Il Carretto Siciliano, vanità popolare

Carretto_04Nato come strumento di lavoro, per trasportare merci e persone, la storia del carretto siciliano è strettamente connessa a quella dell’economia dell’isola. La sua diffusione era tale che solo nella città di Palermo se ne contavano cinquemila. E ciò a riprova che i più famosi carradori e pittori dei centri minori furono a scuola nelle botteghe artigiane di Palermo e Catania. Nell’ottocento i collegamenti tra i centri urbanizzati e la campagna erano quasi esclusivamente assicurati dai carrettieri. Ma le bellissime e sontuose carrozze barocche dei nobili, presto attirarono l’attenzione del popolo, e chi possedeva un carrettino capì, vuoi anche per emulazione, che decorare il proprio mezzo poteva essere anche un espediente, per chi faceva l’ambulante, di attirare clientela.  Per non dimenticare delle gite domenicali; la scampagnata, ancora oggi in voga, imponeva  il carrettino come  protagonista; quindi lo si ripuliva per bene, lo si rendeva confortevole per mogli e figli e via verso il mare o la campagna. Furono questi senza dubbio i motivi che diedero la spinta a “i Gnuri” ( chi porta il carro in siciliano), a decorare il carretto divenendo una specie di Status Symbol, e creando una sorta di gara dove il mio doveva essere più bello del tuo. carretto 1Il carretto è un veicolo a due ruote, senza molle, ed era destinato al trasporto di carichi non molto pesanti e fatto per essere trainato da un solo animale a cui veniva affidata, oltre alla funzione del tiro, anche quella di sostenere con la groppa parte del peso. Il carretto siciliano risulta formato da tre elementi principali: le ruote, le stanghe, la cassa. La qualità di legname adoperato nella costruzione variano dal noce per la corona, il mozzo delle ruote, le sponde e i travetti, al frassino per i pioli, al faggio per le mensole e le stanghe, e all’abete per le parti rimanenti. La caratteristica che fa del carretto siciliano una forma di artigianato di qualità è la decorazione, che può essere sia di tipo scultoreo sia pittorico e che riesce ad esprimere alti contenuti artistici con mezzi di estrema efficacia sintetica. Il lavoro dei carradori avviene per commissione, e i carretti sono fabbricati uno per volta; non si può cominciare il secondo se non è prima finito il primo. Il carretto, completo dalla sua ossatura e nel suo intaglio, lascia la bottega dell’artigiano per spostarsi in quella del decoratore che, con i colori minerali stemperati in olio di lino e vernice, ricopre il carretto di parecchi strati successivi di giallo, definisce la parte ornamentale, lasciando liberi soltanto i fondi delle fiancate e dello sportello della parte posteriore. Ed è proprio su questi fondi, rimasti gialli, che il pittore figurista in una terza bottega mette in scena con la sua abilità le Carretto_02composizioni, scene religiose, epiche o romantiche – ma tutte costituivano autentiche esplosioni di policromie. Da ultimo, si ponevano le iscrizioni, ossia la firma dell’artista, il nome del proprietari e degli altri artigiani che avevano contribuito alla realizzazione dell’opera e quant’altro possa essere stato appositamente richiesto, come frasi, proverbi, e aneddoti di vita reale. Dei maestri dei carretti siciliano rimane oggi solo uno sbiadito ricordo, ma basti ricordare come racconta il grande Renato Guttuso: “furono loro i miei primi maestri del colore”.

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