storie

La politica siciliana e la storia dei carciofi

26 Ago 2010 | By Ciccio

All’inizio degli anni ’80 fui invitato ad una riunione nella quale doveva essere presentato il nuovo responsabile del Partito Comunista Italiano per l’area delle Madonie.

Come sede fu scelta la sede di un’associazione di artigiani.

L’economia del paese poggiava in prevalenza sulla coltivazione del carciofo.

L’introduzione del responsabile locale dell’associazione e gli interventi successivi ruotarono tutti attorno alla crisi che colpiva il settore. Non è detto in effetti che la crisi ci fosse davvero in quanto in Sicilia, e forse non solo in Sicilia, gli agricoltori si lamentano sempre.

La discussione andava avanti con il predestinato a rappresentare il PCI che dimostrava sempre più segni di insofferenza.

Quando per lui la misura fu colma, sbottò: “Compagni, io sono venuto per parlare di politica, non di carciofi”.

Ho voluto ricordare questo episodio perchè proprio in quel periodo cominciavano a manifestarsi con chiarezza i segni del distacco della politica dai biosgni della gente. Una vera mutazione che invertiva il processo “dai carciofi alla politica” nel processo “dalla politica ai carciofi”. La politica tendeva a diventare una categoria autonoma e indipendente dai bisogni della gente. Si spegneva la capacità di ascolto. (continua…)

Una brillante soluzione al problema dei servizi inefficienti a Palermo

10 Lug 2010 | By Gallito

Riportiamo uno stralcio dell’intervista rilasciata dall’Assessore al Bilancio del Comune di Palermo al quotidiano Giornale di Sicilia in edicola l’8 luglio 2010.
In grassetto le domande del giornalista che si firma Gi.Ma., in carattere normale le risposte dell’Assessore.
Un breve commento, alla fine dell’intervista.
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Perché i servizi pubblici sono la vera palla al piede di città come Palermo?
Viviamo un momento in cui nessuno è contento. L’utente paga e vorrebbe servizi migliori altrimenti si sente derubato, il politico non riesce più a mediare i bisogni della gente, gli imprenditori chiedono più efficienza. (continua…)

Catania e il suo Elefante – tra realtà e mistero

29 Giu 2010 | By Raisi

3414046264_3500bb7de8Quando si dice che il vero catanese è di marca Elefante! Nella città etnea, il suo simbolo viene ripetuto molte volte e giustamente il popolo ne va fiero. U Liotru, questo è il nome con cui amorevolmente la gente di Catania chiama il suo Elefante, da bella mostra di sè nella splendida piazza duomo, straordinariamente inserito da Giovan Battista Vaccarini nella fontana che porta il suo nome. Ma spulciando su internet mi imbatto in un curioso video, al limite tra realtà e mistero, ve lo ripropongo così anche voi darete la vostra opinione. Una cosa so di certo, che molto spesso gli antichi davano molto più peso ai simboli, di quanto noi oggi facciamo. Guardate: (continua…)

La leggendaria setta segreta dei Beati Paoli di Palermo

15 Mag 2010 | By Marta Brewster

Secondo la tradizione orale raccolta dal Marchese di Villabianca nei suoi “Opuscoli Palermitani”, i Beati Paoli erano una società segreta nata con l’obiettivo di riparare ai torti subiti dalla povera gente a causa dello strapotere dei nobili.

In realtà si sa ben poco sulla reale natura di tale misteriosa consorteria, attiva nella città di Palermo tra la fine del XV e la metà del XVI secolo. Ciononostante, il mito dei Beati Paoli è ben radicato nell’immaginario collettivo dei palermitani, complice il ritrovamento del suggestivo antro che si suppone abbia ospitato le assemblee notturne degli appartenenti alla setta.

Il cosiddetto covo dei Beati Paoli è una cavità sotteranea nel rione Capo, sede di uno dei mercati storici un tempo più fiorenti della città. Di recente è stata riportata alla luce ad opera del geologo Pietro Todaro su commissione del comune di Palermo.

(continua…)

L’Arte contro cosa nostra

21 Apr 2010 | By Gallito

Un periodico brasiliano, Terra Magazine, riporta la storia di Antonio Presti, un siciliano che con le sue iniziative fa dell’arte e della bellezza lo strumento di lotta contro la mafia. In seguito la traduzione italiana.

Da trent’anni Antonio Presti, un siciliano di 53 anni, ha trovato un modo originale per combattere il sistema mafioso che domina la sua isola. Per la sua lotta usa le iniziative culturali come arma principale.

Antonio spiega la sua filosofia:
“Regalo cultura e bellezza senza chiedere nulla in cambio. Fa parte della mia natura. Ma in Sicilia un comportamento di questo genere è sovversivo. Quando non chiedi nulla in cambio i porci mafiosi non possono eliminarti, i politici non possono censurarti e la Chiesa non può controllarti”.

Antonio parla mentre scende dalla magica piramide di acciaio costruita dal suo amico Mauro Stacciol in cima ad una montagna dalla quale si apre un paesaggio sensazionale con vista sul mar Tirreno e sulle isole Eolie. Racconta la sua storia con parole semplici senza entusiasmo. Con la tranquillità di chi sa che ha già vinto il campionato.

Nel 1982 Antonio Presti decise di investire la fortuna che ereditò dal padre per combattere il sistema mafioso dell’isola italiana. Inventò un modo semplice: investire nella cultura. La sua prima opera fu la Fiumara d’arte. Antonio ingaggiò artisti italiani e stranieri per realizzare sculture che ha poi donato ai Comuni della sua terra natale. (continua…)

Perchè la FIAT lascia Termini Imerese?

15 Apr 2010 | By Gallito

Alcune recenti dichiarazioni del presidente di Confindustria Emma Mercegaglia, sulla notizia della chiusura dello stabilimento FIAT di Termini Imerese:
“Quando si fanno stabilimenti che non hanno una ragione economica non c’è incentivo che tenga – ha dichiarato la leader di Confindustria, Emma Marcegaglia – Il tema vero, ora, a Termini Imerese, infatti, è fare tutto il possibile per reimpiegare le persone e mantenere la forza lavoro attraverso la formazione. E su questo la disponibilità Fiat è un giusto atteggiamento”.
“Termini è uno stabilimento che non da oggi ha problemi di produzione, scarsa efficienza e problemi logistici. I conti dicono che un’auto costa mille euro in più di quanto costerebbe in altri stabilimenti. Il problema, dunque, non è di obbligare l’imprenditore a mantenere lì lo stabilimento, perché la soluzione durerebbe solo qualche mese, ma di reimpiegare i posti di lavoro persi. E su questo si sta ragionando”
ha concluso la Marcegaglia.
Si spera che i lavoratori possano essere velocemente ricollocati, ma come dice Emma Mercegaglia, il problema che ha portato la FIAT a chiudere lo stabilimento di Termini è semplicemente che produrre in Sicilia costa molto di più che altrove. Viviamo in tempi in cui la strategia impiegata da molte imprese occidentali per abbattere i costi è quella di trasferire la produzione nei paesi dell’est Europa e in Asia. (continua…)

Panaria Film. Dalle Eolie un sogno chiamato CINEMA

7 Apr 2010 | By Raisi

I ragazzi della Panaria, come i ragazzi di vai Panisperna. Un manipolo di pionieri sospinti da un’idea o piuttosto da un sogno: portare il Cinema in Sicilia, fare della Sicilia non solo uno scenario di riprese cinematografiche ma anche luogo di produzione. Il sogno si realizzò con la Panaria Film (con sede a Palermo in via Bandiera 11) ma ebbe breve durata. Di quel periodo compreso fra la metà degli anni Quaranta e la metà degli anni Cinquanta è rimasta una produzione che oggi ha il pregio di ciò che è a pieno titolo cultura: non vale solo per la terra d’origine ma anche e soprattutto perché documenta una stagione che non c’è più. (continua…)

Palermo Araba di Ibn-Haucal, luogo di delizie.

18 Mar 2010 | By Raisi

documento araboLa Sicilia è un’ isola di sette giornate di cammino in lunghezza sopra quattro di larghezza; essa è coperta di monti e castelli, e di fortezze, abitata e coltivata dovunque. Palermo, la città più popolosa e più rinomata di quest’isola, è altresì sua metropoli. Situata sulle sponde del mare dal lato settentrionale, Palermo di divide in cinque quartieri distinti fra loro, quantunque poco lungi l’uno dall’altro. Il primo è la città circondata da un muro di pietra elevato e formidabile. La pinta oggi presenta un rettangolo situato sulla spiaggia del mare; in tempi assai remoti, il mare penetrava in questo luogo per mezzo di una laguna divisa in due rami (Fiumi Papireto e Kemonia). La città greco-fenicia fu fabbricata sulla lingua di terra compresa tra i due rami, il margine che rimaneva verso scirocco offri il sito ad un novello quartiere, ch’esisteva di già al tempo della prima guerra punica, la Khalessah o la Kalsa o Gausa d’oggidì. (continua…)

SFINCIUNI, italianizzato Sfincione, delizia in moto Ape

2 Mar 2010 | By Raisi

Fincione 1U Sfinciuni, alcuni storpiano anche in spinciuni, ma se vogliamo proprio italianizzarlo diventa sfincione. Cibo da strada tipico di Palermo, ma diffuso con diverse varianti in tutta la Sicilia occidentale. L’invenzione pare si debba attribuire alle suore del monastero di San Vito di Palermo, che racconti narrano di come le monache usavano farcirlo, per renderlo più appetitoso e sostanzioso, con polpa di maiale e salsiccia. Nell’agrigentino, invece, si prepara con le patate, pomodoro, olive nere, cipolle e pecorino. A Trapani la ricetta è più simile a quella della capitale isolana; solo farina di frumento per la pasta, mentre per il condimento, cipolle affettate finemente e fatte appassire a fuoco lento in padella con acqua, poi si aggiunge pomodoro fresco, acciughe, caciocavallo e cotto per 40 minuti. A Palermo invece, (continua…)

LEONARDO SCIASCIA, nel ricordo di Antonino Buttita

27 Feb 2010 | By Raisi

sciascia_2-2-00f9eDegli insegnamenti che ho ricevuto da Leonardo Sciascia, essere parco nell’uso degli aggettivi e degli avverbi resta uno dei più decisivi. Mi è perciò difficile parlare dell’uomo e della sua opera, impedito in certo modo nell’uso di aggettivi pur necessari. È il limite che si pone a chi, sollecitato dall’urgenza degli affetti e dei ricordi, di aggettivi non riesce a fare a meno. Non ne ha saputo fare a meno un altro grande scrittore siciliano e suo amico, Enzo Consolo, che nel ricordarlo ha parlato di un uomo e di un intellettuale non solo cristallino, onesto, generoso, ma anche coscienziale. Ecco, Consolo ha saputo trovare l’aggettivo che da solo contiene le parole essenziali per esprimere l’impegno umano e intellettuale di Sciascia. Sono parole come “verità”, “ironia”, “pietà”: parole che noi usiamo e dispensiamo nella banalità de quotidiano, e che solo Sciascia sapeva ricaricare di senso, praticandole non solo con lucida intelligenza, ma anche e soprattutto con alta coscienza morale. (continua…)

Sant’Agata, dal 3 al 5 febbraio festa e devozione a Catania

3 Feb 2010 | By Raisi

sant'agataA proteggere l’isola dalla furia rovinosa del suo splendido vulcano, l’Etna, fermando le sue lave che tutto ingoiano, per secoli si è frapposta Sant’Agata, che vigila e preserva Catania e tutti i paesi ad essa vicina. Ma non solo, Agata si fa carico e protegge i suoi fedeli anche da terremoti, pestilenze, inondazioni, o più semplicemente il seno di quelle donne che in lei trovano consolazione.  Tutti i catanesi dal 3 al 5 di febbraio mostrano una venerazione ed una fede straordinaria ed incrollabile verso la loro santa patrona, ed a lei tributano una festa che trova una enorme partecipazione popolare e una grande devozione. Sono giorni da non perdere se si ci trova a passare per la città etnea, per partecipare ad un evento sacro tra i più belli della Sicilia. Secondo la Passio sanctae Agatae, Agata apparteneva ad una nobile famiglia catanese, di lei si innamora il proconsole Quinziano, a quei tempi prefetto in Sicilia. La giovane donna rifiuta le lusinghe del togato e ne scatena le ire. (continua…)

Noi che…ascoltavamo ARIA di Marcella Bella

1 Feb 2010 | By Raisi

MARCELLA BELLA AIRENoi che…ragazzini degli anni ottanta cantavamo ARIA di Marcella Bella, e non capivamo il perché le nostre nonne, con rosario alla mano, ci dicevano: STI RAGAZZI D’AVANNO NUN HANNU RUSSURU NTE FACCI?, SU SEMPRI CHIU’ VASTASI E SVERGOGNATI.
AHHH…povera nonna, solo oggi comprendo che intonando ingenuamente “Spero solo che non bussi un uomo adesso / mi comporterei come non vorrei / la mia mente è chiara, ma a volte è più forte il sesso / la mia gatta è ancora lì, non parla ma dice sì…”, come potevi sentirti.
Tempo che fù. La cosa che più mi lascia sgomento e pensare alla gatta che comprendendo tutto dice di si !!!! Lascio a voi altri commenti, nel frattempo godiamoci la canzone, della nostra beniamina catanese Marcella; da uno stralcio di SuperFlash.

P.S: il balletto è da urlo…credetemi… (continua…)

Piana degli Albanesi, gioielli in forma d’abito

21 Gen 2010 | By Raisi

Piana degli AlbanesiVengono ancora tramandati di madre in figlia e conservati gelosamente per essere indossati il giorno delle nozze, durante la Settimana Santa ed in altre poche cerimonie religiose e festive. Sono gli abiti delle donne di Piana degli Albanesi, parte integrante delle tradizioni locali: magistrali capolavori di ricamo, declinati in tante versioni. L’abito della festa si compone di una gonna di seta rossa arricchita in vita, proposta in due versioni: ncilona, ricamata diffusamente in oro con motivi floreali, e adornata a partire dall’orlo delle fasce d’oro o d’argento lavorate a fusello. Altre componenti sono: il grembiule nero o blu di pizzo; il busto; la camicia di lino bianco a maniche lunghe e ampie; il corpetto rosso ricamato in oro senza maniche o il giubbino, xhipuni; il merletto che ricopre la parte superiore del seno; la mantellina di seta azzurra con l’orlo ricamato in oro; la cintura in argento con placca frontale, brezi, i cui, nella maggior parte dei casi, viene raffigurato San Giorgio che uccide il drago. Infine la keza, copricapo di colore rosso, verde o viola, ricoperta di una rete d’oro lavorata a tombolo. (continua…)

Il mito legato ai fiumi Ciane e Anapo

20 Gen 2010 | By Gallito

fiumecianeIl mito di Ciane e Anapo

Quante sorgenti e quanti fiumi siciliani sono collegati a fatti mitologici: come la fonte Aretusa di Siracusa, che prende il nome dalla sfortunata ninfa al seguito di Artemide, sciolta dalla dea nella famosa sorgente per liberarla dalle insistenze dell’innamorato Alfeo.

Anche i fiumi Ciane e Anapo, il cui corso si unifica nel tratto finale per riversarsi in una foce unica nel Porto Grande di Siracusa, si ricollegano al mito, ed ancora una volta la leggenda tratta di un amore “divino” finito in tragedia.

Persefone, figlia di Zeus e di Demetra, dea della vegetazione e dell’agricoltura, era intenta a cogliere fiori insieme ad alcune ninfe presso le rive del lago Pergusa (vicino ad Enna). Improvvisamente, dal suo regno sotterraneo sbucò fuori Ade, innamorato della fanciulla, che per non perdere tempo in corteggiamenti e soprattutto per evitare di chiedere la mano di Persefone al fratello Zeus, decise di rapirla. (continua…)

Ad ACIREALE il 20 gennaio, tutti di corsa per San Sebastiano

15 Gen 2010 | By Raisi

San Sebastiano AcirealeNel V secolo c’è chi vuole Sebastiano, soldato e martire, oriundo di Narbona in Francia; altri ne assicurano invece l’origine spagnola. Educato comunque a Milano, è assai caro all’imperatore Diocleziano che gli affida il comando della prima coorte. Quando Diocleziano che aveva un  profondo odio verso i fedeli a Cristo, scoprì che Sebastiano era cristiano esclamò: “Io ti ho sempre tenuto fra i maggiorenti del mio palazzo e tu hai operato nell’ombra contro di me.”; fu quindi da lui condannato a morte, trafitto da frecce. Sempre secondo la leggenda, dopo questo martirio fu abbandonato perché i carnefici lo credettero morto, ma non lo era, e fu amorevolmente curato e riuscì a guarire. (continua…)

I Viaggi di Platone in Sicilia

13 Gen 2010 | By Gallito

Platone in Sicilia

Altro che “viaggi estremi”, come si direbbe oggi. Né la tratta in schiavitù, né la prigione, né il rischio della condanna a morte fermarono Platone dal ritornare in Sicilia, più precisamente a Siracusa al tempo della tirannide di Dionisio prima e di Dionisio il giovane dopo.

Il filosofo non fu mosso tanto dalla ricerca dell’avventura quanto piuttosto dai nobili sentimenti della curiosità scientifica e dell’amicizia per i quali corse consapevolmente i rischi più gravi. In qualche maniera ci ricorda Ulisse. Ma è necessaria una premessa.
Il grande filosofo ateniese pensava, o meglio s’illudeva, che potesse esistere uno Stato perfetto nel quale i cittadini fossero soddisfatti nei loro bisogni primari e nessuno si arricchisse a scapito degli altri. I duemila e passa anni successivi al tempo in cui è vissuto Platone hanno dimostrato che ancora questo Stato dev’essere inventato. Platone fondava la sua tesi sul convincimento che la corruzione dei governanti nasce dall’importanza che essi danno alle ricchezze materiali. E quindi ecco la soluzione. Assegnare le responsabilità di governo a chi attribuisce poca importanza al denaro. Queste persone esistono, egli sosteneva, e sono i filosofi. Bastava quindi che il governo fosse assegnato ai filosofi o che si trasformassero in filosofi quelli che già stavano al governo, ed ecco che il gioco era fatto. Ma Platone non si limitava a filosofare. Egli voleva anche una realizzazione concreta delle sue idee. (continua…)

Natali Perduti di Vincenzo Consolo

29 Dic 2009 | By Raisi

presepe6Quannu Cesari jittavu / lu gran bannu ‘mpiriusu, / ‘nta la chiazza si truvava San Giuseppi gluriusu. Così cominciava la novena. E così finiva: Pruvinzali vi saluta/ ch’ha pirdutu li nuttati: / cu ddu soddi chi ci dati, / Pruvinzali lu pajati.

Provenzale era il vecchio campanaro del paese. Un vecchio alto e magro, la testa bianchissima, che cantava e suonava il mandolino. L’accompagnavano, con fisarmonica e chitarra, l’organista Fiorino e il calzolaio Machi. Era certamente, la novena del provenzale, una delle tante ninnareddi dei ciechi, forse una variante messinese del Viaggiu dell’Annuleri, che mia madre ogni anno “pigliava”. Arrivava, il terzetto, verso mezzanotte, prima come eco lontana, dalla casa dei Calderone, dei Ricciardi, delle signorine Lo Monaco; sotto casa nostra, mi sembrava che il Provenzale sostasse più a lungo, dispiegasse di più la sua voce, forse per il fatto che noi eravamo in tanti, in otto figli; poi passava alla casa dei Ferrara, dei Cappelletti, e giù giù fino a dileguarsi. Natale era il Provenzale ed era anche la preparazione del presepio. Pel presepio, io e mio fratello Melo andavamo, prima d’ogni cosa, alla ricerca dei carcarazzi, pietre nere e porose come le pietre laviche, che si rinvenivano lungo la ferrovia oppure alla centrale elettrica dei Franchina. I carcarazzi erano la base del presepio, formavano, ammucchiati, montagne, valli e grotte. (continua…)

Il Carretto Siciliano, vanità popolare

23 Dic 2009 | By Raisi

Carretto_04Nato come strumento di lavoro, per trasportare merci e persone, la storia del carretto siciliano è strettamente connessa a quella dell’economia dell’isola. Il suo era talmente esteso che solo nella città di Palermo se ne contavano cinquemila. E ciò a riprova che i più famosi carradori e pittori dei centri minori furono a scuola nelle botteghe artigiane di Palermo e Catania. Nell’ottocento i collegamenti tra i centri urbanizzati e la campagna erano quasi esclusivamente assicurati dai carrettieri. Ma le bellissime e sontuose carrozze barocche dei nobili, presto attirarono l’attenzione del popolo, e chi possedeva un carrettino capì, vuoi anche per emulazione, che decorare il proprio mezzo poteva essere anche un espediente, per chi faceva l’ambulante, di attirare clientela.  Per non dimenticare delle gite domenicali; la scampagnata, ancora oggi in voga, impone  il carrettino come  protagonista; quindi lo si ripuliva per bene, lo si rendeva confortevole per mogli e figli e via verso il mare o la campagna. (continua…)

Bamminiddari tradizione di natale in Sicilia

12 Dic 2009 | By Raisi

gesu_bambinoCon i piedi e le mani per aria, addormentato su un cuscino, seduto con il cuore rosso in mano, sdraiato in mezzo a ghirlande di fiori e frutta, nudo o vestito con abiti ricchissimi, di seta e ricami, tra oro e coralli, molto spesso dentro campane di vetro ma il luogo dove tutti noi lo vogliamo sempre vedere è all’interno della mangiatoia tra Maria, Giuseppe, il bue e l’asinello. Ecco un presepe dove naturalmente Gesuzzu Bamminu cioè il Bambinello Gesù è il cardine attorno al quale ruota tutto un mondo agro pastorale che per la prima volta San Francesco D’Assisi realizzò nel 1223. In Sicilia il piccolo Gesù fin dal medioevo era spesso in cera, eseguito con il gusto per i più minuti particolari, la cui produzione si è andata perdendo nel tempo, rappresentano oggi dei veri e propri pezzi da collezione. Custodi di quest’arte sopraffina i cosiddetti “Bamminiddari” e “Ceraiuli“. La tradizione di lavorare la cera – la ceroplastica, parte dal medioevo ed era particolarmente diffusa in Sicilia, da Palermo a Trapani e nella regione Iblea. Attività esercitata prevalentemente nei conventi e nei monasteri, dalla seconda metà del ’600 divenne una vera e propria arte eseguita da artigiani conosciuti e richiesti in tutta Europa. (continua…)

A Siracusa gli occhi sono solo per Santa Lucia

9 Dic 2009 | By Raisi

Lucia 1È dal 1204 che Siracusa aspetta il ritorno della sua Santa; Lucia prima venne rubata, naturalmente intendo le sue spoglie mortali, e condotte dai Bizantini, in fuga per l’arrivo dei mussulmani, a Costantinopoli. Secoli dopo indetta da Papa Innocenzo III la quarta crociata, i veneziani che componevano la spedizione, invece di raggiungere la terra santa preferirono assediare e depredare la capitale Bizantina, portando innumerevoli tesori nella città dei dogi tra cui le sacre reliquie di Lucia.
Custodite nella chiesa di Geremia e Lucia a Venezia, ancora oggi i cittadini fratelli di Archimede chiedono a gran voce il suo ritorno, ma tranne qualche frammento, chi di dovere non ha ancora esaudito la giusta richiesta dei siracusani, che coltivano l’aspirazione di condurre le spoglie della loro patrona, nell’originale sepolcro che si trova in tempietto barocco di forma ottagonale pronto dal 1629.
Ugualmente a Siracusa, anche in sua assenza, il 13 dicembre, giorno del suo martirio, vengono indette grandi celebrazioni. Tutto il popolo partecipa ed aspetta con fervore l’uscita, dalla meravigliosa cattedrale, del simulacro argenteo di Lucia, che portato a spalla da 60 fedeli viene condotto attraverso le vie della città, proprio nel luogo del suo sepolcro, ove rimane per otto giorni esposto alla venerazione dei devoti. (continua…)