Il pedaggio per entrare all’Università di Palermo
Primum vivere, deinde filosofare
Il Consiglio di amministrazione dell’Università di Palermo ha deliberato il pagamento di un pedaggio per l’accesso motorizzato alla cittadella universitaria di viale delle Scienze.
Il tema non sarebbe in sintonia con lo spirito di questo blog se lo qualificassimo semplicemente come un fatto di cronaca.
La questione merita invece un insieme di riflessioni di fondo.
L’Università adotta il provvedimento per dare un po’ di ossigeno alle sue casse esangui. Il beneficio per l’Università è indiretto in quanto il gestore avrebbe l’onere di assicurare dei servizi fino ad oggi a carico del bilancio universitario. Tra questi servizi la navetta che collega le zone estreme della cittadella universitaria.
Il provvedimento colpirebbe anche gli studenti i quali immediatamente insorgono. “Non è corretto, essi sostengono, che gli studenti debbano pagare per l’incapacità degli amministratori dell’Università di fare quadrare i loro conti”.
Tra gli studenti e l’amministrazione universitaria, chi ha ragione e chi ha torto?
La nostra tesi provocatoria è che le ragioni e i torti stiano da entrambe le parti.Cominciamo con gli studenti.
Gli studenti hanno ragione a percepire come provocazione l’imposizione di un balzello, seppur modesto, mentre i servizi offerti dall’Ateneo agli studenti sono in costante progressivo degrado. Su questo motivo la protesta, che dovrebbe avere peraltro carattere di permanenza, sarebbe stata più che condivisibile. Gli studenti hanno torto se si considera che il balzello riguarderebbe i soli studenti motorizzati per i quali è da ritenere che 50 o 25 € all’anno, a seconda se proprietari di automobile o motocicletta, non sarebbero cifre da mettere in crisi i loro bilanci. Sotto questo profilo la reazione è demagogica e retaggio di una cultura che omologando tutti finisce con il danneggiare sempre e solo i più deboli.
Veniamo all’Università
La crisi finanziaria dell’Ateneo di Palermo, come quella di quasi tutti gli atenei italiani, è letteralmente al collasso e quindi l’adozione del detto “primum vivere, deinde filosofare”, ha la nostra massima comprensione. C’è una opportunità anche piccola di recupero di risorse? Ebbene pratichiamola. Sotto questo profilo non ci sentiamo di criticare in alcun modo l’operato dell’amministrazione universitaria, che invece ci sentiamo di censurare per i motivi che subito esponiamo.
Ancora oggi, dopo che da quasi un anno i giornali ne scrivono, non è dato sapere quali siano i motivi veri della crisi finanziaria dell’Ateneo di Palermo. Questa crisi l’ha mandata il Padreterno o l’Ateneo se la è procurata da solo? E come, e quando? Perché questa reticenza? Perché in meno di un anno ben 2 direttori amministrativi hanno dato forfait pur non avendo nessuna, dicesi nessuna, responsabilità della crisi medesima?
Questo è il torto vero dell’Università. Tacere e chiedere comprensione anche su deliberazioni come quella che impone la tassa d’ingresso alla cittadella universitaria.










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