La politica siciliana e la storia dei carciofi
All’inizio degli anni ’80 fui invitato ad una riunione nella quale doveva essere presentato il nuovo responsabile del Partito Comunista Italiano per l’area delle Madonie.
Come sede fu scelta la sede di un’associazione di artigiani.
L’economia del paese poggiava in prevalenza sulla coltivazione del carciofo.
L’introduzione del responsabile locale dell’associazione e gli interventi successivi ruotarono tutti attorno alla crisi che colpiva il settore. Non è detto in effetti che la crisi ci fosse davvero in quanto in Sicilia, e forse non solo in Sicilia, gli agricoltori si lamentano sempre.
La discussione andava avanti con il predestinato a rappresentare il PCI che dimostrava sempre più segni di insofferenza.
Quando per lui la misura fu colma, sbottò: “Compagni, io sono venuto per parlare di politica, non di carciofi”.
Ho voluto ricordare questo episodio perchè proprio in quel periodo cominciavano a manifestarsi con chiarezza i segni del distacco della politica dai biosgni della gente. Una vera mutazione che invertiva il processo “dai carciofi alla politica” nel processo “dalla politica ai carciofi”. La politica tendeva a diventare una categoria autonoma e indipendente dai bisogni della gente. Si spegneva la capacità di ascolto.
Quel processo purtroppo ancora non si è arrestato. La disaffezione per la politica è cresciuta e ne stiamo pagando un prezzo molto alto.
Che le nuove generazioni riportino la politica al servizio del cittadino e non com’è adesso, i cittadini al servizio della politica.









