Cubbaita o giuggiulena
Ricorda lontanamente un torrone, ma era una festa quando a casa si spandeva l’odore dello zucchero e miele che fondevano sui fornelli e la mia mamma intenta a mescolare. Infine una cascata di sesamo nella pentola, due girate e via! Scaravoltare l’intero composto sul ripiano di marmo, spianare e poi prima che si raffreddi totalmente, tagliare il tutto in pezzi romboidali. Era una delle tante gioie di bambino. Parlo della Cubbaita o Giuggiulena – il nome varia tra oriente e occidente dell’isola -, dolce tipico della tradizione natalizia, ma che viene preparato anche per la Festa dei Morti.
Ingredienti:
· Un chilo di semi d sesamo
· Mezzo chilo di mandorle tostate
· La scorza di un’arancia
· Cannella in polvere
· 4 etti di zucchero
· 4 etti di miele (timo il migliore)
Cuocete in una pentola di rame il miele e lo zucchero. Aggiungete il sesamo, le mandorle e pezzetti, la buccia d’arancia
tritata e una spolverata di cannella. Mescolate per qualche minuto. Versate su un piano di marmo inumidito e spianate l’impasto dandogli la forma di un lungo rettangolo dello spessore uniforme di circa un centimetro. Tagliate ancora caldo e fate raffreddare.
Con un po’ di fantasia, qualcuno collega il dolce al Mylloi greco antico: dolce a base di miele e sesamo, dalla forma di sesso femminile, che secondo la descrizione che ne fa Eraclide Siracusano, si preparava nella Sicilia greca durante le Tesmoforie, ossia le feste in onore della Dea delle messi Demetra. Tornando al nostro torrone chiamato nella Sicilia orientale Giuggiulena, il nome ritorna nell’italiano arcaico giuggiolena, dall’arabo giolgiolan o giulgiulan che
significa sesamo. Nella Sicilia Occidentale e Modica(che rimate ad oriente), è invece chiamato Cubbaita, voce dalla storia controversa e intricata. Ci limitiamo a raccontare che forse il termine fu prelevato dall’arabo qubbayt, con il quale s’identificano dolci prodotti in Algeria, Tunisia ed Egitto. In una recente edizione del Vocabolario del lingua italiana Devoto-Oli, la voce cubbaita rimanda al termine copata: piccolo dolce, costituito da un composto croccante di miele e noci, fra due ostie; particolarmente diffuso a Siena. Ne deduco che gli autori del dizionario non hanno mai assaggiato la nostra prelibatezza, altrimenti non se ne sarebbero dimenticati.












