La VIA DEL SALE – itinerario fra Trapani e Marsala
Tramonti tra i più romantici sono quelli su cui si stagliano i mulini a vento e le vasche della Via del Sale. La costa che da Trapani va a Marsala in alcuni tratti assume contorni fantastici che disarmano l’anima per le forti emozioni che suscitano.Passeggiando è possibile osservare il volo dei tanti uccelli migratori che trovano casa in questo territorio e in particolare nell’habitat della Riserva dello Stagnone di Marsala dove, come in un meraviglioso palcoscenico , si mostrano ai nostri occhi sia la misteriosa isola di Mothia (culla della civiltà Fenicio-Punica di Sicilia),che i mulini a vento e le saline con i monticelli di sale che è, e sarà ( se l’uomo saprà preservarlo) l’unico protagonista del territorio costiero trapanese.
Quando l’acqua marina evapora al calore del sole resta un grumo di cristalli bianchi ed asciutti che sembrano simboleggiare, per la loro natura amara e spigolosa, la vita dura degli abitanti di questa terra. Per infinite generazioni di Siciliani della costa occidentale, il sale è stato ed è ancora motivo di vita e sopravvivenza: Infatti sulla costa che va da Trapani e Marsala, sin da tempi remoti ,i residenti hanno convogliato il mare, con l’aiuto dei mulini a vento, in basse vasche recintate di tufo . Il sole con il suo calore ha fatto il resto ,permettendo di raccogliere dal fondo delle vasche il sale e dando così inizio all’industria estrattiva che ancora oggi è fonte di vita e riccheza.
Da queste parti il sale è chiamato “oro bianco”: buono per conservare la carne, il pesce o per conciare le pelli, come per scacciare i demoni. Nel ’500, il prezzo era pari all’oro, ed era usato come moneta di scambio fin dall’antichità (da cui il termine “salario”). I Fenici furono i primi ad estrarrre il sale in questa zona costiera e ancora oggi è una risorsa per tante famiglie, come per esempio per Alberto Culcasi che oggi ha 75 anni ed ha sempre lavorato nella salina. Dalle sue proprietà vicino Paceco racconta:”ho cominciato a 6 anni come bracciante addetto alla pulizia del sale; allora noi operai eravamo schiavi venduti. Poi, nel
1977, ho comprato dodici ettari. Dopo l’alluvione i padroni svendevano, avevano paura. Oggi è tutto mio, ma Dio sa quanto è stata dura. Sole è sudore sono gli angeli che hanno cotto la pelle del collo e delle mie mani. Io contro il mare”
E’ grazie a uomini come Alberto Culcasi se oggi i vecchi mulini a vento funzionano ancora come quattro secoli fa. I più avevano rinunciato, troppo dura e troppo poco redditizia l’attività estrattiva. Ma lui come altri hanno tenuto duro, “ la salina si lavora come un campo qualsiasi” ci dice convinto, e così facendo ogni giorno vince la sua battaglia e regalandoci anche questi paesaggi unici che oggi è nostro compito preservare.
Per concludere mi viene in aiuto un insuperabile Gesualdo Bufalino che di sicilianitudine era un maestro: “Conosco solitudini d’isola di una tenerezza infinita, intime come pieghe di carne. Persino le coste, per quanto manomesse e corrotte dall’infezione balneare, serbano ancora intatto qualche lembo d’incantesimo e di pace”. Tutto risponde al vero percorrendo la Via del Sale sula costa trapanese











