SELINUNTE – gloria e disfatta
Giunti a Castelvetrano, subito un grande cartello marrone ne indica il nome SELINUNTE. Seguiamo le indicazioni e scopriamo meravigliosi uliveti coltivati con grande maestria dalla gente del luogo. Lavorano la Nocellara del Belice che ornai da anni si è aggiudicata un posto di grande rispetto nell’enogastronomia italiana. La visione piacevole dei campi ci conduce verso la regina caduta, che ancora oggi non smette di dispensare bellezza e sapere, Selinunte.
Parco archeologico tra i più vasti d’Europa, l’antica città sorgeva lungo una costa frastagliata e piatta, l’acropoli dominava il paesaggio e grandiosi templi davano mostra della potenza acquisita, però poco distante la minaccia incombeva; Mazara del Vallo allora avamposto della flotta punica ad occidente della Sicilia, confinante proprio con il territorio greco di Selinunte e poco più in la Lilibeo e Mothia; Cartagine era alle porte. Ma Selinunte sorse, crebbe e divenne potente lo stesso. Fondata da coloni Megaresi nel 628 a.C., gli stessi che cent’anni prima si
erano stabiliti a Megera Iblea, vicino Siracusa – alcuni datano la fondazione al 650 a.C., la città divenne uno dei centri produttivi più ricchi dell’isola, potendo permettersi uno dei più grandiosi complessi sacri della Sicilia. Inizialmente le relazioni economiche con gli indigeni e Cartagine giovarono, ma poi nacquero gravi divergenze con Segesta, sempre indecisa se mostrare simpatia verso i Puni o verso i Greci. Nel bel mezzo della Guerra del Peloponneso, Segesta sfruttò i conflitti interni tra le polis, sollecitando Atene a intervenire contro i Siracusani – da sempre alleati dei Selinuntini – e provocando in qualche modo la disastrosa spedizione ateniese del 415-413 a.C. in Sicilia.
Segesta allora repentinamente voltafaccia e si rivolge a Cartagine, che non aspettando altro, invia prontamente un esercito di 100.000 uomini, per vendicarsi dell’affronto di Himera del 480 a.C. Prima a cadere fu proprio Himera, poi la volta di Selinunte, che invano attese i soccorsi di Akragas (Agrigento) e Siracusa. Era l’anno 409 a.C. e fu la fine, dopo aver vissuto grandiosamente appena due secoli. Ermocrate, esule siracusano, tentò di ricostruire la città ma presto dovette lasciare il campo a Cartagine che vi rimase fino al III secolo a.C., ma anche loro poi, come sfregio finale, la rasero al suolo per non farla cadere nelle mani dei Romani.
Durante la Prima Guerra Punica, gli ultimi abitanti di Selinunte vennero evacuati e portati definitivamente a Lilibeo (Marsala), lasciando inesorabilmente abbandonata la città. Cosi nasce, cosi muore la gloria di Selinunte. Oggi la vasta
area archeologica testimonia del suo fulgido passato, passeggiando per la superba Collina Orientale dove templi giganti danno spettacolo, l’Acropoli anima della polis che protende le sue braccia nello slancio di volersi tuffare nel mare mentre alla vita la cingono i due fiumi alla sua base, l’antico Hypsas (oggi Modione) e il Selinon (Gorgo Cottone) che ha dato il nome alla città – sulle sue sponde infatti cresceva il prezzemolo selvatico, in greco selinon – e ancora il Santuario di Malophoros, la collina di Manuzza, le Necropoli e tanto altro testimoniano la magnificenza e il grande rispetto che merita Selinunte nella storia. La regina caduta d’occidente.










