Cefalu’, all’ombra del Duomo – Mappa e foto
Per chi giunge da Palermo, la superba cattedrale sembra adagiata sui tetti delle case dell’antico borgo e l’imponente rupe che incombe alle sue spalle sono proprio il biglietto da visita della città cui ha dato il nome: Cefalù. Che derivi da greco Kephaloidion (latinizzato Cephaleodium) o dal fenicio Kefa, il nome è connesso alla caratteristica forma di TESTA del promontorio. Ai piedi della rocca la cittadina dal medioevo in poi si sviluppò attorno al suo monumento più importante, il Duomo, una delle più belle chiese Normanne di Sicilia. Però Cefalù aveva già secoli di storia alle sue spalle. Il primo nucleo urbano viene fato risalire al V secolo a.C. e tracce sono riscontrabili sia sul monte che all’interno dell’abitato. Vicino al duomo si sono trovate due interessanti strade, una ellenistica, l’altra romana del I secolo a.C.; nella chiesa di Santa Maria della Catena, la parte inferiore di una torre di fortificazione è inglobata al campanile; nei pressi di via Porpora vi è l’unica torre quasi totalmente conservata, e si trova anche una postierla. Buona parte dei ritrovamenti archeologici, ma anche tanto altro, sono custoditi presso il Museo Mandralisca, un tempo uno dei più importanti edifici della storia culturale della città. Creato per volontà di Enrico Pirajno Barone di Mandralisca, singolare figura di studioso, collezionista e patriota.
Cefalù comunque deve il suo periodo aureo a quei sovrani venuti dal nord Europa, grandi costruttori di chiese e palazzi, quei monarchi Normanni, che da soli realizzarono l’utopia di fondere l’oriente con l’occidente. A Ruggero II d’Altavilla, primo re di Sicilia, si deve la basilica-cattedrele di Cefalù, edificata, racconta la leggenda, in adempimento di un voto fatto a Cristo, per essere scampato ad una tempesta in mare, trovando approdo a Cefalù. Era il 1131, data di inizio dei lavori, che si protrarranno per tutto il secolo, senza che Ruggero veda compiuta la sua opera. Caratteristica di questa chiesa sono le due alte e poderose torri ai lati della facciata. Alcuni ravvedono torri militari più che campanili, altri minareti, entrambi non si distaccano molto dalla realtà.
Infatti l’edificio viene classificato come ecclesia munita (chiesa fortezza), luogo di rifugio in caso di pericolo, come confermerebbero le spesse mura, le feritoie e i passaggi segreti tra le torri e altri ambienti; nel secondo caso, le maestranze che le costruirono furono anche mussulmane, ecco spiegato il perché di alcune forme. Tra le due torri fu inserito nel 1472, ad opera di Ambrogio da Como, un portico a tre archi sorretti da quattro colonne, voluto per proteggere i dipinti che si trovavano ai lati della Porta Regnum il cui magnifico portale è riccamente decorato. Ruggero pensò di realizzare al suo interno il pantheon della dinastia Normanna, tanto che colloco per lui e per la moglie due enormi sarcofagi, presso il diaconico, poi trasferiti per volontà del nipote, Federico II, a Palermo, dove ancora oggi riposano in Cattedrale. L’interno, enorme, austero, ma pregnante e spiritualmente vivo, comunica ad occhi attenti la sue
vicissitudini ed i suoi cambiamenti. L’aula basilicale a croce latina è divisa da due file di colonne, che accompagnano il nostro sguardo verso l’incombente e benevola immagine del Pantocratore, nel catino dell’abside, vertice sonno, religioso e visivo di un tempo, espressione della liturgia bizantina a cui l’intero assetto interno della chiesa era stato votato. Il Cristo Onnipotente, la Vergine, angeli, discepoli e dottori della chiesa, nello sfavillio degli ori che probabili maestranze bizantine hanno collocato, occupano solo una piccola parte del transetto, il resto lasciato incompleto, fu libero dalle aggiunte dei secoli successivi. L’ultima le vetrate del palermitano Michele Canzoneri, luminose e variopinte visioni contemporanee, che raccontano la storia dell’origine del cristianesimo. Da non tralasciare lo splendido crocifisso ligneo opera di Guglielmo da Pesaro e una Madonna con Bambino di Antonello Gagini entrambi del XV secolo.
Cefalù non è soltanto arte, storia e cultura, uno splendido mare tra cale e spiagge di sabbia finissima, tra deliziose pasticcerie e trattorie tipiche scandiscono la vita e le notti d’estate ricche di vite.









