Strano fenomeno vulcanico siciliano: le MACALUBE di ARAGONA
Chissà se all’epoca degli Arabi, cui si deve la particolare denominazione : “maclubi = rovescio, vomito, cosa inversa”, posando il loro sguardo sulla circolare landa cinerea dalla quale si elevano coni di fango del tutto simili a piccoli vulcanelli, non vi abbiano al fine visto un’immagine riflessa della luna. Incastonata in un peculiare contesto faunistico, tipico di quell’entroterra siciliano che con l’alternarsi delle stagioni muta d’aspetto e di colori mantenendo però sempre intatto il suo incredibile fascino. Situata 4 km a SO di Aragona e 15 km a N di Agrigento la Collina delle Macalube appare infatti agli occhi del suo visitatore perfettamente somigliante ad un suggestivo paesaggio lunare.
Più antiche descrizioni dell’area si debbono a Platone, Aristotele, Diodoro Siculo e Plinio il Vecchio. Guy De Maupassant, giunto nel sito durante un viaggio in Sicilia nel 1885 descrisse i vulcanelli di fango come “pustole di una terribile malattia della natura” Per chiunque voglia conoscere da vicino questo rarissimo fenomeno geologico custodito all’interno della Riserva Naturale delle Macalube di Aragona, gestita da Legambiente, l’esperienza si rivela assolutamente appassionante.
L’Occhiu di Macalubi, così i locali chiamano la collina circolare di colore biancastro dove il fenomeno prende corpo, classificato dagli scienziati esperti come l’espressione del cosiddetto vulcanesimo sedimentario: i piccoli coni di fango, infatti attestano la presenza, nel sottosuolo della collina, di gas, in prevalenza Metano, che, per effetto della pressione cui sono sottoposti vengono in superficie attraverso discontinuità del terreno trascinando con sé sedimenti argillosi ed acqua salata. Questi all’aria danno vita al cono di fango, dalla cui sommità appunto esce gas. Non meno importante tutto l’ambiente floro-faunistico che si è sviluppato di contorno. Vegetazione spontanea che lega la sua sopravvivenza proprio all’habitat particolare prateria mediterranea caratterizzato da una elevata salinità e dalla scarsa piovosità. Vegetazione endemica dove fanno capolino 18 specie diverse di orchidee selvatiche che i botanici hanno già classificato. La presenza di
piccoli stagni mediterranei temporanei , in cui si sviluppa popolazione di rettili e anfibi, costituiscono anche zone strategiche per i flussi migratori. Proprio per questi aspetti la Riserva, bene di tutti va preservate e tutelata per il futuro.
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