La lotta contro la sentenza europea sul crocifisso nelle scuole
Oggi e per sempre
Secondo la Corte di Giustizia Europea il crocifisso va tolto dalle aule scolastiche in quanto sarebbe un fattore limitante delle facoltà educative dei gentitori nei confronti dei figli. Più della sentenza sono state interessanti le reazioni: quelle che ci sono state e quelle che sono mancate. In Italia infattii ha sede il Vaticano che, a quanto sembra, ha ancora influenza sulle determinazioni di voto dei cittadini; sia questa influenza elevata o modesta, considerato che pochi voti determinano la vittoria o la sconfitta, è saggio non prenderla sottogamba.
In questa vicenda, mentre il Vaticano si è preso del tempo prima di pronunciarsi, il Governo con il ministro della scuola in testa ha alzato le barricate. Subito è stato annunciato un ricorso contro la sentenza (ci penserà il solito Ghedini?) a questo attentato alla confessionalità dello Stato. Anche dal PD ci saremmo attesi una posizione meno pilatesca. Come sono lontani i tempi del cattolicissimo Oscar Luigi Scalfaro il quale distingueva con assoluta chiarezza la Chiesa dallo Stato e da Presidente della Repubbblica si esimeva di baciare la mano del Pontefice!
Ma forse inconsciamente si vuole che fin da bambini ci abituiamo ad avere sempre presente la sorte che ci toccherà da adulti. La crocifissione.
C’è anche da dire che il voto unanime della Corte di Giustizia europea di Strasburgo è stata una vera manna dal cielo per il dibattito politico che, esaurita l’attualità del caso Marrazzo, si trovava senza temi di peso con i quali confrontarsi nei TG e nei programmi di approfondimento.
C’è da ritenere che ai più strenui difensori del mantenimento del crocifisso nelle aule scolastiche, freghi poco o nulla se il crocifisso c’è o non c’è.
Il ministro Maroni qualifica la sentenza “un atto di stupidità ritenendo la decisione della Corte un errore e un atto di incapacità di comprensione”. Il ministro Gelmini tuona “Nessuno, neppure qualche corte europea ideologizzata riuscirà a cancellare la nostra identità” aggiungendo che “la presenza del crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo ma è un simbolo della nostra tradizione”. Non molto diversa nel tenore la dichiarazione di Bersani per il quale “Il buonsenso è vittima del diritto. Un’antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno”. Toghe rosse a Strasburgo?
Il Cristo che abitò questa terra 2000 anni addietro proverà disagio per questa ulteriore strumentalizzazione della sua immagine. Nel suo nome sono state commesse nefandezze esecrabili. Basta ricordare le donne e gli uomini mandati al rogo dopo le pene disumane alle quali erano stati sottoposti dai giudici della “Santa Inquisizione”.
Povero Cristo ci sarebbe da esclamare, fu il più laico tra gli uomini, predicò la tolleranza e creò dei talebani. Egli stesso avrebbe provato imbarazzo a vedersi esposto con tanta prosopopea e così poco rispetto in un’aula scolastica.










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