Nel 1959 Salvatore Quasimodo fu insignito del premio Nobel per la letteratura con la motivazione:Per la sua poetica lirica, che con ardente classicità esprime le tragiche esperienze della vita dei nostri tempi. Quasimodo nacque a Modica nella parte meridionale della Sicilia. Girovagò molto al seguito del padre ferroviere rimanendo sempre legato alla terra d’origine come è possibile ricavare da molte sue composizioni. Per conoscere di più su Quasimodo clicca su questo link.
La sua Lettera alla madre è una composizione di raro lirismo. Non usa mai la parola mamma, bensì madre come a nobilitarne il significato sottraendolo alle smancerie che spesso si associano alla parola mamma. prima parla di sè stesso e della vita di stenti che vive a Milano; poi la ringrazia per averlo dotato di quel senso dell’ironia che aiuta ad affrontare gli stenti fino a salvare da pianti e da dolori.
«Mater dolcissima, ora scendono le nebbie,
il Naviglio urta confusamente sulle dighe,
gli alberi si gonfiano d’acqua, bruciano di neve;
non sono triste nel Nord: non sono
in pace con me, ma non aspetto
perdono da nessuno, molti mi devono lacrime
da uomo a uomo. (continua…)
Non cesserete dall’uccisione che ha un’eco funesta? Non vedete
che vi divorate reciprocamente per la cecità della mente?
Il padre sollevato l’amato figlio, che ha mutato aspetto, lo
immola pregando, grande stolto! e sono in imbarazzo coloro che
sacrificano l’implorante; ma quello, sordo ai clamori dopo averlo
immolato prepara l’infausto banchetto nella casa.
E allo stesso modo il figlio prendendo il padre e i fanciulli e
la madre, dopo averne strappata la vita, mangiano le loro carni.
Come quando taluno pensando al suo cammino si apparecchia lume,
nella notte tempestosa, splendore di ardente fuoco,
adattando la lucerna che tutte le aure trattiene
e disperde il soffio dei venti impetuosi,
e la luce che fuori ne balza, quanto più è sottile,
rifulge nella casa con infaticabili raggi:
così allora il fuoco primevo costretto in membrane
e in tuniche sottili si appiattò nella rotonda pupilla;
ed esse erano traforate da meravigliosi canali
che il gorgo trattenevano dell’acqua intorno fluente,
ma fuori lasciavano passare il fuoco quanto più era sottile.
L’equivoco su cui spesso si gioca è questo: si dice quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato, quindi quel politico è un uomo onesto. E no! Questo discorso non va, perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire: beh! Ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi, ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest’uomo è mafioso. Però, siccome dalle indagini sono emersi tanti fatti del genere, altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia, dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perché ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza: questo tizio non è mai stato condannato, quindi è un uomo onesto. Ma dimmi un poco, ma tu non ne conosci di gente che è disonesta, che non è stata mai condannata perché non ci sono le prove per condannarla, però c’è il grosso sospetto che dovrebbe, quantomeno, indurre soprattutto i partiti politici a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti, facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti, anche se non costituenti reati.
Un periodico brasiliano, Terra Magazine, riporta la storia di Antonio Presti, un siciliano che con le sue iniziative fa dell’arte e della bellezza lo strumento di lotta contro la mafia. In seguito la traduzione italiana.
Da trent’anni Antonio Presti, un siciliano di 53 anni, ha trovato un modo originale per combattere il sistema mafioso che domina la sua isola. Per la sua lotta usa le iniziative culturali come arma principale.
Antonio spiega la sua filosofia:
“Regalo cultura e bellezza senza chiedere nulla in cambio. Fa parte della mia natura. Ma in Sicilia un comportamento di questo genere è sovversivo. Quando non chiedi nulla in cambio i porci mafiosi non possono eliminarti, i politici non possono censurarti e la Chiesa non può controllarti”.
Antonio parla mentre scende dalla magica piramide di acciaio costruita dal suo amico Mauro Stacciol in cima ad una montagna dalla quale si apre un paesaggio sensazionale con vista sul mar Tirreno e sulle isole Eolie. Racconta la sua storia con parole semplici senza entusiasmo. Con la tranquillità di chi sa che ha già vinto il campionato.
Nel 1982 Antonio Presti decise di investire la fortuna che ereditò dal padre per combattere il sistema mafioso dell’isola italiana. Inventò un modo semplice: investire nella cultura. La sua prima opera fu la Fiumara d’arte. Antonio ingaggiò artisti italiani e stranieri per realizzare sculture che ha poi donato ai Comuni della sua terra natale. (continua…)
Nato in una Catania in grande fermento culturale, Tra ’800 e ’900, il grande maestro e compositore Francesco Paolo Frontini, ha saputo raccontare in musica la sua Sicilia, con la passioni di pochi. Amico di Verga, Capuana, De Roberto, di Hugo e Zola, senza tralasciare Rapisardi, Sciuti e anche Puccini, raggiunge il successo in Teatri come Torino, Milano, Bologna e tanti altri. Di lui racconta il Pitrè: “ Tra gli artisti e compositori dell’isola, Voi siete, se non il solo, uno dei pochissimi che comprendono la bellezza e la grazia delle melodie del popolo…”. Rapisardi in una lettera di ringraziamenti gli scrive: Grazie, caro sig. Frontini , della musica assai bella e caratteristica di che volle onorare la mia “Lauda di Suora”. ha saputo rendere l’intensa ascetica sensualità che li anima. Quel crescendo dell’ultima strofe, che si risolve in una frase larga e voluttuosa, a me pare d’un mirabile effetto; dà la viva immagine dell’orgia spirituale, a cui si abbandona una povera anima assetata d’amore e condannata a languire in un chiostro. Bravo, caro Sig. Frontini, ma proprio di cuore e augurandole pari al merito la fortuna, me le confesso. Aff.mo Mario Rapisardi. Ascoltiamo una delle sue Opere: (continua…)
Teoria del filosofo Manlio Sgalambro sulla Sicilia e i siciliani
Teoria del fisosofo siciliano, noto anche per le sue collaborazioni con Franco Battiato.
“Là dove domina l’elemento insulare è impossibile salvarsi. Ogni isola attende impaziente di inabissarsi. Una teoria dell’isola è segnata da questa certezza. Un’isola può sempre sparire. Entità talattica, essa si sorregge sui flutti, sull’instabile. Per ogni isola vale la metafora della nave: vi incombe il naufragio. Il sentimento insulare è un oscuro impulso verso l’estinzione. L’angoscia dello stare in un’isola come modo di vivere rivela l’impossibilità di sfuggirvi come sentimento primordiale. La volontà di sparire è l’essenza esoterica della Sicilia. Poiché ogni isolano non avrebbe voluto nascere, egli vive come chi non vorrebbe vivere: la storia gli passa accanto con i suoi odiosi rumori ma dietro il tumulto dell’apparenza si cela una quiete profonda. Vanità delle vanità è ogni storia. La presenza della catastrofe nell’anima siciliana si esprime nei suoi ideali vegetali, nel suo taedium storico, fattispecie del nirvana. La Sicilia esiste solo come fenomeno estetico. Solo nel momento felice dell’arte questisola è vera.”
I ragazzi della Panaria, come i ragazzi di vai Panisperna. Un manipolo di pionieri sospinti da un’idea o piuttosto da un sogno: portare il Cinema in Sicilia, fare della Sicilia non solo uno scenario di riprese cinematografiche ma anche luogo di produzione. Il sogno si realizzò con la Panaria Film (con sede a Palermo in via Bandiera 11) ma ebbe breve durata. Di quel periodo compreso fra la metà degli anni Quaranta e la metà degli anni Cinquanta è rimasta una produzione che oggi ha il pregio di ciò che è a pieno titolo cultura: non vale solo per la terra d’origine ma anche e soprattutto perché documenta una stagione che non c’è più. (continua…)
Il Giovedì Santo per i siciliani è la giornata dedicata alla visita dei sepolcri. Si tratta di una pratica devozionale ancora viva e ben radicata anche in città grandi come Palermo e Catania. Consiste nella visita agli altari delle chiese addobbati con fiori e candele, ai piedi dei quali si depongono i lavureddi, grano, orzo, lenticchie e altri cereali che le donne fanno germogliare in casa al buio e decorano con nastri colorati. Il senso profondo di questa pratica rituale consiste nella propiziazione della rigenerazione del ciclo vegetale ed è coerente dunque, con il valore ultimo dei riti della Settimana Santa. Ci si reca presso i sepolcri generalmente a gruppi e l’uso più diffuso, attestato per molti centri dell’isola, prevede che se ne visitino in numero dispari. (continua…)
Singolare storia quella di Carlo Hauner e del suo vino. La storia di un bresciano di origine boema che, dopo aver girato il mondo, nel 1962 approda, per un invito casuale a Salina. Vi rimane per sempre. A Salina Hauner, ex architetto, pittore e disigner, noto in ambito internazionale, trova ispirazione per i suoi quadri e in quell’isola per pochi, come lui ama definirla, disegnandola tra le maree e cielo, gli si rivela l’incanto dell’ambrosia degli dei, il dolcissimo vino che persino l’Abate Meli nel settecento aveva fatto sognare. La produzione però è allo stremo: la fillossera aveva ridotto i vitigni Malvasia fino a farli quasi scomparire. (continua…)
Intervista con il maestro dell’Opra dei pupi siciliani che firma una stanza all’Art Hotel di Antonio Presti: “Racconto la mia infanzia piena di avventura e poesia”. L’omaggio alla madre Pina Patti Cuticchio
E’ stata la curiosità reciproca a spingere l’uno verso l’altro Mimmo Cuticchio, maestro dell’Opra dei pupi siciliani e Antonio Presti, ideatore e regista dell’Art Hotel Atelier sul mare, un museo emozionale in cui il visitatore diventa parte integrante della stanza d’arte.
Due mondi opposti, solo in apparenza. Da una parte il grande custode di una tradizione popolare, che adesso l’Unesco ha elevato a patrimonio dell’Umanità, dall’altro un mecenate che ha chiamato intorno a sé tra i più famosi artisti contemporanei per trasformare l’hotel di Castel di Tusa in opera d’arte.
La memoria della tradizione e la sperimentazione dell’avanguardia, anche se a dirla con Cuticchio “è un errore pensare che l’avanguardia non abbia radici”.
Curiosità per la vita e per il mondo, dote di cui nessuno dei due protagonisti di questa storia “cavalleresca” difetta: “Quando Antonio vede un uccello volare vuole conoscerlo – spiega Mimmo Cuticchio, inclinando leggermente la testa dalla chioma austera – E poco importa che questo uccello sia nato in gabbia o in cattività”.
Da quest’incontro di vita e da una lunga gestazione è nata la Stanza dell’Opra, (che sarà inaugurata sabato 20 marzo all’Art Hotel di Castel di Tusa) che vuole raccontare una storia, il percorso di una vita: l’avventura di una famiglia di teatranti partita subito dopo le bombe del ’43 da un piccolo teatrino di Brancaccio e che ha girovagato in lungo e largo, raccontando ogni sera le appassionate vicende dei paladini di Francia. (continua…)
Per Ignazio Buttitta un popolo conserva la propria anima e la propria ricchezza finchè usa il suo dialetto. Nessuna oppressione e ingiustizia può privarlo della sua libertà. Questo concetto è espresso dal poeta in questi versi
Un populu mittilo a catina spugghiatilu attuppatici a vucca è ancora libiru. Livatici u travagghiu u passaportu a tavola unni mancia u lettu unni dormi, è ancora riccu. Un populu diventa poviru e servu quannu ci arrobanu a lingua addutata di patri: è persu pi sempri. Diventa poviru e servu, quannu i paroli non figghianu paroli e si manciano tra d’iddi.
Un popolo
mettetelo in catene
spogliatelo
tappategli la bocca
è ancora libero.
Levategli il lavoro
il passaporto
la tavola dove mangia
il letto dove dorme, è ancora ricco.
Un popolo
diventa povero e servo
quando gli rubano la lingua
ereditata dai padri:
è perso per sempre.
Diventa povero e servo,
quando le parole non generano parole
e mi mangiano tra di loro.
Continuando il racconto precedente su Empedocle di Agrigento, iniziato in questo post, qui riassumo brevemente il pensiero del filosofo Empedocle e riporto alcuni dei suoi versi poetici, già molto apprezzati nell’antichità da Cicerone. Con Parmenide Empedocle ammette che l’essere, nella sua perfezione non ha nascita e morte, ma ammette anche una dinamica interna nella realtà determinata dalla lotta tra due forze cosmiche in contrapposizione: philìa a e neikos, cioè amore, unione, costruzione da un lato e odio, contesa, distruzione dall’altro. Dove predomina philìa prevale mescolanza, composizione e unione, mentre neikos agisce per rompere l’unione e portare discordia e separazione. Empedocle inoltre interpretò la realtà fisica come originata non da un solo elemento, come i filosofi che l’avevano preceduto, ma dai quattro elementi fondamentali acqua, aria, terra e fuoco. Oggi sappiamo moltissime cose in più sulla nostra realtà fisica. Sappiamo bene che il fuoco non è un elemento e che i mattoncini della fisica, gli atomi, ordinati sulla tavola periodica di Mendeleev in base alle loro proprietà interne, sono oltre cento. L’agrigentino Empedocle fu tra i primi a intuire che il mondo fisico potesse risultare dalla mescolanza di più elementi diversi, anche in questo sta la sua grandezza. (continua…)
In questo post parlo di filosofia classica, prendendo spunto dall’agrigentino Empedocle, uno dei più grandi filosofi presocratici. Ne parlo da appassionato di filosofia, ma anche da dilettante con nessuna pretesa di salire in cattedra. Secondo me il pensiero dei filosofi antichi è sempre attuale e trova ancora posto nella nostra quotidianità, anche se a volte ne siamo poco consapevoli.
Se vogliamo comprendere la grandezza di Empedocle però bisogna fare qualche passo indietro nella storia della filosofia e ripercorrere la strada che portò fino a lui. Per questa ragione dedicherò più di un post all’argomento e cercherò di parlarne nel modo più semplice e leggero, citando alcuni versi dei poemi scritti dal filosofo.
Tra i principali filosofi presocratici c’è dunque il siciliano Empedocle, nato ad Agrigento intorno al 480 a.C e vissuto circa sessant’anni, stando a quanto dice Aristotele. Empedocle fù una figura complessa, non solo un filosofo, ma anche uno fisico scienzato, un mistico e scrittore di poemi. Cicerone disse sul suo conto « dicantur ei quos physikoús Graeci nominant eidem poetae, quoniam Empedocles physicus egregium poema fecerit» (siano pure detti poeti anche coloro che i greci chiamano fisici, dal momento che il fisico Empedocle scrisse un poema egregio ) ». (continua…)
Edoardo Bennato canta che “Chi è normale non ha molta fantasia”. Egli forse non lo sa, ma questo pensiero proietta i governanti della città di Palermo nell’empireo degli uomini di fantasia sconfinata. Risolto il problema della spazzatura nel senso che la città ne è inondata, ma i cittadini si stanno abituando e quindi basterà attendere qualche giorno ancora perchè il problema possa considerarsi risolto, adesso questi solerti governanti si trovano di fronte alla questione delle polveri sottili che obbligano ad un intervento sul traffico automobilistico. Così ogni giorno un’ipotesi nuova. Targhe alterne senza eccezione alcuna dalle 8 del mattino fino alle 20 della sera. No, meglio escludere dalle restrizioni le auto Euro 4. Altro ripensamento: non dalle 8, ma dalle 9 del mattino con pausa pranzo dalle 13 alle 15. Un’altra ipotesi ancora: iniziamo il 15 marzo e non il primo marzo, vediamo che succede e poi si vedrà. Ogni giorno i quotidiani locali riportano l’ultima novità. La bella città di Palermo, tra le più ricche di storia al mondo, meritava tali governanti? La città di certo no, ma i cittadini si, visto che sono stati proprio loro a eleggerli.
Degli insegnamenti che ho ricevuto da Leonardo Sciascia, essere parco nell’uso degli aggettivi e degli avverbi resta uno dei più decisivi. Mi è perciò difficile parlare dell’uomo e della sua opera, impedito in certo modo nell’uso di aggettivi pur necessari. È il limite che si pone a chi, sollecitato dall’urgenza degli affetti e dei ricordi, di aggettivi non riesce a fare a meno. Non ne ha saputo fare a meno un altro grande scrittore siciliano e suo amico, Enzo Consolo, che nel ricordarlo ha parlato di un uomo e di un intellettuale non solo cristallino, onesto, generoso, ma anche coscienziale. Ecco, Consolo ha saputo trovare l’aggettivo che da solo contiene le parole essenziali per esprimere l’impegno umano e intellettuale di Sciascia. Sono parole come “verità”, “ironia”, “pietà”: parole che noi usiamo e dispensiamo nella banalità de quotidiano, e che solo Sciascia sapeva ricaricare di senso, praticandole non solo con lucida intelligenza, ma anche e soprattutto con alta coscienza morale. (continua…)
È una delle donne più belle del nostro Paese. Incanta con il suo sorriso e la semplicità dello sguardo. Anna Valle nata a Lentini, antica Leontinoi, una delle prime colonie greche di Sicilia, che conserva notevoli resti archeologici. Classe 1975, da questa città muove i primi passi nel mondo dello spettacolo, con il teatro classico, partecipando ad una Lisistrata di Aristofane, al teatro greco di Siracusa. Fare l’avvocato non era il suo sogno, ma si iscrive ugualmente alla facoltà di giurisprudenza di Catania, ma nel 1995 decidendo di prendere parte al concorso di bellezza più importante d’Italia, ai tribunali non restava che sognare la bellezza di Anna aggirarsi per i palazzi di giustizia. Proprio quell’anno vince la fascia di Miss Italia. Comincia per Anna Valle la carriera di modella ma soprattutto attrice, suo unico vero sogno. Già nel 1996 partecipa al cortometraggio Le due bambole rosse di Alessandro Ingargiola, passando poi a ruoli minori in pellicole come il suo film di debutto Le faremo tanto male (1998) di Pino Quartullo, con Stefania Sandrelli, Ricky Memphis, Rocco Barbaro, Nathalie Caldonazzo e Venantino Venantini.
Vuole diventare attrice, (continua…)
Leonardo Sciascia (1921 – 1989), lo scrittore siciliano che descrisse i siciliani e la loro particolare condizione di “sicilitudine”, in alcune sue citazioni:
Ce ne ricorderemo, di questo pianeta.
È una cosa talmente semplice fare all’amore… È come aver sete e bere. Non c’è niente di più semplice che aver sete e bere; essere soddisfatti nel bere e nell’aver bevuto; non aver più sete. Semplicissimo. (da Todo modo)
Il cretino di sinistra ha una spiccata tendenza verso tutto ciò che è difficile. Crede che la difficoltà sia profondità. (citato in Sergio Ricossa, Straborghese, Editoriale Nuova, Milano 1980)
La sicurezza del potere si fonda sull’insicurezza dei cittadini. (da Il cavaliere e la morte)
Poiché nulla di sé e del mondo sa la generalità degli uomini, se la letteratura non glielo apprende. (da La strega e il capitano, Adelphi)
Ad un certo punto della vita non è la speranza l’ultima a morire, ma il morire è l’ultima speranza. (da Una storia semplice, Adelphi)
In questo video una delle scene principali del Gattopardo di Visconti, dove il protagonista parla della natura della Sicilia e dei suoi abitanti. L’aspirazione individuale a crescere e migliorarsi può essere soddisfatta solo trasferendosi in altri luoghi, in un altro ambiente. La storia millenaria dell’isola racconta di grandi civiltà, ma queste vennero tutte da fuori facendo dell’isola un’eterna colonia. Secondo il principe di Salina il problema è nella natura di chi vive nell’isola. “I siciliani non vorrano mai migliorare, perchè si credono perfetti. La vanità in loro è più forte della miseria”.
Purtroppo i siciliani non sono perfetti, ed è facile rendersene conto quando si vive a contatto con gente di altri posti.
Molte cose sono cambiate dai tempi dei gattopardi e ormai il mondo è diventato piccolo. L’isolamento geografico non può più essere un alibi in una realtà liquida dove l’economia digitale ha un ruolo sempre più importante. Esistono molti casi di imprese nate dal nulla e che si sono affermate con la forza di idee innovative e ovviamente di tanto lavoro. Bisogna comunque ricordare che uno dei poli tecnologici più importanti del mondo è alle pendici dell’Etna e che moltissima gente preparata è costretta a emigrare per arricchire l’economia del nord e di altri paesi.
Io credo che le risorse per migliorarsi esistano e che trincerarsi ancora dietro al fatalismo sarebbe solo un segno di ostinata stupidità. Le nuove generazioni siciliane saranno in grado di interpretare il proprio tempo meglio di chi li ha preceduti?
Teocrito (Siracusa, 324/321 a.C. – circa 250 a.C.) è stato un poeta greco antico siceliota.
Teocrito è con ogni probabilità il maggiore poeta dell’età ellenistica, vero erede del genere bucolico creato da Stesicoro, ma anche poeta di versi amorosi e leggeri nella descrizione della società del suo tempo.
Poco sappiamo di certo sulla vita di Teocrito. Quando i biografi antichi erano a corto di notizie sulla vita di un autore, ricavavano informazioni dalle opere, ma il fatto che nelle opere di Teocrito compaiano come protagonisti pastori e contadini, non vuol dire che il poeta abbia svolto l’uno o l’altro mestiere.
Teocrito si espresse con inni, elegie, liriche, giambi, epigrammi, anche se fu famoso fin dall’antichità per la freschezza del suo genere bucolico.
I frutti
sul nostro capo ondeggiavano al rezzo soave, le piante.
Ebbre di sol le cicale strillavan nel denso fogliame, a non finire; da lungi la raganella dolente gracidava, nascosta nei fitti grovigli dei pruneti.
Lodole e cardellini trillavan, gemea la palomba, bionde ronzavan l’api, dintorno alle polle canore.
Tutto d’estate opulenta odorava, odorava d’autunno, e ne cadevano a’ piedi le pere, odorose d’intorno ruzzolavan le mele; si protendevano curve sino a terra, le rame ricolme di brune susine.
TEOCRITO DI SIRACUSA (da IDILLI)