Perchè la FIAT lascia Termini Imerese?
Alcune recenti dichiarazioni del presidente di Confindustria Emma Mercegaglia, sulla notizia della chiusura dello stabilimento FIAT di Termini Imerese:
“Quando si fanno stabilimenti che non hanno una ragione economica non c’è incentivo che tenga – ha dichiarato la leader di Confindustria, Emma Marcegaglia – Il tema vero, ora, a Termini Imerese, infatti, è fare tutto il possibile per reimpiegare le persone e mantenere la forza lavoro attraverso la formazione. E su questo la disponibilità Fiat è un giusto atteggiamento”.
“Termini è uno stabilimento che non da oggi ha problemi di produzione, scarsa efficienza e problemi logistici. I conti dicono che un’auto costa mille euro in più di quanto costerebbe in altri stabilimenti. Il problema, dunque, non è di obbligare l’imprenditore a mantenere lì lo stabilimento, perché la soluzione durerebbe solo qualche mese, ma di reimpiegare i posti di lavoro persi. E su questo si sta ragionando” ha concluso la Marcegaglia.
Si spera che i lavoratori possano essere velocemente ricollocati, ma come dice Emma Mercegaglia, il problema che ha portato la FIAT a chiudere lo stabilimento di Termini è semplicemente che produrre in Sicilia costa molto di più che altrove. Viviamo in tempi in cui la strategia impiegata da molte imprese occidentali per abbattere i costi è quella di trasferire la produzione nei paesi dell’est Europa e in Asia. Un’azienda che deve confrontarsi con il mercato globale e concorrenti organizzati non può permettersi il lusso di mantenere una gestione con costi elevati e abbattibili. Se le inefficienze sono state coperte finora grazie agli aiuti di Stato, non è detto che ciò possa continuare nel futuro. Il denaro dello Stato, cioè dei cittadini, non dovrebbe coprire le perdite di una produzione antieconomica. E’ una sconfitta per l’economia di una regione che ha pochissime industrie e che non riesce a salvaguardarle. Molti hanno fatto sentire la propria voce in difesa dei 2000 operai e del loro posto di lavoro, ma nell’economia di mercato le leggi sono chiare e difficili per tutti da seguire. Cosa dire delle migliaia di laureati pieni di voglia di fare che devono lasciare la Sicilia e trovare altrove un impiego per garantirsi un futuro dignitoso? Sono forse meno siciliani e meritano meno considerazione da parte dei politici? Il problema della Sicilia è molto più complesso e parte dal basso, dai singoli cittadini e dalle singole coscienze che devono trovare dentro di sè gli stimoli per crescere e competere nel mercato globale con le proprie forze.









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