Palermo Araba di Ibn-Haucal, luogo di delizie.

documento araboLa Sicilia è un’ isola di sette giornate di cammino in lunghezza sopra quattro di larghezza; essa è coperta di monti e castelli, e di fortezze, abitata e coltivata dovunque. Palermo, la città più popolosa e più rinomata di quest’isola, è altresì sua metropoli. Situata sulle sponde del mare dal lato settentrionale, Palermo di divide in cinque quartieri distinti fra loro, quantunque poco lungi l’uno dall’altro. Il primo è la città circondata da un muro di pietra elevato e formidabile. La pianta oggi presenta un rettangolo situato sulla spiaggia del mare; in tempi assai remoti, il mare penetrava in questo luogo per mezzo di una laguna divisa in due rami (Fiumi Papireto e Kemonia). La città greco-fenicia fu fabbricata sulla lingua di terra compresa tra i due rami, il margine che rimaneva verso scirocco offri il sito ad un novello quartiere, ch’esisteva di già al tempo della prima guerra punica, la Khalessah o la Kalsa o Gausa d’oggidì. La città vecchia, la Paleapoli, fu chiamata El-Kassar, il castellopalermo o palazzo; è questo il centro dell’attuale città. La strada principale, che divide la città in due parti uguali, chiamasi ognora il Cassaro. Questo quartiere è i soggiorno de’ mercanti. Vi si ritrova la gran moschea del venerdì, altra volta chiesa de’ cristiani. La Khalessah che ha pure le sue muraglia costruite in pietra, è il soggiorno del sultano e del suo seguito; non vi si vedono né mercanti, ne magazzini di mercanzie; ma bagni, una moschea del venerdì di mezzana grandezza, la prigione del sultano, l’arsenale, e gli uffici delle amministrazioni. Questa città ha quattro porte dal lato di mezzodì; e dal lato di levante di settentrione e di ponente, il mare ed una muraglia senza porte. Il quartiere detto Sacalibah (quartiere degli schiavoni) è i più popolato e più considerevole delle due città, di cui ho fatto parola. Qui è il porto marettimo. Il quartiere della Moschea, che prende il suo nome dalla moschea detta d’Ibn-Saclab, è del pari notevole. I corsi d’acqua vi mancano affatto, e gli abitanti bevono acqua de’ pozzi (secondo Michele Amari vicolo meschitadietro la chiesa di San Tolentino, dove si riscontra il toponimo moschitta o meschita). A settentrione della città scaturisce una riviera nominata Oued-Abbas, gran riviera, sulla si rinvengono molti molini, verzieri e giardini di delizia che non danno alcun prodotto (si parla della costa che va verso il fiume oreto). Il quartiere Sacalibah non è circondato da alcuna muraglia. I più grandi mercati, non che quello di tutti i venditori d’olio, trovansi fra la moschea d’Ibn-Saclab ed il quartiere El-Jadid (attuale Albergheria ove si trova il mercato di Ballarò). Nella città si rinviene un immenso numero di moschee, la più parte delle quali sono frequentate e ritte coi loro tetti, le loro mura e le loro porte, sorpassano il numero di 300. esse servono di radunanza agli uomini per comunicarsi i loro lumi ed accrescerli. Al di fuori, tutto lo spazio che la circonda e che ne forma la continuazione, spazio compreso fra le torri e i giardini, è occupato da mehall (Mehall può significare vie, paesaggi, luoghi di delizia e padiglioni sicuramente tutto quello che in periodo normanno viene chiamato Genoardo). Un altra linea di abitazioni si prolunga sino al luogo detto Baida. Un villaggio che s’innalza al di sopra della città. (Toponimo di Baida ancora oggi utilizzato per la frazione sopra il borgo nuovo. A Baida, bianca in arabo, vi si trova una terra bianchissima che è un misto di carbonato di calcio, di magnesio, ossido di ferro e allume). Circa al Kassar, esso è Palermo propriamente detto, o la città vecchia. La più celebre delle sue porte è la Bab-el-Bahr (porta del mare). La città è circondata da parecchi ruscelli che scorrono da ponente a levante, e che danno forza di far girare due macine da molino. I margini di questi sono circondati da terreni paludosi, ove cresce la canna persiana, non sono malsani ne stagni ne luoghi asciutti. Nel centro del paese vi ha una valle coperta, i gran parte di papiri, che si impiega per la carta del sultano (luogo oggi detto Papireto).

Questa breve descrizione, racconta della bellezza di una Palermo ormai dimenticata, ma che tutti noi  potremmo e dovremmo ritrovare.

in un raggio di

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18 Mar 2011 | By Raisi
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