Recita l’iscrizione che corre sull’arco del secondo accesso al maniero: quod Siculis placuit sola Sperlinga negavit (ciò che ai Siculi piacque, solo Sperlinga negò), un motto diventato un modo per indicare chi discorda dal volere comune. Una “reazionaria” del Medioevo, Sperlinga, l’unica rocca a schierarsi dalla parte dei Francesi durante la guerra del Vespro, mentre i nobili siciliani già offrivano la corona agli Aragonesi. Quando il 31 marzo 1282 la rivolta contro gli Angioini di Carlo I deflagrò da Palermo su tutta l’isola, a Sperlinga, in quel castello dell’Ennese arroccato nel cuore della Sicilia, i Francesi capeggiati da Pietro Lemanno si asserragliarono respingendo il nemico. L’assedio della roccaforte durò per almeno un anno e la sopravvivenza dei Francesi dovette necessariamente essere garantita dall’appoggio dei baroni locali. La visione del castello da l’idea di un vascello di pietra ancorato al cielo: da una monolitica rupe di tufo grigio alta circa 70 metri si levano cortine murarie e torri, incagliate in mastodontici costoni di roccia. Avvicinarsi incute un certo timore, unito alla scoperta che, letteralmente, incastrate nella roccia, sopravvivono alcune case di pietra a vista. Abitazioni ancora più arcaiche sono quelle che occhieggiano dai fianchi della rupe: il nome stesso della località pare deriva da spelunca, perché disseminata di grotte abitate dalle più antiche genti ma utilizzate come ricovero per animali e sepolture. Una stretta piazza cinta da una cortina continua di abitazioni, costruite probabilmente su vecchie fortificazioni, apre al castello. Una rampa di scale conduce a un portale ogivale un tempo diviso da un ponte levatoio. Si superano due ambienti voltati, dai quali si esce attraverso l’arco con la celebre iscrizi0ne posteriore (1597) ai fatti del Vespro. Le due sale Baronali concedono sguardi al borgo (continua…)
Aspettando il completamento dei restauri della Villa Romana di Piazza Armerina la provincia di Enna annovera dei bellissimi esempi dell’arte antica, custoditi nel piccolo museo di Aidone-Morgantina, restituiti in diverse fasi e dopo diverse peripezie e lotte da tre Musei Statunitensi. 
I primi a tornare nel 2009 furono gli Acroliti di Demetra e Kore, dee legate alla fertilità della terra, molto venerate a Morgantina ed in tutto il territorio ennese. Gli Acroliti sono una serie di elementi di sculture in marmo – due teste con alcune mani e piedi – ritenuti gli esemplari più antichi finora conosciuti di statue eseguite nella tecnica acrolitica, cioé con le estremità in marmo ed il corpo in terracotta o legno. Sarebbero state trovate da scavatori clandestini in contrada S. Francesco Bisconti e dopo essere state trafugate e importate illegalmente negli Stati Uniti, passarono da diverse mani, tra New York e Los Angeles, fino ad arrivare nelle mani di un collezionista, ancora oggi anonimo, che donò le sculture alla Bayly Art Museum dell’Università della Virginia. All’inizio del 2008, decorso il periodo imposto dal donatore, l’Università della Virginia, dopo il primo e unico convegno dedicato alla presentazione delle sculture, ne ha curato la restituzione all’Italia. Oggi le Divinità dai volti enigmatici, siedono elegantemente vestite dalla stilista siciliana Marella Ferrera. (continua…)
La Tauromenion dei Greci, la Tabermin o Almoezia degli Arabi, la Taurominium dei Normanni e la Tavormina degli Spagnoli e Borboni. Tutte esistite, tutte esistono ancora oggi in Taormina, nella sua struttura urbanistica, dove ogni nuovo invasore per secoli la assedia, la distrugge e ricostruisce ogni edificio meglio di prima, aggiungendo qualcosa di bello ed attraente.
Il Monte Tauro interrompe la continuità del litorale tra Messina e Catania e appare come una terrazza naturale, protetta alle spalle dalla rocca di Castelmola e di fronte il mare azzurro. Tutto a Taormina induce all’amore, per essere questo un luogo di struggente bellezza, da qualunque parte ci s’affacci o si contempla. Vigile e onnipresente la osserva compiaciuta, come la più bella delle sue figlie, l’Etna. (continua…)
A un uomo che dovesse passare un solo giorno in Sicilia e chiedesse: “Cosa bisogna vedere?”, risponderei senza esitare “Taormina”. È solamente un paesaggio, ma un paesaggio che possiede tutto quel che sulla terra serve per sedurre gli occhi, la fantasia, la mente. Il villaggio è sospeso su una larga montagna, come fosse rotolato dalla cima. Pur possedendo bei resti del passato ci limitiamo a traversarlo, per vedere il teatro greco e assistere al tramonto. Quello di Taormina è così superbamente posto che non può esistere nel mondo intero un altro luogo a esso assimilabile. Una volta entrati nel muro di cinta, si visita la scena, la sola che sia pervenuta fino a noi in buono stato, si salgono le gradinate, franate e ricoperte d’erba, un tempo destinate al pubblico, (continua…)
PROVERBI – Sicilia ‘ndo cori cu proverbi d’onori : Sicilia nel cuore con i proverbi di onore
1. . A lupu vecchiu, nun si ‘nzigna a tana - A vecchio lupo non si indica la tana
2. . A iaddina ca camina, si ricogni c’a bozza china - La gallina che cammina, torna con il gozzo pieno
3. . A lu viddanu n’ci toccunu nguanti, ma a zappa ‘n coddu e u sceccu davanti - Al villano non toccano guanti, ma la zappa sulla spalla e l’asino davanti
4. . Ama a cui t’ama, a cui nunt’ama, lassalu - Ama chi ti ama, chi non t’ama , lascialo
5. . A cursa ru sceccu dura picca - La corsa dell’asino dura poco
6. . A bona parola vali assai e costa picca - Una buona parola, vale molto e costa poco
7. . cani tintu, catina curta - Per un cane cattivo ci vuole una catena corta
8. . Aulivu è binirittu e adduma… virdi e siccu - L’olivo è benedetto, prende fuoco.. verde e secco
9. . A cosa ‘ncimata è menza cusuta- Un abito imbastito è mezzo cucito
10. . A cu mi duna lu pani lu chiamu patri- Chiamo padre chi mi regala il pane
11. . Accatta e pientiti - Compra e pentiti
12. . Chiu scuru di mezzanotti nun pò fari- Più buio di mezzanotte non può essere
Una mappa con alcuni dei posti più belli di Palermo, raccontati attraverso dei video caricati in Youtube.
Un modo come un’altro per fare un tour di una delle città più belle e ricche di storia del mondo, che testimonia il passaggio di dominazioni molto diverse tra loro che si sono avvicendate nei secoli.
Alcuni monumenti di Palermo fanno respirare l’anima araba di questa città, che si fonde con quella cristiana testimoniata dalla presenza di moltissime chiese. In alcuni casi lo stile arabo e quello normanno si fondono dando vita a un nuovo stile.
La cattedrale di Palermo è un esempio di questa commistione di elementi arabi e normanni.
Il consiglio che ti diamo, se non hai ancora visitato Palermo, è di venire a vedere di persona e di vivere l’atmosfera irripetibile che si vive in questa città dalla storia millenaria.
In questo tour trovi un video di
1. Cappella Palatina e Palazzo dei Normanni 2. Chiesa del Gesù, detta anche Casa Professa 3. Chiesa della Magione 4. Chiesa della Martorana di Palermo 5. Chiesa di San Francesco 6. Chiesa Santa Maria dello Spasimo 7. Palazzo Steri 8. Catterale 9. Mercato della Vicciria 10. Palazzo Abatellis 11. Piazza Pretoria 12. Teatro Massimo 13. Piazza Vigliena, detta I Quattro Canti 14. San Giovanni degli eremiti 15. Chiesa di San Domenico
Con i piedi e le mani per aria, addormentato su un cuscino, seduto con il cuore rosso in mano, sdraiato in mezzo a ghirlande di fiori e frutta, nudo o vestito con abiti ricchissimi, di seta e ricami, tra oro e coralli, molto spesso dentro campane di vetro ma il luogo dove tutti noi lo vogliamo sempre vedere è all’interno della mangiatoia tra Maria, Giuseppe, il bue e l’asinello. Ecco un presepe dove naturalmente Gesuzzu Bamminu cioè il Bambinello Gesù è il cardine attorno al quale ruota tutto un mondo agro pastorale che per la prima volta San Francesco D’Assisi realizzò nel 1223. In Sicilia il piccolo Gesù fin dal medioevo era spesso in cera, eseguito con il gusto per i più minuti particolari, la cui produzione si è andata perdendo nel tempo, rappresentano oggi dei veri e propri pezzi da collezione. Custodi di quest’arte sopraffina i cosiddetti “Bamminiddari” e “Ceraiuli“. La tradizione di lavorare la cera – la ceroplastica, parte dal medioevo ed era particolarmente diffusa in Sicilia, da Palermo a Trapani e nella regione Iblea. Attività esercitata prevalentemente nei conventi e nei monasteri, dalla seconda metà del ’600 divenne una vera e propria arte eseguita da artigiani conosciuti e richiesti in tutta Europa. (continua…)
Tramonti tra i più romantici sono quelli su cui si stagliano i mulini a vento e le vasche della Via del Sale. La costa che da Trapani va a Marsala in alcuni tratti assume contorni fantastici che disarmano l’anima per le forti emozioni che suscitano.Passeggiando è possibile osservare il volo dei tanti uccelli migratori che trovano casa in questo territorio e in particolare nell’habitat della Riserva dello Stagnone di Marsala dove, come in un meraviglioso palcoscenico , si mostrano ai nostri occhi sia la misteriosa isola di Mothia (culla della civiltà Fenicio-Punica di Sicilia),che i mulini a vento e le saline con i monticelli di sale che è, e sarà ( se l’uomo saprà preservarlo) l’unico protagonista del territorio costiero trapanese. (continua…)
Se chiedete indicazioni per arrivare a Calamosche incontrerete qualche difficoltà.Per gli abitanti del luogo infatti questa caletta, incastonata tra Vendicari e Noto, si chiama “Funni Musca“. Si percorre la provinciale Pachino-Noto e al km.6 circa si svolta in una strada non asfaltata che passa su una vecchia linea ferrata; poco dopo si arriva davanti ad un cancello della Forestale.
Seguendo le indicazioni si raggiunge un’area di parcheggio protetto dove lasciare l’auto e proseguire con una piacevole passeggiata di circa 1 Km fino alla spiaggia: luogo incantevole tra i resti archeologici di Eloro e l’Oasi Faunistica di Vendicari. (continua…)
Stava per concludersi il settecento quando lo scienziato Spallanzani scriveva “Panarea sorge su lave granitose, è profumata, piena di alberi da frutto, abitata da rapaci ed esseri umani”.
Sulla piccina delle Eolie oggi l’atmosfera è incredibilmente mondana: le barche alla fonda sono lussuose, le case e i giardini sono curatissimi e sofisticati. Con i suoi 3,4 Km quadrati è la meno estesa dell’arcipelago ma quella più frequentata dai Vip. Delle sette sorelle è l’unica attorniata da un suo personale arcipelago di sei isolotti che le fanno corona: Basiluzzo, Spinazzola, Lisca Bianca, Bottaro, Lisca Nera e Dattilo.
(continua…)
Ustica è un’isola molto conosciuta sopratutto per la riserva marina, istituita nel 1982 ,che ne fa un vero paradiso sia per i sub che dei semplici amanti del mare incontaminato.
L’isola è di origine vulcanica ed ancora sono visibili antichi crateri ormai modificati dal mare che li ha trasformati in calette. Le coste sono frastagliate e ricche di grotte, anfratti, discese a mare molto ripide e scoscese ma ci sono anche comode calette per chi vuole un mare più accessibile.
L’isola è a 36 miglia a nord-nordovest di Palermo, e nelle giornate più serene è possibile vederne all’orizzonte il profilo caretteristico a tartaruga.
La riserva nacque dall’esigenza di salvaguardare un habitat marino molto bello ed incontaminato che ancora oggi è il fiore all’occhiello del mare Tirreno. Il fondale che circonda l’isola è molto tormentato con caverne lunghe e tortuose e secche improvvise che ospitano una varietà estrema di pesci e crostacei; sono presenti anche alghe rarissime tra cui la Laminaria. Ustica va scoperta abitandoci e vivendone il mare, unico nel suo genere. I pesci della riserva si fanno avvicinare e toccare dall’uomo. (continua…)
L’Isola Bella di Taormina
L’Isola Bella è il famosissimo e suggestivo isolotto, ricoperto da una rigogliosa vegetazione, che si trova a pochi metri dalla spiaggia di Taormina. Una sottile striscia di sabbia la collega alla terra ferma e pertanto la si può raggiunge agevolmente a piedi percorrendo questa bretella naturale che affiora e scompare secondo i capricci delle correnti e delle maree.
L’isolotto venne donato nel 1806 da Ferdinando I di Borbone a Pancrazio Ciprioti sindaco di Taormina. Fu acquistata nel 1890 da Lady Florence Trevelyan, nipote della Regina Vittoria e moglie del filantropo sindaco di Taormina prof. Salvatore Cacciola che la valorizzò costruendovi una pittoresca casetta e piantumandovi rare essenze pregiate; poi andò in eredità all’unico nipote maschio avv.Cesare Acrosso.
Nel 1954 fu acquistata dai fratelli Busurgi, che vi realizzarono una splendida residenza con una minuscola piscina camuffata fra rocce e piantagioni.
Nel 1984, su sollecitazione del Comune di Taormina, l’Assessorato regionale dei Beni Culturali dichiarò l’Isola Bella un monumento d’interesse storico artistico di particolare pregio in quanto: “esempio isolato di unicum come valore naturalistico, storico e culturale”, sottoponendola a vincoli di tutela. Il decreto considerava l’isola come un “monumento naturale”.
Nel 1990 l’isola fu messa all’asta e acquistata dall’Assessorato dei Beni Culturali. Nel 1998 fu istituita riserva naturale, gestita dal WWF e di recente passata in gestione alla Provincia di Messina.
La città si trova sulla foce del fiume Mazaro ; questa condizione privilegiata ha consentito la realizzazione del porto canale (centro di eccellenza della pesca nel Mediterraneo) per cui è molto conosciuta. Gran parte della sua fortuna è dovuta inoltre alla posizione geografica che l’ha resa ponte naturale tra Africa ed Europa avvicinando virtualmente le due sponde separate dal mare Mediterraneo. L’economia della città si basa essenzialmente sulla presenza di una flotta di pescherecci dedita alla pesca e su una consistente produzione ittica. Tutto ciò, oltre a rendere la città uno dei più significativi centri italiani per la pesca d’altura, ne fa anche un polo multi-etnico in cui genti e culture diverse hanno saputo trovare la via dell’integrazione.
Vanto della città è la statua bronzea del Satiro Danzante. Questa statua, impareggiabile per la sua bellezza ,è stata recuperata nel 1998 da alcuni pescatori del luogo che l’hanno trovata impigliata nelle reti durante una battuta di pesca nel canale di Sicilia. Una visita alla città parte sicuramente da piazza del Repubblica: (continua…)
Il fascino che le leggende classiche siciliane esercitarono nei confronti dei poeti di ogni tempo è testimoniata anche in una delle odi composte da Giosué Carducci, premio Nobel nel 1906, intitolate “Primavere Elleniche“.
In questi pochi versi Carducci evoca tre famose leggende siciliane del periodo classico. La leggenda della ninfa Galatea e il suo amante Aci che per sfuggire alle minacce del geloso rivale Polifemo viene trasformato in un fiume, della “ennea” Proserpina rapita da Plutone nei pressi del lago di Pergusa e portata nell’Ade per sei mesi all’anno ( i mesi dell’autunno e dell’inverno), e della bellissima ninfa Aretusa trasformata nella fonte Aretusea di Siracusa dalla dea Artemide, per sfuggire al cacciatore Alfeo che si era perdutamente innamorata di lei.
Il toscano Carducci canta una Sicilia che conosceva solamente attraverso le leggende mitologiche :infatti non ebbe mai modo di visitare i luoghi in cui si erano svolti i fatti che lo avevano ispirato.
Sai tu l’isola bella, a le cui rive
manda Jonio i fragranti ultimi baci,
nel cui sereno mar Galatea vive
e sui monti Aci? (continua…)

La Pasqua in Sicilia è una festa religiosa molto sentita e per questo, sopratutto nella settimana che precede la Pasqua,si celebrano riti il cui simbolismo religioso parla di rinnovamento e più propriamente di passaggio (Pasqua in ebraico significa “passaggio”) dalla morte verso la vita. Poichè la Settimana Santa cade tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera,il rinnovamento religioso celebrato dalla Pasqua è accompagnato dal risveglio della natura che in Sicilia è sempre spettacolare. La Settimana Santa comincia con la Domenica delle Palme e si conclude il giorno di Pasqua; durante questo periodo ogni rito si svolge secondo la tradizione cristiana in una commistione di elementi folkloristici e liturgici ufficiali dove sempre il “Bene” trionfa sul “Male”, “l’Angelo sconfigge il “Diavolo “e la “Morte viene sconfitta dalla” Vita”. La commemorazione della Passione e la Resurrezione di Gesù avviene attraverso forme di drammatizzazione antiche . Così la Sicilia diventa un immenso teatro appassionato in cui il dolore per la crocifisssione e la gioia per la resurrezione di Gesù vengono vissuti con grande partecipazione popolare.
La manifestazione più conosciuta del Venerdi Santo è la processione dei Misteri che si svolge a Trapani; il Giovedi Santo si ricordano la rappresentazione dei Misteri di Erice e Marsala.La Domenica delle Palme a Ganci si commemora l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, il Mercoledì a Caltanissetta si svolge il rituale della “Real Maestranza”, a Prizzi e San Fratello il ” Ballo dei Diavoli ” che vengono cacciati via durante una caratteristica lotta tra le forze del bene e del male. Il Giovedì Santo si visitano i Sepolcri, rito caro a tutta la cristianità, ma in alcune Chiese Siciliane le istallazioni sono delle vere opere d’arte.
Si dice “Essere contento come una Pasqua”. La Pasqua è una festa religiosa che porta gioia ed occasioni di svago per tutti. La natura si veste a festa e le tavole si imbandiscono di cibi gustosi e tipici della primavera. L’agnello è il piatto tipico della Pasqua insieme ad una grande varietà di dolci che danno molto lavoro a chi crede alla tradizioni e le segue ancora con devozione. A tale scopo si ricorda il detto”aviri chiu chiffari di lu furnu di Pasqua”.
L’agnello di Pasqua è anche un dolce di pasta reale che riproduce l’agnello (picuredda) con la sacra bandierina rossa tra le zampe accovacciato su un finto praticello che viene adornato con fiorellini di ostia multicolori e con confetti argentati. Il classico uovo di Pacqua di cioccolata con sorpresa che si trova nei negozi è la versione industriale dei biscotti con l’uovo sodo incluso, che riproducono uccelli e forme di squisita fantasia popolare ,che anticamente ,ma ancora oggi, si preparano in casa: si chiamano “”pupi cu l’ova” o aceddi cu l’ova o cuddura o anche cudduredda. (continua…)
La Settimana Santa è sicuramente il momento più ricco di manifestazioni in Sicilia: la passione di Cristo e la sua resurrezione sono testimoniate, in modi diversi e a volte singolari, da tradizioni popolari e riti sacri che attirano la curiosità di tanta gente A volte questi riti hanno un sapore pagano: A San Fratello, piccolo comune della provincia di Messina adagiato tra le alture dei Nebrodi si rinnova ogni anno il rito pasquale della Festa dei Giudei . A questa manifestazione partecipano tutti i cittadini: all’alba del Mercoledì Santo fino al venerdì, suggestivi personaggi con costumi variopinti detti ”Giudei”, invadono le vie con suoni e balli, che in verità ricordano più il carnevale che la Pasqua.
(continua…)
A cura dell’Associazione Artistico Culturale Wrong Lab
Wrong Lab, un gruppo di giovani artisti, graphic designers e fotografi italiani, cerca la collaborazione di fotografi e amatori della fotografia, provenienti dai 23 paesi del Mediterraneo, per dar vita a: Mediterranean Quilt, una grande opera d’Arte collettiva.
Il progetto si propone di riunire le immagini di differenti terre e nazioni, accomunate dallo stesso mare, in un grande “Quilt” fotografico, simbolo di unione e collaborazione fra diversi popoli e culture.
Obiettivo di questa iniziativa è favorire lo scambio artistico e culturale tra questi popoli, creando un grande archivio virtuale, mostre e pubblicazioni.
L’iscrizione è gratuita ed aperta a tutti.
Per partecipare è necessario inviare 4 foto nel formato jpeg 20x20cm a 300 dpi dal tema:
- mare, (una texture del mare);
- costa, (una texture della costa – sabbia – terra – sassi – roccia – etc…);
- città (una texture della città vista dall’alto);
- persone (un ritratto frontale di una persona, anche un autoritratto).


Mediterranean Quilt si concretizzerà con una prima mostra ad Erice in Primavera 2011 in collaborazione con il Comune di Erice e il Rotaract 2110 Distretto Sicilia-Malta.
Il termine per l’invio delle foto per la prima mostra ad Erice è il 15 Aprile 2011. (continua…)
Gli intenditori lo sanno: il cuore del business è in provincia. Il territorio di Messina non fa eccezione e tra i tesori nascosti c’è anche Mandanici, piccolo comune collinare della costa jonica che grazie al proprio patrimonio artistico inizia ad essere preso in considerazione anche dagli imprenditori nazionali. Il “gioiello della corona” è il monastero basiliano di Santa Maria Annunziata, fondato nel 1100 dal Gran Conte Ruggero dopo la cacciata degli arabi dall’Isola. Un antico monastero, lo status di “città d’arte” messo a frutto e…. a Mandanici arrivano le prime proposte di investimento anche da imprenditori nazionali. (continua…)
In adesione alla XIII^ edizione dell’iniziativa del Ministero per i Beni Culturali e le Attività produttive, il Ministero dell’Interno, Fondo Edifici di Culto e la Prefettura U.T.G. Palermo hanno promosso delle visite culturali, storiche ed artistiche ad alcune pregevoli Sacrestie di Chiese del Patrimonio F.E.C., della Città di Palermo.
La conduzione delle visite è stata affidata all’Associazione Turistico Culturale Itiner’ars che con i suoi associati, professionisti ed operatori culturali qualificati, effettuerà delle visite guidate, pubbliche e gratuite alla Sacrestia della Chiesa del Gesù, di p.za Casa Professa ed alla Sacrestia della Chiesa San Domenico, di p.za San Domenico.
SACRESTIA DELLA CHIESA DEL GESU’ p.za Casa Professa, Palermo
Visita culturale, storico-artistica alla Sacrestia della Chiesa del Gesù di Casa Professa, ambiente ad uso interno della Chiesa, integralmente rivestito in legno
di pregevole fattura contenente alcune opere d’arte, tra cui dipinti e opere scultoree, del patrimonio dell’Ordine religioso dei Gesuiti. (continua…)