Teocrito (Siracusa, 324/321 a.C. – circa 250 a.C.) è stato un poeta greco antico siceliota.
Teocrito è con ogni probabilità il maggiore poeta dell’età ellenistica, vero erede del genere bucolico creato da Stesicoro, ma anche poeta di versi amorosi e leggeri nella descrizione della società del suo tempo.
Poco sappiamo di certo sulla vita di Teocrito. Quando i biografi antichi erano a corto di notizie sulla vita di un autore, ricavavano informazioni dalle opere, ma il fatto che nelle opere di Teocrito compaiano come protagonisti pastori e contadini, non vuol dire che il poeta abbia svolto l’uno o l’altro mestiere.
Teocrito si espresse con inni, elegie, liriche, giambi, epigrammi, anche se fu famoso fin dall’antichità per la freschezza del suo genere bucolico.
I frutti
sul nostro capo ondeggiavano al rezzo soave, le piante.
Ebbre di sol le cicale strillavan nel denso fogliame, a non finire; da lungi la raganella dolente gracidava, nascosta nei fitti grovigli dei pruneti.
Lodole e cardellini trillavan, gemea la palomba, bionde ronzavan l’api, dintorno alle polle canore.
Tutto d’estate opulenta odorava, odorava d’autunno, e ne cadevano a’ piedi le pere, odorose d’intorno ruzzolavan le mele; si protendevano curve sino a terra, le rame ricolme di brune susine.
TEOCRITO DI SIRACUSA (da IDILLI)
Ormai lanciata nell’olimpo delle dive del piccolo schermo, Miriam Leone, Catanese DOC, in questo anno ne ha fatta di strada e adesso si appresta a conquistare la prima serata su Rai Uno con lo show Ciak… si canta!, insieme al comico Pino Insegno. Nata il 14 Aprile 1985, ha vissuto ad Acireale dove passa la sua infanzia e adolescenza. Frequenta il liceo Classico “Gulli e Pennisi” dove si è diplomata, pensate, insieme a Fausto Raciti (altra storia tutt’altro che allegra). Nel febbraio 2008 è stata eletta reginetta dell’ splendido Carnevale delle sua Acireale e a breve conquisterà anche la fascia di Miss Prima dell’Anno 2008, titolo acquisito durante il programma di Carlo Conti, L’anno che verrà. Dopo l’eliminazione e il ripescaggio la sua bellezza ma ancor di più la sua trascinante simpatia, il grande carattere e una buona dose di cultura conquista gli italiani che sul podio di Salsomaggiore la incoronano Miss Italia 2008. Dal 1 giugno 2009 conduce, su Rai Uno, Uno Mattina Estate, in coppia con Arnaldo Colasanti, istituendo una sorta di primato: non era mai successo, infatti, che una Miss Italia, nell’anno della sua elezione e in possesso del titolo, venisse chiamata alla conduzione di un programma così impegnativo di Rai Uno per la durata di tre mesi. (continua…)
Renzino Barbera, scomparso da meno di un anno, era discendente di una famiglia di industriali palermitani che producevano e imbottigliavano olio d’oliva fin dalla fine dell’800. La storia degli Oleifici Barbera fin dalle origini è la storia di un’industria a conduzione familiare. Renzino, all’anagrafe Lorenzo, che apparteva alla terza generazione della storia industriale della famiglia, era un ragazzo geniale ed irrequieto; chi lo ha conosciuto aggiunge anche spigoloso. Egli venne presto in conflitto con il padre e scelse la strada a lui più congeniale, quella dell’arte. Fu poeta e cabarettista di successo, non allontanandosi però del tutto dall’azienda di famiglia, al cui sviluppo contribuì con lungimiranti scelte nel marketing e nella comunicazione. (continua…)
I principali mercati storici di Palermo sono il Ballarò, Il Capo e la Vucciria. Anche se ormai marginali, la Vucciria ormai non esiste quasi più, resistono ancora alle logiche di mercato della grande distribuzione, facendo di Palermo una città atipica rispetto ad altre città europee dove i piccoli esercizi sono stati quasi del tutto sostituiti dai centri commerciali.
Per i mercati storici tra tavole di marmo con pescespada in bella mostra e cassette di prodotti ortofrutticoli di ogni genere si sentono le abbanniate (l’attu d’annunziari lu bannu) le grida cioè dei venditori, che sfidandosi a colpi di decibel, fanno a gara per attirare l’attenzione dei passanti sui propri banchi.
Vengono ancora tramandati di madre in figlia e conservati gelosamente per essere indossati il giorno delle nozze, durante la Settimana Santa ed in altre poche cerimonie religiose e festive. Sono gli abiti delle donne di Piana degli Albanesi, parte integrante delle tradizioni locali: magistrali capolavori di ricamo, declinati in tante versioni. L’abito della festa si compone di una gonna di seta rossa arricchita in vita, proposta in due versioni: ncilona, ricamata diffusamente in oro con motivi floreali, e adornata a partire dall’orlo delle fasce d’oro o d’argento lavorate a fusello. Altre componenti sono: il grembiule nero o blu di pizzo; il busto; la camicia di lino bianco a maniche lunghe e ampie; il corpetto rosso ricamato in oro senza maniche o il giubbino, xhipuni; il merletto che ricopre la parte superiore del seno; la mantellina di seta azzurra con l’orlo ricamato in oro; la cintura in argento con placca frontale, brezi, i cui, nella maggior parte dei casi, viene raffigurato San Giorgio che uccide il drago. Infine la keza, copricapo di colore rosso, verde o viola, ricoperta di una rete d’oro lavorata a tombolo. (continua…)
Altro che “viaggi estremi”, come si direbbe oggi. Né la tratta in schiavitù, né la prigione, né il rischio della condanna a morte fermarono Platone dal ritornare in Sicilia, più precisamente a Siracusa al tempo della tirannide di Dionisio prima e di Dionisio il giovane dopo.
Il filosofo non fu mosso tanto dalla ricerca dell’avventura quanto piuttosto dai nobili sentimenti della curiosità scientifica e dell’amicizia per i quali corse consapevolmente i rischi più gravi. In qualche maniera ci ricorda Ulisse. Ma è necessaria una premessa.
Il grande filosofo ateniese pensava, o meglio s’illudeva, che potesse esistere uno Stato perfetto nel quale i cittadini fossero soddisfatti nei loro bisogni primari e nessuno si arricchisse a scapito degli altri. I duemila e passa anni successivi al tempo in cui è vissuto Platone hanno dimostrato che ancora questo Stato dev’essere inventato. Platone fondava la sua tesi sul convincimento che la corruzione dei governanti nasce dall’importanza che essi danno alle ricchezze materiali. E quindi ecco la soluzione. Assegnare le responsabilità di governo a chi attribuisce poca importanza al denaro. Queste persone esistono, egli sosteneva, e sono i filosofi. Bastava quindi che il governo fosse assegnato ai filosofi o che si trasformassero in filosofi quelli che già stavano al governo, ed ecco che il gioco era fatto. Ma Platone non si limitava a filosofare. Egli voleva anche una realizzazione concreta delle sue idee. (continua…)
Nato come strumento di lavoro, per trasportare merci e persone, la storia del carretto siciliano è strettamente connessa a quella dell’economia dell’isola. Il suo era talmente esteso che solo nella città di Palermo se ne contavano cinquemila. E ciò a riprova che i più famosi carradori e pittori dei centri minori furono a scuola nelle botteghe artigiane di Palermo e Catania. Nell’ottocento i collegamenti tra i centri urbanizzati e la campagna erano quasi esclusivamente assicurati dai carrettieri. Ma le bellissime e sontuose carrozze barocche dei nobili, presto attirarono l’attenzione del popolo, e chi possedeva un carrettino capì, vuoi anche per emulazione, che decorare il proprio mezzo poteva essere anche un espediente, per chi faceva l’ambulante, di attirare clientela. Per non dimenticare delle gite domenicali; la scampagnata, ancora oggi in voga, impone il carrettino come protagonista; quindi lo si ripuliva per bene, lo si rendeva confortevole per mogli e figli e via verso il mare o la campagna. (continua…)
Ciuri Ciuri insieme a Vitti na crozza, è di sicuro la canzona polopare siciliana più conosciuta al mondo. Tutti i turisti almeno un volta alla settimana mi chiedeno di cantarla, o peggio ancora, cominciano loro ad intonarla. Versioni ne esistono tante, il rifornello per tutte rimane sempre uguale. I “Ciuri” (in italiano “i Fiori”) ciuri di tuttu l’anno l’amuri ca mi dasti ti lu tornu (fiori di tutto l’anno, l’amore che mi hai dato io te lo restituisco), è semplicemente lo stornello tormentone di tutta la canzone che si arrichhisce di strofe che parlano di abbandono, di lavoro, di amore e a volte di corna, ma l’epilogo finale, un po maschilista canta ciuri di rosi russi, a lu sbucciari: amaru a l’omu ca e fimmini cridi…(fiori di rose rosse, che sbocciano: danno solo dolore all’uomo che crede alle donne), che sottolinea la disillussione che provoca l’amore ma anche a chi crede che in sicilia la donna sia stata sempre sottomessa. Per sorridere vi propongo la versione remix fatta da giovani di Licata, per i siciliani di tutto il mondo. (continua…)
“Corpi umani che diventano rovine” queste le visioni di Daniele Ciprì e Franco Maresco – scoperti da Enrico Ghezzi e inseriti all’interno del programma televisivo Blob, in onda su Rai3, si presentano come una variante delle teorie del Trash del momento, comparendo con i loro sketch grotteschi e crudi.
Il loro lavoro, sotto una visione di insieme, apre una finestra verso un mondo artistico, un mondo sub-umano, un mondo a parte, un mondo trascurato, dimenticato, fatto di segni, fatto di brutti, di sporchi e cattivi. Cipri e Maresco non sanno si ripetere all’infinito sempre la stessa cosa: divorare-digerire-espellere. I selvaggi, unicamente uomini, che popolano i film dei due palermitani, portano alle estreme conseguenze quel corteggiamento della morte che è cosi radicata alla cultura isolana e incarnano quella “pena di vivere” che un grande scrittore siciliano come Pirandello(continua…)
Ancora una volta una fuga improvvisa e rocambolesca, stavolta da Malta, e la sosta a Siracusa, sono all’origine della grande e superba pala d’altere “Seppellimento di Santa Lucia”. L’animo sempre inquieto di uno dei più grandi pittori della storia, Caravaggio, accompagna tutte le opere. A Siracusa accolto con tutti gli onori, vista la fama che lo precedeva e l’amicizia degli anni romani con Mario Minniti (pittore siciliano), i letterati ed eruditi gli riservano grande attenzione e l’esperto di antichità Vincenzo Mirabella lo accompagna a vedere i resti archeologici. Caravaggio rimane impressionato dalle Latomie, una in particolare a forma di padiglione auricolare che lui stesso chiamerà, lasciando questo nome alla storia, Orecchio di Dionisio. Di questa grotta suggestiva si ricorderà proprio per l’ambientazione del Seppellimento che il senato di Siracusa gli commissiona per la chiesa di Santa Lucia extra moenia, posta vicino alle catacombe e proprio nel luogo del sepolcro della Vergine. (continua…)
Parlare per metafore, gesti, suoni e suggestioni è tipico dell’espressività siciliana. Elencarli tutti è impossibile, ma più che scriverli è meglio ascoltarli dalla viva voce di chi con lo slang isolano si rapporta nel fare di tutti i giorni. Un vero spasso prestargli orecchio. Fatemi sepere e segliete il vostro preferito, per i non siciliani, chiedetemi pure una traduzione o spiegazioni dei modi di dire. Raisi.
Cui dintra lu murtaro l’acqua pista, cu li stizzi si vagna e stancu resta
In italiano si traduce “Chi prova a pestare l’acqua nel mortaio si bagna con gli spruzzi e in più si stanca” ed è un modo per indicare in genere un lavoro inutile che non produce altro che stanchezza.
Un’espressione che indica lo stesso concetto è “Una fatica di Sisifo”. Sisifo è il personaggio della mitologia greca, figlio di Eolo e di Enarete condannato senza mai fermarsi a sollevare un masso sulla vetta di una collina per vederlo poi rotolare verso il piano una volta raggiunta la sommità.
Non si può spremere sangue dalle rape.
Una fatica di Sisifo, il personaggio della mitologia greca, figlio di Eolo e di Enarete condannato a sollevare un masso sulla vetta di una collina per vederlo poi rotolare verso il piano una volta raggiunta la sommità.
“Non voglio esibirmi perché in tutto quel che scrivo sospetto una sorte di interminabile, falsificato pettegolezzo su me stesso”
Siciliano di Comiso in provincia di Ragusa, figlio di un fabbro amante della lettura, fin da ragazzo attratto dalla letteratura, trascorreva buona parte del suo tempo nella biblioteca del padre.
Uomo schivo e riservato, di cultura ampia e raffinata, raggiunse la notorietà ad età avanzata (61 anni) con la pubblicazione del romanzo “Diceria dell’untore” con il quale vinse il premio Campiello.
La pubblicazione del libro fu incoraggata dal già famoso Leonardo Sciascia, con cui strinse una forte amicizia, e dall’editore Sellerio.
Da siciliano amava esprimersi con frasi concise e taglienti che fondando su una cultura ampia e approfondita unita al gusto di ironizzare anche su sè stesso ne fecero un aforista di rara efficacia. (continua…)
Dicono gli atlanti che la Sicilia è un’isola e sarà vero, gli atlanti sono libri d’onore. Si avrebbe però voglia di dubitarne, quando si pensa che al concetto d’isola corrisponde solitamente un grumo compatto di razza e costumi, mentre qui tutto è dispari, mischiato cangiante, come nel più ibrido dei continenti. Vero è che le Sicilie sono tante, non finiremo mai di contarle. Vi è la Sicilia verde del carrubo, quella bianca delle saline, quella gialla dello zolfo, quella bionda del miele, quella purpurea della lava. Vi è la Sicilia “babba”, cioè mite, fino a sembrare stupida; una Sicilia “sperta”, cioè furba, dedita alle più utilitarie pratiche della violenza e della frode. Vi è la Sicilia pigra, una frenetica; una che si estenua nell’angoscia della roba, una che recita la vita come un copione di carnevale; una infine, che si sporge da un crinale di vento in un accesso di abbagliato delirio…
Tante Sicilie, perché? Perché la Sicilia ha avuto la sorte di trovarsi a far da cerniera nei secoli fra la grande cultura occidentale e le tentazioni del deserto e del sole, fra la ragione e la magia, le temperie del sentimento e la canicole della passione. (continua…)
Un pezzo di Ficarra e Picone sulla politica italiana. Il video di qualche anno fà è ancora attuale a dimostrazione del fatto che i problemi sono rimasti gli stessi.
I due comici palermitani ironizzano su una destra poco democratica incentrata sulle figure di Berlusconi e Bossi e su una sinistra così tanto democratica da non riuscire a organizzarsi per eleggere un rappresentante.. mentre qui in Sicilia il dibattito politico si basa su interrogativi di vitale importanza per la cittadinanza come: “Partito del Sud , o più Sud nei partiti?”.
Parole che volano, spero, alle orecchie dei miei conterranei. Non siamo stanchi di subire, di farci trattare come terzo mondo, di lasciar pensare di noi come gente che non lavora e che elude appena possibile le maglie della giustizia. Non siamo stanchi di lasciar pensare che in Sicilia non si pagano le tasse e che veniamo campati dal Nord. Non siamo stanchi della solita mala politica che ancora oggi fa versare Palermo sotto cumuli di immondizia, Catania priva di regole e servizi, Messina con gente che vive ancora in baracche del 1908, con ferrovie che non esistono, con la rete stradale e autostradale che è colma di buche e non mi va più di continuare perchè la cosa è veramente una sofferenza senza fine.
Il dramma si acuisce sempre di più nel vedere che la mia terra, la terra dei mie avi Fenici, Greci, Arabi, Normanni, Svevi etc… si stia disfacendo sotto i colpi di una politica sorda che non comprende che preservare il nostro patrimonio culturale, ambientale, agricolo e marino deve essere il punto fondamentale dell’agenda di chiunque voglia occuparsi del governo della Sicilia.
Ma come Carmen Consoli ci insegna:
il SERVO (siamo tutti noi siciliani delusi) un giorno si rivolge a CRISTO in CROCE e gli dice:“Cristo il mio Padrone (chiamiamola politica?) mi stapazza, mi tratta come un SERVO, si piglia tutto con la sua MANAZZA, distruggila tu sta MALARAZZA.
E Cristo dalla Croce gli risponde: “ Tu ti lamenti !!! di chi ti lamenti ? Pighia lu bastuni e tira fora li denti !!!”
Oggi voglio proporre l’esperienza e le impressioni dello scrittore francese A. Dry che nel 1903 varcando la soglia del piccola cappella che Re Ruggero II volle edificare e consacrare alla onnipotenza di Dio, ma al Dio non solo dei cristiani, perdonate questo mio sottile pensiero, e che nel 1143 dona al mondo intero. Desidero che siamo per adesso altri a parlare, forse oggi non mi sento ancora pronto, o forse a volte i siciliani sono troppo abituati a convivere con tanta bellezza, che servono le parole e gli occhi degli altri per farci comprendere che quello che viviamo giornalmente non sono solo semplici opere d’arte ma uno scrigno inesauribile di esperienze, vita e amore che accompagna le nostre anime a sperare in quel Dio signore e creatore di tutte le cose. (continua…)
Noi siciliani, nella nostra natura di isolani, siamo legati a doppia mandata con tutto quello che il mondo del grande blu, del mare, ci offre. Il mare che ci divide ma nello stesso tempo ci unisce e ci rende confinanti con tutti i popoli che al mare sono legati. Il mare che si ha reso forti, il mare che ha temprato le nostre anime, il mare che in Sicilia non si sa dove inizia, non si sa dove finisce.
Il mare che per tutti i siciliani è una passione senza rivali e di passione per il mare, e perdonatemi se l’ho ripetuto così tante volte, voglio parlare; in particolare un modo di vivere il mare che miei amici trapanesi, vogliono far conoscere e diffondere anche ad altri che come loro vogliono accostarsi in maniera sportiva alla vita sul pelo d’acqua. Propongono il mare visto da un Kayak, antico mezzo di trasporto dei popoli Inuit, e per questo hanno creato il Gruppo Polisportivo Dilettantistico “Azzurro Sea Kayak”, allo scopo di diffondere la cultura sportiva del kayak da mare, intesa come mezzo ecologicamente valido ad esprimere il proprio amore per le meravigliose distese blu del nostro pianeta. (continua…)
La mia visione di Sicilia è capanilisticamente legata a figure della mia terra. Nel mio cuore tra i grandi della musica, insieme a Battiato occupa un posto speciale la grande Giuni Russo.
Nome di battesimo Giuseppina Romeo nata a Palermo il 7 settembre 1951, ci ha prematuramente abbandonato per andare a cantare con i tanti angeli del cielo il 14 settembre del 2004.
La sua voce, nelle tante melodie che ci ha donato, da quelle più scanzonate e commerciali a quelle impegnate e che l’hanno portata verso scelte complesse e non sempre commercialmente condivisibili, Giuni ha sempre dato il meglio di sé, regalandoci la sua voce e la sua enorme passione per la musica.
Io la voglio per sempre ricordare proprio con la sua voce che nella colonna sonora della mia vita e della mia terra è sempre viva e presente. Nel mio peregrinare per la sicilia con innumerevili vacanzieri che accompagnavo e a cui mostravo la mia isola, la riconoscevano immediatamente tutte le volte che inserivo un cd nel lettore del pullman, riconoscevano l’eleganza e l’unicità della sua voce e la ricordavano con grande gioia e con in pizzico di malinconia. Tra Templi Greci e chiese Barocche, tra aranci e gelsomini e immensi campi di grano, tra il sole, il mare e lo scirocco…………GRAZIE GIUNI. (continua…)