La leggendaria setta segreta dei Beati Paoli di Palermo
Secondo la tradizione orale raccolta dal Marchese di Villabianca nei suoi “Opuscoli Palermitani”, i Beati Paoli erano una società segreta nata con l’obiettivo di riparare ai torti subiti dalla povera gente a causa dello strapotere dei nobili.
In realtà si sa ben poco sulla reale natura di tale misteriosa consorteria, attiva nella città di Palermo tra la fine del XV e la metà del XVI secolo. Ciononostante, il mito dei Beati Paoli è ben radicato nell’immaginario collettivo dei palermitani, complice il ritrovamento del suggestivo antro che si suppone abbia ospitato le assemblee notturne degli appartenenti alla setta.
Il cosiddetto covo dei Beati Paoli è una cavità sotteranea nel rione Capo, sede di uno dei mercati storici un tempo più fiorenti della città. Di recente è stata riportata alla luce ad opera del geologo Pietro Todaro su commissione del comune di Palermo.
Si tratta di un ambiente circolare del diametro di circa 8 metri a circa 4 metri di dislivello dal suolo. La presenza di un sedile ricavato lungo la circoferenza avvalorerebbe la tesi secondo la quale i Beati Paoli si fossero costituiti in vero e proprio tribunale, mentre il pozzo di forma quadrata profondo circa 4 metri farebbe pensare che la grotta sia stata utilizzata, una volta estintasi la setta, come camera dello scirocco.
Sempre secondo il racconto del Marchese di Villabianca, che a suo tempo visitò il nascondiglio, vi si accedeva attraverso la casa di un tal Giovan Battista Baldi, dall’attuale via Beati Paoli, nel cuore del mercato, ma un altro ingresso è presente nell’adiacente Vicolo degli Orfani. Appare certo che il rifugio sia collegato ad altri da un reticolo di cunicoli probabilmente appartenenti a una necropoli cristiana.
Stando a un racconto popolare raccolto da Salomone-Marino, il nome della setta si deve al fatto che i suoi membri usavano durante il giorno travestirsi da monaci di San Francesco di Paola per aggirarsi liberamente nelle chiese e qui origliare indisturbati le voci di popolo e poter mettere in atto la propria vendetta.
La leggenda dei Beati Paoli rimane ancora oggi avvolta nel mistero. Non esistono, fatta eccezione per i citati Opuscoli Palermitani di Villabianca, che a propria volta si basava su una fitta tradizione orale, fonti storiche che ne narrino le gesta e i rituali. La versione romanzata della loro storia data da Luigi Natoli nel suo “I Beati Paoli” del 1909, è frutto della fervida fantasia dello scrittore palermitano e purtroppo nulla aggiunge alla storicità dei fatti.








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