Made in Sicily premiati da SLOW FOOD
Slow Food è il movimento per la tutela e il diritto al piacere.
Slow Food promuove, comunica e studia la cultura del cibo in tutti i suoi aspetti.
La sua mission è:
• EDUCARE al gusto, all’alimentazione, alle scienze gastronomiche.
• SALVAGUARDARE la biodiversità e le produzioni alimentari tradizionali ad essa collegate: le culture del cibo che rispettano gli ecosistemi, il piacere del cibo e la qualità della vita per gli uomini.
• PROMUOVERE un nuovo modello alimentare, rispettoso dell’ambiente, delle tradizioni e delle identità culturali, capace di avvicinare i consumatori al mondo della produzione, creando una rete virtuosa di relazioni internazionali e una maggior condivisione di saperi.
La filosofia di Slow Food parte dalla riscoperta del piacere attraverso la cultura materiale. Il piacere è quello alimentare, dotto, sensibile, condiviso e responsabile. Dire piacere alimentare significa ricercare le produzioni lente, ricche di tradizione e in armonia con gli ecosistemi; significa difendere i saperi lenti, che scompaiono insieme alle culture del cibo; significa lavorare per la sostenibilità delle produzioni alimentari e quindi per la salute della Terra e la felicità delle persone.
Vi presentiamo le eccellenze siciliane messe in evidenza da questa importante associazione:
• Ape nera sicula – In tutta la regione – Un’ape scurissima, quasi nera, che ha popolato per
millenni la Sicilia ma che si trova in questo momento a forte rischio di estinzione. E’ molto
produttiva, lavora anche a temperature elevate, quando le altre api si bloccano e sopporta bene
gli sbalzi di temperatura.
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• Aglio rosso di Nùbia, Paceco, Trapani, Erice, parte del territorio di Marsala e di Salemi (TP)
– Secondo la tradizione, questo aglio viene appeso in trecce molto grandi e appeso ai balconi
oppure sistemato in cantine. Ingrediente di alcune delle preparazioni tipiche più importanti,
come pesto alla trapanese o cuscus di pesce.
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• Asino ragusano, Sicilia – Presenza importante fino a 40 anni fa nelle campagne del Meridione,
oggi molte razze, tra cui questa, rischiano l’estinzione. Il suo latte è molto simile a quello
materno e può essere usato per l’alimentazione dei neonati con intolleranze alimentare.
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• Capra girgentana, province di Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Messina e Palermo –
Razza di taglia media caratterizzata dalle lunghissime corna a spirale. Il presidio cerca di
ottenere un formaggio di girgentana di alta qualità.
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• Cappero di Salina, Isola di Salina (ME) – I capperi, raccolti a mano, sono riposti su tini di
legno, a strati alternati con sale grosso, per circa un mese. Si differenziano dagli altri capperi per
compattezza, profumo e uniformità.
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• Cipolla Giarratana, Giarratana (RG) – Di dimensione variabile tra i 200 grammi e due
chilogrammi, questa cipolla è un ingrediente fondamentale per arricchire il sapore di diversi
piatti locali. Il sapore dolce e l’assenza totale di “piccantino” la rende utilizzabile anche a crudo,
in insalata, condita semplicemente con olio di oliva e sale.
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• Cuddrireddra di Delia, Delia (CL) – Rotolino di pasta a forma di corona, preparato con farina di grano duro, uova fresche, zucchero, poco strutto, vino rosso, cannella e scorze d’arancio.
Tradizionalmente si preparava in casa nel periodo carnevalesco.
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• Fagiolo badda di Polizzi, Polizzi Generosa (PA) – Fagiolo bicolore, medio piccolo, il cui nome deriva dalla forma tondeggiante (badda vuol dire palla). Si consumano sia freschi che secchi e
sono ingredienti di alcuni dei piatti più tradizionali.
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• Fava larga di Leonforte, Leonforte, Assoro, Nissoria, Enna, Calascibetta (EN) – Un tempo
erano diffusissime perchè coltivate in rotazione col frumento. Appena raccolte si bagnano nel
sale e si mangiano col pecorino, mentre secche sono ingrediente di diverse ricette tradizionali.
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• Lenticchia di Ustica, Isola di Ustica (PA) – Sono le lenticchie più piccole d’Italia. Di colore
marrone scuro, tenere e saporite, non hanno bisogno di ammollo e si cuociono in appena tre
quarti d’ora.
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• Limone interdonato, costa ionica da Messina a Letojanni (ME) – Varietà ottenuta alla fine del
XIX secolo con l’incrocio tra un cedro e una varietà autoctona di limoni, l’ariddaru. Ha
dimensioni medio/grandi, sapore poco acidulo e buccia a grana fine.
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• Maiorchino, provincia di Messina – Prodotto con latte crudo di pecora con un’aggiunta di latte
di capra, da febbraio alla seconda decade di giugno. Si presta molto bene anche a stagionature
prolungate.
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• Mandarino tardivo di Ciaculli, Palermo – Nata negli anni 40 per mutazione spontanea del
mandarino Avana, questa varietà matura più tardi, ha pochissimi semi e la buccia fine. In bocca
è dolcissimo e succoso.
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• Mandorle di Noto, Noto, Avola, Rosolini, Canicattini Bagni (SR) – La mandorla è un
ingrediente fondamentale della pasticceria siciliana, per preparazioni quali la martorana, latte di
mandorle, torrone, mustazzuoli e cassata.
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• Manna delle Madonie, Castelbuono e Pollina (PA) – Dalla corteccia dei frassini si ottiene una
sostanza azzurrina e resinosa che, esposta al sole, si rapprende trasformandosi nella manna,
dolcificante naturale a bassissimo contenuto di glucosio e fruttosio.
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• Masculina da magghia, golfo di Catania – Le masculine sono alici pescate di notte con le
tratte, cioè le reti menaide. Intrappolate nella rete dalla testa, le alici si dissanguano
naturalmente lasciando la carne più gustosa e pregiata.
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• Melone purceddu d’Alcamo, Alcamo (TP), Camporeale, Roccamena, San Giuseppe lato (PA)
– Ha forma ovale, buccia verde e rugosa, polpa bianca e succosa. Classico melone invernale, si
conserva in ambienti asciutti e ventilati, diventando sempre più dolce col passare del tempo.
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• Oliva minuta, provincia di Messina – Antica e rara cultivar siciliana, molto resistente alle
avversità climatiche e dalle ottime qualità nutrizionali. L’olio è delicatissimo, con giusto
equilibrio tra amaro e piccante, con sentori fruttati e floreali.
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• Pane nero di Castelvetrano, Castelvetrano (TP) – Prodotto con farina di grano biondo
siciliano e di tumminìa, antica varietà di frumento, grazie al quale diventa nero. La cottura è
solo in forno a legna.
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• Pane tradizionale di Lentini, Comuni di Lentini e Carlentini (SR) - Lentini è famoso da
sempre in Sicilia per il suo pane, cotto nei forni a legna a fuoco diretto: un pane piatto,
affusolato, che si poteva acquistare appena sfornato avvolto in una carta grigia sottile. Ora un
Presidio si propone di salvaguardare il lavoro degli ultimi fornai che ancora producono solo con
lievito madre, il criscenti, e grani autoctoni siciliani.
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• Pesche tardive di Leonforte, Leonforte, Assoro, Nissoria, Enna, Clascibetta (EN) – Per
proteggerle da vento e parassiti, quando ancora sull’albero sono chiuse in sacchetti di carta. Di
colore giallo intenso, con qualche striatura rossa, sono molto profumate con polpa soda e dolce.
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• Pistacchio di Bronte, Bronte (CT) – Cresce su terreni accidentati e lavici, raccolto a mano in
piccole quantità. Di colore verde smeraldo e profumo intenso.
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• Provola dei Nebrodi, tutta l’area dei Nebrodi (ME – EN – CT) – Di forma ovoidale, con la
testina tipica dei caciocavalli, le sue dimensioni variano in base alla zona di produzione. Il
sapore, in base alla stagionatura, varia dal dolce al piccante.
• Provola delle Madonie, Massiccio delle Madonie (PA) – Tipico formaggio vaccino a pasta
filata, ha la forma di un fiasco panciuto. La crosta è liscia, sottile e di colore giallo paglierino.
Esiste anche una versione leggermente affumicata.
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• Sale marino artigianale di Trapani, Trapani, Paceco, Marsala (TP) – Ottenuto
semplicemente lasciando evaporare l’acqua marina in grandi vasche sistemate lungo la costa.
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• Suino nero dei Nebrodi, tutta l’area dei Nebrodi (ME – EN – CT) – Suino di taglia piccola e
mantello scuro, allevato allo stato semi brado e brado nei boschi di faggi e querce. Protagonista
di alcune delle specialità della norcineria siciliana.
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• Susine bianche di Monreale, Monreale (PA) – Varietà tardiva, con buccia giallo chiaro, a
forma di cuore (per questo chiamate anche ariddu ‘i core cioè a punta di cuore). Le più tardive
sono avvolte in carta bianca e conservate in luogo fresco fino a novembre.
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• Vastedda del Belìce, Valle del Belìce (TP – AG – PA) – Unico formaggio di pecora a pasta
filata. Il nome è probabile derivi da vasta cioè guasta, perchè i casari lo producevano in estate
cercando di recuperare i pecorini difettosi.













