La Sicilia e la fabbrica di precari
Succede che nei momenti di difficoltà qualcuno riesca a dare il meglio di sè; un meglio talora neppure sospettato, ma che l’istinto di sopravvivenza, come per miracolo, riesce a fare emergere. Dal governo della regione siciliana ci aspettavamo un colpo d’ala per affrontare il problema della disoccupazione giovanile. La Sicilia è una terra così ricca di risorse e di opportunità che soltanto l’incapacità congenita della sua classe politica la confina a terra di degrado e di disperazione.
L’ultima invenzione del governo della Regione è stata quella di proporre la formazione di quasi diecimila nuovi precari con un sistema inedito. Il metodo precede il finanziamento di stage ad associazioni onlus per giovani che attraverso questa esperienza dovrebbero apprendere un mestiere da spendere sul mercato del lavoro. A parte la contraddizione di pagare una prestazione che per sua natura dovrebbe essere erogata in forma volontaria il risultato dell’operazione, se dovesse andare in porto, sarebbe questa.
Questi quasi diecimila giovani si convincerebbero ben presto di essere indispensabili perché la onlus, laica o confessionale che sia, possa continuare ad esistere; la onlus da parte sua li sosterrebbe in questa richiesta, con il che il gioco è fatto. Ecco altri precari in aggiunta alle decine di migliaia senza arte nè parte che già affollano uffici pubblici che non sanno cosa farsene.
Il vero dramma è che malgrado ciò i siciliani, che sono i primi complici del degrado della loro terra, continueranno a votare sempre le stesse persone.






