Sant’Agata, dal 3 al 5 febbraio festa e devozione a Catania
A proteggere l’isola dalla furia rovinosa del suo splendido vulcano, l’Etna, fermando le sue lave che tutto ingoiano, per secoli si è frapposta Sant’Agata, che vigila e preserva Catania e tutti i paesi ad essa vicina. Ma non solo, Agata si fa carico e protegge i suoi fedeli anche da terremoti, pestilenze, inondazioni, o più semplicemente il seno di quelle donne che in lei trovano consolazione. Tutti i catanesi dal 3 al 5 di febbraio mostrano una venerazione ed una fede straordinaria ed incrollabile verso la loro santa patrona, ed a lei tributano una festa che trova una enorme partecipazione popolare e una grande devozione. Sono giorni da non perdere se si ci trova a passare per la città etnea, per partecipare ad un evento sacro tra i più belli della Sicilia. Secondo la Passio sanctae Agatae, Agata apparteneva ad una nobile famiglia catanese, di lei si innamora il proconsole Quinziano, a quei tempi prefetto in Sicilia. La giovane donna rifiuta le lusinghe del togato e ne scatena le ire. Quinziano allora la fece arrestare e per spingerla verso i suoi desideri, l’affida ad una nota meretrice di nome Afrodisia. Agata che gia aveva votavo la sua vita a Cristo e alla castità, riesce a preservare la sua verginità ma questo scatena ancor di più la collera del prefetto.
Viene accusata di essere cristiana, denudata, legata ad un palo e con delle tenaglie arroventate, subisce il supplizio dei seni e poi viene fatta rotolare nei carboni ardenti. Alla fine Agata stremata dal martirio, alza gli occhi al cielo e chiede al buon Dio di farla morire. Si narra che nel momento stesso della sua morte, un tremendo terremoto scuote Catania ed il palazzo del prefetto crolla su di lui uccidendolo. Si racconta ancora che l’anno seguente l’Etna riprese la sua attività eruttiva, il popolo terrorizzato corse pregando intensamente al sepolcro della Santa, presero il velo virginale appartenuto alla fanciulla ed esponendolo, il velo riuscì a fermare l’eruzione. Fonti storiche inducono a ritenere che entusiasmo, devozione e l’enorme gratitudine dei catanesi, e di tutta la Sicilia si diffuse allorché le spoglie della santa rubate e portane a Costantinopoli dal generale bizantino Giorgio Maniace, in fuga dagli arabi, nel 1040, furono ricondotte a Catania 86 anni dopo da due monaci soldati, Goselmo e Gisliberto. Si narra
che quando le reliquie della santa giunsero, tutte le campane delle chiese suonassero da sole. Era il giorno 17 agosto 1126, all’alba la gente balzo in piedi dal letto, uscendo per strada scalza ed in camicia da notte. Da questa folla in abiti succinti ebbe origine la processioni dei “nuri” (nudi) che dal 3 al 5 febbraio accompagna la Santa nel suo cammino dentro la città indossando solo un sacco o camice bianco. Il bianco colore della fede e simbolo della gioia e dell’allegria ritrovata. Come racconta il Pitrè il costume viene stretto in vita da un cordoncino, è di rito per tutti i devoti indossare uno zucchetto di velluto nero, guanti bianchi e la caratteristica pezzuola bianca, pezzuola che viene continuamente agitata per rafforzare mimicamente il grido “citatini viva sant’Aita” (cittadini viva sant’Agata). Arrivano da ogni dove, da tutta l’isola, emigranti, semplici turisti, tutti invocano la protezione della Santa. La processione che per tre giorni interrottamente, invade e pervade tutti i quartieri della città in un lungo e vibrante corteo. Fra urla, anche gente che piange e si inginocchia davanti il preziosissimo reliquiario, che rappresenta il mezzo busto di Agata ricoperto di gemme ed ori; sul capo dono di
Riccardo Cuor di Leone una magnifica corona, l’anello di papa Gregorio Magno e la croce pettorale di Leone XIII. Momento di grande spettacolo e grande sforzo fisico, al finire dalla festa, siamo gia al 5, i portatori si inerpicano per la salita di San Giuliano, per procedere verso via Crociferi dove avviene il momento più mistico della processione, l’uscita della monache di clausura della badia che intonano un canto celestiale solo per Agata. Le chiamano “vergini cantanti” e terminata l’esecuzione per una altro anno tornano alla loro vita attorno al claustro. Tornata in piazza duomo tutti per Sant’Agata, incredibili fuochi d’artificio suggellano e concludono la festa.
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