A San Fratello per Pasqua i Giudei fanno festa

La Settimana Santa è sicuramente il momento più ricco di manifestazioni in Sicilia: la passione di Cristo e la sua resurrezione sono testimoniate, in modi diversi e a volte singolari, da tradizioni  popolari e riti  sacri che attirano la curiosità di tanta gente A volte questi riti hanno un sapore pagano: A San Fratello, piccolo comune  della provincia di Messina adagiato tra le alture dei Nebrodi si rinnova ogni anno il rito pasquale della  Festa dei Giudei . A questa manifestazione partecipano tutti i cittadini: all’alba  del Mercoledì Santo fino al venerdì, suggestivi personaggi con costumi variopinti  detti  “Giudei”, invadono le vie con suoni e balli, che  in verità ricordano più il carnevale che la Pasqua.

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L’incanto del Natale rivive nel presepe vivente di Custonaci

Natività CustonaciLa straordinaria suggestione delle immagini, nate dalla creatività, dalla compostezza, dal pathos interpretativo dei personaggi, hanno reso il Presepe Vivente di Custonaci tra i più famosi in Italia . Infatti  durante le festività natalizie ,  per molti fedeli e non , recarsi a visitare il presepe vivente è un appuntmento a cui non si può mancare. Tutto si svolge a qualche chilometro dall piccolo centro trapanese chiamato Custonaci e più precisamente all’interno della spettacolare grotta Mangiapane di Scurati. L’iniziativa nasce solo nel 1983  ma da allora  si è ripetuta ogni anno richiamando turisti da tutta la Sicilia e non solo. Continue Reading

Bamminiddari tradizione di natale in Sicilia

gesu_bambinoCon i piedi e le mani per aria, addormentato su un cuscino, seduto con il cuore rosso in mano, sdraiato in mezzo a ghirlande di fiori e frutta, nudo o vestito con abiti ricchissimi, di seta e ricami, tra oro e coralli, molto spesso dentro campane di vetro ma il luogo dove tutti noi lo vogliamo sempre vedere è all’interno della mangiatoia tra Maria, Giuseppe, il bue e l’asinello. Ecco un presepe dove naturalmente Gesuzzu Bamminu cioè il Bambinello Gesù è il cardine attorno al quale ruota tutto un mondo agro pastorale che per la prima volta San Francesco D’Assisi realizzò nel 1223. In Sicilia il piccolo Gesù fin dal medioevo era spesso in cera, eseguito con il gusto per i più minuti particolari, la cui produzione si è andata perdendo nel tempo, rappresentano oggi dei veri e propri pezzi da collezione. Custodi di quest’arte sopraffina i cosiddetti “Bamminiddari” e “Ceraiuli“. La tradizione di lavorare la cera – la ceroplastica, parte dal medioevo ed era particolarmente diffusa in Sicilia, da Palermo a Trapani e nella regione Iblea. Attività esercitata prevalentemente nei conventi e nei monasteri, dalla seconda metà del ‘600 divenne una vera e propria arte eseguita da artigiani conosciuti e richiesti in tutta Europa. Continue Reading

Il buccellato: origini, storia e ricetta di un antico dolce siciliano

Ancora oggi si vedono in Sicilia i fichi asciugati al sole e infilati in lunghi fili di spago o “incannati”, cioè infilzati in spiedi di canne. Parte di questi serviranno in inverno per fare i buccellati, dolci natalizi che, ancora oggi, contrastano il passo con onore ai nordici panettoni e pandoro. Il “cucciddatu” ha un’origine antica e un sicuro antenato nel “panificatus”dei romani. Il suo nome deriva dal tardo latino buccellatum, cioè pane da trasformare in buccelli, ossia bocconi, per la sua morbidezza.
Diverse sono le varianti per forme e misure: nel palermitano gli “ammara-panza” sono tipi scadenti di buccellati che servono a riempire lo stomaco. Si tratta di un impasto di pasta frolla farcito di un ripieno tutt’altro che dietetico..La farcia, infatti,può essere di mandorle oppure di fichi ,costituita da un impasto di mandorle pelate, zuccata (zucca candita) e gocce di cioccolato.
Il ripieno di fichi, più tradizionale, è invece costituito da un impasto di fichi secchi, frutta candita e pezzetti di cioccolato.
Il buccellato “casereccio” viene solitamente ricoperto di glassa, quello prodotto in pasticceria è ricoperto di zucchero a velo o di frutta candita.
Cotto al forno, il buccellato si conserva a lungo e, sempre presente nelle tavole natalizie, viene consumato nell’intero periodo festivo. Continue Reading

Versi di Ibn Hamdīs sulla Sicilia

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ʿAbd al-Jabbār ibn Muhammad ibn Hamdīs, in in arabo: عبد الجبار بن أبي بكر بن محمد بن حمديس الأزدي الصقلي أبو محمد (Siracusa o Noto, 1056 circa – Maiorca, 1133), fu un poeta arabo-siciliano, massimo esponente della poesia araba di Sicilia a cavallo tra l’XI e il XII secolo.

Nacque da una famiglia nobile intorno al 1056. Verso il 1078, quando era già in stato avanzato la conquista normanna della Sicilia, lasciò l’isola per giungere in al-Andalus. Di Ibn Hamdis ci è pervenuto un diwan, ossia un canzoniere di componimenti poetici, composto di 360 qasāʾid (poesie), per un totale di più di 6000 versi. I temi trattati sono vari, dalla descrizione di particolari della vita di tutti i giorni, al panegirico in onore di principi alla corte dei quali era ospitato. Molte qaside sono dedicate alla Sicilia perduta della sua giovinezza. Molte sono dedicate alla bellezza femminile e al vino.

Custodisca Iddio una casa di Noto, e fluiscano su di lei
le rigonfie nuvole!
Con nostalgia filiale anèlo alla patria, verso cui mi attirano
le dimore delle belle sue donne.
E chi ha lasciato l’anima a vestigio di una dimora, a quella
brama col corpo fare ritorno.
Viva quella terra popolata e colta, vivano anche in lei le tracce
e le rovine!
Io anèlo alla mia terra, nella cui polvere si son consumate
le membra e le ossa dei miei avi.

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