La Bellezza torna a Casa al Museo di Aidone

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Aspettando il completamento dei restauri della Villa Romana di Piazza Armerina la provincia di Enna annovera dei bellissimi esempi dell’arte antica, custoditi nel piccolo museo di Aidone-Morgantina, restituiti in diverse fasi e dopo diverse peripezie e lotte da tre Musei Statunitensi.

I primi a tornare nel 2009 furono gli Acroliti di Demetra e Kore, dee legate alla fertilità della terra, molto venerate a Morgantina ed in tutto il territorio ennese. Gli Acroliti sono una serie di elementi di sculture in marmo – due teste con alcune mani e piedi – ritenuti gli esemplari più antichi finora conosciuti di statue eseguite nella tecnica acrolitica, cioé con le estremità in marmo ed il corpo in terracotta o legno. Sarebbero state trovate da scavatori clandestini in contrada S. Francesco Bisconti e dopo essere state trafugate e importate illegalmente negli Stati Uniti, passarono da diverse mani, tra New York e Los Angeles, fino ad arrivare nelle mani di un collezionista, ancora oggi anonimo, che donò le sculture alla Bayly Art Museum dell’Università della Virginia. All’inizio del 2008, decorso il periodo imposto dal donatore, l’Università della Virginia, dopo il primo e unico convegno dedicato alla presentazione delle sculture, ne ha curato la restituzione all’Italia. Oggi le Divinità dai volti enigmatici, siedono elegantemente vestite dalla stilista siciliana Marella Ferrera.

Nel museo di ammirano anche 16 preziosissimi oggetti d’argento dorato e cesellato di epoca tardo-ellenistica, di ambito sacro, noti come “tesoro di Eupòlemo“, e rientrati nel 2010 da Metropolitan di New York. Delle iscrizioni greche incise sui pezzi, tutte di grande interesse, alcune fanno riferimento a un personaggio che poteva essere stato l’ultimo proprietario del tesoro, un certo Eupòlemo che ha apposto il suo nome sull’arula e sulla pisside con figura femminile che tiene in braccio un bambino. Benché il nome sia documentato altrove, un Eupòlemo è noto anche a Morgantina come un cittadino che nella seconda metà del III secolo a.C. è attestato nelle vicinanze della casa dove fu trovato il tesoro. La ricerca sul contesto storico del tesoro ha finora prodotto risultati inaspettati e data la bellezza e complessità degli oggetti si può affermare che questo racconto archeologico sia ancora da completare. Sembra probabile, per motivi stilistici e iconografici, che i diversi pezzi del tesoro di Morgantina siano stati prodotti da artigiani siracusani nel periodo ieroniano, nella seconda metà del III secolo a.C., un insieme di oggetti che informano su atti privati di individui come Eupolemo ma anche sulle botteghe specializzate di una grande metropoli come Siracusa. Questo importante recupero di informazioni e di storia è dovuto alla collaborazione di molti personaggi, fra cui in particolare il dott. Silvio Raffiotta, il dott. Lorenzo Guzzardi, il prof. Pier Giovanni Guzzo, e il compianto dott. Gianfilippo Villari.

La senza ombra di dubbio la vera star del piccolo museo di Aidone è quella che veniva chiamata Venere di Malibù restituita dal Museo Getty nel 2011. Opera di enorme fascino e bellezza, trattandosi di un’opera greca, l’Afrodite, trafugata nel 1979 dall’antica città di Morgantina, risale al 400/425 a.C., e acquistata illegalmente nel 1988 dal Museo Californiano per la spropositata cifra di 18 milioni di dollari.  Troneggiante su un piedistallo antisismico, la dea, per le sue forme mature, abbondanti e austere, fa pensare più a Demetra che ad Afrodite o a Persefone, come altri avevano ipotizzato. alta 2 metri e 37 centimetri, 600 chilogrammi di peso ( per questo i tombaroli per trasportarla la divisero in tre pezzi) la statua è un acrolito, con arti in marmo e corpo in calcare degli altipiani Iblei, rivestito a tutto tondo da un meraviglioso, svolazzante panneggio. Come sottolinea la dottoressa Serena Raffiotta, la scultura e l’unico originale del periodo realizzata con questa tecnica.

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