storie

Una brillante soluzione al problema dei servizi inefficienti a Palermo

By Gallito

Riportiamo uno stralcio dell’intervista rilasciata dall’Assessore al Bilancio del Comune di Palermo al quotidiano Giornale di Sicilia in edicola l’8 luglio 2010.
In grassetto le domande del giornalista che si firma Gi.Ma., in carattere normale le risposte dell’Assessore.
Un breve commento, alla fine dell’intervista.
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Perché i servizi pubblici sono la vera palla al piede di città come Palermo?
Viviamo un momento in cui nessuno è contento. L’utente paga e vorrebbe servizi migliori altrimenti si sente derubato, il politico non riesce più a mediare i bisogni della gente, gli imprenditori chiedono più efficienza. (continua…)

Catania e il suo Elefante – tra realtà e mistero

By Raisi

3414046264_3500bb7de8Quando si dice che il vero catanese è di marca Elefante! Nella città etnea, il suo simbolo viene ripetuto molte volte e giustamente il popolo ne va fiero. U Liotru, questo è il nome con cui amorevolmente la gente di Catania chiama il suo Elefante, da bella mostra di sè nella splendida piazza duomo, straordinariamente inserito da Giovan Battista Vaccarini nella fontana che porta il suo nome. Ma spulciando su internet mi imbatto in un curioso video, al limite tra realtà e mistero, ve lo ripropongo così anche voi darete la vostra opinione. Una cosa so di certo, che molto spesso gli antichi davano molto più peso ai simboli, di quanto noi oggi facciamo. Guardate: (continua…)

La leggendaria setta segreta dei Beati Paoli di Palermo

By Marta Brewster

Secondo la tradizione orale raccolta dal Marchese di Villabianca nei suoi “Opuscoli Palermitani”, i Beati Paoli erano una società segreta nata con l’obiettivo di riparare ai torti subiti dalla povera gente a causa dello strapotere dei nobili.

In realtà si sa ben poco sulla reale natura di tale misteriosa consorteria, attiva nella città di Palermo tra la fine del XV e la metà del XVI secolo. Ciononostante, il mito dei Beati Paoli è ben radicato nell’immaginario collettivo dei palermitani, complice il ritrovamento del suggestivo antro che si suppone abbia ospitato le assemblee notturne degli appartenenti alla setta.

Il cosiddetto covo dei Beati Paoli è una cavità sotteranea nel rione Capo, sede di uno dei mercati storici un tempo più fiorenti della città. Di recente è stata riportata alla luce ad opera del geologo Pietro Todaro su commissione del comune di Palermo.

(continua…)

L’Arte contro cosa nostra

By Gallito

Un periodico brasiliano, Terra Magazine, riporta la storia di Antonio Presti, un siciliano che con le sue iniziative fa dell’arte e della bellezza lo strumento di lotta contro la mafia. In seguito la traduzione italiana.

Da trent’anni Antonio Presti, un siciliano di 53 anni, ha trovato un modo originale per combattere il sistema mafioso che domina la sua isola. Per la sua lotta usa le iniziative culturali come arma principale.

Antonio spiega la sua filosofia:
“Regalo cultura e bellezza senza chiedere nulla in cambio. Fa parte della mia natura. Ma in Sicilia un comportamento di questo genere è sovversivo. Quando non chiedi nulla in cambio i porci mafiosi non possono eliminarti, i politici non possono censurarti e la Chiesa non può controllarti”.

Antonio parla mentre scende dalla magica piramide di acciaio costruita dal suo amico Mauro Stacciol in cima ad una montagna dalla quale si apre un paesaggio sensazionale con vista sul mar Tirreno e sulle isole Eolie. Racconta la sua storia con parole semplici senza entusiasmo. Con la tranquillità di chi sa che ha già vinto il campionato.

Nel 1982 Antonio Presti decise di investire la fortuna che ereditò dal padre per combattere il sistema mafioso dell’isola italiana. Inventò un modo semplice: investire nella cultura. La sua prima opera fu la Fiumara d’arte. Antonio ingaggiò artisti italiani e stranieri per realizzare sculture che ha poi donato ai Comuni della sua terra natale. (continua…)

Perchè la FIAT lascia Termini Imerese?

By Gallito

Alcune recenti dichiarazioni del presidente di Confindustria Emma Mercegaglia, sulla notizia della chiusura dello stabilimento FIAT di Termini Imerese:
“Quando si fanno stabilimenti che non hanno una ragione economica non c’è incentivo che tenga – ha dichiarato la leader di Confindustria, Emma Marcegaglia – Il tema vero, ora, a Termini Imerese, infatti, è fare tutto il possibile per reimpiegare le persone e mantenere la forza lavoro attraverso la formazione. E su questo la disponibilità Fiat è un giusto atteggiamento”.
“Termini è uno stabilimento che non da oggi ha problemi di produzione, scarsa efficienza e problemi logistici. I conti dicono che un’auto costa mille euro in più di quanto costerebbe in altri stabilimenti. Il problema, dunque, non è di obbligare l’imprenditore a mantenere lì lo stabilimento, perché la soluzione durerebbe solo qualche mese, ma di reimpiegare i posti di lavoro persi. E su questo si sta ragionando”
ha concluso la Marcegaglia.
Si spera che i lavoratori possano essere velocemente ricollocati, ma come dice Emma Mercegaglia, il problema che ha portato la FIAT a chiudere lo stabilimento di Termini è semplicemente che produrre in Sicilia costa molto di più che altrove. Viviamo in tempi in cui la strategia impiegata da molte imprese occidentali per abbattere i costi è quella di trasferire la produzione nei paesi dell’est Europa e in Asia. (continua…)

Panaria Film. Dalle Eolie un sogno chiamato CINEMA

By Raisi

I ragazzi della Panaria, come i ragazzi di vai Panisperna. Un manipolo di pionieri sospinti da un’idea o piuttosto da un sogno: portare il Cinema in Sicilia, fare della Sicilia non solo uno scenario di riprese cinematografiche ma anche luogo di produzione. Il sogno si realizzò con la Panaria Film (con sede a Palermo in via Bandiera 11) ma ebbe breve durata. Di quel periodo compreso fra la metà degli anni Quaranta e la metà degli anni Cinquanta è rimasta una produzione che oggi ha il pregio di ciò che è a pieno titolo cultura: non vale solo per la terra d’origine ma anche e soprattutto perché documenta una stagione che non c’è più. (continua…)

SFINCIUNI, italianizzato Sfincione, delizia in moto Ape

By Raisi

Fincione 1U Sfinciuni, alcuni storpiano anche in spinciuni, ma se vogliamo proprio italianizzarlo diventa sfincione. Cibo da strada tipico di Palermo, ma diffuso con diverse varianti in tutta la Sicilia occidentale. L’invenzione pare si debba attribuire alle suore del monastero di San Vito di Palermo, che racconti narrano di come le monache usavano farcirlo, per renderlo più appetitoso e sostanzioso, con polpa di maiale e salsiccia. Nell’agrigentino, invece, si prepara con le patate, pomodoro, olive nere, cipolle e pecorino. A Trapani la ricetta è più simile a quella della capitale isolana; solo farina di frumento per la pasta, mentre per il condimento, cipolle affettate finemente e fatte appassire a fuoco lento in padella con acqua, poi si aggiunge pomodoro fresco, acciughe, caciocavallo e cotto per 40 minuti. A Palermo invece, (continua…)

LEONARDO SCIASCIA, nel ricordo di Antonino Buttita

By Raisi

sciascia_2-2-00f9eDegli insegnamenti che ho ricevuto da Leonardo Sciascia, essere parco nell’uso degli aggettivi e degli avverbi resta uno dei più decisivi. Mi è perciò difficile parlare dell’uomo e della sua opera, impedito in certo modo nell’uso di aggettivi pur necessari. È il limite che si pone a chi, sollecitato dall’urgenza degli affetti e dei ricordi, di aggettivi non riesce a fare a meno. Non ne ha saputo fare a meno un altro grande scrittore siciliano e suo amico, Enzo Consolo, che nel ricordarlo ha parlato di un uomo e di un intellettuale non solo cristallino, onesto, generoso, ma anche coscienziale. Ecco, Consolo ha saputo trovare l’aggettivo che da solo contiene le parole essenziali per esprimere l’impegno umano e intellettuale di Sciascia. Sono parole come “verità”, “ironia”, “pietà”: parole che noi usiamo e dispensiamo nella banalità de quotidiano, e che solo Sciascia sapeva ricaricare di senso, praticandole non solo con lucida intelligenza, ma anche e soprattutto con alta coscienza morale. (continua…)

Sant’Agata, dal 3 al 5 febbraio festa e devozione a Catania

By Raisi

sant'agataA proteggere l’isola dalla furia rovinosa del suo splendido vulcano, l’Etna, fermando le sue lave che tutto ingoiano, per secoli si è frapposta Sant’Agata, che vigila e preserva Catania e tutti i paesi ad essa vicina. Ma non solo, Agata si fa carico e protegge i suoi fedeli anche da terremoti, pestilenze, inondazioni, o più semplicemente il seno di quelle donne che in lei trovano consolazione.  Tutti i catanesi dal 3 al 5 di febbraio mostrano una venerazione ed una fede straordinaria ed incrollabile verso la loro santa patrona, ed a lei tributano una festa che trova una enorme partecipazione popolare e una grande devozione. Sono giorni da non perdere se si ci trova a passare per la città etnea, per partecipare ad un evento sacro tra i più belli della Sicilia. Secondo la Passio sanctae Agatae, Agata apparteneva ad una nobile famiglia catanese, di lei si innamora il proconsole Quinziano, a quei tempi prefetto in Sicilia. La giovane donna rifiuta le lusinghe del togato e ne scatena le ire. (continua…)

Noi che…ascoltavamo ARIA di Marcella Bella

By Raisi

MARCELLA BELLA AIRENoi che…ragazzini degli anni ottanta cantavamo ARIA di Marcella Bella, e non capivamo il perché le nostre nonne, con rosario alla mano, ci dicevano: STI RAGAZZI D’AVANNO NUN HANNU RUSSURU NTE FACCI?, SU SEMPRI CHIU’ VASTASI E SVERGOGNATI.
AHHH…povera nonna, solo oggi comprendo che intonando ingenuamente “Spero solo che non bussi un uomo adesso / mi comporterei come non vorrei / la mia mente è chiara, ma a volte è più forte il sesso / la mia gatta è ancora lì, non parla ma dice sì…”, come potevi sentirti.
Tempo che fù. La cosa che più mi lascia sgomento e pensare alla gatta che comprendendo tutto dice di si !!!! Lascio a voi altri commenti, nel frattempo godiamoci la canzone, della nostra beniamina catanese Marcella; da uno stralcio di SuperFlash.

P.S: il balletto è da urlo…credetemi… (continua…)

Piana degli Albanesi, gioielli in forma d’abito

By Raisi

Piana degli AlbanesiVengono ancora tramandati di madre in figlia e conservati gelosamente per essere indossati il giorno delle nozze, durante la Settimana Santa ed in altre poche cerimonie religiose e festive. Sono gli abiti delle donne di Piana degli Albanesi, parte integrante delle tradizioni locali: magistrali capolavori di ricamo, declinati in tante versioni. L’abito della festa si compone di una gonna di seta rossa arricchita in vita, proposta in due versioni: ncilona, ricamata diffusamente in oro con motivi floreali, e adornata a partire dall’orlo delle fasce d’oro o d’argento lavorate a fusello. Altre componenti sono: il grembiule nero o blu di pizzo; il busto; la camicia di lino bianco a maniche lunghe e ampie; il corpetto rosso ricamato in oro senza maniche o il giubbino, xhipuni; il merletto che ricopre la parte superiore del seno; la mantellina di seta azzurra con l’orlo ricamato in oro; la cintura in argento con placca frontale, brezi, i cui, nella maggior parte dei casi, viene raffigurato San Giorgio che uccide il drago. Infine la keza, copricapo di colore rosso, verde o viola, ricoperta di una rete d’oro lavorata a tombolo. (continua…)

I Viaggi di Platone in Sicilia

By Gallito

Platone in Sicilia

Altro che “viaggi estremi”, come si direbbe oggi. Né la tratta in schiavitù, né la prigione, né il rischio della condanna a morte fermarono Platone dal ritornare in Sicilia, più precisamente a Siracusa al tempo della tirannide di Dionisio prima e di Dionisio il giovane dopo.

Il filosofo non fu mosso tanto dalla ricerca dell’avventura quanto piuttosto dai nobili sentimenti della curiosità scientifica e dell’amicizia per i quali corse consapevolmente i rischi più gravi. In qualche maniera ci ricorda Ulisse. Ma è necessaria una premessa.
Il grande filosofo ateniese pensava, o meglio s’illudeva, che potesse esistere uno Stato perfetto nel quale i cittadini fossero soddisfatti nei loro bisogni primari e nessuno si arricchisse a scapito degli altri. I duemila e passa anni successivi al tempo in cui è vissuto Platone hanno dimostrato che ancora questo Stato dev’essere inventato. Platone fondava la sua tesi sul convincimento che la corruzione dei governanti nasce dall’importanza che essi danno alle ricchezze materiali. E quindi ecco la soluzione. Assegnare le responsabilità di governo a chi attribuisce poca importanza al denaro. Queste persone esistono, egli sosteneva, e sono i filosofi. Bastava quindi che il governo fosse assegnato ai filosofi o che si trasformassero in filosofi quelli che già stavano al governo, ed ecco che il gioco era fatto. Ma Platone non si limitava a filosofare. Egli voleva anche una realizzazione concreta delle sue idee. (continua…)

Natali Perduti di Vincenzo Consolo

By Raisi

presepe6Quannu Cesari jittavu / lu gran bannu ‘mpiriusu, / ‘nta la chiazza si truvava San Giuseppi gluriusu. Così cominciava la novena. E così finiva: Pruvinzali vi saluta/ ch’ha pirdutu li nuttati: / cu ddu soddi chi ci dati, / Pruvinzali lu pajati.

Provenzale era il vecchio campanaro del paese. Un vecchio alto e magro, la testa bianchissima, che cantava e suonava il mandolino. L’accompagnavano, con fisarmonica e chitarra, l’organista Fiorino e il calzolaio Machi. Era certamente, la novena del provenzale, una delle tante ninnareddi dei ciechi, forse una variante messinese del Viaggiu dell’Annuleri, che mia madre ogni anno “pigliava”. Arrivava, il terzetto, verso mezzanotte, prima come eco lontana, dalla casa dei Calderone, dei Ricciardi, delle signorine Lo Monaco; sotto casa nostra, mi sembrava che il Provenzale sostasse più a lungo, dispiegasse di più la sua voce, forse per il fatto che noi eravamo in tanti, in otto figli; poi passava alla casa dei Ferrara, dei Cappelletti, e giù giù fino a dileguarsi. Natale era il Provenzale ed era anche la preparazione del presepio. Pel presepio, io e mio fratello Melo andavamo, prima d’ogni cosa, alla ricerca dei carcarazzi, pietre nere e porose come le pietre laviche, che si rinvenivano lungo la ferrovia oppure alla centrale elettrica dei Franchina. I carcarazzi erano la base del presepio, formavano, ammucchiati, montagne, valli e grotte. (continua…)

Il Carretto Siciliano, vanità popolare

By Raisi

Carretto_04Nato come strumento di lavoro, per trasportare merci e persone, la storia del carretto siciliano è strettamente connessa a quella dell’economia dell’isola. Il suo era talmente esteso che solo nella città di Palermo se ne contavano cinquemila. E ciò a riprova che i più famosi carradori e pittori dei centri minori furono a scuola nelle botteghe artigiane di Palermo e Catania. Nell’ottocento i collegamenti tra i centri urbanizzati e la campagna erano quasi esclusivamente assicurati dai carrettieri. Ma le bellissime e sontuose carrozze barocche dei nobili, presto attirarono l’attenzione del popolo, e chi possedeva un carrettino capì, vuoi anche per emulazione, che decorare il proprio mezzo poteva essere anche un espediente, per chi faceva l’ambulante, di attirare clientela.  Per non dimenticare delle gite domenicali; la scampagnata, ancora oggi in voga, impone  il carrettino come  protagonista; quindi lo si ripuliva per bene, lo si rendeva confortevole per mogli e figli e via verso il mare o la campagna. (continua…)

La Baronessa di Carini, sigla del 1975

By Raisi

Baronessa_di_CariniSolo il ricordo resta di quello che erano un tempo gli sceneggiati televisivi; vere opere d’arte a cui la Rai dava molto spazio e dove la qualità era evidente, sia nella scelta del cast di attori, che in tutto il resto della produzione. Non sono nato in quell’epoca, ma per fortuna oggi i modi per recuperare questi gioielli della televisione pubblica non sono difficili. Tutt’altro si può dire di quello che oggi prende il nome di Fiction. Negli sceneggiati financo la sigla era di altissima qualità, quella che vi propongo ha un cantante d’eccezione. L’amaro caso della baronessa di Carini è uno sceneggiato tv del 1975, diretto da Daniele D’Anza e scritto da Daniele D’Anza e Lucio Mandarà, ebbe un tale successo che solo quando il nome di Carini viene menzionato, tutti ricordano di averlo visto, certo risulta più frequente nelle persone meno giovani. Lo sceneggiato si ispira ad una ballata popolare siciliana che narra di un delitto avvenuto nel ’500: il 4 dicembre 1563 la baronessa di Carini, Donna Laura Lanza, moglie di Don Vincenzo La Grua – Talamanca, venne uccisa per motivi di onore dal padre, Don Cesare Lanza. La Ballata di Carini, su testo tratto da una delle innumerevoli versioni del poemetto anonimo giunte fino a noi, è musicata da Romolo Grano e cantata, in lingua siciliana, da un giovane ma già grande attore Gigi Proietti: (continua…)

Per Mario Draghi la criminalità infiltrata nelle Pubbliche Amministrazioni impedisce lo sviluppo del Mezzogiorno d’Italia

By Gallito

Italia a due velocità: il nord è l’area più ricca e il sud l’area più povera della comunità europea.

Mentre la nostra inadeguata classe dirigente si dedica ad attività che hanno a che fare con tutto tranne che con gli interessi dei cittadini, il divario socio economico tra nord e sud continua a essere sempre più marcato. Già, perchè oltre al divario economico che umilia il mezzogiorno d’Italia, rimane il fatto che in questo paese vi sono cittadini di serie a e di serie b.

Se a un giovane, non figlio di un potente, che ha investito sul suo futuro e conseguito un’alta scolarizzazione, non rimane altra possibilità che quella di emigrare per potere aspirare a una vita dignitosa, evidentemente in questo paese esiste una profonda ingiustizia sociale non dichiarata.

Secondo il governatore della banca d’Italia Mario Draghi il mezzogiorno d’Italia è tenuto sotto scacco dalla criminalità organizzata, infiltrata in buona parte delle pubbliche amministrazioni. La classe dirigente del Mezzogiorno è insomma inadeguata ad affrontarne i problemi di sviluppo. Se nonostante tutti gli aiuti al Sud, il divario con il nord non si è ridotto negli ultimi trent’anni è evidente che esiste una volontà precisa a mantenere questo stato di cose.

Non si possono immaginare dei progressi se non con l’applicazione di politiche nazionali, che passino attraverso la lotta alla criminalità. Su questo punto ogni cittadino può fare certamente molto, ognuno nel proprio piccolo, per migliorare l’ambiente in cui vive. Una società dove prevalgono valori positivi, non può che produrre giustizia e sviluppo socio economico. Ciascuno di noi dovrebbe interrogare la propria coscienza e capire cosa di ciò che può fare non ha ancora fatto, prima di puntare il dito su fattori esterni.

(continua…)

Fiabe siciliane – Giuseppe Pitrè

By Raisi

Lu vecchiu avaru.

Giuseppe PitrèC’era un vecchiu avaru, lu quali si maritau tri voti facennu mòriri li mugghieri. Chistu, allura chi si spusava, a li mugghieri ci facia di pattu di mangiari picca. Iddu ci dicia: – “Siddu avemu a stari ‘nsèmula, tu ha’ a fari comu dicu iu.” La matina misi tri linticchi mi la pignata e li fici vùgghiri. Chisti linticchi avianu ad essiri pi la mangiata. Cotti di tri linticchi, lu maritu jinchiu di vrodu li piatta, cu di tri linticchi divisi. La sira accattau un granu di sardi salati, e li maritu vosi fatta la sula cuda. La mugghieri facia accussi comu dicia iddu, e si mangiava la mezza cuda. Cu stu modu janu ‘nsicchennu adàciu adàciu, e accussì morsi la prima. Poi iddu si maritau arrèdi, e cu la secunna fici lu stissu. A la terza mugghieri però, nun ci arrinisciu accussi! – Iddu avia un gaddinaru chinu di gaddini, e siccomu iddu prima chi si ni jia, urdinava sempri o li tri linticchi o la sarda salata; la mugghieri ca era scaltra si nni iu ni lu gaddinaru, ammazzava ‘na gaddina a la vota, e si facia lu brodu. Comu poi arrivava lu maritu di la campagna, sulìa asciari la cuda di la sarda, o li tri linticchi. La mugghieri ci nisciu ddi cosi, e poi fingia di mangiari ‘nsèmmula. Si mangiavanu dda testa di sarda e finianu. Ma la mugghieri ‘na matinata, comu vitti ca li gaddini avìanu finutu, e nun ristava àutru chi un sulu gaddu, pinsau di giusto di sciacallu (azzopparlo). (continua…)

Rosalia Lombardo – la bella addormentata di Palermo

By Raisi

Palermo_Rosalia_LombardoDorme o almeno da questa impressione la piccola Rosalia Lombardo. Viso d’angelo, capelli biondi, zigomi paffuti, uno splendido nasino all’insù, un fiocco giallo tra i capelli. “Grande merito, dicono gli studiosi, è l’aver rivolto attenzione all’aspetto estetico per dare l’impressione non di un cadavere ma di un dormiente. Dario Piombino, che lavora a un programma mondiale di ricerche e test con Albert Zink, sul fenomeno della mummificazione, da tempo ricercava la formula segreta di Alfredo Salafia, tassidermista e imbalsamatore palermitano che aveva mantenuto intatto il corpicino di Rosalia Lombardo, morta il 6 dicembre 1920 ad appena due anni. La nipote del Salafia, Anna, gli ha consegnato un manoscritto, in una carpetta blu, dove era contenuta la misteriosa formula, scomparsa con la morte per ictus del Salafia. Una miscela di formalina, glicerina, Sali di zinco, alcool e acido salicilico. Quasi tutti questi ingredienti si usano ancora oggi e a essi si poteva aggiungere un trattamento del volto con paraffina disciolta in etere, giusto per mantenere un aspetto vivo e tondeggiante. Il Salafia con questa formula rivoluzionava le tecniche per immersione adoperate fino allora per avviare il processo di mummificazione. Questa tecnica messa a punto è uno dei primi esempi dell’uso della formaldeide per l’imbalsamazione umana. E’ stato radiografato il corpo con difficoltà perché la bara è circondata dal piombo, sono ben visibili il fegato, il cervello e un polmone. (continua…)

Mummie a Palermo – le Catacombe dei Cappucini

By Raisi

cappuccini 2Una visita assolutamente da consigliare, per comprendere meglio l’idea di morte che i siciliani, ed in questo caso i palermitani, atavicamente si tramandano, e per capire quale concetto i nobili e il clero panormiti avevano di se stessi e del loro destino. La visita  presso “le Catacombe dei Cappuccini” a Palermo, inizialmente risulta un pugno nello stomaco; non è facile trovarsi faccia a faccia con la morte, ed in questo luogo non è un eufemismo, ma poi la nostra anima viene rapita da quel mondo di volti putrefatti e spontaneamente siamo portati a riflettere sull’aldilà ma anche a sorridere della morte. In effetti assumiamo delle facce buffe da trapassati. Ridere però non è consigliabile in questo luogo, il Cimitero sotterraneo dei Cappuccini impropriamente chiamato “ Catacombe “ ancora oggi viene custodito dai frati francescani (continua…)

Ciprì e Maresco – cinema attonito e grottesco

By Raisi

ArtN23_VE2004_Italiani_ciprì&maresco“Corpi umani che diventano rovine” queste le visioni di Daniele CiprìFranco Maresco – scoperti  da Enrico Ghezzi e inseriti all’interno del programma televisivo Blob, in onda su Rai3, si presentano come una variante delle teorie del Trash del momento, comparendo con i loro sketch grotteschi e crudi.
Il  loro lavoro, sotto una visione di insieme, apre una finestra verso un mondo artistico, un mondo sub-umano, un mondo a parte, un mondo trascurato, dimenticato, fatto di segni, fatto di brutti, di sporchi e cattivi. Cipri e Maresco non sanno si ripetere all’infinito sempre la stessa cosa: divorare-digerire-espellere. I selvaggi, unicamente uomini, che popolano i film dei due palermitani, portano alle estreme conseguenze quel corteggiamento della morte che è cosi radicata alla cultura isolana e incarnano quella “pena di vivere” che un grande scrittore siciliano come Pirandello (continua…)