rara la vita in due… fatta di lievi gesti,
e affetti di giornata… consistenti o no,
bisogna muoversi… come ospiti… pieni di premure
con delicata attenzione… per non disturbare
ed è in certi sguardi che… si vede l’infinito
Stridono le auto… come bisonti infuriati,
le strade sono praterie…
accanto a grattacieli assolati,
come possiamo… tenere nascosta… la nostra intesa
ed è in certi sguardi… che s’intravede l’infinito
Tutto… l’universo… obbedisce… all’amore,
come… puoi tenere… nascosto… un amore.
ed è così… che ci trattiene… nelle sue catene,
tutto… l’universo… obbedisce… all’amore
Come possiamo… tenere nascosta… la nostra intesa
ed è in certi sguardi… che si nasconde l’infinito
Tutto… l’universo… obbedisce… all’amore
come… puoi tenere… nascosto… un amore,
ed è così… che ci trattiene… nelle sue catene
tutto… l’universo… obbedisce all’amore…
“Cuccuruccucu Paloma” è in origine un’hit messicana interpretata da Caetano Veloso e sta nel repertorio delle orchestre di tutto il mondo. E’ anche un momento magico del film di Pedro Almodovar “Parla con lei” e parla della storia dell’uomo che morì d’amore (e la sua anima si trasformò in una farfalla).
Battiato ne riprende il motivo nel suo “Cururuccucu” con un testo fatto di un un mix di citazioni tratte da altre canzoni. In questo video una sua interpretazione live in un vecchio tour del 1997.
Le serenate all’ istituto magistrale
nell’ ora di ginnastica o di religione
per carnevale suonavo sopra i carri in maschera
avevo già la Luna e Urano nel Leone (continua…)
La Cura è una delle canzoni più belle e apprezzate di Franco Battiato, un brano entrato a pieno diritto nella storia della musica, non solo italiana.
Parla dell’amore e dell’istinto di proteggere la persona amata dalle avversità della vita (“dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo”). L’amore e il senso di protezione superano di gran lunga i difetti e gli sbagli che inevitabilmente caratterizzano ogni essere umano.
Antica canzone siciliana d’amore interpretata da Carmen Consoli e Mario Venuti.
Testo della canzone
Mi votu e m’ arrivotu suspirannu,
passu li notti ‘nteri senza sonnu,
e li biddizzi tò vai’ cuntimplannu,
mi passa di la notti ‘nfinu a ghiornu,
pi ‘ttia non pozzu ora ‘cchiù durmìri
paci non avi ‘cchiù st’afflittu cori, (continua…)
La dimora di Donnafugata, impropriamente definita “castello”, fu, nella volontà e per decisione dei suoi realizzatori, una splendida casa di villeggiatura. Caratterizzato da un’architettura eclettica è il risultato della successione e della sovrapposizione di interventi voluti dai diversi proprietari. Agli inizi del XIX secolo Don Francesco Maria Arezzo, barone di Donnafugata cominciò ad accrescere il patrimonio abitativo all’interno del feudo.
Ecco come prese corpo il sontuoso edificio che nel sogno del figlio Corrado, figlio di Francesco Maria, nato a Ragusa Ibla nel 1824, uomo di grande prestigio che seppe interpretare in modo esaltante il ruolo che la società e la storia gli assegnavano: politico, poeta, letterato, collezionista d’arte, imprenditore coraggioso e creativo (si direbbe “un attento innovatore”), si materializzò nell’edificio come ancora sopravvive. (continua…)