Il viaggio fantastico del Principe di Paternò
Questo brano è tratto dal libro “Fra arcobaleno e granito” che l’autore ci ha consentito gentilmente di pubblicare. Il tema mi ha colpito in modo particolare perché mi ha ricordato la quantità di fantasia e creatività che i ragazzi dell’immediato dopoguerra riuscivano a mettere in ogni loro attività.
“Prima dei diciotto anni non avevo mai viaggiato fuori della Sicilia, ma, con la mia fervida fantasia, spesso viaggiavo alla maniera del Principe di Paternò. Questi era un nobile palermitano dell’Ottocento che, essendosi gravemente ammalato, aveva chiesto alla Madonna la grazia di farlo guarire e, per questo, aveva fatto il voto di recarsi a piedi da Palermo fino a Gerusalemme.
Avendo ottenuto la grazia in tarda età e non sentendosi più in grado di affrontare i reali pericoli del lungo viaggio, ha pensato di compierlo ugualmente nelle stanze principesche del suo palazzo e fra le aiuole del suo giardino. Fatti i dovuti calcoli sulle distanze da percorrere e sui tempi da impiegare, ha stabilito di fare un certo numero di passi al giorno. Dopo attenti studi, accompagnato dal suo fedele servitore Oliviero, ha peregrinato, per circa trenta mesi, nel perimetro della sua villa principesca, accampandosi, di notte, ora nella stalla, ora sotto una quercia, ora nel salone delle feste, ora nell’abitazione dei domestici.
Man mano superava, lungo il cammino, l’isola di Malta, la baia di Corfù, le coste della Turchia e vedeva in lontananza molte altre terre sconosciute. Affrontava i pericoli del viaggio passando da stanza in stanza, da quercia in quercia, da aiuola in aiuola, in direzione di Gerusalemme.
Dopo un così lungo e faticoso peregrinare, un giorno, rivolgendosi ad Oliviero, gli ha detto:”Ti dò una bella notizia: finalmente siamo arrivati a Gerusalemme!”.
Il povero servitore gli ha mostrato subito segni di gioia, ma egli glieli ha presto smorzati, aggiungendo: “Ricordati, però, che ora dobbiamo ritornare a Palermo”. Ed Oliviero gli ha prontamente risposto: “Vossignorìa può fare ciò che vuole, ma io sono a Gerusalemme e a Gerusalemme resto!”.
Così il Principe ha dovuto ripercorrere, da solo il suo avventuroso cammino, affrontando gli stessi rischi del viaggio d’andata e, a distanza di circa un anno dal suo ritorno a Palermo, è deceduto.
Come il Principe di Paternò, io spesso viaggiavo per il mondo e mi avventuravo per il mare tempestoso, alla ricerca di un luogo incantevole o di un’isola sconosciuta. Toccavo la Palestina, con i suoi luoghi sacri, il leggendario Mar Morto, le frastagliate coste dell’Africa, le suggestive isole del Peloponneso e, qualche volta, mi spingevo fino a Gerusalemme.”
“Fra arcobaleno e granito” riporta frammenti autobiografici di Epifania Giambalvo, edito dalle “Edizioni della Fondazione Vito Fazio Allmayer”.









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