Un piccolo promemoria sui luoghi più belli e affascinanti della città di Palermo e della Sicilia Occidentale, anche se qualche piccolo appunto sull’oriente dell’isola non manca. Nel riproporvelo, ringraziamo Giorgio Cannizaro per questo semplice ma prezioso elenco.
Ricordo di un mondo scomparso, oggi le masserie e i bagli, vengono trasformati e riutilizzati per le moderne esigenze nell’ambito di una promozione turistica, che vuole far conoscere lo stile di vita discreto dell’ambiente rurale della Sicilia di secoli passati. Nella toponomastica, ricorrono spesso questi nomi, specialmente in alcune province; il trapanese è una di queste. Sovente i due termini, Baglio e Masseria si confondono e sovrappongono, ma nascono per fini e modalità differenti. La Masseria nasce dal termine latino massa, che nell’ambiente agricolo del basso impero e periodo bizantino, rappresenta la grande proprietà terriera, dove al suo centro era posta una villa rustica a volte lussuosa; un esempio calzante è la Villa Romana del Casale di Piazza Armerina inserita del contesto della massa philosophiana. (continua…)
Partendo da Menfi in direzione bivio Misilbesi, percorrendo la strada provinciale per circa 2 chilometri, fino ad arrivare nei pressi del vallone San Vincenzo, zona sottoposta a vincolo paesaggistico per le sue bellezze naturali e per la presenza di una ricca fauna e flora spontanea, dove si possono osservare gli arbusti tipici della macchia mediterranea: il terebinto, l’erica, il ginestrone, la fillirea. Interessante anche la presenza di specie vegetali della macchia bassa quali diverse qualità di orchidee selvatiche, la Ruta, l’Asfodelo, il Giaggiolo selvatico, l’Anemone dei fiorai, il Croco, l’Asparago pungente ed altre specie di minor pregio. Ripercorrere la provinciale in direzione Misilbesi, seguendo le indicazioni lago Arancio – Sambuca di Sicilia ed immettersi sulla strada consortile indicata dalla segnaletica, fino a raggiungere il lago, meta di numerose specie di uccelli migratori. (continua…)
Domina paesaggi ventosi non distogliendo mai lo sguardo al mare. Caltabellotta, fiera dalla sua rupe, veglia sulla valle del Platani, e come un presepe rimane adagiata sui monti Sicani. Da Sciacca distante una ventina di chilometri percorrendo la provinciale 76, si giunge al borgo che domina tre colli: il Monte San Pellegrino, il Monte Castello e il Monte Gogàla. Un’atmosfera di pace regala il piccolo paese, e vagando per le sue strade, tra scorci d’incanto, insediamenti preistorici testimoniano l’antichità del sito; secondo gli studiosi da queste parti fu fondata la cittadina greca di Triocala di cui fu vescovo San Pellegrino che liberò il territorio dalla presenza in un drago. (continua…)
Allegro, vitale, caleidoscopio di colori e voci urlanti. Descrivere Ballarò non è facile, bisogna viverlo, e se si viene a Palermo farsi fagocitare è d’obbligo. Solo così si riesce a comprendere una parte dell’anima della città. Situato nel cuore dell’Albergheria, nei pressi della stazione centrale, si allarga dal Corso Tukory fino a Casa Professa, con un uso di origine araba di inondare la strada di mercanzia: le innumerevoli cassette di legno contengono frutta, verdura, carne, pesce, spezie e tanto altro, merce che viene continuamente abbanniata (in siciliano gridata) in cantilene dalle cadenze orientali, per lodare la buona qualità del prodotto. La gente si accalca in un groviglio di braccia che si tendono verso i banchi stracolmi e di gambe che si affrettano negli acquisti, il tutto risulta un crogiuolo dal sapore di tanti secoli addietro. (continua…)
Massicci montuosi dal cuore di pietra, boschi, valli, paesi arroccati. Le montagna della Sicilia sono poco conosciute, ma incredibilmente belle. Come le Madonie, affacciate sul Tirreno. Un territorio di circa 40 mila ettari divenuto dal 1989 Parco Naturale Regionale dove, da tre anni, l’Engea (Ente Nazionale Guide Equastri Ambientali) organizza tour a cavallo e gastronomici. Si parte da Castellana Sicula, dove ha sede il centro equituristico, in sella a un Sanfratellano, a un Indigeno Siciliano o a un Purosangue Orientale, razze equine locali, e si sale subito alla vetta più alta, monte San Salvatore, 1912 metri. Qui ci si ferma per un bivacco: la salita è stata faticosa e un pò di riposo non guasta. (continua…)
Assolata e sonnecchiante, Trapani è una città che sorprende, dove lo Scirocco profuma di sale e rilassa i sensi. Scorci pittoreschi, vie nobili e spiaggie molto frequentate animano la vita di questa piccola provincia. Fondata da Erice come approdo portuale, ancora oggi è la sua più importante caratteristica. Tutto a Trapani sa di mare, la sua economia ruota attorno al cantiere navale, alla pesca, alla lavorazione del tonno e un tempo anche del corallo. Una città tutta da scoprire e il modo migliore è a piedi. Via Garibaldi e Via Vittorio Emanuele sono le arterie principali e cuore del centro storico. La vita pulsa attorno la Cattedrale di San Lorenzo, la chiesa del Purgatorio, la chiesa del Collegio dei Gesuiti, ma ancora il pittoresco mercato del pesce, la Torre di Ligny, innumerevoli palazzi Nobiliari di diverse epoche. Nella parte moderna è collocato il Santuario dell’Annunziata dove è custodita la statua trecentesca della Madonna di Trapani. Nell’adiacente ex convento ha sede il Museo Regionale Conte Agostino Pepoli che possiede un splendida collezione. Trapani saprà incantarvi gia al primo respiro. (continua…)
Una visita assolutamente da consigliare, per comprendere meglio l’idea di morte che i siciliani, ed in questo caso i palermitani, atavicamente si tramandano, e per capire quale concetto i nobili e il clero panormiti avevano di se stessi e del loro destino. La visita presso “le Catacombe dei Cappuccini” a Palermo, inizialmente risulta un pugno nello stomaco; non è facile trovarsi faccia a faccia con la morte, ed in questo luogo non è un eufemismo, ma poi la nostra anima viene rapita da quel mondo di volti putrefatti e spontaneamente siamo portati a riflettere sull’aldilà ma anche a sorridere della morte. In effetti assumiamo delle facce buffe da trapassati. Ridere però non è consigliabile in questo luogo, il Cimitero sotterraneo dei Cappuccini impropriamente chiamato “ Catacombe “ ancora oggi viene custodito dai frati francescani (continua…)
Scrigno prezioso, che dona tanta bellezza e tanta pace. Questa è Cava Grande del Cassibile, area naturalistica integra, incassata in una stretta cava – tra le più vaste del siracusano – profonda 250 metri e lunga circa 10 chilometri. Ubicata in una zona centrale dell’altopiano ibleo, il fiume Cassibile, nel lento scorrere della sua esistenza ci ha regalato un vero angolo di paradiso; ha scavato lungo il suo percorso, una serie di laghetti, dove cascate e cascatelle giocano modellando la spettacolare morfologia a gradinata del letto fluviale. (continua…)
Dal 2002 Sutera, pittoresco borgo medievale in provincia di Caltanissetta, è una delle 162 località insignite della Bandiera Arancione, il marchio di qualità assegnato dal Touring Club Italiano nella’ambito del progetto Sviluppo Italia. L’iniziativa intende valorizzare i centri minori dell’entroterra che promuovono il turismo nel rispetto dell’ambiente e di chi ci abita. Situata nella valle del fiume Platani, in un suggestivo contesto paesaggistico, Sutera si è contraddistinta per la tipicità del territorio, la bellezza dei suoi antichi quartieri e la sua storia, segnata dal passaggio di Greci, Romani, Bizantini, Mussulmani Normanni. (continua…)
Ancora una volta una fuga improvvisa e rocambolesca, stavolta da Malta, e la sosta a Siracusa, sono all’origine della grande e superba pala d’altere “Seppellimento di Santa Lucia”. L’animo sempre inquieto di uno dei più grandi pittori della storia, Caravaggio, accompagna tutte le opere. A Siracusa accolto con tutti gli onori, vista la fama che lo precedeva e l’amicizia degli anni romani con Mario Minniti (pittore siciliano), i letterati ed eruditi gli riservano grande attenzione e l’esperto di antichità Vincenzo Mirabella lo accompagna a vedere i resti archeologici. Caravaggio rimane impressionato dalle Latomie, una in particolare a forma di padiglione auricolare che lui stesso chiamerà, lasciando questo nome alla storia, Orecchio di Dionisio. Di questa grotta suggestiva si ricorderà proprio per l’ambientazione del Seppellimento che il senato di Siracusa gli commissiona per la chiesa di Santa Lucia extra moenia, posta vicino alle catacombe e proprio nel luogo del sepolcro della Vergine. (continua…)
Il pittoresco intreccio medievale di strade e vicoli che caratterizzano Vizzini, in provincia di Catania e situato in zona collinare (600m), venne in parte mantenuto anche dopo il terribile terremoto del 1693, poiché perfettamente si adattava alla morfologia del luogo: il paese è, infatti, situato sul declivio di due colli contigui, in prossimità delle sorgenti del fiume Dirillo, a pochi chilometri da Grammichele. Le ricostruzioni in stile barocco si sono innestate sul preesistente tessuto architettonico. Di grande suggestione il centro storico: cuore cittadino è piazza Umberto I, sede di Palazzo Verga e del Palazzo Municipale. A fianco parte la Salita Marineo, una scalinata ornata da maioliche con motivi geometrici e floreali. In cima, la chiesa Madre, intitolata a San Gregorio Magno, in stile gotico-catalano, che nella navata sinistra ospita una cappella tardobarocca con un pregevole soffitto ligneo progettato da Natale Bonaiuto, architetto e scultore siracusano. (continua…)
Come un satellite che ha smarrito la sua orbita e vaga isolato, questa è Alicudi. Un cono perfetto, un frammento vulcanico sul mar Tirreno, che dispensa bellezza ed invita ad abbandonarsi alla sua indole flemmatica. Per raccontare i profumi, le atmosfere, i colori di questo tondo immerso in un mare incontaminato, non vi basterebbe una vita. Ogni cosa ad Alicudi ci comunica che non è un isola per tutti, non è un isola per il turismo di massa. Solo un albergo, una farmacia, due negozi di alimentari, un bar, la spiaggetta sul porto e un delizioso paesino di case bianche che si inerpica su ampie terrazze. (continua…)
Le incisioni della Grotta dell’Addaura sono uno dei più significativi esempi di arte rupestre paleo-mesolitica. La grotta è situata sul Monte Pellegrino a Palermo e il ritrovamento dei graffiti è recente ed è stato del tutto casuale. Le tre grotte che costituiscono il complesso dell’Addaura nel massiccio del Monte Pellegrino erano già state studiate dai paletnologi dato che in esse era stato ritrovato lo scheletro di un elefante nano. Fu dopo lo sbarco in Sicilia e l’arrivo a Palermo nel 1943 che gli alleati, in cerca di un sito idoneo, avevano destinato le grotte a deposito di munizioni ed esplosivi. Lo scoppio accidentale dell’arsenale a fine guerra provocò lo sgretolamento delle pareti della grotta principale e il crollo di un diaframma di roccia portando alla luce i graffiti fino ad allora coperti dalla patina del tempo. I graffiti vennero studiati accuratamente dalla professoressa Jole Bovio Marconi i cui studi furono pubblicati nel 1953. Per la prima volta compaiono figure umane, in mezzo ad una moltitudine di bovidi, cavalli selvatici e cervi, rappresentate in una specie di danza rituale, segno tangibile che in quella comunità esisteva una forma di religiosità. La scena mostra un cerchio di nove figure essenziali che sottolineano le movenze del corpo, mentre i volti sono appena abbozzati e sembrano coperti da maschere che raffigurano uccelli. (continua…)
Per chi giunge da Palermo, la superba cattedrale sembra adagiata sui tetti delle case dell’antico borgo e l’imponente rupe che incombe alle sue spalle sono proprio il biglietto da visita della città cui ha dato il nome: Cefalù. Che derivi da greco Kephaloidion (latinizzato Cephaleodium) o dal fenicio Kefa, il nome è connesso alla caratteristica forma di TESTA del promontorio. Ai piedi della rocca la cittadina dal medioevo in poi si sviluppò attorno al suo monumento più importante, il Duomo, una delle più belle chiese Normanne di Sicilia. Però Cefalù aveva già secoli di storia alle sue spalle. Il primo nucleo urbano viene fato risalire al V secolo a.C. e tracce sono riscontrabili sia sul monte che all’interno dell’abitato. Vicino al duomo si sono trovate due interessanti strade, una ellenistica, l’altra romana del I secolo a.C.; nella chiesa di Santa Maria della Catena, la parte inferiore di una torre di fortificazione è inglobata al campanile; nei pressi di via Porpora vi è l’unica torre quasi totalmente conservata, e si trova anche una postierla. (continua…)
Quell’esuberanza talvolta eccessiva, generata dalla consapevolezza della fragilità della vita. Dove la banalità viene bandita in una ricerca del bello, in forme contorte, distorte, che sentimentalmente tentano di prendere vita attraverso quelle architetture che qualcuno si ostina a chiamare solo Barocco. Ma la Sicilia non ammette semplificazioni e il Duomo di Siracusa è il primo a raccontare della sua unicità. Lo si osserva dal di fuori e il bianco abbacinante dilata a dismisura i confini di tutta la piazza che diventando palcoscenico invade i nostri occhi e il nostro spirito. La facciata eretta da Andrea Palma è uno struggente capolavoro del Barocco isolano. Ha due ordini di colonne staccate dal muro, con cornici movimentate e sporgenti. L’effetto complessivo è assai scenografico. Lo scultore palermitano Ignazio Marabitti ci mise del suo per abbellirla, modellando le statue marmoree dei Santi Pietro, Paolo, Lucia, Marziano, che popolano la facciata. (continua…)
Antonino Zichichi racconta il connubio indissolubile tra Sicilia e Scienza: la Sicilia è la terra che ha dato al mondo un gigante del pensiero scientifico, tecnologico e matematico: Archimede. Fu il grande Siracusano, e non Eistein, a inventare il primo esperimento di pensiero: « Datemi un punto d’appoggio e solleverò il mondo ». Archimede scoprì perché una nave non affonda e dimostro che il numero di granelli di sabbia non è infinito come insegnavano i pitagorici. Quel calcolo lo portò a scoprire i numeri esponenziali. Poi venne quel barbaro-guerriero romano che lo uccise, causando un disastro che avrebbe bloccato per quasi duemila anni il progresso delle nostre conoscenze sulle Leggi Fondamentali della Natura. E infatti, da Archimede a Galileo Galilei c’è il vuoto assoluto nel progresso scientifico e tecnologico. L’ansia del sapere, che ebbe in Sicilia , con Archimede, un esempio tra i più grandi, trova una continuità di pensiero nel Centro Ettore Majorana a Erice. (continua…)
Isolato, solitario, miracolosamente intatto, il Tempio Dorico di Segesta era celebrato dai viaggiatori romantici per la sua posizione elevata su uno dei colli del Monte Barbaro. Visibile da lontano, in piena armonia con la natura tra agavi e spinosi cespugli, sulla collina che ne accentua la grandiosità, il nostro sguardo spazia senza elementi di disturbo: era l’immagine perfetta dell’ideale greco inseguito dai viaggiatori dell’Ottocento che si lanciavano nell’avventura del GRAND TOUR, per ammirare le vestigia del passato. Gli studiosi discutono ancora sulla funzione del tempio e sul perché appaia incompleto; unico edificio a struttura aperta conosciuto nel mondo antico. È certo che venne costruito alla fine del V secolo a.C., da un abile architetto ateniese, esempio aulico e purissimo di stile dorico per un tempio che sottolineo in stile greco. Gioco sottile di parole il mio, che lascia intendere una delle ipotesi avanzate. (continua…)

Banalmente si potrebbe dire che il tratto di costa compreso tra Capo Bianco (Cattolica Eraclea) e Borgo Bonsignore (Ribera) è uno dei più belli dell’Agrigentino. Difficile descrivere la straordinaria suggestione di questi luoghi, la quiete dei sentieri animati soltanto dal canto degli uccelli, dal frinire dei grilli, dal repentino guizzo di piccoli animali e insetti tra le foglie, dal ritmico mormorio della risacca marina. La visita alla splendida Riserva Naturale Foce del Fiume Platani, gestita dal Dipartimento Regionale Azienda Foreste Demaniali, è sicuramente un’esperienza indimenticabile. (continua…)
Luce che ti avvolge e ancor di più ti abbaglia. Tre chilometri di spiaggia fine e bianchissima, delimitata ai lati da una costa che si alza e si frange in calette di ghiaia sassosa ed angoli romanticamente di roccia selvaggia. Il mare semplicemente a San Vito lo Capo resta protagonista dell’abitato con il turchese tropicale delle sue acque cristalline, indescrivibilmente trasparenti (solo le foto riescono ad aiutarmi dove le parole non arrivano), caraibico scenario in terra siciliana; e la sabbia che dolcemente degrada verso il largo, passerelle in legno, torrette di avvistamento, con assistenti bagnanti che garantiscono una nuotata sicura. (continua…)