EMPEDOCLE di Agrigento e il pensiero dei presocratici
In questo post parlo di filosofia classica, prendendo spunto dall’agrigentino Empedocle, uno dei più grandi filosofi presocratici. Ne parlo da appassionato di filosofia, ma anche da dilettante con nessuna pretesa di salire in cattedra. Secondo me il pensiero dei filosofi antichi è sempre attuale e trova ancora posto nella nostra quotidianità, anche se a volte ne siamo poco consapevoli.
Se vogliamo comprendere la grandezza di Empedocle però bisogna fare qualche passo indietro nella storia della filosofia e ripercorrere la strada che portò fino a lui. Per questa ragione dedicherò più di un post all’argomento e cercherò di parlarne nel modo più semplice e leggero, citando alcuni versi dei poemi scritti dal filosofo.
Tra i principali filosofi presocratici c’è dunque il siciliano Empedocle, nato ad Agrigento intorno al 480 a.C e vissuto circa sessant’anni, stando a quanto dice Aristotele. Empedocle fù una figura complessa, non solo un filosofo, ma anche uno fisico scienzato, un mistico e scrittore di poemi. Cicerone disse sul suo conto « dicantur ei quos physikoús Graeci nominant eidem poetae, quoniam Empedocles physicus egregium poema fecerit» (siano pure detti poeti anche coloro che i greci chiamano fisici, dal momento che il fisico Empedocle scrisse un poema egregio ) ».
Di Empedocle ci sono rimasti solo 150 frammenti dei suoi poemi principali “Sulla Natura” e le “Purificazioni”.
Come gli altri presocratici la filosofia di Empedocle era volta a interpretare le caratteristiche principali dell’essere, la sua origine e fondamento, ciò che i greci chiamavano l’Archè, il principio. Per Talete l’archè è l’acqua, è aria per Anassimene, fuoco per il pluricitato Eraclito, il filosofo del “panta rei”, che indivuò nel rapporto tra i contrari e del conseguente divenire, la caratteristica più profonda dell’essere.
Un altro grande filosofo, Parmenide, richiamò la filosofia a un atto di umiltà sostenendo che non si poteva filosofare sul non essere, poichè tutto ciò che è oggetto di pensiero deve necessariamente appartenere all’essere. Quest’idea conferì all’essere una perfezione assoluta, immutabile e inattacabile, in una concezione nella quale veniva negato anche il divenire come caratteristica principale e dove le differenze erano solo percepite dalle persone come fenomeni naturali, appartenenti al regno del fenomeno o doxà e in qualche modo fuorvianti dalla verità. Il più noto allievo di Parmenide, Zenone, dedicò molte delle sue energie nella difesa del pensiero del maestro e fu l’autore del celebre paradosso di Achille e la Tartaruga. In base a tale paradosso Zenone intendeva dimostrare con un ragionamento puramente teorico che Achille per quanto veloce non avrebbe mai potuto superare una lentissima tartaruga, perchè la distanza che li separa può essere divisa all’infinito in una nuove distanze più piccole dove la tartaruga mantiene sempre un minore vantaggio su Achille, ma superiore a zero.
Per approfondire la conoscenza sui presocratici puoi partire da qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Presocratici.
Nel prossimo post parlerò di Empedocle, che superò le contraddizioni tra il mondo della verità assoluta di Parmenide e Zenone e il mondo dell’osservazione dei fenomeni naturali degli altri filosofi.
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[...] il racconto precedente su Empedocle di Agrigento, iniziato in questo post, qui parlo velocemente del pensiero di Empedocle e riporto alcuni dei suoi versi poetici, già [...]
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