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	<title>Blog Sicilia &#187; storie</title>
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		<title>Bamminiddari tradizione di natale in Sicilia</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 17:46:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raisi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-12518" title="gesu_bambino" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2009/12/gesu_bambino.jpg" alt="gesu_bambino" width="400" height="406" />Con i piedi e le mani per aria, addormentato su un cuscino, seduto con il cuore rosso in mano, sdraiato in mezzo a ghirlande di fiori e frutta, nudo o vestito con abiti ricchissimi, di seta e ricami, tra oro e coralli, molto spesso dentro campane di vetro ma il luogo dove tutti noi lo vogliamo sempre vedere è all’interno della mangiatoia tra Maria, Giuseppe, il bue e l’asinello. Ecco un presepe dove naturalmente <strong>Gesuzzu Bamminu</strong> cioè il <strong>Bambinello Gesù</strong> è il cardine attorno al quale ruota tutto un mondo agro pastorale che per la prima volta <strong>San Francesco D’Assisi</strong> realizzò nel 1223. In Sicilia il piccolo Gesù fin dal medioevo era spesso in cera, eseguito con il gusto per i più minuti particolari, la cui produzione si è andata perdendo nel tempo, rappresentano oggi dei veri e propri pezzi da collezione. Custodi di quest’arte sopraffina i cosiddetti “<em><strong>Bamminiddari</strong></em>” e &#8220;<em><strong>Ceraiuli</strong></em>&#8220;. La tradizione di lavorare la cera &#8211; la ceroplastica, parte dal medioevo ed  era particolarmente diffusa in Sicilia, da Palermo a Trapani e nella regione Iblea. Attività esercitata prevalentemente nei conventi e nei monasteri, dalla seconda metà del &#8217;600 divenne una vera e propria arte eseguita da artigiani conosciuti e richiesti in tutta Europa.<span id="more-12517"></span> <img class="alignright size-full wp-image-12519" title="Bambinello 3" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2009/12/Bambinello-3.jpg" alt="Bambinello 3" width="250" height="240" />I “<em><strong>cerari</strong></em>” a Palermo si erano riuniti in maestranza e avevano stabilito bottega in una strada dietro la <strong>Chiesa di San Domenico</strong> tra il 600 e il 700, dando il loro nome alla via, proprio la <strong>via Bambinai</strong>. Di ciò riferisce anche il <strong>Pitrè</strong>: <em>“Le famiglie li acquistavano, li facevano benedire e li conservavano per devozione”</em>. Caposcuola riconosciuto di quest&#8217;arte fu il siracusano <strong>Gaetano Zummo</strong> che, dopo l&#8217;iniziale apprendistato fatto nell&#8217;Isola, venne chiamato alle migliori corti dell&#8217;epoca per eseguire i suoi raffinati lavori: così a Napoli si può oggi ammirare la sua Peste, a Firenze alcune delle sue opere più famose come il Trionfo del Tempo e la Corruzione dei corpi, a Bologna le teste anatomiche che realizzò per uno dei più famosi centri di anatomia umana dell&#8217;epoca. Ma la sua produzione più celebre è rappresentata senz&#8217;altro dal gruppo della Natività esposto al <strong>Victoria and Albert Museum</strong> di Londra che l&#8217;acquistò nel 1953.<img class="alignleft size-full wp-image-12520" title="bambinello2" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2009/12/bambinello2.jpg" alt="bambinello2" width="340" height="356" /> Vanno ricordati anche <strong>Giovanni Rosselli</strong> per la sua opera al <strong>Museo Regionale di Messina</strong> nonché <strong>Anna Fortino</strong>, <strong>Giacomo Serpotta</strong> e <strong>Anna La Farina</strong>. I Bambinelli sono di fattura raffinata, preziosi e ieratici. Nel &#8217;800 sono rinomati i <em>&#8220;cerari&#8221;</em> siracusani che producono presepi interi o Bambinelli dall&#8217;espressione gioiosa o dormienti, recanti nelle mani un agnellino, un fiore o un frutto e immersi in un tripudio di fiori di carta e lustrini colorati dentro teche di vetro (scarabattole). Tra loro eccellono Fra&#8217; Ignazio Macca, del quale si conservano alcuni presepi nell&#8217;eremo di San Corrado a Noto e nel <strong>Museo Bellomo</strong> di Siracusa e <strong>Mariano Cormaci</strong> ricordato dal presepe in cera a grandezza naturale sito nella grotta di Acireale. Notevole anche il presepe conservato nel palazzo Vescovile di Noto, che rappresenta uno spaccato di vita contadina, composto da 38 figure inserite nel paesaggio dei <strong>Monti Iblei</strong>. Per quanto riguarda i Bambini di cera i <em>“Bammineddi”</em> è opportuno osservare alcune differenze. A prescindere dalle dimensioni, la loro lavorazione può distinguersi per una fondamentale caratteristica: vi erano botteghe di “<em><strong>Bamminiddari</strong></em>” che offrivano il prodotto “<em>cavo</em>” mentre altri plasticatori realizzavano statuette piene. <img class="alignright size-full wp-image-12521" title="bambinello_teca" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2009/12/bambinello_teca.jpg" alt="bambinello_teca" width="224" height="300" />Queste ultime pare avessero due momenti di fusione: all’esterno veniva realizzata una consistente patina spessa diversi millimetri (anche in rapporto alle dimensioni) e dentro quest’involucro più raffinato, sia nella materia prima che nella necessaria lavorazione, veniva versata altra cera grezza conferendo così maggiore consistenza alla statuetta. E evidente che all’interno di queste due principali categorie vi erano poi tanti altri caratteri distintivi in funzione dell’abilità e della sensibilità artistica del modellatore. Un’altra diversità essenziale stava nel modo di realizzare gli occhi del Bambino. E chiaro che l’impiego di bulbi oculari finemente lavorati in pasta vitrea comportava contatti con ambienti tecnologicamente avanzati, per non dire di carattere industriale. Quindi sarà difficile riscontrare specie nel XVIII secolo l’impiego di questo specifico accessorio nella produzione di un Bambinaio magari abile, non ritenuto un artista quindi emarginato. A parte gli esemplari conservati nei vari Musei dell&#8217;Isola, una produzione non indifferente di questi piccoli capolavori appartiene all&#8217;eredità, tramandata di generazione in generazione, di molte famiglie siciliane che li hanno gelosamente custoditi quasi fossero divinità che proteggono la famiglia.<img class="aligncenter size-full wp-image-12522" title="Gaetano Zummo 2" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2009/12/Gaetano-Zummo-2.jpg" alt="Gaetano Zummo 2" width="667" height="318" /> Una curiosità del passato ma ancora in voga in alcune parrocchie e quella, con una sorta di “lotteria” tra i fedeli, sorteggiavano il Bambinello esposto nel presepio. Chi lo vinceva, oltre a sentirsi “prescelto dalla fortuna” si impegnava a dargli una adeguata sistemazione all’interno della sua casa.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-12524" title="G. Zummo" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2009/12/G.-Zummo.gif" alt="G. Zummo" width="461" height="297" /><img class="alignright size-full wp-image-12525" title="bambinello" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2009/12/bambinello.jpg" alt="bambinello" width="175" height="324" /></p>
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		<title>Palermo Araba di Ibn-Haucal, luogo di delizie.</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Mar 2011 11:42:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raisi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-13397" title="documento arabo" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2010/03/documento-arabo.jpg" alt="documento arabo" width="500" height="409" />La Sicilia è un’ isola di sette giornate di cammino in lunghezza sopra quattro di larghezza; essa è coperta di monti e castelli, e di fortezze, abitata e coltivata dovunque. <strong>Palermo</strong>, la città più popolosa e più rinomata di quest’isola, è altresì sua metropoli. Situata sulle sponde del mare dal lato settentrionale, Palermo di divide in cinque quartieri distinti fra loro, quantunque poco lungi l’uno dall’altro. Il primo è la città circondata da un muro di pietra elevato e formidabile. La pianta oggi presenta un rettangolo situato sulla spiaggia del mare; in tempi assai remoti, il mare penetrava in questo luogo per mezzo di una laguna divisa in due rami </em>(<strong>Fiumi Papireto</strong> e <strong>Kemonia</strong>). <em>La città greco-fenicia fu fabbricata sulla lingua di terra compresa tra i due rami, il margine che rimaneva verso scirocco offri il sito ad un novello quartiere, ch’esisteva di già al tempo della prima guerra punica, la <strong>Khalessah</strong> o la <strong>Kalsa</strong> o Gausa d’oggidì.<span id="more-13395"></span></em> <em>La città vecchia, la Paleapoli, fu chiamata <strong>El-Kassar</strong>, il castello<img class="alignright size-full wp-image-13398" title="palermo" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2010/03/palermo.jpg" alt="palermo" width="500" height="523" /> o palazzo; è questo il centro dell’attuale città. La strada principale, che divide la città in due parti uguali, chiamasi ognora il <strong>Cassaro</strong>. Questo quartiere è i soggiorno de’ mercanti. Vi si ritrova la gran moschea del venerdì, altra volta chiesa de’ cristiani. La Khalessah che ha pure le sue muraglia costruite in pietra, è il soggiorno del sultano e del suo seguito; non vi si vedono né mercanti, ne magazzini di mercanzie; ma bagni, una moschea del venerdì di mezzana grandezza, la prigione del sultano, l’arsenale, e gli uffici delle amministrazioni.</em> <em>Questa città ha quattro porte dal lato di mezzodì; e dal lato di levante di settentrione e di ponente, il mare ed una muraglia senza porte. Il quartiere detto Sacalibah</em> (quartiere degli schiavoni)<em> è i più popolato e più considerevole delle due città, di cui ho fatto parola. Qui è il porto marettimo. Il quartiere della Moschea, che prende il suo nome dalla moschea detta d’Ibn-Saclab, è del pari notevole. I corsi d’acqua vi mancano affatto, e gli abitanti bevono acqua de’ pozzi</em> (secondo <strong>Michele Amari</strong> <img class="alignleft size-full wp-image-13399" title="vicolo meschita" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2010/03/vicolo-meschita.jpg" alt="vicolo meschita" width="180" height="114" />dietro la chiesa di San Tolentino, dove si riscontra il toponimo moschitta o meschita). <em>A settentrione della città scaturisce una riviera nominata Oued-Abbas, gran riviera, sulla si rinvengono molti molini, verzieri e giardini di delizia che non danno alcun prodotto</em> (si parla della costa che va verso il fiume oreto). <em>Il quartiere Sacalibah non è circondato da alcuna muraglia. I più grandi mercati, non che quello di tutti i venditori d’olio, trovansi fra la moschea d’Ibn-Saclab ed il quartiere <strong>El-Jadid</strong> </em>(attuale <strong>Albergheria</strong> ove si trova il <strong>mercato di Ballarò</strong>). <em>Nella città si rinviene un immenso numero di moschee, la più parte delle quali sono frequentate e ritte coi loro tetti, le loro mura e le loro porte, sorpassano il numero di 300. esse servono di radunanza agli uomini per comunicarsi i loro lumi ed accrescerli. Al di fuori, tutto lo spazio che la circonda e che ne forma la continuazione, spazio compreso fra le torri e i giardini, è occupato da mehall (Mehall può significare vie, paesaggi, luoghi di delizia e padiglioni sicuramente tutto quello che in periodo normanno viene chiamato Genoardo). Un altra linea di abitazioni si prolunga sino al luogo detto <strong>Baida</strong>. Un villaggio che s’innalza al di sopra della città. </em>(Toponimo di Baida ancora oggi utilizzato per la frazione sopra il borgo nuovo. A Baida, bianca in arabo, vi si trova una terra bianchissima che è un misto di carbonato di calcio, di magnesio, ossido di ferro e allume)<em>. Circa <strong>al Kassar</strong>, esso è Palermo propriamente detto, o la città vecchia. La più celebre delle sue porte è la <strong>Bab-el-Bahr</strong> </em>(porta del mare)<em>. La città è circondata da parecchi ruscelli che scorrono da ponente a levante, e che danno forza di far girare due macine da molino. I margini di questi sono circondati da terreni paludosi, ove cresce la canna persiana, non sono malsani ne stagni ne luoghi asciutti. Nel centro del paese vi ha una valle coperta, i gran parte di papiri, che si impiega per la carta del sultano</em> (luogo oggi detto Papireto).</p>
<p>Questa breve descrizione, racconta della bellezza di una Palermo ormai dimenticata, ma che tutti noi  potremmo e dovremmo ritrovare.</p>
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		<title>Matteo Bonello e la sua Spada inchiodata sul portone del Palazzo Arcivescovile di Palermo</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Feb 2011 09:52:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sul piano della Cattedrale di Palermo si trova anche il Palazzo Arcivescovile. Posiamo il nostro sguardo sul portale principale e precisamente osserviamo l&#8217;anta destra del portone: a circa tre metri di altezza, si trova l&#8217;elsa di una spada. E&#8217; quanto rimane dell&#8217;arma con cui Matteo Bonello, signore di Caccamo, uccise il primo ministro del Re Guglielmo I, Maione di Bari.Come mai l&#8217;arcivescovo sentì il bisogno di inchiodare la spada di Bonello sulla porta del suo palazzo?
Facciamo un salto indietro nella storia: Guglielmo I, tutto preso dai suoi piaceri dell&#8217;harem e ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-10536" title="7479659" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2009/09/7479659.jpg" alt="7479659" width="500" height="375" />Sul piano della <strong>Cattedrale di Palermo</strong> si trova anche il <strong>Palazzo Arcivescovile</strong>. Posiamo il nostro sguardo sul portale principale e precisamente osserviamo l&#8217;anta destra del portone: a circa tre metri di altezza, si trova l&#8217;elsa di una spada. E&#8217; quanto rimane dell&#8217;arma con cui <strong>Matteo Bonello</strong>, signore di Caccamo, uccise il primo ministro del <strong>Re Guglielmo I</strong>, <strong>Maione di Bari</strong>.Come mai l&#8217;arcivescovo sentì il bisogno di inchiodare la spada di Bonello sulla porta del suo palazzo?</p>
<p>Facciamo un salto indietro nella storia: Guglielmo I, tutto preso dai suoi piaceri dell&#8217;harem e della tavola, regnava con lo sfarzo e il distacco di un sovrano orientale; il governo effettivo era nelle mani del pugliese ammiraglio Maione, che doveva fronteggiare la pericolosa irrequietezza dei nobili e dell&#8217;alto clero.<span id="more-10535"></span> Nel 1168 l&#8217;arcivescovo Ugo si mise alla testa di una congiura che aveva come obbiettivo la detronizzazione di Guglielmo I, l&#8217; insediamento di Guglielmo II (ancora bambino )e la presa effettiva del potere da parte di un comitato di nobili presieduta dell&#8217;arcivescovo.<img class="alignright size-full wp-image-10537" title="spada" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2009/09/spada.jpg" alt="spada" width="368" height="348" /><br />
Per difendere il Re ed anche se stesso, Maione di Bari tentò di avvelenare il prelato. Gli fece propinare una dose di arsenico, che però non risultò mortale. Impaurito dall&#8217;insuccesso cercò di ripetere il colpo con medici di sua fiducia e medicine truccate: ma Ugo non abboccò e, pur debolissimo, fece avvisare Matteo Bonello (capo militare della congiura). Bonello, tra l&#8217;altro, aveva un buon motivo per volersi sbarazzare di Maione: fidanzato della figlia, non intendeva più sposarla, essendo nel frattempo entrato nelle grazie di una principessa reale.<br />
L&#8217;arcivescovo Ugo ebbe la sua vendetta. Bonello, la fosca notte di San Martino tra il 10 e 11 novembre del 1160 a Palermo, tese una trappola a Maione , collocando molti dei suoi fidati all&#8217;imbocco della via Coperta, strada che a quel tempo dalla Cattedrale portava fino a Palazzo Reale. L&#8217;ammiraglio si trovò circondato e senza via di scampo. Tento di battersi, ma Bonello l&#8217;infilzò. Ugo, raggiante, quella spada volle farsela regalare e l&#8217;inchiodò sulla porta del suo Palazzo perché fosse di eterno ammonimento al potere politico. Seguì una sommossa di popolo; il corpo di Maione fu consegnato alla folla che lo fece a pezzi; durante i disordini si dette l&#8217;assalto alle case degli arabi, si sfondarono le porte degli harem, le donne vennero  violentate. Solo allora Re Guglielmo si svegliò dal letargo. Furioso e disgustato organizzò una rappresaglia memorabile, dopo la quale fu soprannominato IL MALO. Se la prese soprattutto con i Baroni che, essendo arrivati  dalla Lombardia avrebbero dovuto  essere più  prudenti con le congiure. <strong>Butera</strong>, <strong>Piazza Armerina</strong> e altre colonie lombarde furono passate a ferro e fuoco. Gli stessi mussulmani si occuparono di inseguire Matteo Bonello, che fu arrestato e processato. Per punizione gli furono cavati gli occhi e tagliati i tendini delle braccia e delle gambe. Ridotto un cencio, poco dopo morì. La lama della sua spada fu spezzata, ma l&#8217;elsa rimase inchiodata sulla porta dell&#8217;arcivescovo e nessuno la toccò.</p>
<div id="attachment_10543" class="wp-caption alignleft" style="width: 452px"><img class="size-full wp-image-10543" title="Castello_di_Caccamo" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2009/09/Castello_di_Caccamo1.jpg" alt="CASTELLO DI CACCAMO" width="442" height="343" /><p class="wp-caption-text">CASTELLO DI CACCAMO</p></div>
<p>Ma è bene ridimensionare li fatti e e guardare con molta attenzione  l&#8217;arma spezzata.<br />
Non serve un attenta analisi per notare subito che l&#8217;elsa della spada che è del tipo <em><strong>“a vela”</strong></em>, tipica del XVI secolo. Quindi è fuor di dubbio che non può essere l&#8217;elsa con la quale venne ucciso l&#8217;ammiraglio Maione. Inoltre antichi scrittori e cronisti, non ne fanno mai menzione, neanche lo scrupoloso <strong>marchese di Villabianca</strong>. Ci sono due ipotesi che spiegano il fatto:<br />
La prima, che l&#8217;arma venne collocata e attribuita a Matteo Bonello verso la fine del 1800, quando venne cambiato il nome alla “salita dell&#8217;Angelo Custode” con l&#8217;intitolazione all&#8217;uccisore dell&#8217;ammiraglio, facendo cosi nascere la leggenda.<br />
La seconda, che l&#8217;elsa fosse presente già sul portone ma con un altro significato. Ricordiamo, come <strong>La Duca</strong> riporta  che, in periodo feudale, vigeva il “mero e misto imperio”. Privilegio nonché facoltà dei Baroni di procedere al giudizio dei propri vassalli e con lo “ius gladii et necis” avere anche il diritto di spada e morte. Infatti all&#8217;ingresso di ogni feudo la forca denotava proprio questa autorità.<br />
Non risultava esonerato di certo l&#8217;arcivescovo di Palermo, proprietario anche lui di un ingente patrimonio terriero, e sicuramente anche lui pose le forche all&#8217;ingresso dei feudi,ed è molto probabile che volle sottolineare la sua potestà civile e criminale apponendo come simbolo sul suo Palazzo Palermitano un elemento meno macabro delle forche.Proprio lo ius gladi già citato. Di certo per l&#8217;attento Villabianca questo simbolo doveva essere di normale <img class="alignright size-full wp-image-10539" title="1547848" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2009/09/1547848.jpg" alt="1547848" width="500" height="375" />amministrazione e quindi non degno di nota. Aboliti successivamente i diritti feudali, forse l&#8217;elsa fu dimenticata e nessuno si curò di toglierla. Ma dopo qualche tempo  venne notata nuovamente  e quindi si cerco di darle un significato &#8230;.ed ecco rispolverata su misura la storia tragica di Maione di Bari e del suo carnefice Matteo Bonello.<br />
La storia piacque molto, infatti l&#8217;elsa è ancora al suo posto ;alcune guide della città non perdono occasione per racontarla ai turisti che, ammirando un&#8217;elsa del seicento, ascoltano la storia tragica sulla notte  di San Martino del 1160 e dell&#8217;ammiraglio di Re Guglielmo I.</p>
<div id="attachment_10542" class="wp-caption alignleft" style="width: 156px"><img class="size-full wp-image-10542" title="guglielmoI" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2009/09/guglielmoI1.jpg" alt="Re Guglielmo I" width="146" height="200" /><p class="wp-caption-text">Re Guglielmo I</p></div>
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		<title>Racconta la tua storia nel blog</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Feb 2011 14:42:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gallito</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo Blog si propone valorizzare le bellezze della Sicilia con un racconto al quale vorremmo che partecipassi anche tu.
A noi interessa conoscere le esperienze di tutti, perché rappresentano alcuni degli innumerevoli punti di vista sulla nostra terra.
Se hai un&#8217;attività commerciale puoi parlare di ciò che fai, di qualcosa in cui sei bravo e che ti appassiona. Se sei un artigiano, hai un&#8217;azienda agroalimentare o una struttura turistica, ad esempio, siamo sicuri che hai molto da dire sulle tradizioni del tuo paese, sul tuo metodo di lavoro e su tanto altro. ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="Sicilia" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2010/12/sicilia-vulcano.jpg" alt="" width="400" height="325" />Questo Blog si propone valorizzare le bellezze della <strong>Sicilia</strong> con un <strong>racconto</strong> al quale vorremmo che partecipassi anche tu.</p>
<p>A noi interessa conoscere le <strong>esperienze di tutti</strong>, perché rappresentano alcuni degli innumerevoli punti di vista sulla nostra terra.</p>
<p>Se hai un&#8217;<strong>attività commerciale </strong>puoi parlare di ciò che fai, di qualcosa in cui sei bravo e che ti appassiona. Se sei un <strong>artigiano, </strong>hai un&#8217;<strong>azienda agroalimentare</strong> o una <strong>struttura turistica</strong>, ad esempio, siamo sicuri che hai molto da dire sulle tradizioni del tuo paese, sul tuo metodo di lavoro e su tanto altro. Ma sono solo degli esempi.</p>
<p>Semplicemente parlando della tua <strong>attività</strong>, potrai beneficiare della <strong>visibilità</strong> del blog, farti conoscere da nuove persone e creare nuovi contatti. Devi solo investire un pò del tuo tempo per parlare di te. Possiamo aiutarti a valorizzare la tua attività, dandoti dei consigli e aggiungendo delle <strong>mappe</strong> con dei <strong>servizi</strong> ai tuoi articoli.<span style="color: #003300;"> </span></p>
<p><span style="color: #003300;">Insomma hai molte buone ragioni per partecipare.</span> <a title="blog sicilia email" href="mailto:blogsicilia.eu@gmail.com"><strong>Inviaci il tuo racconto.</strong></a></p>
<h3><a title="blog sicilia email" href="mailto:blogsicilia.eu@gmail.com"><strong> </strong></a></h3>
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		<title>Ad ACIREALE il 20 gennaio, tutti di corsa per San Sebastiano</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 07:56:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raisi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel V secolo c’è chi vuole Sebastiano, soldato e martire, oriundo di Narbona in Francia; altri ne assicurano invece l’origine spagnola. Educato comunque a Milano, è assai caro all’imperatore Diocleziano che gli affida il comando della prima coorte. Quando Diocleziano che aveva un  profondo odio verso i fedeli a Cristo, scoprì che Sebastiano era cristiano esclamò: “Io ti ho sempre tenuto fra i maggiorenti del mio palazzo e tu hai operato nell’ombra contro di me.”; fu quindi da lui condannato a morte, trafitto da frecce. Sempre secondo la leggenda, dopo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-12678" title="San Sebastiano Acireale" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2010/01/San-Sebastiano-Acireale.jpg" alt="San Sebastiano Acireale" width="477" height="309" />Nel V secolo c’è chi vuole <strong>Sebastiano</strong>, soldato e martire, oriundo di <strong>Narbona</strong> in Francia; altri ne assicurano invece l’origine spagnola. Educato comunque a Milano, è assai caro all’imperatore Diocleziano che gli affida il comando della prima coorte. Quando <strong>Diocleziano</strong> che aveva un  profondo odio verso i fedeli a Cristo, scoprì che Sebastiano era cristiano esclamò: “<em>Io ti ho sempre tenuto fra i maggiorenti del mio palazzo e tu hai operato nell’ombra contro di me.</em>”; fu quindi da lui condannato a morte, trafitto da frecce. Sempre secondo la leggenda, dopo questo martirio fu abbandonato perché i carnefici lo credettero morto, ma non lo era, e fu amorevolmente curato e riuscì a guarire. <span id="more-12676"></span>Cercando il martirio, sarebbe ritornato da Diocleziano per rimproverarlo e questi avrebbe ordinato di flagellarlo a morte, per poi gettarne il corpo nella <em>Cloaca Maxima</em>. Essendo<img class="alignright size-full wp-image-12679" title="Basilica di San Sebastiano Acireale" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2010/01/Basilica-di-San-Sebastiano-Acireale.jpg" alt="Basilica di San Sebastiano Acireale" width="500" height="430" /> stato martirizzato con frecce che sin dalla più remota antichità sono simbolo della peste, Sebastiano è presto assunto come protettore contro questa malattia. A questo punto il santo viene praticamente <em>“adottato”</em> dai siciliani, afflitti in passato da gravi pestilenze, e in particolare dagli abitanti della vecchia Aquilia, che poi diventa la Nuova Aquilia e dal 1642 <strong>Acireale</strong>. Già nel 1473 viene edificato un tempio votivo dedicato a San Sebastiano, l’odierna chiesa di Sant’Antonio da Padova, che – guarda caso – è l’unica costruzione di Nuova Aquilia rimasta in piedi dopo il terremoto del 1693. La città di Acireale è particolarmente devota al Santo, tanto da chiamarlo con epiteti dialettali vezzeggiativi (uno fra i tanti è <em>&#8220;rizzareddu&#8221;</em>, &#8220;ricciutello&#8221;); motivo di devozione è stato oltre che il risparmio dalla pestilenza; la grazia ricevuta alla città etnea fu quella di essere scampata ad un bombardamento nella 2° <img class="alignleft size-full wp-image-12680" title="Uscita di San Sebastiano" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2010/01/Uscita-di-San-Sebastiano.jpg" alt="Uscita di San Sebastiano" width="478" height="313" />Guerra Mondiale. Non occorreva altro per moltiplicare a dismisura il numero dei <em>“divoti”</em> dell’ex soldato, il cui simulacro trova posto nella basilica, custodito in un prezioso fercolo, o vara. La mattina del <strong>20 gennaio</strong>, giorno della festa di <strong>San Sebastiano</strong>, la vara viene montata su un pesante marchingegno ligneo dotato di ruote ed è a questo punto che comincia la grande kermesse:  verso le 5.30 del mattino la chiesa emana le &#8220;7 chiamate&#8221;, 7 vigorosi colpi di campana che chiamano i devoti a raccolta. Poi, cominciano, dalle 6.15, le Sante Messe dei Devoti, Messe dedicate principalmente alla preparazione di questi ultimi alla festa. Verso le 7.15 cessano le messe. L&#8217;Apertura della cappella della basilica. Alle 7.20 circa, entrano in Basilica i Devoti legati ai Cavalieri<img class="alignright size-full wp-image-12681" title="san_sebastiano" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2010/01/san_sebastiano.jpg" alt="san_sebastiano" width="448" height="330" /> di Malta, gridando a squarciagola frasi in lingua siciliana, del tipo: <em>Taliàtilu quant&#8217;è beddu, lu rizzareddu</em> (Guardatelo quant&#8217;è bello, il ricciutello); <em>Amamulu cu tuttu lu cori</em> (Amiamolo con tutto il cuore); <em>Semu tutti ê tò pedi</em> (siamo tutti ai tuoi piedi); <em>Nun semu muti, Viva Sammastianu</em> (Non siamo zitti, viva San Sebastiano); Poi, verso le 7.35, il momento più commovente: l&#8217;apertura della cappella da parte del Parroco della Basilica. In seguito, il Fercolo (Vara, in dialetto) settecentesco è imbullonato alla macchina lignea, anch&#8217;essa settecentesca (restaurata e rinforzata nei secoli). Alla fine, alle undici, la consegna del Santo alla Città. Accompagnato da una folla immensa, ecco la spettacolare uscita del veicolo dalla basilica, che avviene di corsa, e le millimetriche manovre che i <em>“divoti”</em> eseguono per le strette vie del centro cittadino sollevando a braccia il pesantissimo marchingegno. E così si va avanti fino a notte fonda.<br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="700" height="525" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="flashvars" value="offsite=true&amp;lang=it-it&amp;page_show_url=%2Fsearch%2Fshow%2F%3Fq%3Dacireale%2Bsan%2Bsebastiano&amp;page_show_back_url=%2Fsearch%2F%3Fq%3Dacireale%2Bsan%2Bsebastiano&amp;method=flickr.photos.search&amp;api_params_str=&amp;api_text=acireale+san+sebastiano&amp;api_tag_mode=bool&amp;api_media=all&amp;api_sort=relevance&amp;jump_to=&amp;start_index=0" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=71649" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="700" height="525" src="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=71649" allowfullscreen="true" flashvars="offsite=true&amp;lang=it-it&amp;page_show_url=%2Fsearch%2Fshow%2F%3Fq%3Dacireale%2Bsan%2Bsebastiano&amp;page_show_back_url=%2Fsearch%2F%3Fq%3Dacireale%2Bsan%2Bsebastiano&amp;method=flickr.photos.search&amp;api_params_str=&amp;api_text=acireale+san+sebastiano&amp;api_tag_mode=bool&amp;api_media=all&amp;api_sort=relevance&amp;jump_to=&amp;start_index=0"></embed></object></p>
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		<title>A Siracusa gli occhi sono solo per Santa Lucia</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Dec 2010 06:22:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raisi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È dal 1204 che Siracusa aspetta il ritorno della sua Santa; In quella data il corpo di Lucia  venne trafugato  dai Bizantini ( in fuga per l’arrivo dei mussulmani)  e condotto a Costantinopoli. Secoli dopo ,indetta da Papa Innocenzo III la quarta crociata, i veneziani ,che componevano la spedizione, invece di raggiungere la terra santa preferirono assediare e depredare la capitale Bizantina, portando innumerevoli tesori nella città dei dogi  e tra questi vi erano  le sacre reliquie di Lucia.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-12037" title="Lucia 1" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2009/11/Lucia-1.jpg" alt="Lucia 1" width="450" height="611" />È dal 1204 che <strong>Siracusa</strong> aspetta il ritorno della sua Santa; In quella data il corpo di Lucia  venne trafugato  dai Bizantini ( in fuga per l’arrivo dei mussulmani)  e condotto a <strong>Costantinopoli</strong>. Secoli dopo ,indetta da <strong>Papa Innocenzo III</strong> la quarta crociata, i veneziani ,che componevano la spedizione, invece di raggiungere la terra santa preferirono assediare e depredare la capitale Bizantina, portando innumerevoli tesori nella città dei dogi  e tra questi vi erano  le sacre reliquie di Lucia.<br />
Custodite nella <strong>chiesa di Geremia e Lucia</strong> a <strong>Venezia</strong>, ancora oggi i cittadini fratelli di <strong>Archimede</strong> chiedono a gran voce il suo ritorno, ma fatta eccezione  per qualche piccola reliquia, chi di dovere non ha ancora esaudito la giusta richiesta dei siracusani, che desiderano ardentemente di  ricondurre le spoglie della loro patrona  nell’originale sepolcro che si trova in  un tempietto barocco di forma ottagonale costruito nel 1629.<br />
Ugualmente a Siracusa, il 13 dicembre, giorno del suo martirio, vengono indette grandi celebrazioni. Tutto il popolo partecipa ed aspetta con fervore l’uscita, dalla meravigliosa cattedrale, del simulacro argenteo di Lucia, che portato a spalla da 60 fedeli viene condotto attraverso le vie della città, proprio nel luogo del suo sepolcro, ove rimane per otto giorni esposto alla venerazione dei devoti. <span id="more-12038"></span>Capolavoro dell’oreficeria siciliana del ‘500, la statua alta, compreso il trabattello, 3 metri e 70 centimetri, rimane custodita e non visibile per tutto l’anno nella cappella a lei dedicata in cattedrale, e viene fuori soltanto due volte: il giorno del suo martirio e la prima <img class="alignright size-full wp-image-12040" title="3327883593_9dc7e995d7" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2009/11/3327883593_9dc7e995d7.jpg" alt="3327883593_9dc7e995d7" width="500" height="336" />domenica di maggio per la ricorrenza di <strong>Santa Lucia delle Quaglie</strong>.</p>
<p>I  festeggiamenti solenni e sentiti, vengono aperti da numerosissimi ceri votivi (più di diecimila), mentre ex voto a forma di occhi vengono appesi dai fedeli alla portantina. Alla sfilata partecipa anche la carrozza del senato, custodita all’interno di una teca di vetro entro il palazzo Municipale. Un tempo vi salivano le autorità della città, oggi invece viaggia vuota, trainata da quattro cavalli e cocchieri in livrea di color verde olivo. Di Lucia, portatrice di luce, la luce della vita, la luce nelle tenebre, la luce di Dio, si narra che: di nobile famiglia, si recò il giorno della festività di <strong>Sant’Agata</strong>, il 5 febbraio, a <strong>Catania</strong> per chiedere alla santa di intercedere per la madre, gravemente <img class="alignleft size-full wp-image-12041" title="lucia 2" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2009/11/lucia-2.jpg" alt="lucia 2" width="360" height="482" />ammalata. Mentre pregava, presso il sepolcro, Lucia presa dalla stanchezza si addormentò ed ebbe la visione di Agata che chiamandola “sorella vergine di Cristo”, le disse che la madre sarebbe guarita, grazie alla sua fede e  alla profonda devozione in Dio. Tornata a casa, la giovane raccontò tutto alla madre e decide di consacrare la sua vita a Cristo. Quando comunicò al fidanzato l’intenzione di non sposarlo più, questi infuriato  per vendicarsi la denunciò all’arconte Pascasio. In forza degli editti proclamati dall’imperatore Diocleziano, Lucia venne arrestata e decapitata,( pena inflitta ai nobili), il 13 dicembre del 304 d.C.<br />
Come si può notare, non si fa menzione nel martirio dell’asportazione degli occhi però, la consuetudine di rappresentare <strong>Santa Lucia</strong> con gli occhi in mano e di ritenerla protettrice della vista, è da attribuire alla somiglianza del suo nome con quello di Lucinia, la divinità romana che gli antichi ritenevano guarisse e preservasse dalla malattie degli occhi. Lucia invece è davvero portatrice di luce perché prima della riforma del calendario gregoriano, avvenuta nel cinquecento, il giorno dedicatole coincideva con il solstizio d’inverno, ossia il giorno più corto dell’anno. E  poichè le giornate ,successive alla ricorrenza del martirio della Santa  riprendevano ad allungarsi,  Lucia  divenne il simbolo di colei che portava la luce. Dal 1970 a Siracusa,(dopo il gemellaggio con la Svezia),  durante i festeggiamenti della Santa  un bellissima bambina bionda che impersona Lucia , sfila portando sul capo una coroncina illuminata da candeline esattamente come nella tradizione nordica.</p>
<p><strong>&#8220;Lucia di Svezia&#8221; </strong>è il nome del concorso che fin dal 1927, ideato da un quotidiano di <img class="size-full wp-image-12043 alignleft" title="1573 NP St Lucia" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2009/11/SantaLuciaSvezia.jpg" alt="1573 NP St Lucia" width="272" height="383" />Stoccolma, si tiene nel paese scandinavo e  che scaturisce dalla   grande devozione che  questo paese ha per la martire siracusana. Scelgono una ragazza che vestita di una tunica bianca e adorna di  una corona di candeline , distribuisce i regali per le case secondo una tradizione svedese. In Sicilia altre città ricordato Lucia, e come nelle migliori usanze isolane, le festa continua a tavola, dove <em>uccioli</em> di <strong>Santa Lucia</strong> – pani votivi a forma di occhi – vengono consumati con le pietanze, per finire con i dolci della tradizione come <em>panelle dolci</em> e <em>cuccia</em>.<img class="alignright size-full wp-image-12056" title="sepolcro" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2009/11/sepolcro2.jpg" alt="sepolcro" width="380" height="377" /></p>
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		<title>&#8220;MAMMA LI TURCHI&#8221; &#8211; detto ancora diffuso</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Dec 2010 16:24:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raisi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;estate del 1799 approda nel porto di Palermo, la flotta turca, fiore all&#8217;occhiello del potente impero Ottomano, che dominavano il Mediterraneo dal Bosforo alle colonne d&#8217;Ercole. Durante la sosta nel porto di Palermo, le navi turche furono oggetto di visite di molte famiglie nobili palermitane. La più visitata era la nave ammiraglia, dove gli aristocratici visitatori, furono ricevuti con molta cortesia e disponibilità dall&#8217;Ammiraglio ottomano, che li ospita offrendo loro dolci e rinfreschi. Uno di questi nobili visitatori, il barone Miccichè, colpito da grande cortesia e signorilità dell&#8217;Ammiraglio, volle ricambiare ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2010/12/4-Islam-cat19-22.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-15229" title="4 Islam cat19-22" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2010/12/4-Islam-cat19-22.jpg" alt="" width="447" height="562" /></a>Nell&#8217;estate del 1799 approda nel porto di <strong>Palermo</strong>, la flotta turca, fiore all&#8217;occhiello del potente <strong>impero Ottomano</strong>, che dominavano il Mediterraneo dal Bosforo alle colonne d&#8217;Ercole. Durante la sosta nel porto di Palermo, le navi turche furono oggetto di visite di molte famiglie nobili palermitane. La più visitata era la nave ammiraglia, dove gli aristocratici visitatori, furono ricevuti con molta cortesia e disponibilità dall&#8217;Ammiraglio ottomano, che li ospita offrendo loro dolci e rinfreschi. Uno di questi nobili visitatori, il <strong>barone Miccichè</strong>, colpito da grande cortesia e signorilità dell&#8217;Ammiraglio, volle ricambiare la cortesia, invitandolo a <strong>palazzo Comitini</strong>, ossia il suo palazzo di città, sito in <strong>via Maqueda</strong>. L&#8217;Ammiraglio turco con gli alti ufficiali, giunsero al palazzo Comitini all&#8217;ora di pranzo. Dopo i convenevoli di rito e le presentazioni di tutta la famiglia, gli ospiti e invitati, passarono nel grande salone per il banchetto. Mentre i commensali, mangiavano e bevevano di gusto, nel salone arrivo l&#8217;eco di grida di aiuto, provenienti, dagli appartamenti interni del palazzo. Dopo pochi secondi di sbigottimento, quasi tutti i commensali si levarono dalla tavola, per accorrere verso la camera, da dove provenivano le grida. Giunti, nella stanza, che era adibita alla servitù, sorpresero un marinaio turco al seguito dell&#8217;Ammiraglio che cercava di usare violenza a una giovane serva di casa Miccichè, che non godendo di ottima salute, quel giorno era stata lasciata a riposo.<span id="more-15228"></span> La scena agli occhi dei soccorritori, apparve, con connotati tragico-comici, con la povera serva che si dimenava e urlava e il marinaio turco assalito da un moto di libidine, che non voleva mollare la preda. Ci vollero, quattro robusti servi per far desistere l&#8217;energumeno dal suo proposito. Condotto nel cortile del palazzo fu punito dai marinai turchi, di scorta all&#8217;Ammiraglio, con dieci vergate, sulla pianta dei piedi, come di usanza mussulmana. Mortificato per l&#8217;accaduto l&#8217;Ammiraglio turco presentò le proprie scuse e si congedò insieme al suo seguito. L&#8217;incidente sembrava chiuso senza che avesse lasciato spazio a ulteriori strascichi. Ma il giorno dopo, a Palermo, successe il finimondo. Nel primo pomeriggio alcuni marinai turchi, in libera uscita, fecero irruzione con armi in pugno nella bottega di un calzolaio, sita nella strada di Mezzomonreale; e mentre un paio di loro tenevano a bada i garzoni, con la minaccia delle armi, gli altri afferrarono la moglie del padrone della bottega cercando di violentarla. I garzoni per nulla intimoriti, reagirono gettandosi sopra i marinai turchi, menando colpi di trincetto e di martello. Sorpresi, da tanta furibonda reazione, i marinai turchi, sanguinanti e malconci, cercavano salvezza nella fuga. La notizie dell&#8217;aggressione si diffuse rapidamente in tutto il quartiere dopo pochi minuti. Il popolo palermitano si rivoltò contro i turchi, sicché dove si trovavano marinai turchi, questi venivano assaliti senza capire il motivo. In pochi minuti la città fu i allarme, era incominciata la caccia ai turchi. Dalla finestre e dai balconi dalle case, cominciarono a piovere, sulle teste dei malcapitati marinai ottomani ogni genere di cose, vasi di fiori, sassi e anche qualche sedia. Mentre per le strade e nei vicoli, colpi di armi da fuoco abbattevano decine e decine di turchi. Ormai era una vera caccia al “turco”. Per gli angoli delle strade, si sentivano le voci dei ragazzi, che alla vista dei marinai stranieri gridavano <em><strong>“MAMMA LI TURCHI”</strong></em> come per dire ammazziamoli. Il massacro si prolungò fino a sera. Finché anche l&#8217;ultimo dei trecento marinai turchi scesi quel giorno a terra non fu ucciso o messo in fuga buttandosi in mare per mettersi in salvo.</p>
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		<title>Teste di Moro sui balconi Siciliani</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Dec 2010 15:05:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raisi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intorno alla anno 1100, periodo della dominazione dei mori in Sicilia alla Kalsa, viveva una bellisima fanciulla dalla pelle rosea paragonabile ai fiori di pesco al culmine della fioritura e un bel paio di occhi che sembravano rispecchiare il bellissimo golfo di Palermo. Ella viveva quasi in clausura, trascorreva le giornate coltivando e curando le piante del suo balcone. Un giorno passando per la Kalsa un giovane moro, vide la bella ragazza, intenta a curare le piante, ne rimase invaghito, decise di volerla per se, senza indugio entrò in casa ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2010/12/moro.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-15220" title="moro" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2010/12/moro.jpg" alt="" width="289" height="340" /></a>Intorno alla anno 1100, periodo della dominazione dei mori in Sicilia alla <strong>Kalsa</strong>, viveva una bellisima fanciulla dalla pelle rosea paragonabile ai fiori di pesco al culmine della fioritura e un bel paio di occhi che sembravano rispecchiare il bellissimo golfo di <strong>Palermo</strong>. Ella viveva quasi in clausura, trascorreva le giornate coltivando e curando le piante del suo balcone. Un giorno passando per la Kalsa un giovane moro, vide la bella ragazza, intenta a curare le piante, ne rimase invaghito, decise di volerla per se, senza indugio entrò in casa della ragazza e le dichiarò il suo amore.<span id="more-15218"></span><br />
La fanciulla, colpita da tanto sentimento, ricambiò l&#8217;amore del giovane, ma quando seppe che il moro l&#8217;avrebbe lasciata per tornare nelle sue terre in Oriente, dove l&#8217;attendeva una moglie con un paio di marmocchi, attese le tenebre e non appena esso si addormentò lo uccise, gli tagliò la testa, ne fece un vaso dove vi piantò del basilico e lo mise in bella mostra fuori nel balcone.<br />
Il moro, così, non potendo più andar via sarebbe rimasto sempre con lei. Intanto il basilico crebbe rigoglioso e destò l&#8217;invidia di tutti gli abitanti del quartiere che, per non essere da meno, si fecero costruire dei vasi di terracotta a forma di testa di moro<a href="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2010/12/moro-21.jpg"><img class="size-full wp-image-15223 aligncenter" title="moro 2" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2010/12/moro-21.jpg" alt="" width="640" height="470" /></a>.</p>
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		<title>La leggenda sul principio di Archimede</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Nov 2010 23:45:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gallito</dc:creator>
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		<category><![CDATA[storie]]></category>
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		<category><![CDATA[leggende]]></category>
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		<description><![CDATA[« Un corpo immerso in un fluido riceve una spinta dal basso verso l&#8217;alto pari al peso del volume di fluido spostato » 
Questa è la formulazione del principio di Archimede, noto più o meno a tutti, che spiega la ragione per cui alcuni corpi galleggiano mentre altri vanno a fondo. Nel De Architectura Marco Vitruvio Pollione ci racconta che Archimede stava facendo il bagno quando sentendo una spinta dell&#8217;acqua verso l&#8217;alto intuì la legge dei corpi galleggianti. Fu tale l&#8217;eccitazione del genio siracusano che, balzando fuori dalla vasca, si ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="archimede di siracusa" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/2/25/Gerhard_Thieme_Archimedes.jpg/300px-Gerhard_Thieme_Archimedes.jpg" alt="" width="300" height="226" /><!--adsense--><em>« Un corpo immerso in un fluido riceve una spinta dal basso verso l&#8217;alto pari al peso del volume di fluido spostato » </em></p>
<p>Questa è la formulazione del principio di <strong>Archimede</strong>, noto più o meno a tutti, che spiega la ragione per cui alcuni corpi galleggiano mentre altri vanno a fondo. Nel De Architectura <strong>Marco Vitruvio Pollione</strong> ci racconta che <strong>Archimede</strong> stava facendo il bagno quando sentendo una spinta dell&#8217;acqua verso l&#8217;alto intuì la legge dei corpi galleggianti. Fu tale l&#8217;eccitazione del genio siracusano che, balzando fuori dalla vasca, si mise a correre nudo per le strade di Siracusa urlando in greco &#8220;<strong>eureka</strong>!&#8221; &#8220;ho trovato!&#8221;</p>
<p>Ma cosa aveva trovato <strong>Archimede</strong>? La soluzione a un problema molto importante di certo, quello di comprendere la legge in base alla quale un corpo fisico immerso in un fluido galleggia o meno.</p>
<p>In realtà Archimede aveva trovato la soluzione a un problema più specifico, che gli aveva posto il re di Siracusa. Il sovrano <strong>Gerone II</strong> aveva commissionato ad un orefice una corona d&#8217;oro, ma sospettando di essere stato ingannato e che parte dell&#8217;oro fosse stato sostituito da metallo più vile chiese aiuto ad <strong>Archimede</strong>.<span id="more-11171"></span></p>
<p><strong>Archimede</strong> capì che grazie alla sua intuizione avrebbe potuto dimostrare la verità dei fatti. La corona consegnata dall&#8217;orefice pesava esattamente come la quantità l&#8217;oro che Gerone gli aveva fornito per realizzarla. Quel furbacchione dell&#8217;orefice che aveva sostituito parte dell&#8217;oro con altro materiale ebbe la sfortuna di imbattersi con una delle migliori menti della storia. <strong>Archimede</strong> dimostrò facilmente grazie al suo principio che la corona e un lingotto d&#8217;oro, pur avendo lo stesso peso, avevano diversi volumi essendo fatti da materiali diversi.</p>
<p>Li fece collocare sui due bracci di una bilancia e verificò che avessero lo stesso peso. La bilancia era in perfetto equlibrio. Poi sollevò due vasi d&#8217;acqua in modo da immergere i due corpi e mise in evidenza come la bilancia non fosse più in equilibrio poichè la corona fatta in parte da metalli poco pregiati di maggiore volume dell&#8217;oro, riceveva una spinta maggiore rispetto al lingotto. Archimede svelò quindi la frode e l&#8217;artigiano fece una fine probabilmente non buona.</p>
<p>Un&#8217;ultima considerazione a vantaggio di chi ama fermarsi ogni tanto per pensare con calma, fuggendo dai ritmi a volte frenetici che ci impone la vita odierna. Il bagno di <strong>Archimede</strong> fa subito pensare alla siesta di <strong>Newton</strong> sotto l&#8217;albero dal quale si stacco la mela che cadendo per terra illuminò la mente dello scienziato inglese. Un bagno e una siesta, due momenti di puro ozio, sono i contesti nei quali sono state scoperte la legge di Archimede e la gravità.</p>
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		<title>Il viaggio di Enea lungo le coste della Sicilia</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Nov 2010 10:43:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gallito</dc:creator>
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		<category><![CDATA[isola]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Giace de la Sicania al golfo avanti un&#8217;isoletta che a Plemmirio ondoso è posta incontro, e dagli antichi è detta per nome Ortigia. A quest&#8217;isola è fama che per vie sotto al mare il greco Alfeo vien da Dòride intatto, infin d&#8217;Arcadia per bocca d&#8217;Aretusa a mescolarsi con l&#8217;onde di Sicilia. E qui del loco venerammo i gran numi; indi varcammo del paludoso Eloro i campi opimi. Rademmo di Pachino i sassi alpestri, scoprimmo Camarina, e &#8216;l fato udimmo, che mal per lei fôra il suo stagno asciutto.
La pianura passammo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="#"><img class="size-medium wp-image-11915 alignleft" title="enea_viaggio1" src="http://www.blogsicilia.eu/blog/wp-content/uploads/2009/11/enea_viaggio1-290x300.jpg" alt="enea_viaggio1" width="261" height="270" /></a><em>&#8220;Giace de la Sicania al golfo avanti un&#8217;isoletta che a Plemmirio ondoso è posta incontro, e dagli antichi è detta per nome Ortigia. A quest&#8217;isola è fama che per vie sotto al mare il greco Alfeo vien da Dòride intatto, infin d&#8217;Arcadia per bocca d&#8217;Aretusa a mescolarsi con l&#8217;onde di Sicilia. E qui del loco venerammo i gran numi; indi varcammo del paludoso Eloro i campi opimi. Rademmo di Pachino i sassi alpestri, scoprimmo Camarina, e &#8216;l fato udimmo, che mal per lei fôra il suo stagno asciutto.</em></p>
<p><em>La pianura passammo de&#8217; Geloi, di cui Gela è la terra, e Gela il fiume. Molto da lunge il gran monte Agragante vedemmo, e le sue torri e le sue spiagge che di razze fur già madri famose.</em></p>
<p><em>Col vento stesso indietro ne lasciammo la palmosa Seline; e &#8216;n su la punta giunti di Lilibeo, tosto girammo le sue cieche seccagne, e &#8216;l porto alfine del mal veduto Drepano afferrammo.&#8221;</em></p>
<p><strong>Eneide, Libro III &#8211; </strong><strong><a title="Virgilio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Publio_Virgilio_Marone">Virgilio</a> (70-19 a.C.)</strong></p>
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